Ecco a voi l’università itinerante con l’occhio (e il cuore) dell’artista
Questa è la lettera bellissima giunta ieri sera all’università itinerante da Alessandro Sipolo (foto), operatore con i migranti a Brescia, grande cantautore (cercate, sentite “Eresie”…), e mio grandissimo allievo. Alessandro ieri aveva un concerto ed è dovuto partire prima. Credo non ci sia spiegazione migliore del senso di questa esperienza calabrese…
Isola di Capo Rizzuto, 09.09.2025
Chi aumenta
sapienza aumenta dolore.
Giordano Bruno
Fosse stato con
noi, T.S. Eliot, avrebbe forse preferito settembre ad aprile, per l’incipit della
sua “waste land”.
Per lasciarci le
stesse parole, posate però sui crinali ed orizzonti differenti. Per parlare delle
speranze d’ogni semina, seccate non dall’aridità ma dalla paura, puntuale come una
campana domenicale, pigra e inesorabile, come una processione. Settembre “…è il più
crudele dei mesi/genera lillà da terra morta/mescola memoria e desiderio/eccita
molli radici con
uno scroscio di pioggia…”
Abbiamo
intravisto semi e radici che attendono piogge affidabili. Non la vampata
spettacolaredi un temporale. Ma la costanza scientifica di un irrigatore.
Raffaella,
Domenico, Giuseppe. Mani istruite dai libri e dai campi. Bocche abituate a contare
le parole che servono, più che a declamare quelle che piacciono. Carolina, la
sindaca “bloccata”, sospesa in un limbo buio e spopolato, però ancora scaldata da una brace, pur flebile, non ancora
rassegnata a dichiararsi sconfitta.
Matteo, l’uomo
dal cuore grande e pesante, saldo nel maremoto della perdita di senso, ancorato a
Libera,una comunità certamente cementata da valori
condivisi, ma anche dal sangue delle vittime innocenti. Carlo, un altro eroe borghese. Votato alla terra per
proteggere le persone che la abitano dai padroni che la avvelenano.“…
Venite
all’ombra di questa roccia rossa/e vi mostrerò qualcos’altro/ all’ombra che al
mattino vi striscia alle spalle/ o all’ombra che
alla sera vi si leva intorno:/vi mostrerò il terrore in un pugno di
polvere…”
Ci assale la
nausea della sconfitta, l’aria asfittica di una realtà che pare immutabile. Lo
schianto di queste biografie donchisciottesche contro le pale (eoliche) pare
scontato. Pare sia l’antropologia, più che la criminalità, a dettare la sentenza. Ma
è proprio allorache appare evidente il contrario. Che l’acqua più buona d’Italia,
quella calabrese, ci schiaffeggia la faccia per darci la sveglia. E si palesa ciò
che persino Eliot avrebbe inteso, nonostante il suo rincoglionimento mistico
ereazionario. Non è sempre stato così. Non sarà necessariamente così. Questa “terra”
non è “desolata” per un destino malvagio, come nelle consuete traduzioni dell’opera.
Questa “waste land” è “devastata”. Altra cosa.Non esiste “castigo di dio”. Esiste
l’arbitrio e l’azione degli uomini. Esiste un potere tecnologico e arcaico che
dev’essere nominatosenza sofismi: la ‘ndrangheta. Potere esercitato da nomi e
cognomi. Nel silenzio di molti. Contro i diritti di
tutti. Esiste l’isolamento di un territorio, senza il quale questo potere
sarebbe quantomeno ridimensionato.
Esiste però
anche altro.
La memoria di due
civiltà grandiose, su quella stessa terra. La potenza, dirompente e disarmata, delle
cooperative sociali crotonesi. Esistono gruppi di giovani che arrivano da tutto il
paese. Conoscono. Capiscono. Racconteranno. Esistono i 20 minuti di chiacchiere in auto con Raffaella: “Come
pensate di tradurre lo studio teorico in azioni concrete? Come si evita il
rischio dell’autoreferenzialità?-“Beh… direi le denunce, la vicinanza alle
vittime, gli incontri, i consigli comunali, le manifestazioni, i
presidi…”-“Anche in Calabria c’è chi si mobilita. Forse non ne abbiamo parlato
abbastanza. Però se vuoi lanciare un messaggio qui, devi trovare il modo… Sennò
non viene nessuno.”
Ho capito di non
aver prestato abbastanza attenzione a chi ci stava prestando casa. A chi ci può
introdurre in un contesto per noi sfuggente. Ai
perché del primato dei fatti sulle parole, dell’esempio sull’ideale, làdove la
terra per gli ideali, ancora, è arida. La
forza di un semplice contratto regolare. Di un concerto prima di una conferenza.
Ogni terreno, a seconda delle proprie caratteristiche, deve essere preparato,
prima di ogni semina. Enella semina di contenuti, così come in quella agricola,
vi è una regola decisiva, in Calabria più che altrove: il metodo conta almeno
quanto il merito, e il mezzo non meno del fine. Bisogna trovare le parole
giuste, non per rimpolpare i dibattiti elitari dell’accademia. Ma per restare
prossimi a chi in Università, per ora, non ha mai messo piede. Per descrivere le
luci che già esistono, ma rischiano di non essere raccontate.
Bisogna avere
gli occhi imbizzarriti di Giacomo Panizza, rubati ad Amleto. Pieni della follia
necessaria per dire ciò che si vuole facendo finta di con comprenderne i rischi.
Sopra le terre dei fuochi fatui, piccoli fuochi di Resistenza esistono già.
Vanno scoperti,
sostenuti, messi in relazione con le esperienze già vittoriose. Bisogna preferire il
nostro Calvino all’inutile Eliot. Bisogna affinare
la vista per scorgere le città invisibili :“cercare e saper riconoscere chi e
cosa, in mezzo all’inferno, non è
inferno. E farlo durare, e dargli spazio.”
Ringrazio di
cuore il Prof per questa ulteriore opportunità
Rossella Grace Mat
Certo che si!