nandodallachiesa.it Blog di Nando dalla Chiesa www.nandodallachiesa.it Sun, 12 Aug 2025 02:29:34 +0100 FeedCreator 1.7.2 http://www.nandodallachiesa.it/public/images/M_images/mambo_rss.png Blog di Nando dalla Chiesa www.nandodallachiesa.it Blog di Nando dalla Chiesa Finlandia tour/6. In Estonia. Alla faccia delle zanzare http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=667 Sorpresa! Siamo a Tallinn. Ma s, siamo venuti qui, nella capitale dell'Estonia, senza darne pubblico preavviso. D'altronde, con nemmeno due ore di traghetto da Helsinki a qui, come facevamo a rinunciarci? E poi, se devo dirla tutta, l'ho fatto per depistare le terribili zanzare finlandesi. Che sicuramente mi aspettavano per oggi nel centro della capitale per sferrare il loro attacco devastante. Mi avevano gi mandato il messaggio trasversale pungendo Emilia in riva a uno dei laghi di Mikkeli. E invece hanno dovuto rendersi conto con ritardo che gliel'ho fatta sotto il naso cambiando addirittura nazione. Sicuramente domani, per il rientro, cercheranno di farmela pagare...Intanto io me la godo. Avevo deciso di venire qui per curiosit e mi ritrovo davanti una delle citt pi affascinanti che abbia mai visto, una vera, mirabile capitale del commercio e delle corporazioni professionali del basso Medio evo. La Finlandia bella, bellissima, per la natura e per il design, oltre che per il suo Stato sociale (a proposito: interessante l'incontro con i miei omologhi del Ministero dell'Educazione). Ma Tallin ha dietro una storia lunga, complessa, e si vede; con architetture che scandiscono la grande vicenda dei mari del nord Europa. Il che non vuol dire che i commercianti qui siano diversi da quelli dei paesi levantini (a volte ho la sensazione che il commercio sia ontologicamente levantino). Tanto che, pur avendo pagato in anticipo l'albergo, e avendolo scelto con ragione nel centro storico cittadino, volevano spedirmi in un altro albergo, distante 5 minuti di taxi ; perch sfortunatamente siamo in overbooking e la sua stanza occupata . In overbooking? Con me che ho pagato tutto il conto in anticipo, mica come le prenotazioni dell'aereo? La mia stamza occupata? E da chi, di grazia? Ho fatto un po' di fescennini, miacciando con disinvoltura di chiamare l'ambasciata italiana. A quel punto la stanza si prodigiosamente liberata. Chiss a chi l'avevano promessa... Forse al Mele estone...In ogni caso sappiatelo: l'albergo si chiama Meriton Hotels. Se non volete scherzi all'ultimo momento... Risolto l'incidente, devo dire che Tallin proprio una splendida capitale. Piena di italiani, purtroppo, mentre il viaggio da Helsinki mi aveva dato l'immagine di flussi turistici del tutto insoliti, con frotte di russi e simili impegnati a comprare e poi comprare ogni sorta di cose al free shop, e gli italiani ridotti, s e no, a un centesimo dei passeggeri. Poi per ho capito: qui la vita costa la met che in Finlandia e quindi affrettatevi. Gli italiani arrivano con le loro Lacoste girando le tre repubbliche baltiche, che vanno molto di moda. Ho incontrato un gruppo di ragazzi siciliani (senza Lacoste) che mi ha salutato come il messia chiedendo del partito democratico. Si vede che un po' interessa... Infine vi passo il quesito di Emilia: perch nel nord i bambini sono tutti belli e i genitori sono poco belli? Perch, insomma, non diresti mai, vedendo i bambini, che quelli possano essere i loro genitori? Sulle prime l'ho snobbata un po'. Poi ho dovuto ammettere che la ragazza qualche ragione ce l'ha. Gi, perch? Nando dalla Chiesa Finlandia tour/5. Sui laghi la Margherita scalda i cuori http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=666 Vi eravate abituati bene, eh? Questo torna la sera in albergo, o dove si trova l in Finlandia, e ci racconta la sua giornata. Devo dire che anche a me sarebbe piaciuto, non foss'altro che per il narcisismo dello scrittore che si sente sempre in viaggio, di scrivere le mie note con puntualit quotidiana. Ma l'altro ieri sera ho dovuto rifinire la bozza (prima bozza!) del nuovo disegno di legge sul diritto allo studio, per mandarla in visione agli assessori regionali che seguono l'impresa. E ieri sera mi sono trovato un po' di posta da smaltire oltre che dovermi preparare all'incontro che avr tra un'ora con il sottosegretario all'educazione finlandese. Dunque vado di fretta. Tanto per non dire sempre bene benissimo della Finlandia, vi confesser che se si trovassero un po' pi di hot dog e di patatine fritte in giro non mi dispiacerebbe. Non si pu sempre il salmone. Cos ieri sera abbiamo fatto un salto da Mac Donald e ci sembrata una trasgressione da figli dei fiori. Quello che per va obbligatoriamente raccontato il viaggio sui laghi. E'sato meraviglioso, letteralmente meraviglioso. Sei in auto e ti spuntano laghi da tutte le parti. Qui quasi non ci fanno caso, tanto che solo poche volte si trovano spiazzi con punti di osservazione e relativi baretti o tavolini per il pic nic. E' un trionfo di azzurro e di blu luccicante, e tutt'intorno (ma anche dentro, perch ci sono le isole) contrasta un trionfo di verde scuro. Laghi grandi come mari o piccoli come due campi di calcio irregolari. Ma laghi ovunque, e tu li guardi e non vedi una casa che sia una sulle rive, a meno che non ti trovi in una localit turistica. Ma siccome qui i laghi sono, come ho gi detto, circa duecentomila, va a finire che ce ne sono uno ogni venticinque abitanti, e dunque quelli turistici sono davvero una piccola minoranza. Ieri ne ho trovato uno fiabesco, riparato alle grandi strade, vicino Heinola, a circa 150 kilometri da Helsinki. Ho preso la strada in terra battuta e sono andato avanti tra campagne solitarie, ogni tanto una casetta in legno con la cassetta della posta colorata e il piccolo pontile sul lago. Non so quanti posti ci siano oggi cos in Europa. So che qui si trovano. E che mentre in Italia (e credo altrove) la case fanno sparire gli alberi, nel senso che ne provocano la distruzione, qui sono gli alberi che fanno sparire le case, nel senso che le occultano, difendono il paesaggio, cos che a volte le vedi solo dall'alto o da una particolare angolazione, se no sembrerebbero proprio inesistenti.E a proposito di luoghi d'incanto. Ne abbiamo trovato uno a otto chilometri da Mikkeli, zona dei laghi meridionali. Non era segnato su nessuna guida. Abbiamo solo deciso di andare in un bed breackfast per risparmiare e siamo stati premiati: con nostro stupore ci siamo trovati davanti a una grande casa in legno che sembrava quella di Via col vento . Con un lago in basso e la campagna bionda e verde in alto. Stanza con terrazzino in legno che dava da una parte e dall'altra. Prezzi ipermodici (per queste latitudini). Se pensate di andare in Finlandia entro dieci anni, segnatevi questo numero di telefono (sono gentile, eh?): +35815176012. Ripeto: non lo indica nessuno ed la sistemazione pi incantevole in cui mi sia imbattuto nei miei viaggi per il nord Europa. Per di pi stato l che Emilia ha trovato una margherita e le venuto in mente di fare il gioco m'ama, non m'ama . Oddio, ho detto, speriamo che venga m'ama se no stasera capace che mi tiene il muso tutta la sera. E' andata bene. Purtroppo l'ha punta una zanzara in riva al lago all'ora del tramonto. Che sia un avvertimento trasversale? Come a dire guarda che ci siamo e la prossima volta ti attacchiamo ? Lo sapremo alla prossima puntata. saluti con trepidazione. Nando dalla Chiesa Finlandia tour/4. Se il traffico non un problema http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=665 Sono le 23,20, ora locale. E' appena sorto uno spicchio di luna da dietro un promontorio, mentre dalla parte opposta del lago il rosa del lunghissimo tramonto tende ormai all'azzurro scuro. Sono a Lappeenranta, sulla riva orientale del lago di Saimaa, vicino al confine meridionale con la Russia. Mi sono bevuto una birra su uno splendido barcone dove a un certo punto hanno mandato in onda perfino il grande Elvis di Love me tender . E ora sono in albergo. Abbiamo solo una suite, mi hanno risposto quando, forte delle ottime indicazioni di Lonely Planet, ho chiesto una stanza. Gli ho detto: ci vediamo dopo; come per dire siete matti . Poi sono tornato con le pive nel sacco. Non c' un posto in nessuno dei quattro alberghi o pensioni cittadini. E dunque ho dovuto accettare. Ma con Emilia abbiamo deciso in un secondo come reagire: si risparmia sulla cena. Un panino a un chiosco e via. Domani si recupera alla grande con il breakfast, e anzi ci si porta avanti per tutta la giornata, te la faccio vedere io la suite. Il guaio che il panino ci rimasto qui (era fritto). Ed ecco l'idea della splendida birra sul lago. Sul lago?, direte. Allora vi siete beccati le zanzare...Ebbene no, le delinquenti devono star preparando un assalto devastante, perch astutamente ancora cercano di non farsi vedere. Secondo me hanno una strategia militare. Vogliono risucchiarmi in uno spazio impervio, un po' come Vercingetorige con i romani. Oppure cercano di farmi credere al sicuro per rendermi indifeso e poi attaccarmi in contropiede, un po' come faceva l'Italia di Bearzot ai mondiali dell'82, quando Gianni Brera propose, per gli azzurri, la teoria della squadra femmina .In ogni caso inizio a capire che cosa voglia dire essere venuto in un paese dove ci sono 200.000 laghi e 17 abitanti per chilometro quadrato. E' letteralmente un altro mondo. Ho preso a nolo un'auto, una piccola citroen, e ho preso pure il navigatore. Che non ho mai usato in vita mia; e che continuo a non usare in questo viaggio anche se mi costa 15 euro al giorno. Perch? Ma insomma, se i ritrovati scientifici dicono panzane, vai di qua e vai di l sbagliando, io li tratto da impostori. Questo ha detto una panzana appena dopo cento metri ad Helsinki e io l'ho fatto accomodare ad alta voce nel cruscotto. Finalmente liberi dall'impostore siamo andati a Porvoo, un borgo delizioso di fiume, che a sua volta scorre con colore deliziosamente marrone. Il vecchio centro fatto di case in legno. E mostra le cassette postali dai colori diversi, uno per famiglia, come nei fumetti. Poi siamo saliti verso est. Kotka, che praticamente non ha niente anche se non male, e Kouvola, che non ha opera d'arte, ma ha un'urbanistica ariosa e moderna, con bellissimi edifici pubblici. Fino a Lappeenranta. Le strade sono strette ma sono sicure, perch le rendono sicure i finlandesi. Si osserva il limite di velocit e nessuno ti strombazza dietro per farti andare pi veloce, pirla che non sei altro che devo lavorare. Nessuno supera dove non si pu, ne ho visti due in tutta la giornata. E ai lati delle strade tonalit di verde da sognare. Per lunghi tratti distese ben separate di verde chiaro e verde scuro, come nei disegni delle elementari. S, credo di avere visto qualcosa del genere solo in quei disegni fantastici. Domani (che ovviamente un altro giorno...) inizia la distesa dei laghi. Buona notte a tutti e scusate se non parlo dei temi di casa nostra, ma qui i giornali italiani non arrivano. Negli ultimi due giorni l'Herald Tribune ha parlato una volta sola dell'Italia, per raccontare dei lucchetti d'amore a ponte Milvio. Perch l'Italia, in fondo, tutto un Muccino. Buona notte. Nando dalla Chiesa Grande Brera http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=664 (L'Unit, 7 agosto 2007) - Ferve a Milano il dibattito sulla Grande Brera. E una vasta schiera di politici e opinionisti vi partecipa per accusare il governo (e in particolare il ministero per l'Universit) di volere boicottare un progetto importante, importantissimo per la citt. Il simbolo di un passaggio d'epoca. Una condizione del rilancio culturale del capoluogo lombardo. Di che cosa si tratta? In breve, con la formula Grande Brera si intende una Pinacoteca assai pi ampia e moderna dell' attuale, in grado di ospitare pi funzionalmente un maggior numero di opere; e di moltiplicare i numeri (oggi un po' modesti) dei visitatori, allineandoli alle ambizioni di una grande capitale d'arte. Come si pensa di raggiungere questo obiettivo? In primo luogo annettendo alla Pinacoteca ampi spazi dell'Accademia di Brera, che convive nello stesso storico edificio di via Brera, e spostando la gran parte di quest'ultima in un'altra area della citt. Chiara Finlandia tour/3. Qui non fanno come a Brera http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=663 Lo ammetto, queste zanzare finlandesi sono davvero temibili. Sono astutissime, serpentine, oserei dire che hanno una mentalit strategica. Sanno che sono arrivato a Helsinki e invece di manifestarsi subito se ne stanno acquattate, nascoste, pronte a scatenarsi d'improvviso con micidiale attacco proditorio. Oggi a Brunnsparken, nel lembo meridionale della citt, vicino al delizioso caff Ursula che si affaccia sul golfo di Finlandia, ho provato a farle uscire allo scoperto. Mi sono addentrato per il parco, deciso a stanarle. Le ho anche sfidate ad alta voce. Ma loro niente, non si sono fatte vedere. Evidentemente temporeggiano, le maledette. E si preparano scientificamente a colpirmi. Intanto, per, giro la boa del secondo giorno pieno a Helsinki senza essere stato travolto dall' invincibile armata nemica.E allora ne approfitter per dirvi che cosa ho visto nell'imminenza dell'attacco che mi soverchier. Ho visto un commerciante ambulante al mercato di Kuappatori (quello del porto, straripante di frutti di bosco) vendere da una barca le sue patate. Le patate da una barca? Incredibile, lo so, ma si vede che lui le coltiva nel suo orto in una delle tante isole che circondano la citt e poi arriva al molo per tirar su qualche euro, come nell'economia medievale. Poi ho visto masse di finlandesi semiignudi prendere splendidamente il sole nei giardini e nei parchi, anche nel parco appena davanti al cimitero dei soldati morti nella seconda guerra mondiale. Qui ci che non danneggia (e non rischia di danneggiare, per riprendere la folle polemica di Ostellino sui limiti di velocit) consentito. Per non essere troppo apologetico dir anche che ho provato un piccolo orrore sentendo che alcune vie sono letteralmente impregnate dell' odore di salmone. Ma aggiunger pure che ho provato una gioia sottile nel sapere che qui la casa degli studenti di propriet degli studenti, chiss che bisogner fare in Italia per arrivarci. Ho incontrato con piacere all'ora di pranzo lungo il porto -pi elegante di tutti- il consigliere della nostra ambasciata Giorgio Taborri, un giovane diplomatico romano con moglie simpaticissima e che fra tre settimane se ne andr a fare il console a Perth, in Australia, auguri di cuore. Ho poi preso atto con compiacimento che qui tutte le opere architettoniche vengono affidate a un progettista dopo una gara di idee; altro che la nuova Accademia di Brera che vorrebbero tirar su senza avere messo a confronto nemmeno due progetti, avanti tutta con quello dell'immobiliare che possiede il terreno e basta cos (ma su questo leggerete da domani il mio fondamentale intervento sull'Unit). E' cos d'altronde, ossia con le gare, che nata la meravigliosa chiesa di Temppeeliaukio, per fare la quale vinse l'idea di due giovani fratelli (e solo due giovani potevano averla) di non farla sulla roccia su cui doveva sorgere, ma di ricavarla dentro la roccia, con il granito a fungere da parete e 23 chilometri di filo di rame a costruire la cupola. Una cosa suggestiva, commovente, come poche ne ho viste; una sorta di presepe dove si tengono anche bellissimi concerti, e non oso immaginare come possa essere a Natale con la neve. Ho visto ancora la quantit di giovani e meno giovani che suonano per strada allietando o rendendo pi romantica l'atmosfera per tutti e senza che nessuno si sogni di andargli a chiedere il permesso (vale la regola dei semiignudi nei parchi).Insomma, in attesa della guerra in campo aperto con le zanzare finniche, per ora ne vale la pena. Domani, ohib, andremo con auto rentata (terribile vero? da fare sanguinare il cuore, viene da rent a car...) verso i grandi laghi. Ma prima puntiamo al sacro confine con la Russia. In alto i cuori, comunque, io sto con la Finlandia. Nando dalla Chiesa Finlandia tour/2. E il capo della polizia si dimise http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=662 Mentre sono gagliardamente impegnato a difendermi dalle mostruose zanzare finlandesi, che ancora non ho visto ma che evidentemente si stanno preparando in qualche luogo per scatenare l'offensiva, do le prime notizie e impressioni utili sul viaggio finlandese. Prima notizia: l'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi (almeno in questa stagione) peggio di Fiumicino. A volte noi italiani ci giudichiamo davvero troppo male. Provate a subire un ritardo di un'ora e passa con il volo Alitalia per guasto tecnico (o ritardo dell'equipaggio? non si sa mai...), provate a perdere per questo la coincidenza con un altro volo da Parigi, e provate a rivolgervi per uscire dalle pesti all'Air France, che mica per niente si consociata con l'Alitalia. Il tutto al Charles De Gaulle, per l'appunto. Be', ne venite fuori pazzi. Ci fosse pi di uno su cinque che parla un inglese abbordabile, ci fosse almeno uno su venti che sa semplificare le cose per chi in difficolt e sa dargli poche chiare indicazioni senza farlo piroettare da un bancone all'altro. E ancora ci fosse uno su due che lavora, visto che per uno che sta al servizio del pubblico ce ne sono quattro a confabulare, ridere o brindare nel back-office, altro che la Cassa del Mezzogiorno...Dice: ma ti successo qualcosa? S, hanno perso i bagagli dopo averci detto che dal computer si vedeva che erano stati imbarcati con il nostro volo. Sono arrivati solo ora in albergo dopo decine di telefonate e dopo ore dedicate a trovare un altro spazzolino da denti, un altro rasoio, un'altra maglietta ecc. L'ho sempre detto che non si deve e stavolta invece ci sono cascato: non bisogna mai spedire i bagagli, usare solo borse su misura che si portano con s; e tanto meno spedire i bagagli se c' di mezzo una coincidenza. E ora aggiungo: soprattutto se la coincidenza a Parigi. Alla larga!Seconda notizia. Quanto alla Finlandia, ottima impressione iniziale (dovrebbe essere quella che conta, chiss). I finlandesi sono gentili, dieci volte pi dei francesi, e questo l'ho capito da subito con la faccenda dei bagagli, appunto. Poi credono davvero nella civilt ecologica. Fanno la raccolta differenziata dei rifiuti gi sull'aereo. Carrello per vetri e lattine, carrello per il resto. Mai visto fino a oggi. Poi amano le regole. Il capo della polizia stato fermato dai suoi poliziotti mentre guidava e gli hanno fatto la prova del tasso alcolico. Siccome lo superava, gli hanno fatto la multa. E lui si dimesso. Pensate a Genova 2001...I ministri fanno la coda ai ricevimenti e nessuno gli cede il posto per non sembrare servile agli altri. Qui nessun ministro, mi stato garantito, prometterebbe mai in campagna elettorale di abbassare le tasse perch i cittadini si chiederebbero immediatamente che servizio sociale verr tagliato e dunque potrebbe perdere voti. Questo spiega perch, nella civile Finlandia, esiste pure una associazione degli amici delle tasse che non nascerebbe mai a Busto Arsizio o a Treviso.Nessun inconveniente? Be', non esageriamo. I ristoranti sono carissimi. Qui bisogna andare tra chioschi e hot-dog, e concedersi al massimo qualche licenza in pub all'aperto. Ho visto sul porto un men scandinavo a prezzo fisso, di quelli di favore per turisti: 81 euro! Pussa via, avido oste finnico...E poi ci sono gli italiani che, da ieri sera, crescono di ora in ora. Per il momento tutto. Le zanzare sono ancora sapientemente mimetizzate nei bicchieri di birra. Per ora ne sono uscito indenne. Nando dalla Chiesa Finlandia tour/1. Zanzare arrivo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=661 Qui incomincia l'avventura del signor Bonaventura. Ovvero la mia di me medesimo che, con signora, parte alla volta della Finlandia. Proprio cos. Ieri ho chiuso quasi tutte le questioni pendenti al Ministero, lasciandone fuori una che mi sta molto a cuore, la nuova legge sul diritto allo studio, su cui lavorer viaggiando. Cos ora parto (si fa per dire, naturalmente: sono qui bloccato a Malpensa perch l'aereo dell'Alitalia ha gi le sue due brave ore di ritardo e mi far saltare la cincidenza a Parigi). Mi piace, dopo avere immagazzinato afa e sudori, partire per i paesi del nord. C' fresco, sono civili e puliti, sicuri (chi vuole vada pure a provare il brivido del rapimento in Oman), e parlano tutti inglese. Stavolta tocca alla Finlandia, di cui mi hanno sempre fatto sognare i grandi laghi. Solo che proprio parlando in giro della mia meta estiva ho scoperto che le leggende metropolitane esistono per davvero. Lo sapete infatti che la Finlandia famosa per le sue zanzare? Non lo sapete? Ma aggiornatevi subito, allora! Anche voi associavate la Finlandia alle renne, a Helsinki, a Babbo Natale, ai laghi grandi come mari, allo stato sociale? Ignoranti... A Milano, da due mesi, appena dico Finlandia i miei interlocutori fanno ampi gesti o spalancano gli occhi inorriditi e mi dicono occhio alle zanzare . E si raccomandano: chili di fargan e se puoi gli zampironi. Non dicono altro, non si raccomandano altro. Sembra che tutti sappiano, per documentazione scientifica, che la Finlandia la terra delle zanzare, e che l questi insetti assumono dimensioni mostruose volando compatte in battaglioni aerei. Nulla c' di pi importante in Finlandia se non le zanzare. Il bello che quando ne parlo a Roma nessuno ne fa cenno. E anche a Napoli, mi pare, l'associazione mentale va pi alle renne. Si vede che uno o due milanesi se le sono beccate andandoci quando sciolgono i ghiacciai, hanno riferito dei loro drammi al ritorno, la voce girata tra salotti, pub, uffici e scuole, e la citt pi internazionale d'Italia ha tirato le conseguenze: Finlandia terra di zanzare, anzi vuoi vedere che fin vuol dire proprio zanzara...Io dunque mi sono attrezzato, specie spiritualmente. Vado col con mentalit di trincea, pronto a combattere impavidamente contro gli elicotteri animali e a riportare meno danni possibile. In ogni caso vi far sapere come va a finire, spero giorno per giorno, con spumeggiante diario di viaggio. Adelante, Alitalia maledetta... Nando dalla Chiesa Bologna 2 agosto. Il dolore e la politica http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=660 Due agosto, anniversario della strage di Bologna, la pi grave, la pi terribile della nostra storia. E forse la meno spiegabile con le categorie che ci sono servite a capire piazza Fontana e piazza della Loggia, o Ustica o il treno di Natale del 94. Ho preso i miei impegni bolognesi (diritto allo studio, costo della vita per gli studenti fuori sede) a cavallo tra ieri e oggi anche per partecipare alla manifestazione. Che continua a essere una grande manifestazione di popolo. Quando arriva il 2 agosto Bologna ritrova tutta la sua antica e proverbiale civilt politica. I gonfaloni, i vigili, i servizi dordine di partito, il palco, i familiari che vengono prima di tutti, con la loro gerbera bianca al petto. E i discorsi. E i tre fischi della locomotiva nel minuto esatto in cui tutto salt per aria, quando soprattutto ragazzi, tanti ragazzi che partivano, vennero fatti a brandelli. Con bimbi e con vecchi. In quel momento di raccoglimento si risente tutta la tragica pace di quei momenti, in cui -mi hanno raccontato- tutti cercarono subito di non fare rumore per sentire le voci di chi era sotto le macerie. Ho sentito una giovane donna singhiozzare dietro di me sul palco, ho saputo poi che era la figlia bambina di una mamma che non venne pi ritrovata. Scavarono e cercarono per dieci giorni solo per lei, inutilmente. Per questo ho trovato di pessimo gusto presentarsi sulla piazza con gli striscioni per contestare il ministro Damiano, venuto a parlare a nome del governo. Firmato: i giovani comunisti. Ma perch far pensare che i giovani comunisti siano incapaci di distinguere il dissenso politico dalla piet umana e anzi mettano la piet al secondo posto? E sempre per questo ho trovato, allopposto, che abbia fatto benissimo Romano Prodi a presentarsi a sorpresa in piazza e poi sul palco, perch anche essere l in quel momento -soprattutto dopo avere riformato il segreto di Stato- buon governo.Una cosa per devo aggiungere. Amici blogghisti, sono rimasto molto colpito dal vigore delle denunce di Paolo Bolognesi, il presidente dellassociazione dei familiari, contro le tenerezze e le comprensioni che ha la nostra politica verso gli ex terroristi, e contro i favori che destra e sinistra si fanno reciprocamente nellaccreditare una politica di riabilitazione molto, troppo generosa. Credo che un politico non riuscirebbe mai a dare quelle frustate, che venivano da unindignazione profonda, e che portava a fare i nomi di esponenti di Rifondazione, dei radicali, dei Ds, di An, senza che la piazza si permettesse di fiatare. Davvero mi confermo che ragione umana e ragion politica troppe volte non coincidono. So gi lobiezione: guai se coincidessero, sarebbe la fine della politica. Contro-obiezione: guai se non coincidono quando occorre affrontare le ferite pi dolorose di un corpo sociale. Perch allora che la politica finisce. Almeno secondo me. Nando dalla Chiesa Ostellino. Se la legge il comunismo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=659 E' colpa mia. Non c' dubbio, colpa mia se ogni tanto per eccesso di spirito liberale mi trovo a pensare che Piero Ostellino (opinionista del Corriere) possa avere ragione e sono perfino tentato di farglielo sapere via mail. Non dovrei mai dimenticarmi che, giusto giusto vent'anni fa, era lui il direttore del Corriere che, per interposto Sciascia, attaccava i professionsiti dell'antimafia (Borsellino) o dipingeva i familiari delle vittime come una nuova, pi nobile mafia . Ostellino in questi giorni sta spiegando magistralmente che cosa sia il comunismo per lui e per Berlusconi: la legge; semplicemente, tragicamente, la legge. Come ho avuto modo di dire stamattina a Napoli, dove sono andato a sostenere la candidatura di Rosy Bindi a segretaria del Partito Democratico (oh yes), la questione della legalit non riguarda solo il sud. Ma riguarda questo nord che butta fumo dalle narici se solo sente parlare di regole e di leggi. O abbiamo dimenticato che il pi massiccio attacco all'idea di legalit lo ha sferrato per cinque anni interi il governo pi lombardo della storia dell'Italia unitaria? E ora ecco, da Milano, mister Ostellino. Il quale, verosimilmente imbelvito per una multa presa con l'autovelox, preso da un tipico delirio anarcopadronale. E straparla di autovelox come strumento della nuova lotta di classe, come perfido mezzo per dare soddisfazione all'invidia verso i ricchi e le loro auto di grossa cilindrata. Il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi gli ha scritto una (garbatissima) lettera sul Corriere per fargli notare che in un qualsiasi paese civile esistono i limiti di velocit. E lui, invece di vergognarsi per le castronerie propalate a piene mani e abusivamente sul suo giornale, si messo pure a rispondere con modi professorali, sciorinando le espressioni che usa sempre in queste occasioni, convinto com' che basti la parola a fare il ragionamento: empiricamente verificabile , elaborare una teoria politica , giustificazione di diritto positivo . Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Tot. Comunque non la faccio lunga. Alla fine il nostro sostiene che dietro il principio di precauzione che origina le leggi sui limiti di velocit stanno tutti i regimi totalitari . Per poi sfornare il capolavoro dei capolavori (alzarsi in piedi, prego): Punendo chi supera i limiti, non si punisce un'azione colpevole di danneggiare qualcuno, ma solo il mancato rispetto di una norma . Magnifico, sublime. Benebravobis!Che ne dite? E che ne dite, a proposito (o a sproposito, non lo so), del deputato cattolicissimo che va in una suite di via Veneto con una squillo e ci racconta che pensava che fosse un'avventura ( arrivato Mastroianni...) e invece doveva pagare, ma in realt non l'ha pagata, le ha fatto solo un regalino in denaro, e quella -ingrata- si fa di cocaina a sua insaputa e lo mette pure nei guai? Eh, anche l, che ne dite? A volte penso che il confine tra destra e sinistra stia non nella immacolatezza degli ideali, e nemmeno nella onest personale, ma nella sfrontatezza. Nella pretesa che gli altri ci credano anche quando diciamo le pi solenni c...ate. Che una pretesa dei tiranni, a pensarci bene. Nando dalla Chiesa Le ribelli. Storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=655 Sui fondali della storia della lotta alla mafia si stagliano alcune figure femminili, come sospese tra Eschilo e Dostoevskij. Donne ribelli per amore che irrompono nella vita collettiva con il loro grido, che insieme dolore, speranza e domanda di giustizia. Il libro racconta sei figure e il loro tempo. Francesca Serio, la madre del sindacalista contadino Salvatore Carnevale. Felicia Impastato madre di Peppino, il protagonista de I cento passi. Saveria Antiochia, la madre del poliziotto Roberto, ucciso con il suo commissario Ninni Cassar. Michela Buscemi, due fratelli vittime di Cosa Nostra, uno contiguo agli ambienti dei clan, eppure coraggiosa parte civile al maxiprocesso di Palermo. Rita Atria, sorella di Nicola, giovane boss dello spaccio, diciassettenne collaboratrice di Borsellino e disperatamente suicida dopo la strage di via DAmelio. Rita Borsellino, sorella dello stesso giudice, nei fatti simbolo pi alto di questa ribellione, fino a venire candidata al governo della Sicilia, teatro della tragedia infinita. Da queste storie, nella loro successione, il senso di un autentico, grandioso e faticoso progresso civile.Nando dalla Chiesa, Le ribelli, Melampo 2006 Paola RAPPORTO SU UN ANNO DI GOVERNO http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=454 Il Documento formato pdfLA SINTESI1) Finalmente sbloccati i fondi del bando per ledilizia residenziale del 2001: 8000 posti letto in pi per gli studenti fuori sede; altri 6000 restituiti a funzionalit 2) Nuovo bando per residenze universitarie: altri 10.000 posti letto in pi per gli studenti fuori sede (totale: 18.000 posti in pi; la disponibilit nazionale aumenta di oltre il 50 per cento 3) Varata per la prima volta in Europa la Carta dei diritti studenteschi. Verr sperimentata gi nel prossimo accademico presso alcune universit 4) Protocollo d'intesa in corso con il Ministero per le Politiche giovanili e con l'ABI per i prestiti donore: tasse e contributi, programmi Erasmus e master. Accordi ulteriori con Fondazioni bancarie per finanziare lintero ciclo di studi universitari o i bienni specialistici 5) Cambia la legge sul diritto allo studio: in autunno il nuovo testo. Maggiore protezione dei pi deboli. Rivalutazione del merito. La mobilit entra nelle prestazioni essenziali 6) Dopo otto anni arrivano finalmente le norme di attuazione della riforma del '99 di Accademie e Conservatori: ordinamenti didattici, reclutamento dei docenti, piano di sviluppo 7) Sviluppo e valorizzazione del sistema dell'Alta Formazione Artistica e Musicale: creazione dei poli e distretti, internazionalizzazione, promozione della visibilit e della notoriet dei giovani talenti artistici 8) Progetto Ethicamente. Per la prima volta un progetto (coordinato dal Ministero) per promuovere negli studi universitari letica pubblica e letica delle professioni 9) Diritto allinformazione. Rinnovato il sito telematico del Ministero. Informazioni sugli sbocchi professionali e sui pi importanti risultati di ricerca sulla condizione studentesca. Nando dalla Chiesa La scuola civilt, la scuola vilt... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=657 E rieccomi sul Blog, ancora in ritardo sui miei tempi. Giuro, per: questo succede perch non voglio essere in ritardo con i tempi pi importanti, che sono quelli dei miei impegni istituzionali. Ormai ne ho fatto una questione di principio (d'onore, perfino; o se volete d'orgoglio luciferino): in ritardo rispetto alle promesse fatte non deve arrivare niente. Ho detto riforma dell'alta formazione artistica e musicale entro l'estate e cos dev'essere; ho detto nuova legge per il diritto allo studio entro l'autunno e cos dev'essere. Ogni volta che sento dire che il provvedimento si fermato qui o l per questo o quell'altro motivo, mi vengono i torcinielli , come diceva mia madre pescando nelle sue reminiscenze napoletane. E ogni volta che mi scandiscono la frase, cos straordinariamente in voga, che fra tre mesi domani , io obietto che fra tre mesi tra novanta giorni, e che dunque per arrivarci bisogna mettere in fila novanta domani, con tutto il tempo lavorativo a disposizione che ne consegue. Mi stanno venendo in mente un po' di slogan per il prossimo anno accademico; cos, giusto per vivacizzare il confronto e anche per dare un po' di obiettivi verso i quali marciare con sano entusiasmo. Quali slogan? Eh no, per ora me li coccolo e me li liscio io, poi molte notti porteranno consiglio e mi daranno il parere definitivo. Ma non saranno ovvi affatto. Sicuramente qualcuno lo lancer (tra polemiche?) alla festa dell'Unit sul welfare che si terr a Pisa ai primi di settembre.Intanto, mentre si avvicinano le vacanze, do qualche sguardo a quel che mi succede intorno, e vorrei dire sommessamente che cosa mi piace e che cosa no. Mi piace che il parlamento si stia orientando a concedere l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni Unipol. Il signor B. si oppone perch pensa a quando potrebbe capitare a lui. Spassoso Pecorella: dice che in linea di massima bene non fermare l'azione della magistratura. Strepitoso. Non mi piace che il tesoriere dei Ds, Sposetti, affermi che non dar un soldo al Partito democratico. Bene, ci terremo i patrimoni separati. Credo di capire le ragioni di questa scelta, e forse non sono nemmeno banali. Ma si possono spedire le partecipazioni di nozze annunciando che gli sposi non metteranno un euro del loro patrimonio in comune? Mi piace che la maturit sia diventata un pochino pi seria, essendomi capitato ai tempi (da commissario d'esame) di vederne e sentirne di tutti i colori. Che sia una notizia che solo il 94 per cento ha passato l'esame di Stato d la misura del degrado a cui si era arrivati. Leggere in proposito il fondo di Francesco Merlo su Repubblica: da scuola di formazione di lite a scuola di deformazione di massa, a colpi di video telefonini e di bullismo. E dunque non mi piace quel che successo a Gela, con il ragazzo (presunto) gay costretto a ogni tipo di umiliazioni. Qui, sulla questione, non se ne pu pi. Occorre la mano dura, durissima. Con gli allievi che seviziano. E con gli insegnanti che lasciano seviziare. A scuola si va per diventare civili, non per apprendere e praticare l'incivilt di massa. Ognuno si prenda dunque le sue responsabilit. Altrimenti continueremo a cantilenare che la scuola lo specchio della societ, e a contro-obiettare che in realt la societ lo specchio della scuola. E dopo la scuola, la politica. E via con gli alibi, e con il chiamarsi fuori. Basta davvero. Nando dalla Chiesa Il sindaco pescatore e la libreria delle donne. E Marco Pannella http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=658 Continuo brevemente con ci che mi piace e ci che no. Mi piace da morire il paesaggio che ho davanti in questo momento. Sono su una collina del Cilento da cui si vede un Tirreno spettacolare, fino a Capo Palinuro. Sono stato ad Acciaroli, un delizioso paese di mare a cui, giustamente, fa da sindaco un pescatore (di nome Angelo). Il quale, essendosi formato al rispetto della natura, ha tassativamente introdotto e difeso in paese la raccolta differenziata dei rifiuti, la pi spinta possibile. La leggenda locale narra di villeggianti terrorizzati alla sola idea che arrivino i vigili a controllargli i sacchetti della spazzatura quando si avvicinano ai cassonetti. Altro che Napoli. Ma altro che Roma, pure. Insomma, qui c' un sud che va gloriosamente contromano. Tanto contromano che in paese c' pure una libreria (Millemila, si chiama) gestita da due gentili signore romane, Marina e Livia. Che organizzano di sera, per strada, presentazioni di libri affollatissime. Avrete gi capito: mi hanno invitato a parlare delle Ribelli. Ho trovato un pubblico femminile al 90 per cento, un colpo d'occhio da stordire, quasi, con la lusinghiera presenza maschile di Gerardo D'Ambrosio. Ma quel che mi ha colpito stato il silenzio, lo stordimento (a sua volta) del pubblico a sentire narrare quelle storie, evidentemente per molte del tutto sconosciute. Una signora mi ha raccontato che la figlia (studentessa universitaria) l'ha ringraziata di averla portata l. Motivo: la scoperta che allora a scuola non impariamo proprio niente, com' possibile che non ce ne abbiano mai parlato? . Gi, com' possibile? Una bella riflessione su come conciata questa scuola, insisto, insisto, bisognerebbe farla. E senza difendere nessuno per partito preso.Non mi piace invece il rifiuto -per ora- di fare partecipare Pannella alle primarie del Pd. Se il partito democratico quello che ho in mente io, Pannella ci sta tutto, purch rispetti condizioni certe e non faccia il furbo. Io non ho un debole per i radicali. Anzi, mi pare che talora vengano loro riconosciuti meriti in eccesso. Per esempio quello di avere promosso il referendum sul divorzio del '74, quando il referendum -invece- venne promosso dal fronte conservatore contro la legge gi passata in parlamento. In quel caso i radicali fecero, certo, un'ottima campagna referendaria. Ma evidentemente un'altra cosa. In ogni caso credo che Pannella, Bonino ecc, rappresentino un filone della cultura democratica a cui non si pu dire tu stai fuori dalla porta . Quindi bravo Chiamparino, bravo Furio Colombo e bravi tutti quelli che non mettono il filo spinato intorno a un progetto politico che dovrebbe cambiare in meglio l'Italia (lo so, diversi blogghisti non sono d'accordo, ma che ci posso fare...). Ora vado nel Cilento dell'interno per un convegno su innovazione e ricerca con Nicolais. Saludos cilentanos. Nando dalla Chiesa Anniversari. Se trent'anni vi sembran pochi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=656 Indovina indovinello. Qual la notizia pi importante del momento? La vittoria di Erdogan in Turchia? Acqua. La candidatura di Letta alla guida del partito democratico? Ancora acqua. L'ostilit di Parisi verso il sistema elettorale tedesco? Sempre acqua, fortissimamente acqua. Le intercettazioni della Forleo e il matrimonio improprio tra Ds e Unipol? Fuochino. E dico fuochino perch la parola chiave esattamente quella: matrimonio . Forse allora la notizia che oggi ho fatto trent'anni di matrimonio? Ma certo! Ma certo che questa la notizia del giorno. Fuoco, fuochissimo. Correva il 1977. Le nozze vennero celebrate a Palermo, patria della sposa. Erano gli anni di piombo, perci la chiesa era circondata da un nugolo di carabinieri e agenti in borghese. E d'altronde: quale occasione pi ghiotta per i terroristi di una data e di un luogo annunciati con matematica certezza? Ottenni che la funzione religiosa si limitasse a una predica intelligente e cos fu. Anzi, il prete prese perfino troppo alla lettera la richiesta e si produsse in un certo numero di citazioni colte. A un certo punto il flash della macchina fotografica di mio cognato Luigi scoppi e ci fu uno sbandamento impaurito in tutta la chiesa. Emilia era una ragazzina e mi fa tenerezza ancora oggi pensare a quanto fosse piccola . Ma anch'io non scherzavo. Arrivai da Milano su una 850 coup (ma s...) e andai nel Belice a 20 all'ora a prendere il vino, che mi avevano magnificato ottimo e a buon mercato. Facemmo due cerimonie. Quella ufficiale, in cui mi limitai a baciare le signore che arrivavano e quando finii di farlo gi iniziavo a baciare quelle che se ne andavano, cos che non seppi mai come fosse la torta del mio matrimonio. L gli ufficiali dei carabinieri erano in uniforme da sera, con la giacca bianca. Ed Emilia, dal di dietro, li confondeva deliziosamente con i camerieri. Lo fece anche con il povero colonnello Russo, che ne sorrise; la mafia lo avrebbe ucciso a Corleone nemmeno un mese dopo. Poi ci fu la festa vera, con tutti gli amici. Di notte, sulla riva del mare vicino Capaci, con sarde alla griglia e il celebre vino del Belice, appunto. Era venuta anche la Gianna, la signora che rifaceva i letti al pensionato Bocconi, che mi voleva bene quasi come una madre, la donna che con la sua azione mi aveva insegnato che cosa sia il sindacato quando si occupa (bene) di cose serie: le ragazze assunte e licenziate in estate a quattordici anni, le giovanissime cameriere senza diritti, nemmeno quello di andare al cinema con uno studente. A Gianna ho dedicato, per gratitudine, un capitolo del mio Storie eretiche di cittadini per bene . Oggi, trent'anni dopo, la prima telefonata di auguri stata la sua. Dalla Svizzera, dove ora vive con la figlia. Mi ha detto: non litigate, tenetelo su questo governo. Da questo Blog mando un abbraccio a lei che non ne sapr mai niente.In ogni caso le lettrici stiano tranquille. Ho portato Emilia fuori a cena, in un ristorante che le ricorda la sua citt. Non successo come con le nozze d'argento. Quando la poverina venne a Roma in festa, mi aspett per ore fuori dal Senato e io le comunicai che non potevo uscire perch dovevo dare il via all'occupazione della commissione Giustizia contro la legge Cirami, nella notte che poi avrebbe scatenato i girotondi e avrebbe portato al milione di persone a piazza San Giovanni nel settembre successivo. Cos and. E un giorno, mentre facevo non so quale gazebo, trovai una giovane e combattiva signora che mi disse voi politici siete tutti uguali . Io le risposi: ma perch dice cos? E lei volle inchiodarmi per sempre e senz'appello: ma perch, lei dov'era quando arrivata la legge Cirami? Nando dalla Chiesa Da Lisbona con rimpianto. E meno pessimismo... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=654 Ed eccomi tornato a Milano. Lisbona bella, bellissima. Il consiglio dei ministri europei sulla ricerca interessante. 9 alla prima. 7+ al secondo. Parto dal dovere, secondo gli aurei precetti familiari. Tranne una prima parte un po' generica (quella sugli investimenti privati nella ricerca), il Consiglio stato intenso e sostanzioso. Sia nella sezione dedicata agli investimenti pubblici, sia nella sezione dedicata alla crisi di iscrizioni alle facolt scientifiche. Passo subito ad alcune informazioni di fondo. Alla famosa percentuale del 3 per cento del prodotto interno lordo spesa in ricerca non ci si arriver. N nel 2010 n negli anni successivi. Non saremo gli unici. Su questo non ci piove. Beata la Finlandia che, con gli altri paesi scandinavi, si portata avanti con i compiti. Ma per gli altri non ce n'. Gli investimenti pubblici, con i diffusi problemi di bilancio, non possono crescere significativamente. E i privati non ci sentono molto, specie dove prevale la piccola impresa. Forse il rimedio sta (questo stato il nocciolo del mio intervento) nell'usare gli investimenti pubblici non per sostituire quelli privati ma per mobilitarli, con iniezioni chirurgiche nei rapporti tra universit e imprese (anche piccole) e nei poli innovativi capaci di sprigionare sinergie. Secondo punto: non siamo solo noi a soffrire una crisi di vocazioni per le facolt scientifiche. La celebre tradizione umanistica non c'entra praticamente un piffero. Il problema riguarda tutti. Anche l'Estonia (dove stanno inventando i bus delle scienze per attirare i bimbi a fare esperimenti e scoprire il bello della scienza gi sulle strade -ma attenti alle caramelle dagli sconosciuti...-); o la Norvegia, dove hanno dato pi spazio nelle scuole a matematica e scienza, pare con buoni risultati. Mi sono chiesto, astraendomi per qualche minuto dalla discussione, se per caso in Europa non sia in crisi la stessa era dei lumi, di cui la scienza fu un mito centrale. Vedi le cose come potrebbero essere profonde...Terzo: l'Italia sta meglio di quasi tutti gli altri quanto a partecipazione femminile alle facolt scientifiche. La partecipazione delle ragazze pi bassa di quella dei loro coetanei, ma su livelli molto pi incoraggianti della media europea. Insomma, c' molto materiale su cui lavorare. Con l'aggiunta che la mobilit (nello spazio) di studenti e studiosi decisamente diventata la parola d'ordine pi forte. E che tra i ministri (c'erano poi quasi tutti, e mi sono perso pure la foto di gruppo per un caff galeotto!) le donne erano molte. Anche giovani. Trentanove anni la ministra francese, che tra parentesi (ma proprio tra parentesi, veramente tra parentesi) pure piuttosto carina. Infine, per quel che riguarda il dovere: voi uomini e voi donne di poca fede, sappiate che la delegazione italiana era la pi ridotta di tutte. Due persone (quorum ego) contro cinque o sei degli altri paesi. Classe economica e un pasto solo a rimborso. Ti a chi ripete che i politici e i ministeri sprecano soldi.Lisbona, dunque. Splendida, con quello stile misto di romanico, gotico, arabo e indiano (le colonie, amici). Ho imparato che si chiama manuelino , tipo il vittoriano in Inghilterra. Vista Cascais, rifugio dei nostri reali dopo la guerra. Ma come diavolo lo sapevano che era cos bella? Visto il Cabo de Roca, punto pi occidentale dell'Europa. E siccome l'occidente libert, nel punto pi occidentale mi sono sentito liberissimo (a parte scherzi: una magia quel vento sui dirupi atlantici, tra paesaggi ondeggianti tra la Sardegna e la Sicilia). Viste le spiagge grandi e libere, ce ne fosse stata una a pagamento...questa si chiama civilt. Insomma, ci torner. Seguir il consiglio di Pielle. La prossima volta, presto, con Emilia. Nando dalla Chiesa 19 luglio. Quando c'erano le cabine telefoniche http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=653 Ha ragione Pavlov (vedi commenti al post precedente). Oggi il 19 luglio. D'accordo, la storia non una sequenza di anniversari. Ma, per quel che mi riguarda, non dimentico il pianto che mi feci appoggiato a una cabina telefonica dell'aeroporto di Bologna quando Michele Serra mi disse che a Palermo una bomba aveva fatto a brandelli Paolo Borsellino e la sua scorta. Era il 1992. Un'epoca fa. O l'altro ieri. Ho scritto perfino troppe volte di quel giudice dai baffetti gentili e del suo ultimo intervento pubblico alla biblioteca comunale di Palermo per avere il cuore di tornarci sopra. Non racconter per l'ennesima volta di quel che vidi e di quello che provai. Mi basta non lasciare scorrere questa giornata senza mandargli, dalle nostre umane e povere strade, un pensiero di gratitudine. Mi basta ricordare a tutti noi, una volta di pi, che tra persone oneste e coraggiose e leali le differenze di idee politiche contano s, ma fino a un certo punto. Che prima e di pi conta un' idea di Stato, di giustizia, di uomo. E che poi, solo poi, viene il resto: i celebri programmi ; quelli che, secondo i pragmatici, dovrebbero dividerci senza rimedio anche se siamo meravigliosamente d'accordo sui princpi di fondo. Ricordiamo dunque Paolo e i suoi cinque agenti. E leggiamo, sotto il commento di Pavlov, la lettera di Salvatore Borsellino, ingegnere e fratello di Paolo. Non fatevi prendere dal pessimismo, per. Il giudice dai baffetti gentili non gradirebbe. Ne sono sicuro. Nando dalla Chiesa Da Lisbona, tra Dell'Utri e Rosybbindi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=652 Allegria, appunto. Sono a Lisbona, splendida citt latino-oceanica, a sostituire Mussi al consiglio dei ministri europei sulla ricerca scientifica. E' un consiglio informale, celebrazione benaugurante del turno di presidenza portoghese. E dunque immagino che i sostituti saranno molti. Io, per s o per no, la family photo , come previsto nel programma, me la faccio lo stesso. Insomma, sono contento per vari motivi. Primo, che sono qui. E scusate ma non poco. Forse voi non sapete la storia del mio rapporto con Lisbona. E' la prima volta che ci metto piede (bellissima!) ma da anni che le faccio la corte. Una volta mi ero preso un week end lungo, credo per l'Immacolata, con l'obiettivo di venirci con Emilia. Ragazza, si va a Lisbona. Davvero? Ma s, tutto prenotato, non dire pi che penso solo alla politica, ci facciamo tre giorni da soli in giro per la citt. Be', fa lei, devo riconoscere che ogni tanto hai di questi pensieri. I pensieri quella volta li ebbe anche Ignazio La Russa, allora presidente della Giunta per la autorizzazioni a procedere della Camera, di cui facevo parte. Era arrivata la richiesta di arresto per Dell'Utri dai magistrati palermitani. Ci si vede il sabato, non c' altro giorno disponibile. E cos salt Lisbona la prima volta. Allora cercai di rimediare. Dopo alcuni mesi, di nuovo grande sorpresa per Emilia. Ragazza si va a Lisbona. Ma vero? S, tutto prenotato. Che bello, mi era rimasta qui. E stavolta ci andiamo qualunque cosa succeda. S, stavolta s, chi se ne frega. Eh, si fa presto a dire chi se ne frega. Giusto quella settimana arriv un supplemento di documenti dei magistrati palermitani sempre su Dell'Utri (capite perch non lo sopporto?). Nuova convocazione della Giunta, ovvio. Per quando? Sempre ovvio: per il mio week end a Lisbona. A quel punto ci abbiamo rinunciato. Sicch quando mi han detto che dovevo venire qui per dovere istituzionale, non mi sembrato vero. Con retrogusto amaro, per. E niente retrogusto, ma puro sbotto nervosino da parte di una ragazza . Vabbe', ci riproveremo.Poi sono contento perch il procuratore della Corte dei Conti ha sollevato il problema dei parlamentari condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Non dico quel che la Lega dice degli immigrati, ma insomma s, dovrebbero andarsene a casa (loro e chi li ha candidati, aggiungo). Poi, dopo lo scandalo delle false timbrature di medici e infermieri a Perugia, vedo che monta una sana rabbia verso i fannulloni, che non sopporto in nessun ambiente e qualunque stipendio prendano (ovviamente peggio per chi lo prende alto), perch lo stipendio non pu fare da alibi.E infine, ma su questo ci torner, mi fa piacere che Rosy Bindi si sia candidata per il partito democratico che nel cuor mi sta. So per esperienza diretta quanto venga fatta pagare ai politici la sconfitta, in un mondo popolato di cannibali e dove dunque pi nessuno vuole correre il rischio (orrore!) di perdere. Lei ha deciso di rischiare, quasi certa di perdere. Brava Rosy. Quanti ne ho visti tirarsi indietro se non c'era l'elezione sicura con plebiscito incorporato.... Nando dalla Chiesa Arridatece Mike Bongiorno http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=651 Sapete che vi dico in questa pazza estate del 2007? Vi dico: W Mike Bongiorno!! Ma viva Mike Bongiorno sul serio. Lui e il suo allegria! . Proprio cos, quell' allegria! su cui l'abbiamo preso in giro nei decenni. Fino a considerarlo il simbolo di un paese spensierato e un po' cialtrone, con il riso stampato sulle labbra, incapace di soffrire e di compenetrarsi con i drammi del mondo; insomma il simbolo di un paese e di una tiv un po' fessacchiotti. No, ora allegria! mi piace, mi sembra un grandioso orizzonte esistenziale e civile. Anzi, se Mike Bongiorno fonda un partito con allegria! come programma politico, giuro che prendo la doppia tessera.Come mai questa inversione a U? Ascoltate e cercate di vedervi queste due scene. Scena numero uno. Torno verso casa prima di cena. Ho il ricordo della cravatta che mi viene fatta svolazzare dal vento dietro le spalle e di me che cerco di aggiustarla. In quel mentre dal numero civico accanto al mio sbuca una signora sui sessanta-sessantacinque, all'apparenza assai distinta, con due cani (uno era un lupo con certezza) al guinzaglio. Il tempo di incrociarla, di capire che mi ha riconosciuto e sento dire dietro di me (scusate la volgarit): vai a cagare, vai a cagare . Penso che sia pazza, che parli da sola, ma quando salgo i gradini che danno sul portone di casa mia, mi giro e vedo che da in mezzo la strada grida pi forte vai a cagare rivolta a me medesimo. Direte: ma le hai fatto qualcosa? No, ma a Milano si usa cos. Sar semplicemente stata una leghista o una di Forza Italia (quelli di An non lo fanno, quelli dell'Udc nemmeno), insomma una del popolo berlusconiano. Loro basta che vedano uno dell'altra parte e lo insultano in scioltezza sfoderando una volgarit inimmaginabile, quella dei loro leader. Ma ve l'immaginate una signora ultrasessantenne che grida vai a cagare dalla strada? Una volta non ci avrebbe creduto nessuno. Ora realt. E' norma di convivenza civile . D'altronde mai sarebbe capitato che un'anziana e distinta signora intervistata in tiv sul perch non le piace Prodi rispondesse perch ha il pisello piccolo (l'avete vista su Blob?). Scena numero due. Qui il protagonista Lillo, mio illustre socio di Melampo. Va dal giornalaio e chiede Repubblica. Poi arriva una signora e chiede il Corriere. Ma il Corriere finito. Allora lei cambia testata: mi dia Libero, perch mica compro la Repubblica, io (io sottolineato con vigore e disprezzo verso l'altro e mite acquirente). Perch, aggiunge, Feltri fa giornalismo vero, mica Repubblica. Capito? Qui nemmeno dal giornalaio si pu andare senza che qualche sconosciuto a cui non hai mai fatto nulla di male decida di aggredirti a freddo. Poi dice che Milano rinasce! Ma non diciamo panzane. Ma come pu rinascere una citt popolata di malmostosi, di gente che divide il mondo in berlusconiani e comunisti? Come pu rinascere una citt dove ogni mattino, appena aperti gli occhi, si incomincia a ringhiare e a sbavare contro qualcuno? Credo che scriver un saggio sulla Societ maleducata . Per descriverla e per spiegare perch destinata a finire male (e le starebbe tanto bene, decadenza economica, soldi che non arrivano pi, figli che ti si rivoltano ancora e ti mandano a cagare ...). Intanto mi prender la piccola licenza di riesumare l'appellativo di befana alla prossima insolenza della mia vicina. E attendo che il Mike nazionale fondi il suo partito. Allegria, gente, e sorridete un po' che non si muore mica... Nando dalla Chiesa Referendum. A chi piace la porcata http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=650 Ol, ho finito verso mezzanotte e mezzo la raccolta delle firme per il referendum contro la legge elettorale, la celebre porcata che nessuno (o quasi) vuole abolire. Riflessioni da via Dante, strada pedonale del centro di Milano, fatte nel bel mezzo degli assalti ripetuti di battaglioni di zanzare che nessuno di noi si era preoccupato di rintuzzare (si pensa a trovar la musica, oh s; ma a difendersi dalle zanzare e a difenderne la gente che aspetta di firmare, quello no, troppo volgare). Riflessioni che suonano cos. Non ho mai visto, forse nemmeno nel '91 (referendum Segni), tanta gente in fila per firmare. E' accaduto a Roma, dove a un certo punto, mercoled sera, ci eravamo perfino montata la testa vedendo decine di persone in coda; salvo capire che molte credevano che al tavolino si vendessero i biglietti dell'estate romana all'isola Tiberina! In ogni caso, ripeto, era gi accaduto a Roma. A Milano forse ancora di pi. Gente di sinistra, gente di destra, gente che ce l'ha con i partiti e basta. Gruppi di cittadini, anche nati negli anni ottanta, che arrivavano spontaneamente, senza bisogno di nessun accompagnatore. Qualcuno diceva: vi ho cercato tutto il giorno, nemmeno la polizia sapeva dov'eravate. Qualcun altro: ho fatto un'ora di macchina per venire a firmare (si vede che in provincia han battuto la fiacca; ebbravi!). Insomma, la faccio breve: raccolgo firme referendarie dal 1978. E posso testimoniare che in genere abbondano i tavolini e i militanti mentre manca chi firma, da cui le note fatiche di Sisifo per raggiungere le 500.000 firme. Qui invece ci sono a frotte i cittadini che vogliono firmare ma mancano i tavolini, sicch la fatica di Sisifo la si fa per ragioni opposte. Il che vuol dire una cosa sola: che i partiti non vogliono una cosa che i cittadini vogliono fortemente, ossia cambiare la porcata. D'altronde avete visto che cosa non si sono inventati per il partito democratico che amo come me stesso? Liste bloccate, divise per collegio. Di nuovo liste bloccate. E allora uno dice: amici cari, non date pi la colpa al centrodestra, perch quando tocca a voi di decidere come si va a votare per il vostro partito, e lo potete fare in assoluta libert, ancora una volta togliete al militante il diritto di scegliersi le persone. Ma si pu sapere verso dove si va, accidenti? Quarantacinque persone elette da nessuno (e passi...) decidono che in ottobre continueremo a non potere scegliere nessuno (e questo intollerabile). L'importante il progetto, si dice. Te lo do io il progetto, o gonzo che non sei altro. Perch le persone contano eccome! Prova a cambiare un preside con un altro, un manager con un altro, un ricercatore con un altro, un giudice con un altro, e poi me lo sai dire se conta il progetto o la persona (la quale in genere conosciuta anche per le idee che ha, o no?). Il guaio che negli ultimi anni la politica finita nelle mani di persone che con il consenso vero non si sono mai misurate. E la pacchia gli piace assai. Perci continuano a spiegare che le preferenze si portano dietro le clientele e la corruzione. Alibi ottimo, lo so. Ma non si pu uccidere la democrazia in nome della lotta alla corruzione. Anche perch poi un Consorte spunta sempre lo stesso. O no? Nando dalla Chiesa Fatiche democratiche. Con botta di letizia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=647 Dice: e come andata ieri sera allo spazio Melampo? Ah, saperloSe raccontassi che ne sono uscito tonificato nei miei propositi direi una piccola bugia. Partito democratico, democrazia partecipata, voglia di presidiare letica pubblica con una bella alleanza trasversale dentro il partito che verr Voglia di non dimenticare i tanti buchi neri della nostra idea di democrazia nel Novecento Metto i puntini come negli sms, ma non con allegria. La sensazione che chi si batter per queste cose non avr dietro n il partito, che un po lo considerer come un corpo estraneo, e nemmeno lopinione pubblica, la quale a sua volta in queste cose sceglier di non immischiarsi. Una bella e orgogliosa solitudine, insomma; forse una riserva indiana con un pugno di propri simili. Un autentico trionfo popolare. Andrea Riscassi, gioiellino della nidiata di Societ civile e ora alla Rai di Milano, ha giustamente notato come la dimensione della memoria e della politica estera (e dei diritti umani) toccata da Gabriele Nissim sia stata praticamente ignorata.Lo so, tanto lo so che poi alla fine sceglier di non arrendermi, ma che fatica amici (a proposito: ringrazio i blogghisti che sono venuti insieme a carissimi amici di una vita; e ringrazio pure mio figlio, incredibilmente comparso alle nove e mezzo, anche se alla fine non mi sembrava propriamente pimpante come quando esce da un concerto di Bruce). Che fatica perch prima ti dicono che le regole sono tutto, che vengono prima di ogni altra cosa: la legge uguale per tutti, la porcata della legge elettorale, il conflitto di interessi, la casta, ecc. Poi appena parti dalle regole, quelle che ci bruciano, quelle che offendono il nostro senso della democrazia, allora voil, signori si cambia; e ti dicono che limportante sono i progetti, che le regole mica sono il cuore della politica. Come se io potessi fare il programma del partito democratico. Il bello che in assoluto hanno pure ragione. Si parla di (quasi) tutto tranne che dei grandi problemi della gente. Ma ci sar una ragione se avviene cos; ed che la politica funziona con certe priorit e metodi. Includendo certi interessi ed escludendone altri. Non vogliamo dunque cambiarli, priorit e metodi, proprio per potere affrontare le grandi questioni di oggi con lo slancio e le competenze e le idealit necessarie? Ribadisco: miiiii, che fatica!! Ero gi in pista per fare unaltra riunione di questo tipo a Roma, ma confesso che ora ci voglio pensare ben benino. Intanto mi consolo. Continuano - nonostante tutto - le occasioni di letizia collettiva. Cesare Previti perder il suo status di parlamentare. Era ora. Con buona pace su; e pure del suo avvocato difensore, linsigne Giovanni Pellegrino, lex presidente della commissione stragi e presidente diessino della provincia di Lecce (davvero comica, pi che tecnica, la sua intervista a Repubblica). Ora vi lascio. Vado a Santa Cecilia al concerto di musica iraniana. Corona un discreto lavorio che abbiamo fatto dal ministero per tenere un filo (e pi di un filo) di dialogo culturale con Teheran. Voto (su questo) al ministero: 7+ Nando dalla Chiesa Allo Spazio Melampo si parla e si beve. Invito ai blogghisti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=645 Udite udite! Domani sera luned 9, se siete o passate da Milano, siete tutti invitati allincontro che ho organizzato con un po di miei amici. Desiderio: parlare del Partito democratico come ce lavrei in mente io. Ci si vede alle 21 allo Spazio Melampo, luogo di dibattito e incontri e presentazioni che abbiamo inaugurato qualche mese fa sotto la sede della casa editrice, in via Tenca 7, a pochi passi dalla Stazione centrale. Perch ho voluto organizzarlo? Perch credo che ci siano altre persone che non vogliono arrendersi allidea (a volte propagandata un po interessatamente) che il Partito democratico debba alla fine risultare una somma di nomenklature senzanima, un pastone moderato e senza coraggio, un coacervo di correnti. No, io voglio battermi perch sia un partito in cui ben viva la dimensione delletica pubblica. E anche la consapevolezza che in questo paese la democrazia non mica un valore cos scontato, a giudicare almeno dalle culture che sono state dominanti nei governi e anche nellopposizione. Per questo ho chiamato a discuterne con me anche opinionisti liberi come Giorgio Galli e Franco Rositi, Gianni Barbacetto e Gabriele Nissim. E ho pure voluto che la discussione non avesse toni antipartitici per definizione invitando Marilena Adamo, la capogruppo dellUlivo in Comune.Parliamo, confrontiamoci, cerchiamo un filo conduttore. E mica solo a Milano. E poi decidiamo se pu esserci un percorso che ci eviti tante battaglie personali, che fanno sempre credere che chi ha certi principi sia, in fondo, un isolato. Alla fine brinderemo, non prima -per- di avere messo la nostra firma per il referendum. Il quale in s -lo ammetto- non produrrebbe una bella legge elettorale; per oggi, davanti a questi furbacchioni che a parole attaccano la legge elettorale e intanto ci fanno il catenaccio intorno, mi sembra lo strumento unico e indispensabile per dare una bella scossa al parlamento. Alla fine, dicevo, brinderemo tutti al Partito democratico che vogliamo. E, se permettete, anche alla notizia che pure io venivo schedato da Pio Pompa. Lo ammetto: mi stava venendo una crisi didentit. Ma come, schedavano tutti e me no? E allora che ci stavo a fare in commissione Giustizia, a organizzare piazza Navona, a scrivere centinaia di articoli, a fare il teatro civile? Ora, vedendo i giornali, mi sono rassicurato. A qualcosa servivo. Anche se, come il mio amico Riccardo Orioles, anchio dico: la prossima volta chiedetemelo direttamente a me che cosa faccio alla luce del sole; avrete notizie pi complete e con i soldi dati a Pio Pompa ci facciamo un po di borse di studio in pi. Eh, che ne dite? Nando dalla Chiesa Allegria. Da Previti a Pio Pompa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=644 Come sto? Bene grazie. E vi spiego anche perch. Ragione n.1. Ho vinto alla Corte Costituzionale una lunga battaglia contro Cesare Previti. Il quale, non contento di avere usato e di usare le sue immunit-prerogative parlamentari oltre ogni decorosa misura (leggi ad personam, assenze ai processi milanesi), ha cercato in un paio di occasioni di limitare le mie. E ha deciso di trascinarmi in giudizio per i miei articoli sullUnit, che hanno il pregio di ricadere sotto la competenza del Tribunale di Roma. In un caso la mia posizione era blindatissima, trattandosi di giudizi che riprendevano pari pari posizioni espresse nellaula o nelle commissioni del Senato. Nel secondo caso occorreva spiegare come eravamo stati a cambiare il nostro stesso modo di esercitare il mandato parlamentare, viste le violazioni del regolamento del Senato, i tempi contingentati, gli spazi televisivi sotto il controllo del capo del governo ecc. Insomma, che eravamo stati costretti dalla situazione a cercare strade esterne (formalmente) al pi classico lavoro di parlamentare. Proprio per parlare. Per farci sentire. Il giudice civile di Roma non aveva voluto accettare questa spiegazione. E dunque aveva contestato limmunit concessami dal Senato e aveva fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Che lo ha bocciato laltro ieri (festa, ola, grida di sollievo e di godimento), giudicandolo inammissibile per avere lo stesso giudice riportato le mie frasi in modo rielaborato soggettivamente. Credo, se ricordo bene, di essere scampato a una richiesta di indennizzo di un milione di euro. Non male, come intimidazione oggettiva, per un parlamentare che critichi un altro parlamentare. E festa sia. E per tutti.Poi (ragione numero 2) sto bene perch luniversit e la ricerca hanno finalmente avuto soldi dal governo. Cifre fantastiche. Rientra il celebre e famigerato taglio dei consumi intermedi per le universit. E poi. Pi di cento milioni agli enti di ricerca. Settantacinque per ledilizia universitaria. Dieci per le lauree scientifiche. Venti per i dottorati. Dieci per il diritto allo studio. E altri ancora. Tutto sul 2007. E bellissimo. Abbiamo fatto una riunione oggi e vi dico che li spenderemo al meglio, anche con qualche segnale politico (e culturale) che qui non posso anticipare, questione di giorni. Dopo le lacrime e sangue dellautunno, che ci hanno costretto a fare i salti mortali e a scatenare la fantasia, ora si ragiona e si possono fare altre cose carine assai. Visto, uomini di poca fede?La ragione numero 3, invece, che sono allegro perch ho visto la lettera spedita da Pio Pompa (lo spione che zompa) a Silvio Berlusconi. Leggete qui anche voi: Sar, se Lei vorr, il Suo uomo fedele e lealeDesidero averLa come riferimento ed esempio ponendomi da subito al lavoro. E poi: Avendo quale ispiratore e modello di vita Don Luigi Verz, che mi ha esistenzialmente e affettivamente adottato, posso solo parlarLe con il cuore: insieme a Don Luigi voglio impegnarmi a fondo, com nella tradizione contadina della mia famiglia, nella tutela e difesa della straordinaria missione che scandisce la Sua esistenza. Eddai, non rotolatevi troppo per terra ch ce n ancora: In due occasioni, prima a Milano e successivamente a Roma, ho colto il Suo sguardo indagatore mentre Le stringevo la mano. Uno sguardo poi divenuto dolce conoscendomi come uomo fedele e leale di Don Luigi.. Lo sguardo dolce per Pio PompaE non finita: Mio padre contadino, Don Luigi e Lei possedete la forza e la volont di seminare per il futuro, oltre la vostra esistenza. Impagabile. Ma chi Frassica? Ma chi sono i Fichidindia? Ragazzi, ma questa comicit devastante, ancora peggio dello spionaggio. Ma in che mani siamo? Ma per forza che i servizi segreti di tutto il mondo ci pigliano in giro. Se uno si chiama Pio Pompa deve, come minimo, passare la vita a riscattarsi con le opere. Invece faceva proprio opere da Pio Pompa. Per favore, fatelo sparire dai ranghi dello Stato. Lui con il suo appartamentino, i suoi archivi e la stanza da letto per la segretaria. Piopompi altrove. Nando dalla Chiesa Cuc, la Camorra non c' pi... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=643 Che strana sensazione questi anniversari di mafia e di camorra. Sensazione amara... Oggi pomeriggio sono stato a Marano, provincia di Napoli. Vi si celebravano i 25 anni di un delitto di camorra per ricordare il giovanissimo carabiniere che ne era stato vittima; e a cui ancora, in citt, non era stata dedicata una lapide, nonostante la medaglia d'oro al valor militare che gli stata data alla memoria. Si chiamava Salvatore Nuvoletta, aveva 20 anni, e venne ucciso una sera per ritorsione contro un'operazione anticamorra compiuta dall'Arma in quella stessa giornata. Appena cap che cosa gli sarebbe successo ebbe la presenza di spirito di fare scudo a un bambino con cui stava giocando e poi di gettarlo lontano. Cos non prov nemmeno a difendersi. Da qui la medaglia. Bene. Sono andato, presenza vera tra tante presenze annunciate o millantate, perch con quel carabiniere, bench non l'avessi mai conosciuto, avevo un rapporto starei per dire affettivo. Era infatti il fratello minore di due carabinieri (Gennaro ed Enrico) che erano stati uomini fidatissimi della scorta di mio padre negli anni di piombo. Gennaro, anzi, gli aveva dato (tra i pochissimi) la disponibilit a seguirlo anche a Palermo. E io ricordo bene quell'estate dell'82, che di 25 anni fa anche per me. Mio padre che scopre la terribile solitudine che precede la morte e per vuole andare a portare il suo sostegno morale al padre del carabiniere, che era il padre anche dei suoi carabinieri. Si fece accompagnare da me, quella volta. E ricordo come si guardarono negli occhi i due sessantenni. Mio padre che cercava di consolarlo. E l'altro che, senza dire nulla, lasciava trasparire il terrore che un altro dei suoi figli potesse essere ucciso. Per colpa di mio padre. Non l'ho mai dimenticato quell'incontro. Perci ho voluto essere a Marano, dove meritoriamente un'amministrazione di sinistra ha voluto per la prima volta la cerimonia, la lapide e un edificio in uso a un'associazione per la legalit affiliata a Libera. Ottima cosa. Quello che mi ha stupito, quasi sconvolto, che nessun discorso ufficiale ha mai citato la camorra. Parole di fuoco (sacrosante) in difesa della legalit, inviti (sacrosanti) a non chiudersi nel proprio guscio, appelli (sacrosanti) dall'altare a non mettere il cuore in pace ma a mettere la pace nel cuore . Ma quella parola, camorra, non veniva fuori mai. Come se se ne avesse paura. Come se pesasse su tutti la convenzione che quella parola fosse di troppo, un azzardo, un affronto. L'ho dovuta tirare fuori dicendo che non sarei stato in pace con la mia coscienza -come membro del governo repubblicano e per il cognome che ho- se non l'avessi pronunciata. Poi ho pensato a quando non si poteva usare la parola mafia. A quando si diceva il male , la violenza cieca , il crimine , il terrorismo , la tabe perfino. Ho pensato che quando qualcuno mi dice che tutto rimasto come prima, la mia immediata obiezione che prima la parola mafia nemmeno si poteva pronunciare. Be', oggi a Marano, in una giornata positivamente diversa, ho provato la angosciante sensazione che sia ancora cos. Diamoci una mossa. Forse a Napoli stiamo ancora peggio di come pensiamo (a proposito: anche il progetto della cittadella dell'arte e della cultura nel centro storico -per fortuna- molto pi avanti di quanto io stesso pensassi). Nando dalla Chiesa Letture da Stromboli. Il pane e le rose e l'assalto ai vecchi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=642 Sono le sei del mattino e Stromboli il paradiso terrestre. L'aria ancora profumata di lava, il sole sta tirando la sua striscia d'oro sul mare da dietro il grande scoglio di Strombolicchio. Sulla spiaggia di Piscit ci sono tre persone. E' l'ora perfetta per il vecchio frak di Modugno (ai pi giovani: chi non l'ha mai sentita se la procuri, una delle pi grandi poesie in musica). Ieri sera arrivata Lidia. Gi, perch la vigliacca mi ha invitato, o meglio, ha salutato con gioia il mio autoinvito, e poi andata a fare la giuria al festival del cinema di Pesaro, lasciandomi qui accudito come uno sceicco per il primo giorno. Ne ho approfittato per spulciare nella sua libreria. E' una delle cose pi utili, guardare le librerie delle persone per sapere chi sono davvero. Con lei non ne avevo poi troppo bisogno. Ma mi ha colpito la collezione di una rivistina, Il pane e le rose , che si faceva negli anni settanta. Taglio sul privato pubblico , prodromo del femminismo, critica feroce dei vizi della politica post-sessantottina, un elogio neutrale del fumo . Mi ha fatto tenerezza ritrovare i riferimenti alle masse condite in tutte le salse (nonostante l'occhio critico), e anche l'attenzione a salvare l'unit dei rivoluzionari . Certo, tutto molto datato. Tranne un fondo, di una certa delicatezza perfino, in difesa della masturbazione adolescenziale. Che mi ha impressionato. Perch oggi, vero, abbiamo fior di adolescenti ripresi al videotelefonino a fare ben altro. Ma la predicazione del senso di colpa verso gli atti pi innocenti qualcosa che va oltre. Esiste, voglio dire, un meccanismo di formazione della colpa che viene agito verso i pi deboli e pi sprovveduti e che assai pi generale. In quel fondo, scritto da una ragazza dei tempi, il meccanismo spiegato e descritto benissimo. Quando le ho chiesto qualche particolare sulla redazione, Lidia ha ammesso che Il pane e le rose (che diede il nome alla collana del suo Porci con le ali ) se lo scriveva praticamene da sola. E' cos che nascono i movimenti (politici o di opinione). Mentre scrivo, la spiaggia di Piscit rimasta deserta, si vede che erano turisti rimasti dietro qualche barca a dormire. Il mare sembra molto pi pulito di ieri, il che vuol dire che Stromboli si riprende il suo posto in graduatoria davanti a Bellaria; e intanto vi aggiungo la notizia che tra gli scogli neri sono spuntati quest'anno dei bellissimi ciuffi di erba e fiori (gialli, ciclamino), che danno un fascino nuovo ai piccoli strapiombi. Che la domenica sia con voi. Visto lo sciopero dei giornalisti, cercher di leggere i giornali di ieri, che ho trascurato. Intanto vi confesso che questa retorica contro i vecchi (in politica e non) inizia a sapermi di muffa. Un conto volersi liberare dei vecchi marpioni, di chi ci mette sempre la zampa con metodi che nulla hanno a che fare con i meriti conquistati sul campo. Un conto, invece, pensare che un paese non abbia bisogno anche dei Pertini e dei Bobbio. Ricordo che quando proposi a una riunione della Margherita di candidare Virginio Rognoni al Csm, la prima reazione di chi voleva andare al suo posto fu la battuta largo ai giovani . Poi Rognoni si dimostr il migliore vicepresidente possibile nell'era di Berlusconi. O no? Il guaio che, anche simbolicamente, l'eliminazione dei vecchi ricorda delle culture che mettono i brividi solo a pensarci. Dall'antichit al novecento. Nando dalla Chiesa Sorpresa! Assaggio di Stromboli con poesia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=640 Wow, sono a Stromboli (www.wanderfulstromboli.it). Ci sono arrivato ieri nel tardo pomeriggio su un aliscafo che sembrava un incrociatore. Pi stabile, vero, dei normali e classici aliscafi, ma con i panini che fanno ugualmente schifo ( prenda lo spek con rucola che buono , e io pirla l'ho preso...). Avevo messo in programma questo week end da mesi, morivo dalla voglia di vedere com' Stromboli in giugno e ora ve lo dir. Ma prima devo chiedere scusa per non avere annunciato agli amici questa mia puntata (per me) fuori stagione. Il fatto che temevo molto di sentirmi dire visto che vai a Stromboli perch non cogli l'occasione per (segue: presentazione di libro, inaugurazione di qualcosa, dibattito sul Pd e altro ancora); oppure: visto che vai a Stromboli perch non vieni con tutta la famiglia in Calabria e ti fai un po' di bagni e qualche incontro, che gli amici (o i compagni) ci tengono molto . Insomma, mi sono concesso una normale tattica di autodifesa militante.Sono a casa di Lidia, amica tra le pi care; e alla quale devo soprattutto di avere accettato praticamente a occhi chiusi la mia oscena proposta di dar vita al Mantova Musica Festival, in quella prima edizione da ferro e fuoco del 2004. Terrazza a giro sul mare. Stanzino delizioso per me quasi da pensionato universitario. Stromboli in giugno davvero diversa. Tutto pi brillante. L'aria, i colori dell'isola, il cielo. Il sole tramonta (anzi: sprofonda , come da nessuna parte) dentro il mare di Piscit anzich girare dietro la fine delle spiagge. La luna piena crea un clima arabeggiante tra i giardini interni e le terrazze che in agosto non ho mai percepito. La striscia bianca della risacca si vede per intero quando sera, per tutta la sua lunga ondulazione, senza scomparire mai. E infine a mezzanotte l'orizzonte non blu fondo come in agosto ma di un azzurro scuro intenso, simile ai colori che si trovano tra un mese nei paesi nordici verso l'una-le due di notte.Quello che uguale il magico profumo che si leva dalla terra lavica quando il sole se ne andato. Lo trovo uno dei pi grandi misteri dell'isola, questo del profumo che nasce dalla terra, e solo quando arriva il buio. Non ho dubbi. Qui verr a chiudere i miei giorni. Qui verr a scrivere e a riconciliarmi con la mia vita. Con quello che ho visto e con quello che ho sentito. Qui rifletter su quello che ho fatto. Vorrei solo che, allora, il mare fosse pi pulito di ieri e oggi. Dice che colpa della mareggiata. Fatto sta che (lo dico? non lo dico?) sabato scorso a Bellaria l'acqua era pi pulita (ecco, l'ho detto!!). E vorrei pure che smettesse questo traffico clandestino di motorini e motoroni, che dovrebbero essere consentiti solo ai residenti e che invece i residenti acquistano in quantit industriali per affittarli a turisti che bisognerebbe rispedire a morbidi calci nel loro paese (ma se vuoi spetazzare sulla moto, grullo d'un turista, devi giusto venire a Stromboli?). Segnalo doverosamente anche qualche novit. Da settimane il vulcano non fuma e non fa botti, nessun rossore vivido (e nemmeno pallido) lungo il cratere. Pare anzi che si stia rifacendo il cratere per l'estate, dopo averlo deturpato con un grosso botto in marzo. Le pendici del vulcano, grazie alla pioggia e grazie alla temporanea assenza di lava in discesa, sono verdeggianti, e non so dire se esteticamente sia meglio. Alle pendici del vulcano, invece, sulla strada che porta dal centro a Piscit, hanno rimesso a posto il campo di calcio. Che ora bello, dignitoso, con le sue porte regolari e le sue reti nuove, la sua terra battuta sopra distese di pietra da farsi male. Ora un vero campo di calcio e ci si pu giocare. Una poesia nella poesia, mentre (facendo da contrafforte a una bandiera di Forza Italia) su due case strombolane garrisce la bandiera nerazzurra. Per ora tutto. Nando dalla Chiesa Accademiche evasioni. Dal vostro inviato a Brera http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=639 Bene. Dopo l'incontro con i dottori e dottorandi di ricerca di stamattina al ministero (bello, interessante; ma qualcuno degli addetti ai lavori, ohib, poteva pure avere la curiosit di venire...) mi sono fiondato a Milano per il nuovo seminario all'Accademia di Brera. Fiondato si fa per dire, quando c' di mezzo l'Alitalia. In ogni caso sono arrivato con una sola ora di ritardo. Tema del seminario: quello che un po' di blogghisti gi conoscono. Ossia costruire a Milano il pi forte polo di formazione artistica e musicale del sud Europa. Quel che mi fa piacere che i protagonisti coinvolti ci credono, e anche molto. E' in questi casi, se devo essere onesto, che misuro tutta la superiore bellezza del governare rispetto al legiferare. Quando fai una legge, dipendi da umori, scambi e culture e contingenze di decine e decine di persone. Ci metti una vita, se non sei il padrone di un partito. E anche quando riesci a farla non sai chi e come la applicher. E soprattutto se sar applicata. Qui invece le cose le fai e le vedi crescere. E le indirizzi, e le controlli. Io sono convinto che il processo messo in moto dar ottimi frutti, sia per Milano sia per il nostro sistema di formazione artistica e musicale nel suo insieme. Tranquilli, non penso solo a Milano (ammesso che sia un limite pensare a fare cose buone al nord per un governo che al nord continua a giocare fuori casa). Ci sono i poli in formazione di Genova e Verona; lo so, ancora nord, avete ragione. Per c' anche quello di Napoli, di cui vado a parlare domani, e delle cui possibilit di riuscita sono arciconvinto. Ogni tanto mi domando come faccia qualche sindacato a dire che al ministero regna il pi totale immobilismo. S, vabbe', non siamo riusciti ancora a fare tutto quello che si vorrebbe. Ma di qua al totale immobilismo ce ne corre. Anche perch stiamo facendo delle cose che il sindacato nemmeno ci aveva chiesto, e nemmeno aveva immaginato, tanto escono dagli schemi degli ultimi anni.Bene Brera, dunque, con Borrelli sempre in prima fila (ha scritto lui la carta d'intenti delle istituzioni coinvolte). Male, invece, il bar alla destra dell'uscita principale di Brera, dove mi sono fermato con due amici per prendere un aperitivo. Sei euro l'uno, senza un'ombra di patatina, spilorci da strapazzo. Non solo. Ma con la massima naturalezza ti chiedono i soldi maledetti senza nemmeno portarti un'ombra di scontrino. Glielo devi chiedere. E io gliel'ho chiesto. Sissignori. In un sussulto di rabbia. Perch ho rivisto in un attimo i commercianti fischiare il povero, coraggioso Bersani gridando che loro non sono evasori, e urlare contro Visco perch gli studi di settore sono una rapina; ho rivisto quella scena e ho una volta di pi constatato che molti di loro evadono davvero ogni giorno con la massima improntitudine. E pi guadagnano pi evadono perch poi il gelataio (il gelato stata la mia cena) lo scontrino te lo fa. Ah, ragazzi, dicono che cambiare questo paese sia facile, che basta fare come Zapatero . Io non dico che non si possa e che non ci si debba provare. Per facile non . Qui da qualunque parte ti muovi tocchi intoccabili ingiustizie. E ognuno ti dice di incominciare dall'altro. E si arrabbia. E ti da del comunista. Oppure, al contrario, ti dice che sei come Berlusconi. Miii, che pazienza...(lo so, anche i cittadini hanno pazienza, ma questo un altro discorso...).P.S. Grazie a Matteo per le ciliegie di Conversano (meravigliose, all'altezza delle romagnole). E grazie a Lindina per le foto di Mantova. Nando dalla Chiesa Diritto allo studio. Idee da Bruxelles http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=637 A Bruxelles. Sono stato a Bruxelles per un breve viaggio di incontri. Per raccogliere informazioni e opinioni sullo stato del diritto allo studio e sulle sue prospettive nei principali paesi, almeno nei nostri pi diretti partner europei. Ottimo viaggio, ottima idea. Prima di tutto perch sono riuscito a sfuggire al caldo pazzesco dei giorni scorsi. Solo luned a Milano mi ero dovuto cambiare camicia tre volte per quanto erano zuppe di sudore (accade quando i politici vanno in giro in tram e magari corrono anche per inseguirli). A Bruxelles invece un bel fresco anche sotto i quindici gradi (e si lamentavano pure). E poi un programma di incontri che mi ha aperto molto gli orizzonti. Perch un conto studiarsi le statistiche, conoscere le differenze quantitative. Un conto parlare, ascoltare le valutazioni sui problemi, cogliere gli orientamenti riformatori e percepirne la direzione. O distillare le battute. Io voglio che questo governo faccia una buona nuova legge sul diritto allo studio dopo che i primi due obiettivi sono stati conseguiti; ossia una volta che i diecimila posti in pi per gli studenti fuori sede sono ormai andati alla Corte dei Conti per il via definitivo e una volta che stata varata la Carta dei diritti studenteschi. Ma per fare questa legge voglio avere ben chiaro il profilo possibile di quello che gli stessi studenti mi hanno insegnato a chiamare il nuovo welfare studentesco. E la mappa di questo nuovo welfare secondo me molto diversa da come ce la immaginiamo in base all esperienza italiana. Ad esempio mi ha colpito molto la risposta che mi ha dato la direttrice generale (francese) degli affari sociali di Bruxelles. Alla mia domanda su come intendere un moderno diritto allo studio, su quali misure adottare, mi ha risposto: bisogna fare ci che aiuta a realizzare il processo di Bologna (societ della conoscenza, ricerca, ecc) e il programma Erasmus. Stop. Nessun riferimento a eguaglianza, dignit, ecc. Ma un capovolgimento. Abbiamo detto Bologna? Abbiamo detto Erasmus? Facciamo ci che serve a realizzarli. Questo sar il diritto allo studio. Non ortodosso, almeno per noi, come punto di vista. Ma aiuta a pensare. In ogni caso, sulla base degli incontri fatti, preparer unaltra batteria di confronti. Intanto abbiamo deciso di sostenere con la Francia il principio cardine della mobilit. Un diritto che inseriremo nella legge come parte delle prestazioni essenziali che lo Stato deve garantire a tutti. Come disse Prodi a Bologna in maggio? Un Erasmus nel curriculum di ogni studente. Mussi gli rispose: Lo dica a Padoa Schioppa. Ma lorizzonte quello. S, viaggiare Nando dalla Chiesa Giornalista turca versus Italia. Bene brava bis http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=636 Ah, che bella la Turchia quando parla con la voce di Yasemin Taskin. Taskin la corrispondente dall'Italia del giornale turco Sabah oltre che della rete televisiva Atv. E ha scritto uno splendido editoriale per l' Internazionale (sia sempre reso onore al merito) sullo stato morale del paese, inteso come il nostro, l'Italia. Cogliendo bene lo stato di incattivimento e rancorosit sociale in cui stiamo precipitando, questa giornalista scrive parole che mi sembrano sacrosante a proposito degli stranieri che delinquono. Eccole. Se l'Italia senza regole non colpa degli stranieri. Se ci sono delle regole e vengono rispettate, allora lo faranno anche gli stranieri. Altrimenti anche gli ospiti approfitteranno della giungla. Vale sia per le leggi scritte sia per quelle non scritte . E aggiunge la Taskin: In un paese in cui va di moda aggirare le regole, difficile capire chi si stupisce quando a farlo sono gli stranieri. Ma in fondo l'idea provinciale del 'qui sono a casa mia e faccio come mi pare, gli altri no' a far s che venga dato il cattivo esempio .Oh...Dopo tanto elogio mi difficile dire che questo esattamente quello che penso dacch abbiamo iniziato a lamentare una certa abitudine di molti nuovi arrivati in Italia a non rispettare le regole. A partire dalle cose piccole. In altri paesi la propensione a sfidare le leggi minore e certe scene sono impensabili. Per il semplice fatto che sono impensabili per tutti. Cos ha parlato l'inviata dalla Turchia, un paese che abbiamo molti problemi ad accettare in Europa, per problemi che, lo ammetto, non sono bazzecole. Ma, come dice giustamente Michele Serra, la Polonia ci pone forse problemi minori, con i gemelli Kaczynski e la loro idea di Europa? Meglio la Turchia o la Polonia? Il fatto che -salve alcune rare decisioni radicali- ogni cosa va fatta gradualmente. Anche l'allargamento dell'Unione Europea avrebbe meritato qualche prudenza in pi. E questa la convinzione che mi guida nella mia attivit di governo. A correre troppo, anche a fare subito quel che ci piace di pi, ci sono sempre le controindicazioni. Che a volte sono temibili. Il mondo purtroppo, quando lo vogliamo cambiare, ce lo troviamo fatto in un certo modo. A proposito di mondo da cambiare: gioved il progetto Ethicamente sfider le abitudini e le incrostazioni della vita universitaria. Con l'associazione dei dottori e dottorandi di ricerca si parler al ministero (presente il ministro) dell'etica della carriera in universit. Non verranno subito fuori delle ricette. Almeno credo. Ma importante che il problema venga posto ufficialmente l, al ministero. Se no che etica delle professioni, che etica pubblica, si potr insegnare dalle cattedre universitarie?(P.S. Auguri piccolo grande Charles! Oggi il giorno che il mondo conobbe per la prima volta un suo futuro cittadino...Aveva i capelli colore dell'oro e due braccine forti da sollevarsi per aria gi a due giorni...) Nando dalla Chiesa Romagna mia. Confessione d'amore http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=635 Dal vostro inviato di guerra. Sono comodamente seduto nella hall dell'hotel Milano (***) di Bellaria, sulla mitica riviera romagnola. Mentre scrivo, dall'altra parte del lungomare un istruttore sta facendo fare ginnastica sul bagnasciuga a un centinaio di pensionate, con il rinforzo di qualche siluettata trentenne a eterno incubo di cellulite. Confessione: amo la Romagna. Non solo perch terra sanguigna e dalle forti passioni (in ogni senso), non solo perch si sa divertire, o perch la terra di Fellini, o perch vota a sinistra. Ma anche per due ragioni la cui fondamentale importanza potrebbe forse sfuggire a qualche blogghista. La prima che qui la frutta un dovere, un must direbbe qualche mio amico ubriaco di inglesismi. Arrivi in albergo e trovi piatti di frutta ad aspettarti. Finisci l'intervista in pubblico e ti portano la birra con la frutta. Frutta vera, meravigliosa, ammaccata e buonissima. Ora capisco tutto il senso che poteva avere ai tempi della mia infanzia quella terribile minaccia di mandarmi a letto senza frutta. Ora (ri)capisco perch la mattina della Befana ti potevi trovare nella calza due arance siciliane, come beni preziosi. La frutta come felicit, benedizione. Non ne posso pi di andare ai ristoranti, chiedere la frutta e sentirmi rispondere che non ce n', se vuole c' dell'ananas. L'ananas? Ma che mi sta dicendo, ma lo fanno in Sicilia, in Liguria, in Veneto, in Romagna, grulli che non siete altro? E la gente ormai mangia senza frutta? No, amici, qui il fatto che siano capaci di spararti 5 euro (una volta a Roma 8!!!) per un piatto di frutta, non la vera spiegazione. Il fatto vero che quando si perdono le radici alla fine si perde anche la frutta e resta la papaya (grande, questa mi venuta davvero bene!).La seconda ragione per la quale amo la Romagna che qui non hanno ancora compiuto l'operazione sterminio sui nomi delle persone; operazione indispensabile -come noto- per il pieno trionfo della civilt televisiva. Dove per un popolo intero esistono cento-duecento nomi e basta. Con Simona, Daniela, Luca, Roberto e Samanta in pole position. Io amo la Romagna perch il signore che venuto ieri a prendermi a Bologna alla stazione dei pullman (in arrivo da Milano, con due ore di ritardo...) si chiamava Vinicio, Vinicio Chiari per la precisione, con fratello Walter (Walter Chiari, dunque). Perch quando ha cercato la moglie con il telefonino l'ha chiamata Elide (accento sulla E). Perch quando lo ha cercato l'assessore alla cultura, lui le ha detto Ciao Alga . E infine perch chi mi ha lasciato nelle mani dell'albergatore gli ha detto Ciao Eros . Fantastico. Io trovo fantastica una regione dove la gente ha ancora migliaia di nomi, tratti da centinaia e centinaia di storie locali ed esotiche, di leggende, di opere liriche. Qui la civilt parola dotata di senso. E in fondo d un senso anche a quella massa umana in costume che giace al sole o si dimena in acqua dall'altra parte della strada. Come diceva Newton, non tutte le masse sono uguali. Il governo, dite? Be', per ora mi rilasso. Nando dalla Chiesa Buone nuove dall'Antimafia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=634 Buone notizie dal fronte dellantimafia. Finalmente, direte voi. E avete ragione. Anche se troppo spesso le buone notizie che siamo in grado di offrire non vengono viste perch seppellite dalle gaffes di governo, dalle intercettazioni, e -ammettiamolo- da un po di compiacimento masochistico (sono dei buoni a nulla, sono uguali agli altri). La buona, e per me straordinaria, notizia che esiste un alto commissario per la gestione dei beni confiscati alla mafia. Per anni Libera e tanti esponenti politici e magistrati e giornalisti si sono battuti perch quei beni non venissero burocraticamente (e inefficientemente) gestiti dal Demanio. E spesso il governo stato sollecitato a compiere il passo decisivo; quello che avrebbe ridato slancio a una delle misure pi importanti prodotte dalla lotta contro la mafia, la confisca e luso sociale dei patrimoni mafiosi, appunto. Bene, il passo ora stato fatto. Non stata costituita lAgenzia ad hoc, perch questo avrebbe comportato una normativa di sistema assai lunga e avrebbe fatto perdere altro tempo. Ma si nominato un (alto) commissario. Il quale si chiama Antonio Maruccia, un magistrato di grande esperienza, docente fra laltro di legislazione antimafia alluniversit di Lecce e preziosissimo consulente della Commissione Antimafia. Se posso dire con franchezza, e senza nulla togliere ad altri possibili e ottimi candidati, mi sembra la persona giusta al posto giusto. Consapevole, preparato e anche sensibile al significato umano della storia della lotta alla mafia. Insomma, una lunga campagna di opinione stata coronata dal successo. Un successo che va riconosciuto al governo e a chi ha lavorato a questa piccola rivoluzione (non dimentichiamo che cosa fece il centrodestra per svuotare questa conquista e alle pressioni dei clan per neutralizzarla). Ora c solo da darci dentro. Contro le intimidazioni ambientali e le trafile burocratiche.Come ministero delluniversit mi sono subito prenotato. Mi piacerebbe tanto che uno dei beni confiscati diventasse un bel pensionato studentesco intitolato a una delle vittime della mafia. E siccome queste notizie non girano, fatela girare anche voi, per favore. Nando dalla Chiesa Diaz, le false verit. La domenica io vidi questo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=632 Genova, dunque. Genova e la Diaz. Sui fatti non ci torno. Chi legge il blog sapr gi tutto. Mi fa piacere (si fa per dire) che il vicequestore Fournier abbia parlato di macelleria messicana. Allora a me venne spontaneo il paragone con Garage Olimpo. Mi ha sconcertato per lintervista fatta dal questore Canterini a Repubblica. Sembra, a sentir lui, che l quella notte nessuno abbia avuto il comando interno delle operazioni. Che vuol dire che cera una macedonia di polizia? Ognuno entrava e il primo che voleva picchiare picchiava, come se fossero eserciti diversi che saccheggiavano un unico paese? E poi questa storia che dalle finestre venne tirato gi di tutto sulla polizia una balla colossale, che fa il paio con le molotov inventate ad arte. Io ero appena stato eletto nel collegio di Genova. Perci la domenica pomeriggio andai in citt. Una citt deserta, irreale. Andai a visitare la famiglia Giuliani, poi passai dal comando dei carabinieri per sapere la loro versione sui due giorni di follia, poi venni accompagnato da un giovane avvocato della Margherita alla Diaz. Una delle scene pi raccapriccianti che abbia mai visto in vita mia. Cera sangue (e capelli e qualche dente) dappertutto. Sangue sui muri rasoterra, perch non c dubbio che li avessero pestati nel sonno. Non rifaccio la descrizione di quel che vidi, ne parlai subito sullUnit venendo rimproverato da amici funzionari della polizia che non ci credevano, che dicevano non possibile. So che pensai una cosa: se hanno fatto queste cose davanti a tutta la stampa del mondo, stanotte vengono qui e fanno sparire tutte le prove. Daccordo con lassessore provinciale allistruzione Eugenio Massolo, sconvolto quanto me, facemmo sigillare gli ingressi dai vigili urbani. Siccome gi girava la storia che gli occupanti avevano tirato gi di tutto, perlustrai il cortile che dava sul portone. Non cera un segno, dico un segno, di lanci, di vetri, di buchi, pezzi di legno: nulla.Ecco, io vorrei ancora sapere chi guid quellassalto bestiale e chi diede lindicazione di pestare alla cieca. Paura che avessero armi? Non si fa cos, le procedure e i movimenti da eseguire sono ben altri. E perch pestare con quella violenza chi gi nelle tue mani? E perch continuare in quel modo a Bolzaneto? E stata una delle pagine pi indegne della storia repubblicana. Non so se una commissione dinchiesta parlamentare potrebbe riuscire a fare verit piena. Io sono convinto che per correttezza costituzionale le commissioni dinchiesta debbano chiederle le opposizioni. In effetti sono soprattutto uno strumento per esercitare un controllo parlamentare sullesecutivo. Le maggioranze hanno gi il governo per far luce direttamente sui fatti. Perper qui tutto accadde sotto una maggioranza diversa. La quale allora la commissione dinchiesta non volle farla, dicendo che non ci si poteva sovrapporre allinchiesta della magistratura. Principio che ovviamente non valse niente quando decisero di fare la Telekom Serbia. Tutto avvenne sotto una maggioranza che copr fatti enormi, che fecero il giro del mondo. Per questo, moralmente, sto con chi la chiede, questa commissione. Nando dalla Chiesa Intercettazioni. Il fascino del quartierino http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=631 MahCi sar, probabilmente c, lassalto mediatico ai Ds, il gusto mai sopito di incastrare DAlema. Ci sar un po di cattiveria, di voglia sciacallesca di razzolare nei rifiuti. Per, a parte ogni disputa sulla legittimit della pubblicazione degli atti giudiziari relativi ai politici nella famigerata vicenda Bpl-Bnl-Unipol, a parte questo, dicevo, qualche riflessione va pur fatta. Una riflessione vera. Perch le intercettazioni parlano; e non di fatti privati, dei quali non me ne potrebbe importare di meno. Ma di fatti politici. Per dirla tutta: a me che uno come Stefano Ricucci abbia trovato appoggio, come si legge, sia da destra sia da sinistra, che sia stato sdoganato da Fassino, che inviti Latorre alla sua festa dove ci saranno tutti (tutti chi? chi fissa i confini del mondo che conta?), mi mette a disagio. Una cosa emerge infatti con assoluta certezza. Qui qualsiasi immobiliarista arricchitosi chiss come in una manciata danni pu mettersi a fare le strategie del paese fianco a fianco con chi rappresenta milioni di cittadini che, con tutte le loro possibili debolezze morali, coltivano comunque lidea di un mondo pi giusto e pi pulito. Ricucci come il filo, come luomo nuovo, che tiene insieme destra e sinistra in ItaliaOh, dico, ma ci rendiamo conto? Senza contare Fiorani che ammonisce il gruppo di amici (i furbetti del quartierino) a essere grati alla sinistra. E poi quel fatto -oggi chiuso nel dimenticatoio a doppia mandata- che tutta la vicenda avesse tra le sue poste anche il controllo del Corriere: ecco, c da chiedersi, ma che prezzi si disposti a pagare per avere pi potere nelle banche e pi potere nella stampa?Dunque non mi indigna il facci sognare, che pu anche essere scherzoso e autoironico. Non mi indigna Fassino che si informa con Consorte, come comprensibile che faccia un segretario di partito che si sente vicino al mondo cooperativo. Sono le scelte che traspaiono, le frequentazioni, le spregiudicatezze o i dilettantismi devastanti, a farmi chiedere quanto ci metteremo a diventare forza di governo vera. A farmi chiedere perch agli occhi dellopinione pubblica dobbiamo pagare, contemporaneamente (pensa te il capolavoro..), il prezzo del radicalismo ideologico alternativo e il prezzo del pascolare sugli stessi paludosi terreni dellavversario. Troppo diversi e troppo uguali insieme. Questo vien da pensare. Al di l della privacy, degli avvocati che girano gli atti clandestinamente e delle litanie contro la spazzatura. Nando dalla Chiesa Anziani on-line. Il rebus democratico http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=627 Si chiama Carta regionale dei servizi. L'ha realizzata la Sanit lombarda. E ci si possono attaccare i comuni per informatizzare le loro pratiche. Grandi cose bollono in pentola. Ne ho discusso ieri a Pavia in un convegno che mi ha messo l'argento vivo addosso per le promesse che ne ho tratto per tutti noi (in quanto cittadini); ma che mi ha instillato pure qualche amaro dubbio. Che ora vorrei comunicare pi estesamente di quanto abbia potuto davanti a un pubblico di cento persone. La Carta mi sembrata una gran cosa. Non so dare valutazioni tecniche. Ma certo sbrigare le proprie pratiche senza perdite di tempo, senza tormentoni sugli orari di apertura degli uffici, senza incertezze sulle competenze, e trovarsi in mano a casa propria, via stampante, un documento valido una conquista semplicemente stupenda. Si annuncia addirittura per il 2010 un centro unico di prenotazione per tutte le strutture sanitarie lombarde. Ognuno, questo l'annuncio, potr andare dove vuole, scegliere dove essere ricoverato o visitato. Il comune di Pavia ha deciso di andare a ruota sulla rete per offrire allo stesso modo i suoi servizi. Carte d'identit, stati di famiglia, documenti da ottenere e documenti da modificare, con la garanzia della firma elettronica che suggella ogni domanda e ogni dichiarazione. Bellissimo. Il nuovo welfare di cui abbiamo discusso anche gioved scorso al Cnr (per mio conto parlando del welfare studentesco a cui stiamo lavorando), fatto di queste cose. Qualit, informazioni, risorse di tempo in pi, al posto di tanti impiegati e tanti sportelli. O, per usare lo slogan di Pavia, meno file pi files . Ora per passo ai dubbi, ossia alle perplessit sugli effetti. Questo sistema viene (di nuovo elogi) concepito per affrontare la domanda di salute della popolazione lombarda. Ebbene, tale domanda arriva soprattutto dalle persone anziane. Le quali, in genere, non hanno un computer. E tanto meno una stampante. E anche se li avessero non li saprebbero usare. Il grande pubblico di queste tecnologie, cio, incompatibile con le tecnologie medesime, specie quelle zeppe, strazeppe di prestazioni potenziali che sono state illustrate al convegno. Lo stesso responsabile informatico del Comune di Pavia nel fare la sua dimostrazione ha dovuto fermarsi di fronte ai capricci elettronici e solo dopo un quarto d'ora riuscito ad averne ragione. Applauso finale per la sua bravura. Ma se fosse stato un anziano, per esempio uno dei novantamila ultrasettantacinquenni che vivono soli a Milano, messosi volonterosamente a un improbabile computer, che cosa avrebbe fatto? Il rischio che questo mutamento dell'idea di Welfare anzich dare pi pari opportunit ( io anziano non posso uscire di casa troppo spesso, mi faccio i documenti da casa), aumenti le diseguaglianze tra chi ha risorse, anche culturali, e chi non le ha. Rimedi? Primo: non rinunciare mai all'interlocutore personale per l'utente (Telecom e numeri vari pussa via). Secondo: una grande campagna contro l'analfabetismo informatico, che oggi amputa i diritti dei pi deboli quasi come l'analfabetismo del dopoguerra. Questa mi sembrerebbe una grande campagna degna di un governo progressista.E detto ci vado a sentirmi Dacia Maraini al festival di Salsomaggiore. Veniteci anche voi. Organizzatrici: Emilia (consorte), Velia Mantegazza, Lucia Vasini e l'associazione Incontriamoci a Salsomaggiore . Ospiti quasi tutte donne per l'anno (appunto) delle pari opportunit. Il posto delizioso e dura fino a domenica. Buona fine di week end! Nando dalla Chiesa Politica. Buone news per il Pidd http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=623 Be, dopo il magone del post precedente voglio tirarvi un po su. E dirvi che ieri pomeriggio sono stato al teatro Quirino a Roma. Quivi (quivi) si erano dati convegno -un po semiclandestinamente- alcune centinaia di futuri democratici, nel senso di potenziali militanti del Partito democratico che verr. Cerano in platea Prodi e Veltroni. E sul palco, in mezzo a una quindicina di sconosciuti cittadini di buona volont, i tre ministri Parisi, Melandri e Santagata. Che rispondevano alle domande a raffica dei presenti, tenuti a bada da un eroico Patrizio Roversi. Devo affermare ufficialmente una cosa: stata la prima, ma proprio la prima volta che ho respirato aria di partito democratico; del partito democratico che voglio io, intendo dire. E ne ho viste, di volte, in questo anno. Ne ho viste di gallerie di personaggi senza una cicatrice in faccia (ossia senza una battaglia alle spalle) spiegare come sar bello il nuovo partito, che naturalmente non deve essere un nuovo partito ma un partito nuovo. Ne ho sentiti e visti di personaggi senza qualit spiegare, alzando debitamente la voce, che sar una cosa entusiasmante, un progetto affascinante. E ne ho piene le tasche, del suono delle monete false.Ieri stato bello. Ero diffidente ma stato bello. Primo perch non c stata la galleria degli aspiranti uomini da organigramma, otto minuti a testa, interventi programmati con il manuale Cencelli alla mano. Poi perch almeno la met del tempo stata dedicata a far fare le domande dal pubblico presente. E infine per quel che ho sentito dalle persone che hanno pi responsabilit. Da Veltroni, venuto ad aprire e salutare nella sua veste di sindaco, ma in realt ben compreso del valore politico del pomeriggio. Di Arturo Parisi che nel cuor mi sta, che ha detto una verit profonda: di parole non ce ne sono pi, le abbiamo consumate tutte, ora bisogna onorarle (detto da un sardo ha ancora pi senso); i partiti invece di annunciare la democrazia futura la devono praticare, mostrando nella loro vita interna che tipo di societ hanno in mente. Romanino invece ha lanciato definitivamente, come gi Parisi, lidea che il 14 di ottobre si voti lassemblea costituente del partito su liste per progetto, basta con i listoni-minestrone, e che nessuno abbia il posto garantito. Quanto ai giovani , basta che non siano i delfini designati dai vecchi, senza avere conquistato alcun merito sul campo. Musica, musica.Non se ne pu pi di non votare mai. Dico di pi: secondo me bisognerebbe votare le persone dentro le liste su un unico collegio nazionale, cos nellassemblea ci vanno quelli che rappresentano di pi il paese nel suo insieme, se no torniamo ai collegi sicuri. E in ogni caso questo fatto che un po di Ds e un po di Margheriti e un po di associazionisti o cittadini singoli si siano trovati intorno alla stessa idea di partito mi conforta, anzi mi piace da morire. Quando sentivo parlare di chi sar il candidato di questo o quel partito, tremavo. Ecco, ora s che la palla al centro. Ora s mi sembra di potere iniziare a giocare la partita che volevo giocare. E avr un po pi voglia di fronteggiare pure le gratuite difficolt del governare... Nando dalla Chiesa Politica e governo. Magone a denti stretti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=622 Anzitutto chiedo scusa per il lungo silenzio. E affondata una periferica del portatile. E ora ecco quello che avevo cercato di scrivere laltro ieri.Chiede qualche blogghista che cosa si prova a stare in un governo che attraversa queste intemperie. E si capisce che vorrebbe dire in un governo che cammina come un acrobata su una corda. Premesso che ci sono anche i bravi acrobati, quelli che da una corda non cadrebbero mai gi, aggiungo che io lacrobata non vorrei farlo. Che cerco di fare il possibile per dare al paese (piccole) cose buone sperando che intorno abbiamo tutti lo stesso obiettivo. Certe volte mi metto alla scrivania immaginando che tutto proceda per il meglio, per avere la certezza di non buttare via tempo. Faccio come se. Io lo so che occorre il rigore, che il governo di B. ci ha lasciato in una situazione di pre-bancarotta, che solo a guardarci dentro - dentro le cifre, dentro i comportamenti, voglio dire - viene un senso di vertigine. E mi conto le cose da fare, le buone idee (vi raccomando questa: prendete uno studente in casa, rivolto agli anziani; un bellabbraccio tra generazioni: affitti simbolici contro sicurezza in casa, un po di calore umano e qualche servizio). Poi vedo le dichiarazioni di guerra, gli organigrammi che si riformano ogni settimana, a ridosso di qualunque idea politica, perch non si pu pi parlare di nulla, non si pu pi tracciare unalleanza sulle cose senza che ci si disegnino su organigrammi. Siamo a unimplosione da narcisismo; se non si cambia saremo le vittime sacrificali del regime mediatico, che i nostri avversari hanno creato per distruggerci, senza saperlo. Siamo a unentropia folle, dove i ministeri ci mettono del loro, tra vanit e ricerche di onnipotenza interne, per impedire che si facciano bene e presto anche le cose che non costerebbero niente, che richiedono solo buon senso e onesta dedizione alla cosa pubblica, n risorse che non ci sono n colpi di genio (che ogni tanto potrebbero esserci). Mi sento in un consesso, quello politico-partitico, dove manca il senso della realt e si presume di avere scoperto lelisir dellimpunit e delleternit mentre invece si va a fondo. Pareto. Gi, ricordate Vilfredo Pareto, conservatore reazionario dal lucido pensiero? La storia un cimitero di aristocrazie, diceva: morte tutte della loro presunzione e della loro indisponibilit a fare circolare al proprio interno sangue nuovo. Vedo vecchi vecchi e giovani ugualmente vecchi. Come diceva una celebre vignetta di Cuore a proposito di Martelli, limportante essere vecchi dentro.Cos mi sento, cari amici blogghisti. Cos sto vivendo la festa della Repubblica e cos ho vissuto stasera il ricevimento al Quirinale e il bellissimo, struggente tramonto che ho visto dalle terrazze del Colle. Proviamo ancora, per. Facciamo come se. In fondo si possono ancora fare molte cose buone. Nonostante tutto Nando dalla Chiesa Dilemmi mantovani. I muri e i sorrisi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=621 A proposito di Mantova, e delle giornate dedicate ai muri: vi consegno il dilemma che abbiamo proposto al pubblico la notte tra sabato e domenica. Nasce da un monologo (ci eravamo assunti il compito di farne uno a testa Lidia Ravera e io). Un monologo sui muri tra le persone. Leggetelo e poi passiamo al dilemma. Io le persone che non sanno pensare ai fatti loro non le sopporto. Non sopporto chi crede di dovermi dire che cosa giusto e che cosa ingiusto. Non sopporto i vecchi che pensano e parlano solo di quando erano giovani loro, che allora la vita era pi semplice. Non sopporto i giovani che si baciano in tram per esibire i loro sentimenti, ammesso naturalmente che siano sentimenti. Non sopporto chi ti invita alle cene di beneficenza per questa o quella causa, che poi chiss a chi vanno i soldi. Non tollero quelli che al semaforo non ripartono subito quando scatta il verde, come se tutti dovessero adattarsi ai loro tempi da sfaccendati. Non mi piacciono quelli che ti raccontano i loro guai d'amore, come se tu dovessi fare il loro assistente sociale. Non sopporto quelli che ti rovesciano addosso la loro disperazione per il figlio che si droga, in fondo ognuno responsabile delle sue fortune. Mi vengono i nervi quando vedo in televisione i familiari delle vittime del terrorismo o della mafia, che sembrano gli unici che hanno subito una disgrazia nella vita. Mi arrabbio quando ai matrimoni vedo quelle orribili scene provinciali del riso lanciato sulla sposa, mi irrita quella felicit di cartone, lo sanno tutti che nel giro di dieci anni ogni matrimonio diventa una grigia convivenza. Non sopporto le coppie che amoreggiano sulla spiaggia, sarebbe molto pi decoroso se se ne andassero in un motel. Non mi piacciono i ragazzi che leggono i romanzi e vanno al cinema, dovrebbero pensare di pi a studiare, a sapere le materie che servono davvero. Non sopporto le nigeriane quando prendo il treno da Torino e si mettono pure a ridere tra loro e mangiano come se fossero a casa loro.Non sopporto i musulmani che pregano chini per terra. Lo facciano pure al loro paese, qui abbiamo altre usanze, per fortuna.Non tollero le signore che alla stazione ti chiedono di aiutarle con la valigia; se non possono portarla pesante, ci mettano meno roba e meno vestiti, vanitose che non sono altro. E poi non sopporto i parenti che vanno a trovare i malati in ospedale. Quello un posto di ordine e di silenzio, mica di chiasso e di risate. Non sopporto chi prende al volo l'ascensore quando vede che c' gi dentro in santa pace qualcun altro, che magari non lo conosce nemmeno. Non sopporto gli uomini, in fondo, perch ti tradiscono sempre; molto meglio gli animali, che gli manca solo la parola.Non sopporto le usanze di mescolarsi, di parlarsi a caso, di salutarsi solo per abitudine. E nemmeno quelle di gioire per futili cose, come bambini poco intelligenti, o di fare fioretti, come contadini superstiziosi. No, non equivocate. Io rispetto tutti. Lo so che gli uomini sono tutti uguali; ognuno libero di fare, di dire, di ragionare come meglio crede. Ma anch'io sono libero di approvare e disapprovare, di condividere e di rifiutare. E non colpa mia se disapprovo e rifiuto tutto ci che vanit, stupidit, tradizione, superficialit, piccolezza di mente o debolezza d'animo. Non siamo nati per fare gli assistenti sociali. Quello un mestiere. E va fatto con professionalit, mica per buonismo, che poi c' sempre dietro una ricerca di gratificazione morale, e quindi - alla fine - sempre un moto di egoismo. E poi, scusate, perch mai dovrei essere generoso, aperto, comprensivo verso gli altri? Forse che qualcuno, a me, mi fa mai un sorriso? E ora ecco il dilemma: nessuno fa un sorriso a questo signore perch cos, o questo signore cos perch nessuno gli fa un sorriso? (il pubblico di Mantova si schierato a larga maggioranza per la prima ipotesi. Rifletterci...) Nando dalla Chiesa Mantova. Il bello dei garabombi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=620 Mantova finita, viva Mantova. Grande musica, tanto pubblico sparso per la citt, con punte medie mai raggiunte nelle edizioni precedenti, pioggia respinta con perdite nellultimo giorno e mezzo. Non riuscita a fermarci. E saltato solo un concerto dei tanti previsti, e la notte bianca il grande Cisco (ex Modena City Ramblers, per chi non lo sapesse) proprio sotto la pioggia ha scatenato i suoi giovani fan verso le tre con la forza del vero trascinatore. Grande prestazione dei giovani e giovanissimi dei conservatori, autentica rivelazione di questa edizione. Viviana Lasaracina, pianista tra le migliori al mondo delle nuove generazioni, ha incantato la piazza per mezzora. Ma anche gli altri (per ora) meno affermati hanno dimostrato che cosa di straordinario si possa tirare fuori da queste istituzioni. Mantova sempre unesperienza umana indimenticabile. Si fa una fatica improba a tenerne insieme le fila durante le cinque giornate, si perdono un sacco di concerti e incontri (anche perch molte cose avvengono in contemporanea), ma c una sensazione di musica e di amicizia tuttintorno che crea un clima particolare e irripetibile. Purtroppo meno amicizia c stata questanno da parte del Comune, e questo francamente non lo capisco. Si finanzia una cosa che altrove, senza temi civili e senza amicizie a fare da spina dorsale, costerebbe il triplo. Si finanzia un evento che ti porta in televisione come nessun altro e poi lo si mette nel girone dei garabombi (ricordate Garabombo, il protagonista invisibile del romanzo di Manuel Scorza? Gi, gli invisibili non si salutano, con gli invisibili non si parla). Boh, per fortuna la gente si divertita. E tanto. Passando da Puccini (piazza piena nonostante Milan-Liverpool!!) allimitatore di Celentano, da Cisco a Dante (lettura di Pamela Villoresi), dalla Bandabard allarpa in chiesa. Ed bello incontrarci persone che arrivano da tutta Italia, dalla Sicilia o da Roma (ricordo quattro o cinque simpaticissime ragazze piccole che si sono fatto la notte bianca sotto la pioggia) o da Genova. S, qualche muro crollato. O almeno si incrinato. Continueremo in questopera meritoria. A Mantova o altrove. Buona musica a chi sa amarla. Nando dalla Chiesa L'angioletto ne(g)ro http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=619 Scusate tutti se vado di corsa, ma sono nel pieno delle magiche atmosfere mantovane, di cui vi racconter domani; devo davvero attendere a un po' di incombenze urgenti (ma che cose fantastiche che si sentono e si vedono!). E scusate tutti, pure, se non vi parlo ora del comitato che far da ostetrica al Partito democratico. Anche per quello ci sar modo e tempo, pur se intanto mi lascio scappare che ben curiosa una politica che si fabbrichi o si inventi una sua societ civile per mostrarsi aperta. E infine, ultima richiesta di benevolenza, scusate tutti se dopo un post di auguri vi rifilo un altro post di auguri. Ma credo che mi capirete. Oggi compie una settimana un angioletto nero, il mio primo (chiss...) nipotino di colore. E' il figlio di Alberto, a sua volta figlio minore di mia sorella Simona. Il quale per non essere troppo ubbidiente ai proverbi (moglie e buoi ecc), si sposato con una splendida ragazza cubana di nome Jani. E giusto una settimana fa ha avuto Julio Carlos, che sa molto, come nome, di terzino di fascia (Roberto Carlos, Carlos Alberto, ecc.), e che invece non fa che sommare sul suo corpicino i nomi dei due nonni, Julio, il cubano, e Carlo, il catanzarese.L'esperienza di un nipotino di colore mi riempie di curiosit, di affetto, di emozione. E friggo dalla voglia di pizzicarlo e fargli i dispetti, come faccio con tutti i bimbi dagli zero giorni in su. Ce lo aspettavamo di colore caffelatte e invece spuntato nero, del colore del caff salernitano, o almeno cos pare da foto e testimonianze attendibili. Ora bisogna sapere che quando mio nipote Alberto era piccolo facevo con lui al mare un gioco (un innocente dispetto): lo bloccavo ogni mattino presto mentre stava uscendo e gli chiedevo l'hai preso il caff? . Lui mi rispondeva di s, giusto perch lo lasciassi in pace e potesse correre a giocare con i suoi amichetti. Allora io lo fermavo ancora e gli dicevo: fammi sentire il fiatino. Lui lo tirava fuori e io lo rimproveravo: ma non sai di caff, allora non hai preso il caff. E il tormentone si ripeteva tutte le sante mattine dell'estate (lo so, lo so, esageravo con la piccola vittima). Sicch ora gli ho scritto che evidentemente a furia di prendere il caff da piccolo ne ha trasmesso il colore al figlio, e che questa potrebbe essere una scoperta scientifica sconvolgente (chi da piccolo prende molta aranciata fa il figlio con la pelle arancio, chi prende molto latte lo fa albino, ecc). Per, siccome sono a Mantova, dove tutto viene visto in chiave musicale, ho pensato in particolare a un'altra cosa. Mi tornata in mente un motivo di tanto tempo fa, che cantava con accento singolare don Marino Barreto jr, quello che rifaceva anche Arrivederci di Umberto Bindi. Era la canzone dell' angioletto negro . S, c'era la g prima della r ; e tuttavia sembrava una canzone molto progressista, e a me bambino commuoveva. Perch teorizzava, in tempi di discriminazioni feroci, l'esistenza degli angioletti negri accanto a quelli bianchi. Era una bella canzone, che vent'anni dopo riprese Fausto Leali, non per nulla chiamato il nero bianco . Incominciava con questi versi: Pittore, ti voglio parlare/ mentre dipingi un altare . Ecco, da Mantova mi viene questo augurio da fare al nostro futuro terzino di fascia (che il padre, avendo il patentino di procuratore calcistico, sapr come piazzare..): buona settimana di vita, angioletto nero. A proposito: l'hai preso il caff? Nando dalla Chiesa Giovanni Falcone, 23 maggio, ore 17.50 http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=617 23 maggio, ore 17.50 mentre scrivo. E scrivo ora (lo spiego a chi forse non pu per storia propria capirlo) perch in questi minuti quindici anni fa veniva ucciso Giovanni Falcone. Con la sua moglie e compagna Francesca Morvillo. Con i suoi giovani angeli custodi Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro. Scrivo ora perch non ne posso pi di questa abitudine di celebrare gli anniversari prima che arrivino, si tratti del rapimento Moro, dellinvasione di Praga o della strage di Capaci. Un giorno prima, due giorni prima, tre giorni prima, in una gara demenziale tra giornali a chi arriva prima dellaltro a fare una bella paginata di ricordi e di analisi e di ricostruzioni e di interviste. Ne ho discusso animatamente ieri sera con alcuni amici, proprio partendo dalla vicenda Falcone. Il 23 maggio celebrato il 22 o il 21 o il 20. Spostare la data dellanniversario, cambiarla nella vera memoria collettiva in omaggio alle leggi mediatiche. Qui si mostra la nostra vulnerabilit. Se potessero o fosse utile per la concorrenza, sposterebbero il Natale al 23 dicembre e farebbero anche la messa di mezzanotte lantivigilia o pure prima. Un po come in quella scena di Fantozzi in cui i membri dellorchestra che animano la festa di Capodanno, per andare a guadagnare a unaltra festa, spostano le lancette dellorologio del salone da ballo unora avanti. E quelli che ballano non se ne accorgono, dondolandosi felici nel tempo manipolato dai musicanti furbacchioni.Scrivo ora perch ancora mi vengono i brividi a ripensare a come arriv la notizia al Salone del Libro di Torino in quel sabato pomeriggio. Hanno ucciso unalta personalit dello Stato in un attentato, dissero. Avevo presentato per la prima volta in quel pomeriggio Il giudice ragazzino, un libro pensato anche dietro la spinta inconsapevole di Falcone: lui aveva scritto infatti con amarezza sulla Stampa che di Rosario Livatino da l a un anno non si sarebbe ricordato nessuno. E proprio mentre si presentava il libro che invece avrebbe aiutato a ricordarlo, toccava a luiPrima di tornare a Milano seppi che quellalta personalit dello Stato era Falcone. Ma che era solo ferito. Quando giunsi a casa, Emilia mi disse che era morto. Ma che Francesca era ancora viva. Mor anche lei, come quei tre poveri e coraggiosi ragazzi che lo volevano proteggerlo. Non dormii e il giorno dopo, alla prima comunione di mia figlia, una suora mi rimprover perch arrivai in chiesa in ritardo. Un po di rispetto, mi disse. Ancora mi complimento con me stesso per non avere reagito, soprattutto vedendo quel profluvio pagano di macchine fotografiche e di cineprese. Quando tornai a Roma sostenni subito che centrava qualcosa la vicenda, che si trascinava da settimane, dellelezione del nuovo presidente della Repubblica. Che quella strage non poteva esserle estranea. Si dimostr che cos era. Il resto non lo racconto perch lho fatto molte volte. Vi invito solo a non dimenticare la frase che Falcone mi disse testualmente quando gli telefonai dopo lagguato fallito dellAddaura. Degli uomini delle istituzioni, non dei mafiosi, disse queste tre parole: Mi stanno seviziando. A futura memoria. Nando dalla Chiesa Onomastici. Santa Rita http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=614 Ci credono, e se ne ricordano, solo i meridionali. I settentrionali infatti, in genere, affettano di non saperne niente e di esser loro totalmente indifferenti. Parlo degli onomastici. Feste dei nomi: che evocano radici, appartenenze, fioretti o tragedie familiari, dinastie e letture romantiche (una volta). Oggi Santa Rita. E quindi devo fare un po di auguri sparsi, certo di dimenticare qualche amica e gi da ora disposto a cospargermi il capo di cenere per la mancanza. Auguri a Rita Musa, giornalista, gi mia allieva combattiva (lei e altri poi diventati amici mi sequestrarono un giorno di esami nel mio secondo anno di assistentato a Scienze politiche. Motivo: volevano il 30 per tutti i frequentanti del seminario perch ci sono anche i timidi, che allorale non rendono. Alla faccia della timidezza). Auguri ad Anna Rita, consorte di Lillo amministratore sapiente di Melampo e a sua volta mia allieva e poi baby sitter dei miei figli. Auguri a Rita fisioterapista, patita dellanti-ginnastica che secondo lei fa bene. Auguri a Rita Funes, editrice di Sassoscritto, casa di destra per bene. Auguri a Maria Rita, biologa di fama, pi di duecento pubblicazioni scientifiche internazionali ma che non diventata ordinario. Auguri a (Marghe)Rita, amica di pensionato Bocconi, se il suo onomastico. Auguri a Rita Borsellino, lo sguardo dolce dellantimafia. E auguri soprattutto a Rita mia sorella (e se no, perch ho scritto il post?), che si sta battendo come una leonessa perch la fiction sul generale dalla Chiesa non sia troppo fiction e rispetti per quanto possibile il senso di una storia che non fu banale. E proprio perch non fu banale le venne imposto il nome di Rita. Un fioretto che fece mia madre a Santa Rita da Cascia. Per vedere mio padre tornare vivo dalla guerra prima e dalla Resistenza dopo. Alla fine si sposarono. Auguri, sorellaccia! Nando dalla Chiesa Consulenti a Milano. Strategia della pensione http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=613 Bene, leggo che la Moratti spende di consulenti e di nuovi alti dirigenti per il Comune di Milano una cifra dellordine di 45 milioni di euro. Fatti i conti sono lequivalente di 4.500 pensioni (importo lordo) allanno, e non delle pi basse. Uno stuolo di pensionati in una citt sola. Spesso, quando si sente parlare del livello di certi stipendi (compreso, ma non solo, quello dei parlamentari), si dice che anche ad abbassarli non si risolverebbe alcun problema concreto, visto il numero esiguo dei beneficiati in rapporto alla popolazione. Ma questo calcolo che mi venuto istintivo di fare smentisce quel luogo comune. Sicch varrebbe davvero la pena di fare un po di conti ad ampio raggio partendo dalle grandi aziende pubbliche e dalla Rai. Tenendo conto, naturalmente, che spesso si tratta -come a Milano- di consulenti e di persone che si aggiungono a strutture gi numerose senza passare per alcun concorso. Chi ha un po di tempo e di dati, ci provi. Essere giornalisti non necessario, ma aiuta. Nando dalla Chiesa Artisti e amici. Sulle rive dell'Adda http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=611 Massimo De Vita ha fatto cinquant'anni di teatro. Sono andato a trovarlo sabato sera al Teatro Officina nella periferia milanese, mentre festeggiava la ricorrenza con uno spettacolo intenso e falsamente assurdo (i famosi falsi magri di Obelix...). Lo affiancavano un giovane, mio ex allievo di Scienze politiche che dopo la laurea prese la strada del teatro, e un giovanissimo talento sedicenne, un autentico prodigio di nome Stefano di cui credo sentiremo parlare molto presto. Massimo stato generoso, ma di un cuore grande cos, con me e con tutti i movimenti di sinistra. Ha recitato una vita, ha recitato bene, con un gusto e una dignit dell'arte pari all'umilt dei luoghi che ha praticato. Mi ha conquistato, affascinato, vederlo l nel suo piccolo teatro con le poltrone in legno ereditate da qualche parrocchia, con i divani da tinello accostati alle pareti per accogliere sei o sette spettatori in pi, in fondo a un cortile tra alcune delle pi belle case popolari cittadine. Settant'anni ben spesi. E rughe che stillano sapienza e parlano di mille sfide difficili. Auguri, folletto che non ti stanchi e che nulla chiedi se non di continuare a recitare.Auguri anche a chi riesce a godersi la natura. Io non ci sono pi abituato (unica eccezione: Stromboli), sicch l'invito giunto ieri dalla mia amica Laura ad andare a trovarla nella sua casa in riva all'Adda mi ha procurato una strana piacevolezza. Laura era una studentessa di legge ai tempi di Societ Civile. Impegnata e generosa. Poi decise di fare l'avvocato. Si mise a farlo piena di buoni ideali, che realizz aiutando le donne maltrattate. Scelse anche di andare ad abitare con marito e figli vicino a Milano, in campagna, sulla riva dell'Adda. Ieri ci ha invitato insieme con Carlo Smuraglia, che la prese in studio dopo la laurea, e sua moglie Chicca, anche lei avvocato. Ebbene s, lo confesso volentieri: certe combinazioni umane e ambientali sono irripetibili e bellissime. Carlo Smuraglia, l'avvocato che mai ha accettato di difendere mafiosi, corrotti e corruttori. La moglie, integra come lui. Laura che diventata un avvocatessa affermata e ha gli stessi valori di allora. La passeggiata con loro e con Emilia lungo l'Adda mentre il vento faceva sussurrare le foglie stata bellissima. Anche se Carlo mi diceva che non pi disposto a stare in un partito perch in un partito bisogna sentirsi in casa e non fra estranei; e lui, ex comunista, non si sente in casa pi da nessuna parte. Anche se Laura mi diceva che il parco dell'Adda abbandonato e senza controlli e che, se le guardie forestali arrivano, i teppisti le riempiono di botte. Anche se un paio di motociclisti giunti di corsa sul sentiero hanno dato il senso, anche davanti a quelle acque verdi, dell'illegalit che si erige a sistema. Anche se tutto questo ho visto e sentito, ho capito che la natura appena fuori Milano mi stava regalando qualcosa di meraviglioso. Un dibattito, un solo dibattito in meno e si vede tutto con un altro occhio. Ogni tanto ho il dubbio che la vita potrebbe essere molto diversa. Ma senza dibattiti, senza pubblico impegno, non avrei mai conosciuto n Laura n Smuraglia n Chicca n tante altre bellissime persone. Senza le quali l'Adda o un mare o una citt non sarebbero la stessa cosa... Nando dalla Chiesa Piscine e pizzerie. Confiscare a Buccinasco http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=610 Uso sociale dei beni confiscati alla mafia. Ieri ho avuto per la prima volta il piacere e l'onore (entrambi altissimi) di inaugurare la destinazione a fini sociali di uno di questi beni. Non sono dovuto andare n in Calabria n in Sicilia. Mi bastato girare l'angolo e andare nell'hinterland milanese. A Buccinasco. Qui per anni i clan hanno portato i loro interessi. Come pure a Pieve Emanuele. Come pure a Corsico. Come in tutta o quasi la zona sud. E noi di Societ Civile (io e Gianni Barbacetto soprattutto) lo dicevamo, lo scrivevamo alla fine degli anni ottanta. Per ritrovarci a dovere fronteggiare le telefonate e le lettere furibonde dei sindaci. Che non erano affatto complici, ma erano piuttosto delle brave persone. Il guaio che reagivano come i sindaci siciliani: chi parla di mafia offende la nostra citt. Cos, con questi atteggiamenti, alla fine si concede il via libera agli interessi criminali. A Buccinasco impazzarono a lungo i calabresi, che ancora ci fanno un pensierino su come tenerci le mani sopra. C'erano i clan Sergi, Papalia e Morabito. Ai primi due apparteneva lo stabile ristrutturato dal Comune per donarlo alla Croce Rossa. Il sindaco Carbonera ieri ha spiegato che un po' di ditte si sono tirate indietro dai lavori di ristrutturazione, intimidite da qualche amichevole avvertimento. E dunque sento il dovere di darvi il nome della ditta che non s' tirata indietro: D'Alfonso. Lo do perch tanto i mafiosi gi la conoscono, ma almeno noi possiamo provare per questa impresa e per il suo titolare un po' di riconoscenza.La nuova sede della Croce Rossa stata intitolata a Emmanuela Setti Carraro. Per realizzarla hanno fatto dei lavori importanti. Curiosit: nella villa del boss hanno trovato una vasca da bagno grande quanto una piscina. Ora sar la volta di una pizzeria, confiscata anche lei, non ricordo a quale clan. Il Comune la doner a Libera, che la gestir proprio come pizzeria dando lavoro anche a ex detenuti. Ma chi l'ha detto che le amministrazioni sono tutte uguali? Nando dalla Chiesa La cuoca di Zola Predosa. E la nigeriana al lavoro http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=609 Diario di qualche giorno di assenza dal Blog (che piacere, ma anche che fatica tenerlo quando si gira come trottole!). Intanto vi consiglio Zola Predosa, che non una esotica localit turistica ma un piccolo comune alle porte di Bologna. Della serie come vorremmo l'Italia . Tra le colline, fresca e civile, con anziani ma anche con giovani curiosi di sapere che cosa succede nel mondo, al di l dei giornali. Ci siamo ritrovati Libero Mancuso, l'ex magistrato ora assessore alla trasparenza di Cofferati, Francesco Forgione, il presidente della commissione Antimafia, e me medesimo. Forgione stato pirotecnico con i suoi racconti, io non lo so ma ce l'ho messa tutta per comunicare quel che vedo e capisco. Il sindaco, un giovane sindaco di quelli che dovrebbero inzeppare il partito democratico per farne cosa buona e giusta, prendeva nota. Alla fine delle splendide signore con qualche uomo di rinforzo hanno cucinato per tutti. Non vi rifaccio la storia dei cappelletti antifascisti. Erano per strepitosi tortellini da feste dell'Unit. Quando mi hanno chiesto di firmare qualche copia delle Ribelli ho riscoperto un'altra delle bellezze emiliane: la sterminata variet dei nomi, irriducibili alla ripetitivit da tele-fotoromanzo. A chi lo dedico?, chiedevo. E gi nomi mai sentiti, che solo l si potrebbero portare con giusta fierezza. Ricordo una cuoca di nome Isora. Gi, la vita ha pi senso se non hai il taccuino pieno degli stessi nomi. Almeno cos pare a me.Poi vi consiglio lo spazio Melampo. Ma s, avete capito bene. La grande Melampo ha affittato un magazzino sotto i suoi uffici e ne ha tratto per modicissimi costi (e molto olio di gomito...) uno spazio delizioso per le presentazioni dei libri o per altri incontri. Cos Milano ha, in via Tenca, uno spazio di democrazia e di incontro in pi. Venerd sera ci abbiamo presentato Le ragazze di Benin City , la storia di Isoke di cui vi ho gi parlato. Sono venuti a suonare -con il permesso del condominio...- anche dei musicanti nigeriani. Ho visto che ora Isoke riesce a raccontare la sua storia di schiava senza bloccarsi subito per l'emozione. Anche se chi presente si emoziona per forza. Si stava emozionando anche una sua compatriota venuta a sentirla, una ragazza sui vent'anni. Che a un certo punto sparita. Era stata richiamata all'ordine via cellulare dal proprio padrone , furente perch per sentire Isoke aveva lasciato il suo posto sulla strada (la spiegazione mi stata data a mezzanotte, e questa normalit mi ha messo i brividi). Mentre si stava chiudendo la serata, mi ha fatto piacere sentire un vicino che invece di lamentarsi per il nuovo spazio culturale che porta qui gli africani, poi rubano (cos avrebbe detto un milanese doc di questi anni), ha detto pi intelligentemente, riferendosi allo spazio Melampo, cos aumenta il valore delle nostre case . Morale: la cultura vale. Molto bene, questa s che una notizia. Nando dalla Chiesa Leoluca e gli orrori di stampa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=608 Grazie Leoluca. Bisogna dirglielo; ce lha messa tutta e forse qualcuno a Palermo non ha saputo superare vecchie ruggini per dargli tutto laiuto e lo slancio di cui avrebbe avuto bisogno. Pu avere commesso (senzaltro ha commesso) degli errori, ma ci rappresentava tutti. E non credo che molti altri sarebbero riusciti a prendere sei punti percentuali in pi del proprio schieramento. Ha ragione Macaluso a dire che in Sicilia siamo di nuovo davanti a qualcosa che assomiglia terribilmente alla vecchia Dc, che aveva la faccia di Lima e beccava lo stesso, alla faccia dei morti ammazzati (e pianti), il suo bel 40 per cento. In fondo Orlando ha avuto il massimo dei consensi quando, pur dentro la buriana e la rivolta antimafiosa, era ancora considerato da quel popolo democristiano uno dei suoi. Discolo e ribelle, ma uno dei suoi.In ogni caso lintervista di Macaluso sulla Stampa mi ha fatto sobbalzare per unaltra ragione. Ed un n.d.r. piazzato in una parentesi dallintervistatore. Il quale non esattamente lultimo frillo ma lex direttore del manifesto, Riccardo Barenghi. Che chiede appunto di Orlando e dellorlandismo per ricevere da Macaluso una frecciata contro il giustizialismo dellex sindaco. Condita da una citazione di Li Causi. Il vecchio dirigente comunista contadino, ricorda Macaluso, proprio per prendere le distanze dalle logiche repressive, diceva n mafia n Mori. Mori il celebre prefetto di ferro, cui stato dedicato anche un film, oltre numerosi libri. E Barenghi spiega allignaro lettore chi fosse: il prefetto dellimmediato dopoguerra che us il pugno di ferro. Tra parentesi e con tanto di n.d.r. Ossia: ora vi do io la spiegazione a voi che non lo sapete. Arimortis! Perch Mori fu prefetto non nellimmediato dopoguerra ma sotto il fascismo. Forse Barenghi stato fuorviato dal riferimento a Li Causi, che si distinse subito dopo lo sbarco alleato con i suoi temerari comizi nei feudi mafiosi. Ma chi ha mangiato pane e politica non pu non sapere queste cose. E poi, se si spiega agli altri, non meglio prendersi una garzantina per due minuti, cos, giusto per essere sicuri? Mentre facevo queste fugaci considerazioni ho alzato lo sguardo e locchio mi caduto su un riquadro in neretto, sulla stessa pagina della Stampa. Riportava una dichiarazione di Manuela Palermi capogruppo di Rifondazione comunista al Senato. Enn, mi son detto, la Palermi capogruppo dei comunisti italiani-verdi al Senato. Ma dico, chi segue la politica interna di mestiere e ne scrive, non lo sa? Quando si dice lho letto sul giornale. Ma non finita. Perch siccome ho la debolezza di leggere di sport, sono andato alle pagine sportive. E qui ho trovato, a proposito dellallenatore della Lazio che forse va alla Juve ma non lo pu dire se no apriti cielo, che oggi spiegher in una conferenza stampa ogni monosillaba del suo ragionamento. Ragazzi, e poi diciamo delluniversit? Ma qui le elementari ci vogliono, le elementari. Perch la sillaba mono per definizione. Ogni parola si divide in pi, singole sillabe. Tranne, ed eccoci, i monosillabi, fatti di una sillaba sola (s, no), e di cui quindi non bisogna spiegare ogni monosillaba. Poi c il Sillabo, ma quella unaltra storia.Solo unora di tempo e la mazzata definitiva mi venuta da un atto ufficiale di un noto studio professionale romano: cera scritto facoltizzer per autorizzer. Il giorno dopo la sconfitta di Palermo, davvero troppo. Per favore un cordiale. Nando dalla Chiesa Divorziati di tutto il mondo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=606 E allora confermo: a Torino fiera del libro in calo rispetto all'anno scorso. Lo dico anche se a noi come editori (Melampo), grazie alla astuta posizione strategica studiata dal grande Lillo manager lo scorso anno, andata assai meglio. Nel complesso meno gente, meno appuntamenti di rilievo. Non so se sia colpa della concorrenza sempre pi agguerrita dei vari festival. Io credo che queste iniziative debbano avere molti appuntamenti di grande attualit e tensione, anche da inserire in programma solo un mese prima. Altrimenti diventano cose un po' algide. E credo pure che debbano attrarre sul piano economico, o quanto meno non debbano minacciare le tasche di nessuno. Vero che al festival della letteratura di Mantova si paga anche per andare ai dibattiti, ma i numeri del Lingotto (se no che Fiat stata?) dovrebbero essere diversi. A Mantova si cerca la qualit, anche dell'ambiente e dell'architettura circostanti. A Torino invece c' o dovrebbe esserci la quantit, un appuntamento pi industriale. In ogni caso - ed eccovi qua la mia splendida primizia - a Torino c' stato l'annuncio che le Ribelli andranno in scena in teatro nella prossima stagione. Sono gi in cartellone a Roma per aprile e a Milano per maggio. L'idea stata, e la produzione sar, di un gruppo di donne di teatro, cinema e televisione che si sono messe insieme partendo dall'ammirazione per le storie di quelle altre donne. E mi sembra di capire che ne verr fuori qualcosa di buono assai.Meno buono, per la nostra decenza civile, stato lo spettacolo di piazza San Giovanni. Ho un'idea alta della famiglia. So che cosa possa essere una bella, grande famiglia, per la ricchezza dei valori che si trasmettono e prima ancora per gli affetti che danno senso a una vita. Ma credo anche di sapere che cos' una famiglia-barzelletta, una famiglia comica, una famiglia-ipocrisia. Non quella di chi giustamente chiede pi servizi e pi attenzioni per potere avere pi figli o poterli allevare in un ambiente e in condizioni meno faticosi. Per dare pi calore alla vita comune. Ma la famiglia di chi fa lo struscio in piazza alzando il ditino verso i colpevoli di cento cose (convivere, essere gay ecc), inalberando il simulacro di un matrimonio sacro e indissolubile che lui ha dissolto a piacimento quando e come ha voluto. Un'indecenza. Perch una societ che perde il senso del comico indecente. Ma nei tempi di Cuffaro che scrive sui suoi manifesti elettorali la mafia fa schifo , normale che i divorziati e i separati e i padri a plurimo titolo facciano un bel corteo in difesa della sacra famiglia. E che la chiesa li applauda. Sar un quadretto da non dimenticare quando si scriver la storia dell'Italia di questi anni. Nando dalla Chiesa Qui Torino. Libri, jazz e rapporto ai margheritini http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=605 Sono a Torino da venerd sera per la Fiera del libro. Gemellaggio con la Lituania, celebrato lo stesso venerd sera con concerto al Conservatorio. Jazz classico a cura degli allievi torinesi, jazz lituano (non fate la faccia di mia moglie, stato perfino affascinante) da parte degli ospiti. Lunghi colloqui con direttrice e alcuni docenti per sapere che anche qui, come gi a Bologna, e in chiss quali altri posti, un po' di Erasmus partono ospitando in casa propria gli studenti che vengono dall'estero. Il direttore di Bologna, ho saputo -e non da lui- dopo il mio ultimo post, ne ha presi in casa una volta sei tutti insieme. E pare che non si trovassero male...In ogni caso mi si fa sempre pi pressante e convincente l'idea di pensionati studenteschi con larghi spazi per chi viene da fuori. L'ospitalit che si riceve all'estero bisogna saperla ricambiare. Lo si fa anche tra cittadini privati, giusto?Ieri mattina rapido convegnino sull'universit con i giovani della Margherita. Che hanno colto al volo l'occasione della mia presenza (e han fatto bene) e che hanno poi notato l'assenza dei cosiddetti adulti. Ci fosse stato da decidere qualche posto in una municipalizzata, ci sarebbero state le masse. Cose risapute, comunque. Quel che mi ha fatto piacere che l'idea che ho caldeggiato con Mussi, e di cui mi sono preso la responsabilit realizzativa, funziona. Funziona davvero. Quale idea? Di mettere tutte in fila, con ordine logico, e valorizzandone senso e implicazioni, le cose fatte in un anno o quasi di governo. La gente continua a ripetere il leit motiv di una finanziaria stregata e da ultima spiaggia. A dire che l'universit la cenerentola di questo governo. Che stata colpita la ricerca. Eccetera. Eccetera. Ogni volta che mi trovo a parlare con qualcuno e gli racconto qualcosa di buono che stato fatto, mi guarda sorpreso e poi mi chiede: perch non lo dite? Perch non lo fate sapere? Gi. Il guaio che alcune cose si sanno e passano rapidamente in cavalleria. Altre sembrano fesserie e sono zeppe di conseguenze. Insomma: ho fatto l'anteprima al convegnino e i risultati sono stati quelli che speravo. Perci ancora pi convinto mi accingo alla breve relazione. Che metteremo sul sito. Che presenteremo in conferenza stampa (io pensanso ad Andfaedo, al quale da mesi aspetto di dare una risposta di sistema ). Che difficilmente, per, potremo far sapere al grande pubblico con qualche spot ben calibrato. Perch, come ho detto tante volte, i soldi mancano anche per noi. Gi, ero partito con la Fiera del libro. Per quella ci rivediamo al prossimo post. Mi sembra comunque, a occhio, un po' pi moscia dell'anno scorso. Forse 9 euro di ingresso sono un po' tanti. Per entrare in libreria, tutto sommato, non si paga. Nando dalla Chiesa Sant'Erasmus. Segue buffet http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=604 Bologna Bologna. La giornata di ieri l'ho trascorsa tutta l. Iniziava la quattro giorni organizzata per celebrare i vent'anni dell'Erasmus, dentro le manifestazioni per il cinquantenario della nascita della prima Comunit europea. L'Erasmus un'invenzione fantastica, secondo me una delle cose pi belle che ci siano nel mondo universitario. In vent'anni ha permesso a 1.700.000 studenti europei (gli italiani sono all'incirca un decimo) di fare un periodo di studio in un altro paese. Ha fatto girare, conoscere, cooperare. Ha fatto pure sposare, come ieri qualcuno ha testimoniato. Prodi ha lanciato una bella idea, gettando il cuore oltre l'ostacolo Padoa Schioppa: rendere l'Erasmus obbligatorio per ogni studente, prevederlo cio come parte integrante del curriculum universitario. Come orizzonte non c' male. Poi qualche piccolo problema finanziario ci sarebbe, anche perch gli studenti devono normalmente integrare la borsa con mezzi propri...Nell'occasione il mio ministro Mussi ha lanciato invece quella che potrebbe essere considerata una brillante provocazione. La ricerca, ha detto, progredisce di pi nei paesi in cui ci sono meno pregiudizi verso gli omosessuali. Scientificamente provato. Nulla di assurdo. Dove c' pi apertura, dove ci sono meno paradigmi fissi, la mente pi curiosa, pi libera e si fa pi domande. Ricerca meglio, appunto.Ai margini, piccola notazione della (brava) giornalista Rai Myrta Merlino: a giudicare da oggi, i politici sono pi brevi e pi rispettosi degli orari di tutte le altre categorie di ospiti. Oh, queste s sono soddisfazioni.Sono soddisfazioni anche quelle che ho provato in serata. All'Accademia di Belle Arti di Bologna stata inaugurata una mostra fatta solo dai giovani stranieri presenti in Accademia, quasi tutti Erasmus. Andate a vederla. Una cosa spettacolare, se pensate che l'hanno realizzata degli studenti. Autentici colpi di genio in molte opere: pittura, scultura, foto, video. Una rappresentazione di Bologna fatta con le facce di bolognesi, accostate con una sapienza che dir creativa poco, l'hanno fatta due studenti finlandesi. Un clima caldo, di entusiasmo, di rispetto anche; che credo debba molto al direttore Mauro Mazzali, che l ci passa la giornata e ci lavora sodo. Ma il momento pi delizioso stato al termine della visita. Siamo arrivati nel grande cortile quadrato interno. L, seduti su un gradone che costeggia tutto il perimetro del cortile, stavano in attesa gli studenti, seduti educatamente e di visibile ottimo umore. In centro stava un buffet piuttosto ricco, con sfoglie, arancine, tartine ecc. Appena sono sbucato nel cortile c' stata un'ovazione. E io ho pensato: ma che carini. Invece quello era il segnale convenuto. Il direttore ha fatto un grande cenno con il braccio. Il sottosegretario era arrivato dopo la visita e si poteva mangiare. A quel punto come in una partita di rugby i ragazzi si sono messi a correre da ogni lato del cortile verso il buffet urlando. Una scena grandiosa. Grande Accademia, una delle migliori, mica per nulla stanno preparando uno spazio espositivo permanente per docenti e studenti. La sera, infine, altro piatto prelibato al Conservatorio. Dai flauti alla danza con le nacchere. Originale, bello: e poi se la prendono con la sperimentazione...A proposito di sperimentare, devo due notizie a chi mi segue sul lavoro, ma solo perch su questo Blog ne ho gi parlato. La prima. Carta degli studenti: il testo pronto, non male affatto, andr discusso nelle universit, abbiamo solo spostato la data di presentazione della Bozza a dopo le elezioni universitarie, ossia a fra qualche settimana, per evitare il sospetto (affacciato da qualcuno nel centrodestra) che si voglia anche indirettamente avvantaggiare qualche lista. Seconda notizia: validazioni dei bienni sperimentali. La validazione ex post era espressamente una condizione prevista dalla legge. E il rilascio del titolo era subordinato, sempre per legge, a questa validazione. Il che andava ben comunicato agli studenti. Chi non l'ha fatto si comportato un po' come quelle assicurazioni che mettono piccole e invisibili le clausole scomode per il cliente. Comunque, l'indicazione che ho dato, proprio immaginando che gli studenti fossero all'oscuro della clausola, che le validazioni siano ora subordinate allo svolgimento di moduli integrativi. Insomma (senza entrare nel merito delle decisioni tecniche): non regalare nulla per sanatoria; tutelare gli studenti. E con ci, buona giornata dal treno che mi riporta a Roma. Nando dalla Chiesa Torino. Le biblioteche della meraviglia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=603 Ho avuto la fortuna, direi la felicit, di fare un dibattito l'altra sera in una biblioteca di Torino. Organizzato dal coordinamento delle biblioteche civiche cittadine, invitato dalla responsabile delle attivit culturali, Patrizia Zanetti. E gi il fatto che le biblioteche civiche abbiano un loro coordinamento, e sviluppino addirittura una loro strategia comune di promozione della cultura mi sembra una grande e rarissima cosa. Ma quando poi sono entrato nella biblioteca che ci ospitava sono davvero rimasto a bocca aperta. E' dedicata a Primo Levi, perch ogni biblioteca civica torinese intitolata a qualcuno (Pavese, Moravia, ecc), il che gi di per s stabilisce un rapporto personalizzato - e dunque pi bello - tra il lettore e la fatica dello scrivere. Due grandi piani ariosi, ricavati da una vecchia fabbrica di pneumatici (la Ceat, ricordate?). Libri e libri e libri senza fine, da guardare e toccare e prendere senza dovere fare una scheda e attendere mezz'ora. Spazi di gioco per i bambini perch un genitore possa andarci con il pargoletto. Pare che il sabato sia pieno di genitori in coppia, ma anche separati. Pare che anzi per questi ultimi la biblioteca sia un ottimo rifugio, quando hanno in turno la cura dei figli. Perch ci sono sale enormi di editoria per l'infanzia e sale musica. E pare che la biblioteca sia un ottimo rifugio per pensionati, che vanno l a leggersi il giornale e si impuntano se il loro quotidiano arriva con dieci minuti di ritardo. E anche ottimo rifugio per gli immigrati. Perch ci sono molti libri in lingua, ma soprattutto perch - dicono gli interessati - un corso di lingua finisce mentre qui ci si pu stare sempre, e gratis. Il coordinatore del sistema, il dottor Messina, un gentile e colto signore con lo zainetto in spalla, mi ha spiegato che lui cap il ruolo che potevano svolgere le biblioteche veso gli immigrati molti anni fa a Parigi vedendo uscire un'intera famiglia di colore da non so quale struttura. Questa meraviglia torinese, che credo abbia in Italia qualche possibile termine di paragone solo con esperienze emiliane e toscane, part con Diego Novelli sindaco. Lui presenziava al dibattito, e mi ha colpito vedere come tutti glielo riconoscessero. La nascita delle biblioteche civiche nei quartieri, la loro istituzione anche dentro le carceri della citt, alle Vallette e a Ferrante Aporti. Be', le giunte di sinistra non sono state inutili.Il radicamento nel quartiere, d'altronde, l'ho visto nella folla presente; e nella variet, anche anagrafica, della sua composizione. Chi, come alfa10, mi chiede di segnalare in questo Blog la cose belle che ci sono nel nostro paese, prenda lietamente nota. E, se posso osare, prenda nota che don Ciotti, che c'era e ha parlato e ha raccontato, dobbiamo imparare a vederlo come un nostro don Milani. Purtroppo la quotidianit non ci aiuta a capire la grandezza delle persone. Credo che nemmeno i ragazzi di Barbiana allora capissero. Ma noi dovremmo capire. E ci darebbe pi senso, ancora pi senso, l'incontrare don Luigi e il sentirlo parlare nella nostra normalit. Tanto per cambiare, anche lui tra quelli che hanno brigato perch la vecchia fabbrica diventasse biblioteca delle meraviglie. Diavolo d'un prete. Nando dalla Chiesa Terrorismo. Mario Calabresi e gli altri figli http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=602 S, il libro a cui ho accennato in uno dei miei ultimi post, promettendo di parlarne dopo venerd, e dicendo che mi ha fatto molto pensare e commuovere, proprio quello di Mario Calabresi, come intuisce Stefanoski in un suo commento. Si chiama Spingendo la notte pi in l . E solo per non fare la figura (orrore!) di chi vuole demonizzare l'avversario, aggiungo che lo ha pubblicato Mondadori. Avevo promesso a Mario di rispettare l'anteprima di Repubblica, il suo giornale. Poi, dopo consultazione con Antonio Padellaro, ho deciso - anzich fare una recensione - di scrivere una lettera aperta a sua madre Gemma Calabresi. La trovate qui accanto. L'Unit ha titolato: Terrorismo e i figli che non dimenticano . E' un titolo impreciso, perch l'assassinio di Calabresi non fu compiuto da terroristi (che non l'hanno mai rivendicato), ma proprio per questo fu qualcosa di peggio: frutto di una cultura politica che aveva un retroterra di massa, non atto di un' organizzazione clandestina del terrore. Il titolo per preciso in altro senso. Perch entra nel vivo di un problema, quello della memoria di chi ha subto la violenza. E infatti Mario scrive il suo libro riannodando i fili della sua vita con quelli di altri figli: di Alessandrini, di Tobagi, di Custra (l'agente ucciso nella famosa giornata milanese in cui viene scattata la foto del giovane autonomo che spara per strada; gli hanno pure cambiato il nome, a quell'agente, appiccicandogli l'accento sulla a ) e di altri. Tra questi altri c' la figlia di Fausto Dionisi, l'agente per il concorso al cui assassinio venne condannato Sergio D'Elia, attuale membro dell'ufficio di presidenza della Camera. Mario riflette senza isterie sulla formula hanno pagato il loro debito con la giustizia . E riflette sul destino delle vittime, che non si interrompe mai, perch il loro debito con la storia o con il destino invece non si estingue mai. Mi ha colpito la testimonianza di Cristina Marangoni, figlia di un primario del Policlinico di Milano, colpevole di avere denunciato gli infermieri che per sabotaggio avevano staccato la spina del frigorifero in cui era contenuto il sangue per le trasfusioni; e colpevole di avere cercato di fare pulizia nel sistema di complicit tra dipendenti e pompe funebri. E per questo indicato, fabbricato come servo della Dc . E ucciso. Cristina a un certo punto si lascia scappare, ripensando ai terroristi visti e sentiti al processo questa espressione: erano dei cazzoni . E Mario, che non ama il gergo forte, lo trascrive apposta. E io pure, che non amo il gergo forte, trascrivo questo giudizio, perch ci si pensi. Aggiungendo che su questo libro di riflessioni se ne potrebbero fare da scriverne altri dieci. Buona lettura. Nando dalla Chiesa Risorgimento alla chetichella. E un'anteprima http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=599 Primo maggio festa dei lavoratori. Starei per aggiungere che festa anche di chi un lavoro non ce l'ha, ma mentre vorrei dire una cosa giusta (non politicamente corretta , che un'altra cosa) mi accorgo che rischio di lanciare una metafora beffarda. Nulla da festeggiare, professore. D'accordo. Non ho dubbi invece nel consigliarvi la storia del Risorgimento in otto volumi di Repubblica. E' da tempo che non acquisto in serie i libri dal giornalaio. La tentazione sempre maledettamente forte. Ma siccome non ho il gusto, un po' alla B., di mostrare i libri a metri e per colori, mi sono sempre pi spesso interrogato sulla effettiva utilit dei soldi spesi. Che probabilit c' che li legga? Che cosa aggiungeranno in pi ai libri gi esistenti in casa sull'argomento? Leggendaria in casa mia la vicenda della (bellissima) storia dell'arte Einaudi, accolta come un messia e poi finita stabilmente all'ultimo ripiano della libreria del salotto. La libreria nobile, certo, perch quella con i libri d'arte ereditati da casa mia o l'angolo dei libri di storia-economia-politica dell'ottocento di casa di Emilia. E' pure la libreria usata, quando ero giovane e potevo starmene con la schiena inarcata anche due-tre ore di fila, per fare i piani alti del presepe. Per, insomma, i pregiati volumi arancioni Einaudi l stanno. E di l non si muovono. Non migliore esito ha avuto l'Enciclopedia di Repubblica. Questa storia del Risorgimento invece ne vale la pena. Non so perch, forse per la passione antica per il Risorgimento, ma l'avevo intuito. E perci l'avevo chiesta con molto ritardo al mio giornalaio. Glieli do tutti?, mi ha chiesto. No, il primo volume, per ora, che guardo come fatto, gli ho risposto. L'ho fissato un attimo in faccia, poi non ho resistito e ho confessato: no, aspetti, la verit che devo vedere la reazione di mia moglie, che non ne pu pi di questi libri. Non c' pi spazio. Meglio se ne porto in casa uno alla volta, si nota di meno. Insomma, li ho fatti entrare alla chetichella. Ora sono proprio contento. Bella Storia! Ha molte figure (oh, ragiono come un bambino) e soprattutto una marea di documenti di grande interesse. C' anche qualche piccola svista (il mitico carbonaro Angelo Targhini, uno dei due protagonisti del film Nell'anno del Signore , chiamato sempre Tarchini, salvo mostrare la lapide che ne ricorda la decapitazione in piazza del Popolo con il nome giusto; ah, che cosa non fa la fretta...). Ma, soprattutto, stanotte ho divorato un libro giunto improvviso in casa ieri pomeriggio. Arrivato come un fulmine. Bello, commovente, che fa pensare. E tanto, E su tante cose. Ma per ora non posso dirvi nulla di pi. Ho promesso all'autore, mio giovane amico, di non rendere pubblica la notizia fino a venerd. Poi ve ne parler. Perch lo merita. Buon primo maggio a tutti. Nando dalla Chiesa Sapienza. Il "ponte" del docente http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=598 Ultimora dalla nostra universit. Ha telefonato un'ora fa un amico di mia figlia. Per dirle furibondo che era rimasto a Roma per il ponte perch aveva una lezione alla Sapienza stamattina. E che, come avrete gi capito, stamattina il professore non si presentato. Senza mandare un messaggio e senza avere avvertito l'ultima volta a lezione. Senza neanche dire la scorsa settimana: Ragazzi, visto che c' il ponte e che un po' di voi probabilmente non verranno, forse parto o mi riposo. Se lo faccio, lo trovate sul mio sito . Nulla. Non succede il terremoto, intendiamoci. Ma io mi chiedo alcune cose. Anzitutto mi chiedo perch mai dei ragazzi (attenzione: mi rifiuto di usare il troppo riduttivo degli studenti che pagano le tasse ) debbano essere trattati con questa mancanza di rispetto. Forse non gli avrebbe fatto piacere anche a loro godersi un'infilata di quattro giorni di vacanza? O a qualcuno non avrebbe fatto piacere tornare a casa? O non avrebbe fatto piacere ai loro genitori? Poi mi chiedo come sar intervenuto questo professore ai tempi dell'infuocato dibattito sulla Finanziaria. Che avr mai detto sulla funzione insostituibile dell'universit, sui diritti delle future generazioni, sugli investimenti nel sapere? Che avr detto sulla ricerca e sulla scarsa attenzione che il nostro paese ha per la qualit dei suoi atenei? Infine mi domando che cosa dir della Carta dei diritti e dei doveri dello studente che stiamo scrivendo. Inveir contro lo spirito sessantottino, parler di studenti che vogliono solo diritti, se la prender con il vuoto di potere, far filippiche contro questa demagogia ? Lo so, mentre mi pongo queste domande migliaia di docenti e ricercatori saranno, alla faccia del ponte , sui loro libri e sulle loro scrivanie. Intenti a preparare le lezioni della settimana o a lavorare su una ricerca di cui discuteranno con i loro allievi appena possibile. Per: quanti episodi cos accadono ogni giorno? Nando dalla Chiesa Grazie Addiopizzo. Ma un "purtroppo" di troppo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=597 Grazie ad Addiopizzo per la gentile lettera (vedi il post precedente). In verit la lettera sarebbe stata ancora pi carina se avesse portato la firma di una persona, anche per capire chi pu parlare ufficialmente a nome dell'associazione. Confermo quel che dice la lettera: l'invito mi era giunto indirettamente, come mi giungono all'inizio quasi tutti gli inviti (attraverso amici, collaboratori, parenti, usati come apripista ). E, come ho scritto nel post del 17 aprile, da parte di un esponente di Addiopizzo che avrebbe dovuto poi avere il consenso ufficiale. Consenso che infatti non venuto, per la ragioni che ho riportato e che non vengono smentite; e che dunque pongono esattamente i problemi che ho sollevato. Anche perch, vorrei notare, nella lettera viene invece smentito che Addiopizzo , in quanto associazione apartitica, abbia mai appoggiato un anno fa la candidatura di Rita Borsellino. E vi si aggiunge che purtroppo (cito testualmente) ho scritto di questo appoggio anche sulle Ribelli. Accetto la rettifica. Mi permetto solo di usare il purtroppo per la ragione opposta. Perch mi sembra una bella occasione persa. Come stato possibile per una associazione antimafiosa, soprattuto se liberamente apartitica, non sostenere Rita Borsellino? A me piace continuare a pensare che, come Rita stessa ha raccontato, un po' di giovani di Addiopizzo l'abbiano sostenuta. A titolo individuale, per carit. Mi piace pensarlo perch lo confesso: fare la Svizzera durante la seconda guerra mondiale non il mio ideale di vita. Detto ci, massimo rispetto e massima collaborazione con gli amici dell'associazione; naturalmente con ogni attenzione a non contaminarli in quanto membro del governo . Nando dalla Chiesa La Carta e Mantova. E Pio La Torre http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=595 Ma come si fa a stabilire i doveri degli studenti universitari senza scrivere cose generiche e all'acqua di rose o apparire, al contrario, autoritari e bacchettoni? E come si fa, d'altra parte, a scrivere una Carta dei loro diritti senza prevedere anche dei doveri, almeno come fa la nostra Costituzione? Questo, lo confesso, il grande rebus del mio ponte , che mi accompagna mentre lavoro a riassettare la bozza di Statuto che mi stata consegnata dal Consiglio nazionale degli studenti universitari per mano del suo presidente Muratore. La presenteremo a Roma il prossimo 7 maggio, questa Carta. E poi le faremo fare un bel giro per le universit a sciacquare i panni in Arno; a raccogliere pareri, e pazienza se qualche critica sar, per usare un eufemismo, un po' severa. Sia da parte di un po' di studenti sia da parte di un po' di docenti. Io per sono convintissimo della sua utilit. Ho come la sensazione che questo grande, complicato, sbilenco edificio che l'universit proceda spesso senza farsi troppe domande su quale servizio effettivo, quale formazione effettiva ricevano i suoi studenti. Che troppe volte, dietro un permissivismo di maniera, essi siano stati risospinti in una condizione di senza diritti . Sia lode dunque ai molti colleghi che ci credono ancora. E che le domande se le fanno.Nella pause del lavoro, mi ingegno, giusto per diversificare un po' i miei pensieri, a preparare la mia parte di Mantova Musica Festival. Gi, ora che ci penso sono una bestia: ancora non ve ne ho parlato. Ancora non vi ho detto che si terr tra il 23 e il 27 maggio. Che avr come tema conduttore i Muri . Ma non nel senso dei soli confini tra nazioni e popoli come alla Fiera del Libro di Torino, ma anche nel senso dei muri tra generazioni, tra generi artistici, tra giorno e notte, tra persone, tra sessi. Ogni giorno avr una declinazione particolare. E alle 23,30, al dopofestival, con Lidia Ravera (piena di idee scoppiettanti, quest'anno, l'eterna ragazza...) ci andremo dentro senza pregiudizi. Specie nella notte bianca tra sabato 26 e domenica 27, quando parole e musica dolce e sempre pi sottile con il passar delle ore si daranno il turno nell'esplorare i muri tra le persone fino all'ora del cappuccino. Io prendo appunti da Milano; lei, pi fortunata, dagli scogli strombolani. In ogni caso il festival si aprir con Puccini reinterpretato da undici artisti contemporanei. E poi sar ospitata un'autonoma Rassegna dei Talenti di conservatorio , cos facciamo vedere un po' chi abbiamo in casa...Infine. Gira e rigira, tra pagine di carta e pagine di computer, pieno di gioia nel rivedere gironzolare Dora con la sua nuova pettinatura nella casa avita, mi capitato sotto gli occhi un breve ma bellissimo pezzo di Attilio Bolzoni su Repubblica . Materia: il venticinquesimo anniversario di Pio La Torre, il grande dirigente comunista a cui dobbiamo quella cosa che ora ci appare quasi normale e non lo affatto (vedi le devastazioni in Calabria contro le cooperative di Libera): ossia la confisca dei beni mafiosi. C' su Repubblica una foto terribile, scattata davanti alla sua gamba penzolante dal finestrino dell'auto: Cassar, Falcone e Chinnici, in fila uno accanto all'altro, che guardano lo strazio. Chi si ricorda, domani abbia un lieve e consapevole pensiero di gratitudine. Saluti a tutti. E notate che faccio il mio post anche durante il ponte. Ora si va all'Arci sotto casa. Si mangia non male (voto: dal 6 all'8, dipende) e si spende poco. Grandi, vecchie case del popolo... Nando dalla Chiesa Sme, Cogne e l'altra Italia: cronache consolatrici http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=594 E io che post dovrei mai scrivere oggi? Dovrei parlare dell'assoluzione di Berlusconi e del suo emozionarsi al momento in cui ha ricevuto la notizia-viagra da Ghedini e Pecorella? Dovrei parlare del potere economico e della giustizia? O degli anni che ci hanno fatto perdere in parlamento a fare leggi-schifezza perch a Milano, covo delle toghe rosse, nessun giudice avrebbe mai equamente assolto Berlusconi? Ma no, ci sono i giudici che prescrivono o che assolvono a Milano, altroch se ci sono. E non parler di Cogne, su cui in questo momento stanno ampollosamente blaterando illustri ospiti televisivi. Parler del progetto di Milano supercapitale dell'alta formazione artistica e musicale, su cui ieri ci siamo incontrati all'accademia di Brera, con risultati che mi sono piaciuti assai. Questa la differenza fra stare al governo e stare in parlamento. Che non puoi firmare le interrogazioni, non puoi fare i discorsi che vanno ai posteri, non puoi fare le spettacolari tenzoni; ma puoi fare cose concrete, puoi costruire, puoi cambiare il pezzettino di paese che ti viene affidato. E magari in questi incontri ritrovi, fra tanti artisti, pure Borrelli...E poi dir di Correggio, splendida e colta cittadina vicino a Reggio Emilia, dove si mettono a posto i teatri e i palazzi rinascimentali con i soli soldi del comune. Dove non ci si indebita. E dove non ci si lamenta. Dove la biblioteca comunale aperta tutto il giorno. E dove c' una libreria con un libraio di quelli in estinzione. Uno che conosce i libri che escono oggi e quelli usciti nell'ottocento; di quelli, per capirsi, che quando gli chiedono Petrarca non va a vedere se l'autore in catalogo. Ci sono stato ieri sera a Correggio, e sono rimasto colpito anche dalla qualit dei suoi amministratori. Nessuna aria banale o maneggiona o da obbedienza cieca di partito. Averne...Fra l'altro, illustrandomi la festa del prossimo 1 maggio (cappelletti a volont), mi hanno raccontato un fatto che secondo me dovrebbe stare di diritto nei trattati di storia del fascismo. Ossia che a Correggio la giornata del 1 maggio veniva ugualmente celebrata come festa anche sotto il ventennio. Solo che lo facevano nelle case. I pi coraggiosi lavando le coperte rosse e mettendole al balcone ad asciugare; quasi tutti cucinando -apposta- il cibo del d di festa, ossia i cappelletti. Sicch le spie dei fascisti andavano a curiosare nelle case per vedere che cosa si mangiasse. E chi mangiava i cappelletti, voleva dire che era un rosso e perci prendeva botte da orbi o l'olio di ricino. Chi pu vada l marted a farsi un pranzo che si annuncia favoloso. E chi pu vada a Portella delle Ginestre. Io non potr andare n l n l; dovr concentrarmi per un po' di giorni nel mettere a punto la carta dei diritti e dei doveri dello studente universitario. E smetter per un po' di giorni di girare. In ogni caso non posso tacervi due o tre cose dell'ultima peregrinazione. La prima che, grazie alla mia amica Paola che ce l'ha come allieva, ieri sera un brano delle Ribelli stato letto da una ragazza siciliana che era la nipote di Franca Viola (la ricordate? La ragazza siciliana che negli anni sessanta fece parlare di s tutta Italia rifiutando di sposare chi con la forza se l'era voluta portare via nella classica fuitina , ossia la fuga prematrimoniale).La seconda che poche ore fa ho conosciuto Gaspare D'Angelo e Piercarlo Politi di Emergency che mi hanno accolto a Bergamo al loro tendone alla fiera del libro. Gaspare ha scritto una poesia in siciliano su Falcone che fa semplicemente venire i brividi. Hanno negli occhi la malinconia per il ritiro (loro) dall'Afghanistan. E vi parler, sempre a proposito di Bergamo, dell'accademia Carrara, che ha inaugurato una mostra con le opere di giovani artisti senegalesi. Gi, perch l'accademia di Bergamo andata in Senegal a insegnare come si fanno le incisioni, e a fare un po' da ostetrica per i talenti delle arti visive del posto. Video orginali, risultato eccellente. Ripeteranno in America latina. C' davvero del buono in questo paese. Non so se mi sto voltando dall'altra parte o se sto cercando di guardare nelle profondit della vita reale; o se sto semplicemente perlustrando la parte buona della luna. Anzi lo so benissimo: sto facendo tutte e tre le cose insieme. I beg your pardon. Nando dalla Chiesa Buon 25 aprile. E vi dico che cosa per me... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=592 Buon 25 aprile a tutti. Festa, festa, e poi ancora festa. Della storia e dell'animo. Certo non imparai ad amarla da ragazzo, questa data. E forse nemmeno nel movimento studentesco sesssantottino, che me ne diede coscienza, ma solo da un punto di vista politico e ideologico. Mentre il 25 aprile data che rovista nei valori, che fruga nella morale, nell'essere uomini o no . Intellettualmente ho imparato a capirla, questa data, un po' tardi. Forse addirittura nell'ultima legislatura, quando ho scoperto un rapporto nuovo, profondissimo, con la nostra Costituzione. Che, di fronte al tentativo di fare sbocciare il regime di B., mi apparve -come mai prima- costruzione grandiosa, frutto dell'esperienza e della lungimiranza straordinaria di chi sapeva che il popolo pu anche attraverso libere elezioni mandare al potere un dittatore; il quale non ha il diritto di essere tale nemmeno se ha vinto, appunto, le elezioni.Ma questo fa parte della comprensione intellettuale. Ci che mi ha portato a vedere umanamente il 25 aprile come la pi grande delle feste invece il confronto diretto con un nemico giurato della democrazia: la mafia. Quando uccisero mio padre scoprii grandi affinit di sentimenti con gli ex partigiani, i quali mi accolsero come uno della loro famiglia. Spesso, quando mi invitavano ai dibattiti, mi raccontavano le loro vicende familiari: i mariti, i figli, i padri uccisi, portati via senza piet, mai pi visti o impiccati davanti agli occhi. E poi quella parola urlata e ritmata, Resistenza, che venne su d'improvviso dalla folla tenuta lontana con i cani lupo dalla cattedrale di Palermo, il pomeriggio dei funerali della scorta di Borsellino. Per me il 25 aprile questo, uomini e no.Perci vi dico che l'ho vissuto in anteprima luned pomeriggio in Campidoglio, dove Valter Veltroni ha ricordato Pio la Torre nei 25 anni del sua assassinio (che cadranno in realt luned prossimo). Valter stato bravissimo. C'era Giuseppina, la moglie di Pio, con gli occhi scuri fulgidi e fieri come allora. E c'erano i figli Franco e Filippo. Sono rimasto di stucco nello scoprire che La Torre quando fu ucciso era pi giovane di me. Santo cielo, come cambia il senso di tutto in funzione del tempo che passa e che mette ordine nelle nostre geometrie... Ieri sera, invece, sempre per celebrare il 25 aprile, sono andato a presentare le Ribelli a Bssero, cittadina amena e colta fuori Milano, dove i cosiddetti costi della politica sono esemplari: 12 euro 12 come gettone di presenza per i consiglieri comunali! Mi avevano invitato Michele e Silvana, vecchi amici del pensionato Bocconi (e ridi...). Allora leader veri, poi sposi e generosi (e modesti) protagonisti della politica locale. Devo confessarlo: mi commuovo quando vedo questi personaggi che danno tanto senza chiedere nulla. Tutti e due potrebbero stare tranquillamente in parlamento ma non brigano, non si lamentano, non stanno con i progetti politici in funzione di quello che c' per loro. C'era in contemporanea Manchester-Milan e inutilmente avevo chiesto di rinviare (la mia presentazione, non la partita). Finch mi ero rassegnato a praticare il noto metodo Springsteen . Anche se non c' nessuno do il massimo. Be', la sala era piena. Ed era piena piazza Duomo oggi. Fischi alla Moratti che parlava - tesa, emozionata - della Resistenza. Capisco la tentazione. Per sono d'accordo con Bertinotti, che sul palco friggeva per quei fischi lanciati senza che nessuno dicesse una parola per arginarli: non si pu deprecare che il sindaco non venga il 25 aprile e poi fischiarlo quando viene... Viva dunque il 25 aprile, la festa di chi crede nella democrazia, la festa di chi ha scelto di stare dalla parte degli uomini. Nando dalla Chiesa Villa Certosa. Le foto che non vedrete http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=591 Visto che il post su Villa Certosa ha riscosso un successo record per numero di commenti, battiamo, come si dice, il ferro finch caldo. Sempre, naturalmente, partendo dal principio che non ce ne frega niente. E che ognuno nel suo parco fa quello che vuole. Questione, dunque, delle foto di B. con le cinque-signorine-cinque, tra cui un' opinionista di Buona domenica . Quelle foto le ha Oggi . Che stata diffidata dal Garante della Privacy dal pubblicarle (e pubblicarne ancora). Grazie alle nostre entrature in Telecom, nella Corona's agenzia e nei loro affidabilissimi servizi di intelligence, questo Blog dunque in grado senza tema di smentita di assicurarvi quanto segue: non vero che le cinque signorine fossero a Villa Certosa in quanto militanti di Forza Italia; accanto e intorno a loro non c' nessuno nel parco, salvi gli uomini della sicurezza che si vedono sullo sfondo; meno che mai c' il fidanzato di una di loro, gaudente a brevissima distanza; quel giorno a Villa Certosa non c'era alcuna festa di giovanotti e giovanottine di centrodestra. A divertirsi era un amabile e vispo settantenne con alcune sue invitate. Le foto su questo non lasciano alcun dubbio. Certo, non le vedrete, e si pu capire, anche se il divieto di pubblicarle ha in fondo un piccolissimo sapore di censura. Ma fidatevi. Mica perch da ci ognuno debba trarre l'incoraggiamento a impicciarsi dei fatti privati altrui. Ma giusto per non bere le fandonie come gonzi di primo pelo. E soprattutto per sapere chi andr al family day a reclamare i valori della famiglia aggrediti dai dico. Giuro che se il 12 non fossi impegnato alla Fiera del libro a Torino, ci andrei anch'io alla manifestazione. Per arrivarci come uomo-sandwich con il seguente cartello: sposato una volta sola, non separato, non divorziato, senza figli fuori dal matrimonio . E voglio vedere chi mi sbatte fuori o mi d del provocatore... Nando dalla Chiesa Festeggiamenti nerazzurri. Con juicio... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=590 Eggi Voi avreste voluto trovare uno o due post sullo scudetto dellInter per prendermi in giro sullultima Coppa dei campioni vinta con la tiv in bianco e nero ecc.ecc. Non vi ho dato la soddisfazione. In verit perch neanchio ho provato la soddisfazione che avrei immaginato, specie dopo lindimenticabile dolore (? ma s, dolore) del 5 maggio 2002 o la rabbia dello scudetto rubato del 98. Lo sapevo, me lo sentivo. Moggi ha lavorato contro tutti noi. E con i suoi sistemi riuscito a lavorarci lanima di tifosi esattamente come un filo di acqua inquinata si lavora il sasso. E poi, se devo dirla tutta, non ero preparato ai festeggiamenti. Chi poteva mai pensare che dopo due pareggi e una sconfitta interna ci sbottava lo scudetto come niente? Nemmeno il grande Massimo (Moratti) lo avrebbe creduto. E quindi mi ero prenotato una serata di impegno indefesso con Lillo e Jimmy alla Melampo: testa bassa e pedalare (con gli occhi sui fogli). In ogni caso: bene, viva, in alto i cuori, uno scudetto non conquistato con le schede telefoniche comprate in Svizzera. E lode al nero inchiostro della notte mescolato con il blu tirrenico, combinazione bella e poetica quantaltre mai. E onore al Marco Materazzi guerriero civilizzato. Che lo scudetto lo responsabilizzi vieppi, come il mondiale, e lo allontani per sempre dal ruolo del falciatore pazzo (e insopportabile anche da un tifoso). Certo, amici miei, che se penso a tutto quello che accaduto nel mondo o solo a me dallanno dellultimo scudetto, mi vengono i brividi. Diciotto anni son lunghi da passare. E brevissimi da riempire. Allora, lo ricordo bene, ero intento a chiudere in redazione un numero di Societ civile nella storica sede di via Cristoforo Colombo. Raffaella, la grafica, quando mi vide saltare e urlare in quel modo dopo il gol di Matthaeus su punizione sgran gli occhi. Non mi faceva capace di quei fescennini. E invece lo ero. Ora, ho capito, non pi. Nando dalla Chiesa Cronache dal Congresso (dopo opportuna pausa) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=589 E invece no, non ce l'ho fatta a scrivere in diretta anche ieri dal Congresso. A un certo punto un po' di malinconia si mescolata alla soddisfazione di essere finalmente arrivati al traguardo che avevo in testa dai giorni (lontani e belli assai) della Rete, e che poi avevo iniziato a vedersi far concreto alcuni anni dopo, quando facemmo la prima campagna elettorale dell'Ulivo. Tel ch el partitun, direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo. Gi, ecco qui il partito democratico: pi o meno grande, ora c'. Ed un'occasione da non perdere. Quel che mi ha scatenato la malinconia (e mi ha fatto perdere ieri la voglia di scrivere) stata la constatazione che dopo tutte le parole, le metafore ardimentose, le citazioni poetiche, alla fine siamo tornati a terra. E cos nell'assemblea federale sono finite di nuovo fuori le donne. Non arrivano al dieci per cento. Anche se proprio due donne, Rosy Bindi e Rosa Russo Jervolino (grandissima: nessuno diventato statista per le tessere che aveva ), sono state tra le pi acclamate dai delegati; e non perch si portino pullman di tifosi o perch sparino demagogia ad alzo zero, ma perch sono politiche di primissimo piano, perch hanno storie vere alle spalle, hanno consistenza, diversamente da tanti altri diventati dirigenti per grazia ricevuta. Per favore, non venitemi pi a dire che il discorso delle quote rosa offensivo per le donne. No il fatto che senza le quote le donne proprio non passano. E funzionano solo altre quote: quelle di corrente, in particolare. Perfino i giovani (i giovani!) sono stati divisi per corrente al momento di cooptarli (gi, mica sono stati eletti...). Insomma, quel che dicevo nel post di sabato un po' avvenuto. Metafore marinaie, parole da marinaio. Nonostante questo, il clima stato buono (lo so, lo so: direte chi si accontenta gode ). E i delegati erano emozionati per davvero. Quello verso il partito democratico davvero un salto sentito, che ha fatto passare in secondo o terzo piano anche l'inserimento nell'assemblea federale di tale La Ganga Giuseppe (s, lui, nulla di personale...).Ora, cari miei, la vera risorsa da giocarsi sono le elezioni dell'assemblea costituente. L nessuno si tiri indietro, l ognuno partecipi e scelga. E chiss che questa sbobba ben condita non diventi come ce l'immaginiamo in tanti: un piatto di qualit, di quelli da buongustai. Meglio ruspante che nuova cucina. Forza dunque, e che il mare ci protegga. Nando dalla Chiesa Cronache dal Congresso (in diretta dalla sedia) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=588 Ebbene s, vi faccio pure una cronaca in diretta dal Congresso della Margherita. Le cose stanno andando abbastanza bene. Sia Prodi sia Rutelli hanno disegnato ieri un partito democratico che condivido. Un partito che non si annuncia come la somma delle celebri grandi tradizioni , e che non far dunque da museo di storia politica contemporanea. Un partito che former il suo gruppo dirigente a partire dalle libere elezioni di un'assemblea costituente, da tenersi in ottobre sul principio una testa, un voto . E invito ai giovani (e pi in genere ai cittadini) a entrarvi massicciamente perch questo il vero antidoto contro i signori delle tessere. In pi, oggi, una bella ricostruzione storica dell'Ulivo e della Margherita, per trarne un po' di buona segnaletica per i prossimi mesi, da parte di Arturo Parisi; con utile elogio della parola che conta.Insomma, tutto sommato una buona atmosfera. Unica eccezione dichiarata contro questo scenario: Ciriaco De Mita, che (infilzando anche una strepitosa allusione a Cromvell ) si preso secondo usanza il tempo di quattro delegati, sommerso dall'entusiasmo delle truppe irpine venute in massa ad applaudrilo e ovazionarlo (ma s). Non capisco perch abbia risollevato il problema del se andare avanti visto che la questione del se l'aveva gi risolta riconoscendosi nella mozione Rutelli. Almeno a Firenze Mussi ha tratto onestamente le sue conclusioni. Non mi fa piacere, ma certo onore al merito all'amico Fabio.Altri particolari colti al volo. Su una parete campeggiava ieri una frase di Paolo Borsellino: Quando ricevo lo stipendio a fine mese, mi faccio un esame di coscienza per capire se me lo sono meritato . Lasciate ora ogni spontanea ironia sul rapporto tra quella frase e qualche trib clientelare presente al congresso. Quel che mi ha fatto pensare che sotto la scritta di Borsellino, a qualche metro di distanza, c'era un fotografo con la maglietta dei narcos, con scritta ben visibile. Ambiente misto, insomma, almeno nei simboli accostatisi imprevedibilmente.Poi vi dir dei riferimenti infiniti a futuro, nuovo, cuore, sfida, scommessa. E soprattutto vi dir delle metafore marinare: una sequenza infinita di navi che partono, barche che salpano, galeoni che solcano, vascelli alle spalle, porti che si lasciano, ormeggi che si tagliano, stelle che danno la rotta. Siamo un popolo di marinai, in fondo. L'importante che anche le parole non siano da marinai. Perch in quelle ci credo; e per quelle vorrei spendermi, e mica poco.Dimenticavo. Il congresso si tiene a Cinecitt. Un po' di emozione l'ho pur provata a entrare nel capannone che fu di Fellini e nel vedere le riproduzioni di Roma antica. E' durata poco, perch poi il congresso ha preso il sopravvento. Con i suoi pienoni e i suoi svuotamenti mozzafiato (altro che politica dell'ascolto, amici...).Infine una bella notizia: Paolo Giaretta, senatore margherito e sottosegretario all'Economia, ha dato le dimissioni da parlamentare per non tenere il doppio incarico. Ogni tanto succede che qualcuno si faccia l'esame di coscienza alla Borsellino. Peccato che qualcuno nei boatos congressuali lo abbia rimbrottato per il cattivo esempio.E ancora infine, stavolta per davvero. Grande proposta di Matteo Renzi, giovanissimo presidente della provincia di Firenze. Nel suo intervento ha fatto un nuovo nome per il famoso Pantheon del partito democratico. Tutti pensavano (essendo lui fiorentino) che tirasse fuori La Pira o don Milani. Lui invece ha proposto Cristiano Ronaldo, l'asso del Manchester. Tutti di stucco. Poi un applauso. Come se avesse segnato lui. A domani. Nando dalla Chiesa Consolatevi con Villa Certosa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=587 Bene ho fatto a rifiutare tutti gli inviti ai festeggiamenti del nuovo scudetto. Povera squadra del coraznGi visto (e vissuto!) il 5 maggio del 2002, quando me ne andai alla sede dellInter a vedere lultima partita di campionato. Lazio-Inter: doveva essere una passeggiata, con i laziali che tifavano nerazzurro. Un punto di vantaggio sulla Juve e tutto lOlimpico a favore. Fu una batosta indimenticabile, maledetti Gresko e Podborsky, con quel nome da maresciallo risorgimentale polacco. Furono tre ore di afasia assoluta, dopo avere riposto nel cassetto la splendida maglia nero inchiostro-blu tirrenico gi preparata per essere indossata in piazza Duomo. No, cari miei, non mi fidavo, e incrocio le dita anche quando sento dire che basta fare sei punti in sei partite. Hai detto un bruscoloSei punti bisogna farli, e qui se ne sono fatti due nelle ultime tre partite In ogni caso mi sono consolato vedendo le foto di B. a villa Certosa con le cinque aitanti ragazze tenute per mano o in braccio. In assoluto, devo dire, non me ne frega niente. Se andiamo sul privato mi frega assai pi che B. continui ad andare a trovare Putin anche se non pi presidente del consiglio. Vuol dire che non era diplomazia da saltimbanchi, ma che i due sono amici per davvero. Amiconi intimi. E questo vorr dire qualcosa, perch Dio li fa e poi li accoppia, lanticomunista e il comunista del Kgb, fantastico, della serie fmolo strano. E mi frega pure che, con quello che accaduto a Mosca, B:, s lui il liberale, colui che accusa il centrosinistra italiano di dittatura, abbia trovato tutto regolare e democratico; e abbia spiegato che il problema di Mosca in quei giorni era il traffico (perci non si potevano fare le manifestazioni), un po come il Benigni di Johnny Stecchino che deplora il vero male della Sicilia, il traffico appunto.Nulla mi frega, dicevo, delle foto di Villa Certosa. Per che un settantenne che andr al Family Day stia l a crogiolarsi con le cinque esuberanti giovanotte, tastandole e tenendole per mano, dopo le lettere pubbliche con Veronica, un po mi mette di buon umore. E mi mette di buon umore anche la spiegazione: erano iscritte di Forza Italia. Inimitabile, ammettiamolo. A volte quando le spara cos grosse pretendendo che la gente ci creda, mi diventa perfino simpatico. Daltronde le signorine avevano tutti i numeri per fare politica. Una era pure opinionista (cos ha scritto il Corriere) a Buona Domenica in quanto (ho letto) gi protagonista di un Grande Fratello! Che paese ragazzi. Non me ne frega niente, ma che paese! Nando dalla Chiesa Formidabile "Addio pizzo"!!! http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=585 Be', questa davvero non ve la potete perdere. State dunque a sentire ch ne vale la pena. Attraverso un esponente di Addio pizzo , la meritoria associazione che a Palermo impegnata a propagandare la lotta al racket nel commercio, ero stato invitato a presentare Le Ribelli a Palermo il pomeriggio del 5 maggio prossimo. Occasione: i due giorni di festa dell'associazione. Per andarci avevo anche costretto a qualche salto mortale la mia bistrattata agenda. Al mattino di quel sabato di maggio, infatti, ho un impegno a Padova, poi ho Mantova, ma insomma: mi faceva piacere presentare il libro a Palermo (anche perch non ci sono mai stato invitato, bench il libro proprio a Palermo abbia le sue radici...) e in pi mi piaceva, come membro del governo, rendere onore al merito ai giovani di Addio Pizzo , che non per nulla avevo invitato in prima fila alla presentazione nazionale di Ethicamente . Vi sembra che fin qui tutto rientri nei canoni normali della solidariet tra chi si batte sullo stesso fronte della legalit? Avete ragione.Infatti il colpo di scena arriva dopo. Arriva quando da Addio pizzo mi si fa sapere che la mia presenza alla loro festa non va bene, inopportuna. Perch sono un politico, addirittura un membro del governo, e a Palermo ci sono le elezioni a sindaco. E Addio pizzo un'associazione apolitica. Bene. Credo di sapere qualcosa di associazioni apolitiche, visto che fondai pi di vent'anni fa Societ civile e con grande scandalo vi vietai per statuto l'iscrizione ai dirigenti politici o agli eletti dai consigli comunali in su. Non perch li ritenessi incivili, si intende; ma per abituarci un po' tutti al rispetto della differenza dei ruoli. Dunque so quanto sia prezioso per certe associazioni -proprio per essere efficaci nella loro azione- non confondersi con uno schieramento politico. Ma ricordo anche molto bene che Societ civile (finora considerato un modello di intransigenza) non chiudeva le porte agli ospiti che rappresentassero nell'azione politica i propri princpi. Anzi, li invitava al confronto, indipendentemente dal partito di appartenenza. E sotto elezioni dava addirittura loro la possibilit di fare sentire pi forte la propria voce; in piena autonomia, si intende, ma appunto per dare pi forza complessiva ai propri valori fondativi. La scelta di Addio pizzo , invece, un bel po' diversa. E senza volere nulla pretendere (ognuno in casa sua fa quello che gli pare), dico che la scelta acquista un indubbio significato oggettivo: una associazione schierata contro la mafia ritiene inopportuna la presentazione di un libro che parla delle vittime della mafia scritto dal figlio di una delle vittime della mafia (di cui quest'anno si ricorder a Palermo il 25 anniversario), il quale dal suo ruolo di governo sta avviando progetti contro la mafia e - di pi - rappresenta il suo ministero nel comitato interministeriale contro il racket e l'usura! Io dico che Societ civile , la giacobina Societ civile , non l'avrebbe fatto. E sapete perch? Perch, essendo vigorosamente apolitica, era anche aliena dai ragionamenti troppo politici, cos simili, in cautele ed equilibrismi, a quelli che si fanno nelle correnti di partito. Chiedeva solo Quali sono i tuoi valori? E se sorgeva lo scrupolo di favorire una parte politica, invitava anche uno dell'altra parte che condividesse gli stessi valori. E se dall'altra parte non c'era, se ne fregava. Fra l'altro c' una cosa che non capisco. Se ben ricordo Addio Pizzo sostenne lo scorso anno la candidatura di Rita Borsellino. Dunque si schier politicamente; non con la presentazione di un libro, ma in una vera e radicale campagna elettorale. Che cosa fa ora? Non la sostiene pi? E poi, altra domanda. Come mai Addio Pizzo ha accettato di prendere la parola alla presentazione di Ethicamente, con un ministro e un sottosegretario, esponenti di una parte politica, a campagna elettorale abbondantemente aperta e con tutti i faccioni dei candidati gi sui muri di Palermo? Come mai non ha rifiutato allora di intervenire per non correre il rischio di farsi strumentalizzare ? O si sente strumentalizzata dal racconto delle donne che hanno sfidato la mafia quando i fondatori dell'associazione andavano alle elementari? E il sottosegretario, il membro del governo, quando compromette pi l'immagine? Quando fa il membro del governo o quando fa lo scrittore? Nando dalla Chiesa Nostalgie danesi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=584 Sono tornato a Milano in attesa di ripartire per Roma. Fisso subito sul Blog queste ulteriori brevi impressioni su Copenhagen, sperando che nessuno mi dia del matto se penso (anche) a queste cose nella fatidica settimana dei congressi Ds e Margherita (a proposito: leggerete a breve mio modesto contributo). Anzitutto la bandiera. Sissignori. C' dappertutto la bandiera danese; nel centro storico di Copenhagen non ci sono cento metri senza che la si veda. Bella, con la sua croce bianca su sfondo rosso. Lo so, a molti blogghisti non importer un fico secco. Anzi, magari gli viene l'orticaria a sentir parlare di bandiera. Il nazionalismo e quelle cose l. Ma io che ho vissuto in caserma e che consideravo quasi una favola notturna il Silenzio suonato alle undici di sera dall'appuntato Bonizzi che sembrava Nini Rosso tanto era bravo, e poi mi alzavo a ripassare le lezioni quando suonava l'alzabandiera, io amo vedere la bandiera. Anzi, penso perfino che sia una cosa giusta che un Paese la esibisca nelle sue strade.Poi i bambini. Ne ho raccontato sull'altro post. Poi li ho visti anche andare a frotte verso i parchi con le loro maestre e i loro maestri (s, l esistono anche i maestri) negli orari di lezione e mi sembrato sublime. Arrivano a ondate, vociando e tenendosi per mano, poi si siedono in cerchio e il maestro o la maestra parla. Non capendo un'acca di danese non so dire se facessero una lezione sulla natura, sulla primavera, sulla storia, se facessero una seduta psicanalitica di gruppo o se gli si raccontasse semplicemente una favola. So, intuisco, che fare scuola cos deve insegnare ad amare la scuola. Quindi le panchine. Ah, quelle sono dappertutto. Non le devi nemmeno cercare. Il che vuol dire che oltre a rispettare i bambini rispettano anche gli anziani, gli infermi o in ogni caso i non atleti , quelli che - per limiti fisici e non solo - non potrebbero mai correre per la citt sei ore di fila. E sulle panchine si ruota come ai tavolini dei bar. Se c' uno che sta visibilmente peggio di te ti alzi e cammini fino a trovar posto, se vuoi, sulla prossima panchina. La sosta, questo il senso culturale della panchina. Si pu sostare a vedere, a pensare, a mangiare, a conversare, a leggere comodamente per capire in che punto della citt sei. E panchine e sedie anche nei musei. Non come eccezione, ma come regola.E infine il design. Certo, si far il nuovo salone del mobile a Milano e saranno nuovi successi del made in Italy. Io per mi permetto di dire questo: attenzione a non crogiolarci troppo nella retorica delle nostre eccellenze. Ragazzi, il design danese crescer e ci dar idee e forse anche punti. A me sembra fresco, originale, asciutto, di una sobria deliziosit. Talvolta comunica il senso della fiaba. Vedremo se mi sbaglio. E ora adelante con il Partito democratico. Nando dalla Chiesa Dal vostro inviato a Copenhagen http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=583 Proprio cos. L'avevo annunciato solo a pochi amici: sono venuto a fare il week end (lungo) a Copenhagen. Era il regalo di Natale del 2005 per Emilia. Poi rinviato e rinviato, ogni volta per una buona ragione politica, con la poverina che annuiva a ogni nuovo motivo. Alla fine ho programmato da novembre: viaggio (con i punti millemiglia) per il week end dopo Pasqua. Non quello di Pasqua per non essere circondato da frotte di italiani. E nemmeno uno distante da Pasqua per non dare tempo all'insorgere di altre urgenze artificiali (insomma: sono stato intelligentissimo, almeno in questo...). Dunque, a Copenhagen non c'ero mai stato, perci quello che racconter potr apparire scontato e ovvio. Per me invece sono tutte impressioni alla rinfusa da incamerare e rielaborare.Allora. Le biciclette. Tante, tantissime e con le loro piste vere, come si sa. Ma quel che mi ha colpito che almeno la met, quando sono posteggiate, non hanno blocchi o catene a protezione dai ladri. Visti tantissimi ragazzi e ragazze lasciarle incustodite in mezzo a montagne di altre bici. E visti tantissimi riprendersele con la massima normalit. Poi i bambini. Quantit per me sconosciute, cos (un po' di pi in verit) ne avevo viste solo a Dublino. Trattati con ogni attenzione: nei parchi, nel traffico, nei fantastici tricicli rovesciati in avanti su cui vengono portati. Forse qui non avranno il culto della famiglia come da noi che siamo tutti cattolici, ma i bambini sono certamente pi rispettati. Cos pure dicasi per le donne incinte. Cammini e le vedi subito, come un dato normale della vita, non come un'eccezione; in mezzo alle birrerie, lungo i canali, nello struscio su e gi per le enormi isole pedonali, spesso con altri bimbi in carrozzina, con ciuccini grandi fino al naso. Musei: pochissime misure di protezione (visto un Guercino senza vetro, statuine egizie a portata di mano) tanto nessuno si azzarda a toccare, nessuno scrive i suoi nomi con cuore trafitto su un muro, e nessuno ci scrive su suca o altre piacevolezze. Le coperte. Qui il mio provincialismo mi ha fatto sbarrare gli occhi come il pastore delle meraviglie. I clienti dei bar che stanno all'esterno, sulla strada, non vengono riscaldati con i nostri impianti a fungo, tipo piazza Duomo o Pantheon. Vengono tutti forniti di una coperta che si mette sulle spalle, dello stesso colore per ogni bar o caff. All'inizio non capivo, poi ho trovato l'idea eccellente e perfino romantica. Non parliamo delle strisce pedonali, assolutamente l'unico posto per il quale si passa se si vuole cambiare marciapiedi. Ma questo risaputo. Meno risaputo che qui la gente cammina ancora parlandosi, non gesticolando e parlando da sola. Gi, alludo ai telefonini. Se in Italia ce n' uno su tre che non lo tiene acceso mentre cammina, qui ce n' uno su cento (a dir tanto) che lo usa per la strada. Mi sembra (e lo dico anche autocriticamente...) un buon misuratore di civilt (a proposito della valutazione). Nessuna nota negativa? Be', fanno ancora fumare negli esercizi pubblici, anche se ovunque gli impianti di areazione sono molto efficaci. E in pi: se solo vi appoggiate a qualche sasso, catena o altro modesto arredo urbano della piazza del Palazzo Reale, poco ci manca che vi prendiate uno schioppettata. I divieti cio non sono scritti e se fate qualcosa che vietato (e non lo sapete) vi arriva addosso un urlo militare come se steste sgozzando Ges Bambino. In ogni caso il tempo stato stupendo, i giovani che si affollano sui canali sembrano divertirsi di pi di quelli che si affollano sui nostri navigli (hanno anche pi spazio), tra gli artisti di strada ho visto per la prima volta anche i calciatori palleggiatori (un ragazzino sui tredici faceva numeri da Maradona), anche qui ci sono i truffatori (e i gonzi) del gioco delle tre carte, chi lavora nei negozi (in genere ragazze carine) ha l'aria allegra. Le librerie non so dire, ancora non ce l'ho fatta a visitarne una. Domani comunque torno a casa con il mio impermeabile da tenente Colombo ancora pi sgualcito. Adelante. Nando dalla Chiesa Come si valuta un'universit: pacato dissenso http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=582 Riflessioni in pillole dopo un convegno all'universit di Tor Vergata sulla valutazione . Che vuol dire, nel gergo, valutazione della qualit degli atenei. Tutti gli intervenuti, professori e opinionisti, sono stati d'accordo su una cosa. Hanno detto che bisogna passare dal controllo dei processi (ossia delle procedure e dei modi) a un controllo del prodotto. Giustissimo, sono d'accordo. Meno attenzione alla logica burocratica e al rispetto delle prescrizioni ministeriali, pi attenzione ai risultati. Io per ho un dubbio. Un forte dubbio. Che si fatto largo nel corso della discussione. Ossia che pur essendo d'accordo tutti sul principio, non siamo invece d'accordo - pur senza dircelo - su quale sia il prodotto da misurare per dire se il risultato buono. E' dal dibattito sulla Finanziaria che mi porto dietro questo tarlo: che chi lavora in universit pensi in fondo che il vero prodotto dell'universit, quello da valutare, sia la qualit della ricerca, o il numero di pubblicazioni internazionali dei suoi docenti o altro ancora. Io dico invece che il prodotto dell'universit la qualit della formazione dei suoi studenti. Che si nutre certo anche della ricerca svolta dai docenti e ricercatori. Ma con una fondamentale avvertenza: che dove c' poca attenzione alla missione principale dell'universit (la formazione delle nuove classi dirigenti) potr pure esserci ottima ricerca ma c' scarsa didattica e dunque, alla fine, bassa qualit del prodotto . Questo equivoco va sciolto. E su questo intendo impegnarmi fino in fondo. Perch l'universit senza studenti non ha alcun senso. Ed proprio perch ci sono loro che ha la sua bellissima specificit. Altrimenti sarebbe un ente di ricerca. Che tutta un'altra cosa. O no? Nando dalla Chiesa La Cina vicina http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=581 Magnifici gli amici blogghisti! Ormai, nelle more dei miei scritti, entrano e dettano l'agenda. E giustamente pongono il problema della rivolta dei cinesi di via Sarpi a Milano. Sulla quale qualcosa da dire ce l'avrei. Ed che sono anni, almeno dieci, che questo centrodestra della tolleranza zero ha invece tollerato, e alla grande. Dieci anni che hanno consentito che in quel quartiere si formasse quasi una cittadella dell'illegalit. Piccola se volete (per sono apparse anche le Triadi...), ma diffusa e capace di fare sbiadire anche le nuove buone energie. Cos andata. Un occhio o tutti e due chiusi su assenza di condizioni igieniche, su occupazione permanente dei marciapiedi, su misteri anagrafici; con l'associazione Vivisarpi, a prevalente orientamento progressista, che chiedeva controlli, vivibilit, normalit della convivenza. Niente, invece. Sempre dgli al marocchino, all'albanese, al romeno. Ma sulla comunit cinese, fatta di brava e e meno brava gente, silenzio. I cittadini del posto lamentavano di non vedere vigili. Ho avuto qualche incontro con loro. Sono andato a fare comizi l per le amministrative. Sembrava tutto inutile. Poi i vigili si sono materializzati, forse in modo cos improvviso e sistematico da apparire persecutori. E pu darsi che abbiano commesso qualche eccesso. Sarebbe bastato agire prima, non lasciare marcire il problema, affermare il rispetto delle regole quando ancora c'erano i piccoli numeri. Ma dice la voce comune che a lungo il commercio all'ingrosso cinese si sia fatto largo, in realt, anche a furia di favori e di mazzette. Davanti a casa mia, che sta in un altro quartiere, un laboratorio cinese che ermeticamente chiuso a ogni sguardo pubblico ebbe, se ben ricordo, in un solo giorno due (dico due!) posti riservati per portatori di handicap da una parte e dall'altra del suo passo carraio. Giuro: mai visti disabili salire o scendere da auto l di fronte. Poi ne stato soppresso uno, di quei posti; e poi pure l'altro. Disabili farlocchi, insomma. Ma come fecero? A chi si rivolsero? Con quali amicizie, visto che sembrano vivere nella clandestinit? E poi, altra domanda: davvero le autorit pubbliche non possono fare niente per salvare i negozi storici? per non fare stritolare nella corsa agli affitti alle stelle ogni pezzo di buona storia cittadina, a vantaggio di chi di soldi ne ha tanti, e poi tanti -e non affatto detto che faccia del bene ai luoghi in cui li porta? Ora i buoi sono scappati dalla stalla. E il rischio, come sempre, di puntare sulla repressione che genera ribellione e dunque altra repressione; e via ancora, in una spirale difficile da gestire, alla parigina. Da evitare assolutamente, se si capaci. Nando dalla Chiesa Quella sera dell'85... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=580 Quella notte del 1985 and cos. Era il 5 gennaio, eravamo a Catania. Avevamo appena ricordato Pippo Fava nel primo anniversario del suo assassinio con una grande manifestazione. Gli avevamo anche abusivamente intitolato la via dello Stadio. Quella partecipazione, soprattutto giovanile, non se l'aspettava nessuno. Perci -proprio perch la memoria del lutto ha sempre dentro di s una carica di speranza e perfino di vita che si rinnova- la sera andammo tutti a casa di Antonio Roccuzzo, giovane redattore dei Siciliani . Antonio aveva una madre allegra e gentilissima e una casa con un patio stupendo a Misterbianco (mi sembra). L sognammo, con un po' di vino che tornava nei bicchieri sotto una luna indimenticabile, il futuro dell'antimafia. E per scherzo e sfida ci mettemmo a distribuirci gli incarichi. Tu farai il ministro dell'interno, tu quello della giustizia, tu il direttore generale della Rai... Non andata proprio cos. Ma qualcosa pur successo. Perci quando l'altro ieri si riunito per la prima volta il comitato di Ethicamente al ministero e ho visto entrare nel mio ufficio Riccardo Orioles con il bastone e il suo poetico farfallino, ho pensato a quella sera di ventidue anni fa, dove Riccardo era uno dei pi assennati, ma giocava anche lui, eccome, pure lui uno dei carusi di Fava . Ci ho pensato e mi sono intenerito. Poi nella riunione, fatta in quella che era comunque una sede di governo per svolgere funzioni di governo, lui ha parlato stupendo tutti per la forza icastica della parola e per la vena inesauribile di umorismo. Mi sono guardato intorno, mentre facevamo i programmi. Marco, Paoletta, Stefania, Ombretta, Pino, Paola...Ognuno una storia a me nota, una biografia di impegno disinteressato. E competenze vere, costruite sul campo. Non forse un miracolo; per, pensavo, poteva dunque succedere che fossimo l a riflettere su come cambiare un pezzettino d'Italia, a come fare nascere un giuramento d'Ippocrate per ogni futuro laureato; a come realizzare quella che io chiamo la riforma morbida dell'universit, la riforma che non ne cambia la struttura e gli status giuridici ma, chiss, magari un poco, il senso di quello che ci si fa e ci si insegna e impara.Non era il governo fantastico sognato quella sera dell'85, ma il gruppo (dove qualcuno nell'85 aveva magari dieci anni) pensava in una logica di governo. Non l'ho detto a nessuno, ma mi sono emozionato. Poi ho scritto a tutti i rettori per comunicare ufficialmente il progetto e chiedere la disponibilit delle loro universit a collaborare. E le risposte positive sono iniziate ad arrivare gi a tre ore di distanza. Ma non bellissimo? Nando dalla Chiesa Racconti scomodi. Tra cinema e stampa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=579 Brevi note di recensione. Prima nota. Ho visto alla Casa del Cinema lanteprima de Luomo giusto. Film di Toni Trupia realizzato dalla Metro Golden Minor (Michele Placido) con Rai Cinema. Trupia un giovane regista agrigentino di ventotto anni, gi assistente di Placido in Romanzo criminale. E questo un primo dato di interesse. Tutto il film stato realizzato da allievi e personale del Centro Sperimentale di Cinematografia. E questo il secondo dato. Mentre il terzo dato (quello che mi ha portato l) che tutto il commento musicale stato realizzato dal Conservatorio di Ferrara. Ottimo lavoro, che ribadisce la mia fiducia in queste (sottovalutate) istituzioni. Quanto al film, che racconta langosciosa vicenda di un vedovo settantenne che si innamora di una giovanissima russa che lo turlupina, non male. Sprazzi di durissimo ed efficacissimo neorealismo, e non solo nellambientazione a Tor Bella Monaca; con qualche cedimento al melodrammatico, specie alla fine. Ma c della stoffa, chiss che circolazione avr. Rafforzer qualche pregiudizio, certamente; ma il realismo socialista o il politicamente corretto non si addicono allarte.Seconda nota. Meno male che c lInternazionale (inteso come settimanale), se no di certe cose che accadono nel mondo non sapremmo niente. Segnalo sul numero in edicola (oltre a un bel dibattito spagnolo sul futuro dellopera lirica) Odissea uigura. Gli uigura non sappiamo neanche chi siano (io non lo sapevo, almeno; e sono in buona compagnia del computer, che continua a correggermi figura, accidenti a lui). E invece sono un gruppo etnico turcofono e islamico di milioni di persone, quasi nove nella sola Cina. E proprio dalla Cina erano scappati i cinque protagonisti della storia, prima di finire, a furia di peripezie, addirittura a Guantanamo, venduti agli americani come terroristi da solerti informatori pakistani. Ora i cinque sono a Tirana, perch solo lAlbania (!) ha avuto il coraggio di ospitarli correndo il rischio di irritare la Cina. Ovviamente non erano terroristi. Ma sono stati torturati. Prima in Cina e poi a Guantanamo, proprio loro che sognavano la libert americana. Istruttivo sulla globalizzazione in corso.Terza nota. Sempre a proposito di globalizzazione, Laura Maragnani mi segnala che il suo bellissimo libro Le ragazze di Benin City, che racconta la storia della ex prostituta nigeriana Isoke, le ha guadagnato incoraggianti incontri al Ministero delle pari opportunit e anche con il presidente della Camera Fausto Bertinotti. Ma che lunico quotidiano che le abbia riservato una recensione (fra laltro lusinghiera) stato, proprio il giorno di Pasqua,.Il Secolo dItalia. Gi, Il Secolo dItalia. Mi chiede Come mai?. Non lo so, Laura. Ed essendo il libro edito da Melampo (che nel cuor mi sta), non dico di pi. Anche perch il paio di importanti passaggi televisivi che hai avuto sono gi un riconoscimento. Mi rigiro solo la domanda. E mi rispondo che il mondo strano assai. E daltronde: avremmo mai detto un giorno che solo lAlbania avrebbe osato irritare la Cina sul campo dei diritti umani? Nando dalla Chiesa Terrazza no grazie http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=576 Ohib, mi ero dimenticato. I beg your pardon. Ineffabile mancanza: tanti auguri in ritardo per questa Pasqua, Cla e Prince me lo hanno ricordato. E hanno ragione. Che senso avrebbe la Pasqua se non si condividesse lo spirito di questi giorni con altre persone care, se non si respingesse -in serenit- il demone del tradimento (Giuda che non sei altro)? Che uno creda o non creda, si trova sempre e comunque proiettato in un'atmosfera pi spirituale, pi riflessiva. Quasi obbligato a pensare in altro modo alle vicende sue, dentro una storia dai larghissimi e morbidi confini.Sono a Camogli, in uno dei pi bei luoghi del mar Ligure, accanto a una chiesetta piazzata con ardimento sopra il mare; complice del porto, e capace di dare ogni ora al porto il suono della propria campana. Vengo qui tre volte l'anno ospite di amici che amano il pesce e il bianco vino e il chiacchierare vacuo o profondo di politica. Dove parli in modo attento e problematico di Gorbacev e di Putin e della loro Russia ma dove ti succede pure di dovere fronteggiare una mezza rivoluzione femminista se solo dici che Prodi potrebbe stare con una venticinquenne senza che a nessuno (se non ai suoi privati affetti) gliene debba importare nulla ma proprio nulla. Grande cosa la psicanalisi, e grande cosa la voglia di dir la propria a qualsiasi ora del giorno e della notte. Io ho solo il timore che l'amabile consesso camoglino, fatto di giornalisti, magistrati e intellettuali (di cui non far qui i nomi alla faccia dei Corona's), diventi nel tempo altra cosa da ci che oggi . E si faccia, anzich riparo contingente dove ci si raccontano in complicit fuggitiva le ultime esperienze, luogo massimo di narcisismo; luogo finale in cui ci si chiede se si letta la tua ultima recensione o il tuo ultimo articolo o il tuo ultimo libro. Insomma, si faccia surrogato nordico della terrazza romana che mai ho voluto frequentare. Sperando dunque che mai cos debba diventare, auguro buon rientro a tutti nei propri amabili e meno amabili mestieri. Mercoled mattina si terr al Ministero il primo comitato di Ethicamente . Che tutta l'energia che abbiamo vi si dia convegno. Perch nessuno di noi si faccia mai terrazza . E perch una voglia instancabile di cambiamento percorra le nostre scelte di cittadini sempreverdi. Auguri, auguri a tutti. E se Pasqua passata, valgano gli auguri per i giorni che verranno. Dall'Afghanistan, in fondo, non vengono buone notizie e dalla Telecom nemmeno. Ma se Alitalia finir allo straniero , dopo anni di questo monopolio non mi straccer le vesti. Garantito. Buona giornata ad Angela, intanto, e buona giornata ad Angelo...Ciao formidabile e irriverente Tut, che conobbi quand'ero baffutissimo supplente! Che il tuo taxi ti sia generoso nel giorno della tua festa. Nando dalla Chiesa Il venerd santo delle Ribelli http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=575 Oggi il 7 aprile. Una data che ventotto anni fa scaten rotture e polemiche a non finire. Toni Negri e l'Autonomia sotto processo. Il brivido del passamontagna e il magistrato che te lo leva. Ma soprattutto la vigilia di Pasqua, festa religiosa ma che pu essere al tempo stesso festa laica. Ne ho avuta prova stamattina, quando sono arrivato nel Monferrato povero, quello di Montiglio e Cavagnolo, ospite di Luciano Nattino, mio grande amico del pensionato Bocconi, che dopo avere fatto l'assessore ad Asti si dedicato alla vecchia passione del teatro. Nattino ( il buon giorno si vede dal... ,dicevamo senza fantasia) si inventato una cosa splendida. Una passione di Ges rappresentata attraverso fiaccolate, poesie, libri, passando per otto stazioni, ciascuna coincidente con un luogo. O sito archeologico, o piazza o chiesa. Dalle nove di sera del gioved alle tre del pomeriggio di venerd, senza interruzione, nemmeno di notte. Con due pullman di pellegrini al seguito di tutte le tappe e gli abitanti dei singoli paesi che si aggiungevano di volta in volta.Be', ho provato il brivido di sentire recitare, rielaborato, un brano delle Ribelli. Un brano di Rita Atria, interpretato magistralmente (e con passione tutta siciliana) da Sabrina Petyx al sito archeologico di Industria, con canti (meravigliosi) della settimana santa eseguiti dai Ditirammu, siciliani armati di verve recitativa, di tamburi, campanacci e violino. Canti evocatori. Tutto sull'erba, mentre i primi tepori del sole si diffondevano sulla gente raccolta intorno al palco di pietra. Dopo ci si spostati tutti verso la chiesa di San Grato, per affrontare il tema Ribellioni e sconfitte . Ero chiamato a parlare con Marco Revelli, il sociologo figlio del grande Nuto, e con Laura Testa, futura pastora valdese dai natali siciliani. Preceduti da due cori di grande livello, ci siamo confrontati sull'idea di ribellione e di giustizia. Revelli ha fatto una suggestiva comparazione tra Prometeo e Giobbe, per dire che si schiera con Giobbe, ben pi rivoluzionario, nella sua pazienza di giusto , dell'arrogante Prometeo. Laura Testa ha spiegato come la massima violenza verso una donna sia costringerla al silenzio o all'accettazione di una normalit assurda, e ha raccontato, figure del tempo alla mano, come le prime streghe (o donne a cavallo di una scopa) siano state le donne valdesi, portate al rogo a causa delle loro eresie . Infine io ho spiegato come le Ribelli siano, in realt,un po' l'assalto al cielo di Prometeo un po' la sofferenza paziente di Giobbe; e soprattutto come il grande, sommo atto della piet dei giorni della Pasqua, ovvero la Deposizione, sia stato negato a queste donne, che mai poterono tenere tra le loro braccia il corpo del figlio o fratello ucciso. Marco, visibilmente coinvolto, mi ha invitato a riparlarne a Cuneo alla Fondazione Nuto Revelli. Gli ho promesso che lo far. Ma sono ripartito dai luoghi del Monferrato povero con un'ammirazione sconfinata per chi, come Luciano, riuscito a concepire qui, proprio qui, un simile percorso pasquale. Roba da catturare un laico e fargli dimenticare (almeno sotto Pasqua) le pretese senza fine degli uomini che parlano in nome di Dio . Perch quella del dolore e della passione, della violenza e dell'indifferenza, di Ponzio Pilato e della folla che acclama il ladrone una rappresentazione che torna in tutta la storia dell'uomo. Nei secoli, nei millenni. Nando dalla Chiesa E Cirino Pomicino mi mise dietro la lavagna http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=574 E cos Paolo Cirino Pomicino andato all'assalto del sottoscritto. Lo ha fatto scrivendo al Corriere con toni e insinuazioni che non so francamente se il Corriere avrebbe pubblicato a parti invertite. Che successo? E' successo che in una breve intervista sul codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione antimafia avevo proposto che esso non venisse limitato alle candidature ai consigli comunali e provinciali. Ma venisse esteso anche alle candidature al parlamento. E avevo aggiunto che altrimenti si continuer con l'andazzo dei pregiudicati infilati nella commissione antimafia, citando il recente caso di Cirino Pomicino, appunto, e di Alfredo Vito. Che ci volete fare, mi sono abituato a smorzare il pi possibile i toni quando faccio polemiche. Ma l'uso del termine pregiudicato mi venuto spontaneo di fronte all'enormit simbolica della presenza di quei due signori in Antimafia. Be', l'esimio politico napoletano mi ha voluto rispondere al cubo. E si prodotto in una serie di accuse. Ha detto che credo di essere un politico sol perch sono parlamentare. A parte che non sono parlamentare, mi fa piacere che Pomicino, con il suo metro, non mi consideri un politico . E mi consideri, invece, un predicatore e un quaquaraqu , ossia il peggio dell'umanit nella visione sciasciana del mondo. Meno piacere mi fa l'insinuazione che io abbia goduto, come lui, di finanziamenti illegali. Insinuazione fondata sul fatto che io non mi levai in piedi in parlamento quando Bettino Craxi, in segno di sfida, chiese di farlo a chi non avesse mai ricevuto soldi illegalmente. Pomicino riconduce l'episodio al luglio del '92. Ma secondo me ricorda male. Il fatto accadde, a mia memoria, nell'aprile del '93, quando Craxi si difese da cinque richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Quella volta nessuno dei miscredenti si alz in piedi. Ma solo per una forma di rispettosa piet nei confronti di un uomo (Craxi) che si sentiva come un animale braccato, non certo perch avessimo la coda di paglia. Vedete che cuore tenero che hanno i savonarola o giustizialisti . E poi gli viene rovesciato addosso come segno di colpa... Infine Pomicino mi sfida a firmare una sua interrogazione sui mafiosi messi sotto protezione nonostante i loro reati. Immagino ce l'abbia con i mafiosi pentiti (e lo capisco). Ma queste interrogazioni spacciate per atti decisivi mi hanno un po' stancato. Tanto pi che io, non essendo in parlamento, non posso firmare proprio niente. Pomicino chiude dichiarando, con riferimento a se stesso e alle ingiustizie che subisce, che in politica bisogna avere santa pazienza. A me pare che la santa (santissima) pazienza venga richiesta invece al paese nel suo complesso. Perch dopo avere visto ingigantire il proprio debito pubblico quando il nostro faceva -in quota andreottiana- il presidente della commissione Bilancio, ora l'Italia se lo deve anche vedere moraleggiare in parte di vittima , mentre dichiara di non potere essere definito un pregiudicato perch dopo cinque anni dalla condanna si avrebbe diritto alla riabilitazione . Mah, chiss che c'entra...Pregiudicato chi ha riportato condanne penali. Che si ricordano o meno (o almeno: io ricordo o meno) in relazione all'arroganza o all'umilt dell'interessato. Confido, in ogni caso, che sul Corriere sia pubblicata la mia replica. Nando dalla Chiesa Come ti attenziono l'arcivescovo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=573 Larcivescovo Bagnasco sotto scorta? A me sembra una misura esagerata, anche se capisco bene le preoccupazioni. Il clima caldo (direi che ognuno ci mette del suo) e bisogna che il presidente della Conferenza episcopale italiana veda tutelata non solo la propria persona ma anche la piena libert di espressione cui ha diritto (che, detto sommessamente, non facolt di impartire comandi agli esponenti delle istituzioni laiche). Il dibattito che fa capolino dietro queste misure di sicurezza maledettamente complicato. O meglio: evoca temi complicati. La fede e la politica. La libert di parola e la libert di ingerenza. E altri ancora. Ma io, se devo essere sincero, sono rimasto colpito, folgorato, tramortito, atterrito, sconcertato, sconvolto, scombussolato, annichilito da unaltra cosa. Da un piccolo particolare. Uno di quei dettagli che dicono tutto di un paese, dello stato della sua cultura. Insomma, uno di quei dettagli in cui ritrovi o Dio o il diavolo. Ed la comunicazione burocratica che la questura di Genova ha dato del fatto, si presume ai superiori del Ministero dellInterno: Bagnasco, ha scritto (o firmato) il questore, da oggi persona attenzionata. Proprio cos. Persona attenzionata. Vedi, vedete? Lo stesso computer mentre scrivo questa baggianata me la sottolinea in rosso (mentre invece non mi sottolinea baggianata) proprio per dirmi: amico mio, ma che cavolo stai scrivendo? Ma dove lhai beccato questo attenzionata (e riecco il rosso)? Ma in quale cavolo di brogliaccio hai scovato questo verbo e il suo participio passato se nel dizionario italiano non esistono neanche a pagarli a peso doro? Si ribella il computer e non dovrei ribellarmi io, che so di greco e di latino, che sono un essere pensante (mediamente pensante, lo so, non c bisogno di motteggiare) e che vivo come offesa alle mie carni, come un morettiano graffio al cuore questa incultura che trasuda dai linguaggi quotidiani? Ma dico: non ci sono corsi di italiano per le categorie professionali che devono passare la vita a scrivere rapporti, relazioni, cronache, appunti di servizio? Non si insegna a scrivere con dei bei corsi di educazione permanente a chi maneggia ogni giorno il dovere della scrittura? Sarebbe come avere degli ingegneri che non sanno far di conto o delle annunciatrici con la s di pezza. No, non ditemi che colpa delluniversit. Almeno in questo caso no. Una volta un bambino che a scuola avesse scritto di avere attenzionato una bambina sarebbe stato messo dietro la lavagna con un bel cappello a cono con su scritto asino. E avrebbe dovuto scrivere cinquanta volte sul suo quaderno a zigrinatura nera e orli rossi il verbo attenzionare non esiste. Ora chi lo scrive la passa liscia e va avanti nella vita. E ti sconcia litaliano giornaliero. Ma stia ben sul chi vive. Perch noi lo abbiamo attenzionato. Nando dalla Chiesa Qui periferia. I soliti noti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=572 Cinque minuti fa ho sentito Antonio Josa (vedi il post precedente). Gli ho detto che avevo messo la sua testimonianza sul mio Blog. Mi ha ringraziato e mi ha ripetuto perch ha voluto scriverla ( ormai con l'et le gambe non mi reggono pi, non posso pi andare ai convegni la sera; e come faccio a non pensarci a quella sera di trent'anni fa? ). E mi ha chiesto di aiutare il suo circolo di periferia, lo storico Perini . Non ci vuole andare pi nessuno, mi ha spiegato, a fare i dibattiti. Una volta si muovevano anche i sindaci e i ministri. Ora vanno solo in tiv, o nelle librerie del centro, o dove ci sono i giornalisti. La periferia sta diventando un deserto, ha aggiunto, proprio grazie a questo vizio delle personalit della sinistra di cercare solo la grande visibilit. Trovo tutto questo vero e assurdo al tempo stesso. Quando si dice il radicamento, bisognerebbe riflettere anche su ci che dice Josa. Ma c' qualcosa che non mi ha convinto, qualcosa che mi ha fatto scattare una molla in pi, e Josa mi perdoner se lo racconto. Quando gli ho promesso di aiutarlo a organizzare qualche dibattito di buon livello al Perini, mi ha chiesto di portargli Rosy Bindi. E allora io gli ho replicato: Accidenti Antonio, ma punti subito a un ministro? Incomincia a far muovere i milanesi.. . Ma lui ha obiettato che le manifestazioni ormai costano tanto (ha ragione) e dunque non vale la pena di farle se si sa che c' poco pubblico. E che il pubblico c' se arrivano i personaggi noti. Ossia quelli della televisione, aggiungo io. Sicch, aggiungo sempre io, il gatto si morde la coda. La gente nota perch va in tiv, ma se va in tiv (visto che invitano sempre gli stessi venti ovunque) non va in periferia. Perch non ci diamo una mossa d'intelletto e di orgoglio tutti quanti? Politici e organizzatori e cittadini. E intanto se qualcuno legge questo Blog ed disposto a farsi una sera a Quarto Oggiaro, faccia un fischio. Se ha una notoriet anche media, giuro che lo raccomando... Nando dalla Chiesa Quella sera che i terroristi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=570 Torna il dibattito sul terrorismo. Con l'ennesima proposta di amnistia e la discussione sulla trattativa nel caso Moro. Ho ricevuto una testimonianza su quei tempi. L'ha scritta Antonio Josa, che fu gambizzato insieme ad altre tre persone in una sezione della Dc. Josa noto a Milano per avere dato vita al circolo culturale Perini , la pi importante esperienza di impegno culturale in periferia (Quarto Oggiaro), che espresse il bisogno di integrazione dell'immigrazione meridionale nel dopoguerra. Per decenni il Perini ha chiamato a parlare nei lembi estremi della citt scrittori e politici, filosofi e uomini di chiesa, da Calvino al cardinale Martini. La testimonianza di Josa avr per i blogghisti un significato diverso a seconda delle singole sensibilit. Io la trascrivo perch sento il dovere di farlo.Il racconto dellattentatoIl 1 aprile 1980 mi recai nella sezione della Democrazia Cristiana Luigi Perazzoli in via Mottarone in Milano. Lon. Nadir Tedeschi teneva, infatti, una relazione sui risultati del Congresso nazionale del partito, ove usc sconfitta la linea Moro-Zaccagnini sulla politica di Solidariet nazionale e vinse la linea di maggioranza con il preambolo anticomunista di Donat-Cattin e dei dorotei. Ad un tratto, verso le 21.30, irruppe nella sede un nucleo di quattro terroristi delle brigate rosse colonna Walter Alasia. Gli intrusi terroristi, imbavagliati e incappucciati, impugnavano pistole con in canna il silenziatore e costrinsero i presenti ad alzare le mani e a non reagire per evitare una carneficina.Il commando delle brigate rosse era guidato dalla capo colonna Paqua Aurora Betti, succeduta a Mario Moretti, arrestato per il sequestro e luccisione di Aldo Moro.In quella tragica situazione i presenti furono accusati di essere complici della morte di quattro terroristi, uccisi il 28 marzo, nel covo di via Fracchia a Genova dai carabinieri e quindi rivendicarono la loro azione come giusta rappresaglia contro un covo della DC.Iniziarono a perquisirci e ci espropriarono di tutto ci che avevamo, compresi i documenti, il portafoglio e le chiavi di casa e della macchina. Eravamo tutti immobili, con le braccia alzate: prigionieri delle br, sotto il loro tiro di pistole e insultati con slogan tipoquando il popolo armato per voi finita.Nel frattempo una donna presente, iscritta alla sezione, ebbe un malore e i brigatisti impedirono di darle un bicchiere dacqua da bere. Il terrorista, che si faceva chiamare Silvio, mi disse anche tu bella faccia sei qui! E mi svuot le tasche di ogni cosa.Dopo un quarto dora di minacce e di sequestro, i brigatisti scelsero, tra i presenti, quattro persone. Era come se ci conoscessero. Io fui il primo, poi il relatore on. Nadir Tedeschi, il segretario di sezione Eros Robbiani e il corrispondente de Il Popolo Emilio De Buono. La scelta non fu casuale. Mentre il gruppo dei presenti fu obbligato a reggere uno striscione inneggiante alle brigate rosse e fotografati, noi prescelti fummo sospinti, con le mani alzate, a raggiungere il fondo della sala e ci intimarono dinginocchiarci. Nessuno di noi lo fece. Pensai subito ad una esecuzione sommaria, allappuntamento con la morte. Al terrorista, che si faceva chiamare Silvio, che mi puntava la pistola alla tempia (seppi mesi dopo che era Roberto Adamoli) implorai: non spararmi, ho moglie e figli!Lui, sprezzante, replic inginocchiati stronzo! Ero terrorizzato, volevo morire in piedi!Ad un tratto il capo dei brigatisti diede un segnale e i quattro terroristi, mirando per fortuna alle gambe, spararono simultaneamente al grido: Questo ci che meritano i servi di Cossiga! (allepoca Presidente del Consiglio dei Ministri) e subito scapparono in strada, ove lattendevano i complici in macchina per fuggire via. Udii distintamente gli spari della 7.65 ovattati dal silenziatore e crollai in una pozza di sangue, urlando mamma mia, mamma mia! Sentii un grande calore agli arti inferiori e un forte giramento di testa, senza per svenire. Cominciai, allora, a gridare agli amici presenti, telefonate a mia moglie e pensate ai miei bambini! (che avevano 7 e 9 anni). Questa frase ossessiva la gridai sino a quando giunse lautoambulanza della Croce Rossa per portarmi allOspedale Fatebenefratelli.Per la gravit delle lesioni alle arterie fui trasferito, solo dopo quattro giorni, negli Spedali Civili di Brescia uno dei pochi luoghi in Italia, ove esisteva, allepoca, una quipe medica di microchirurgia, guidata dal prof. Giorgio Brunelli, per la ricostruzione di arterie lese e trapianti di arti maciullati.Seguirono poi lunghi mesi di degenza e di riabilitazione fra solitudine e dolori fisici. Rimasero, comunque, le conseguenze invalidanti per tutta la vita e linizio dellinferno quotidiano per le sofferenze fisiche e psicologiche a causa dellasportazione dei muscoli necrotici alla gamba e dello spappolamento del nervo sciatico e delle lesioni due arterie agli arti inferiori, che furono ricostruite con due distinti interventi di microchirurgia e innesti di bypass.A distanza di 27 anni dallattentato non riesco a dimenticare quella maledetta sera e la paura di avere sfiorato la morte. I dolori permanenti di ischemia muscolare, alla gambe e al piede sinistro in plegia, non aiutano a dimenticare. C sempre una fitta nel mio corpo, che mi riporta a fare i conti con quella tragica esperienza. Rivivo momento per momento quel film, soffermandomi sempre su un particolare diverso. Un gesto. Un volto. Una parola. Un ricordo del lungo calvario di tanti anni di quotidiana sofferenza.Oggi sono ritornate le brigate rosse e con esse anche i giovani nostalgici della colonna sanguinaria W. Alasia. Per ironia della sorte, Io servo di Cossiga assisto allibito persino a dibattiti televisivi tra il terrorista Prospero Gallinari e, il suo protettore, lex presidente della Repubblica , lesternatore e picconatore Kossiga; rimango sbalordito che Alberto Franceschini, il fondatore con Curcio delle br., sia stato intervistato da Claudio Martelli conduttore di Studio Aperto accanto alla lapide che ricorda i 5 carabinieri e poliziotti della scorta dellon. Moro, massacrati in via Fani; sono ancor pi indignato che, allindomani dellarresto di Cesare Battisti in Brasile, lo svergognato capogruppo del Parttito Rifondazione Comunista, sen. Giovanni Russo Spena, abbia proposto unamnistia per i reati di eversione, per chiudere con gli anni di piombo. Nando dalla Chiesa Fabio ripensaci http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=569 Lo dico o non lo dico? Ma s, lo dico. A me questa storia di Mussi che non ci sta a fare il partito democratico proprio non mi va gi. So che non dovrei mescolare il rapporto ministeriale con il rapporto politico, ma insomma arriva il momento in cui devi farlo. Io Mussi l'ho visto partecipare al governo di questo paese. E testimonio che l'uomo non ha nulla di quella che viene chiamata la sinistra radicale o ideologica. Ragiona unendo il pragmatismo con i buoni princpi. Ha sbaraccato le peggiori usanze che si stavano impadronendo del mondo universitario (proliferazione delle sedi, universit telematiche, ecc). Ha fatto le nomine rifuggendo dalle logiche dell'appartenenza partitica. Non ha fatto favori indebiti agli amici di fede. Ha pensato soprattutto alla seriet, al merito, alla fatica anche (da figlio di operaio che ha dovuto studiare senza che nessuno gli regalasse nulla). Nessuna debolezza per sei o diciotto politici, per gli assistenzialismi di cui si nutrita la nostra sinistra con poche attitudini al governo. Ha pensato ai diritti giusti, quelli dei pi deboli soprattutto. Ha dato soldi alle universit private di prestigio, senza fare le guerre inutili sul pubblico-privato. Certo, ha appoggiato la ricerca sulle staminali in sede europea, ma questo lo avrebbe fatto anche un laico come Veronesi. E allora? Perch non pu stare nel partito democratico, santo cielo? Gliel'ho chiesto. Lui teme che ne venga fuori un polpettone indigeribile, un po' di affarismo e un bel po' di nomenklatura, con qualche compagnia davvero indesiderabile al sud. Embe', non lo temo anch'io? Ma 'sto partito pu diventare anche un'altra cosa, o no? L'importante che ci entrino tanti ma tanti cittadini che facciano -con i loro numeri- impallidire i pacchetti di tessere. L'importante approntare i filtri contro le tessere false (e giuro che io so come fare, mi facciano responsabile dell'organizzazione e lo dimostro). Ah, un partito democratico vero, che meraviglia... Perch anche un partito socialista, e Fabio non pu non saperlo, tranquillamente in grado di rivelarsi alla fine un po' di affarismo e un bel po' di nomenklatura, con qualche compagnia indesiderabile al sud (non abbiamo forse visto quel terrificante documentario Rai sulla politica calabrese?). Come dissero i compari di don Tano Badalamenti al padre di Peppino Impastato, riferendosi a quel ragazzo testa calda con le bandiere rosse? Faccia pure il comunista, ma non faccia l'antimafioso . Peppino quel consiglio non lo segu. Ma conosco tanti che l'hanno seguito. E, viceversa, conosco altri che hanno fatto gli antimafiosi senza fare i comunisti. Insomma, questo rifiuto del partito democratico fondato sulla questione morale o sulla nobilt della politica lo capisco solo in parte. Visto che non sono poi cos don Chisciotte? Dalla politica non mi aspetto mai la luna, in nessuna landa del pianeta. E per penso che anche dalla politica pi classica qualcosa di buono lo si possa sempre spremere. Dai, Fabio, ripensaci. Se ci ho ripensato io sui filtri del mio Blog... Nando dalla Chiesa La festa di Anna http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=568 Anna una gentile signora di Piacenza. Impiegata, madre di due figli adolescenti, uno dei quali gi in vista della giovinezza. Ha gli occhi scuri luminosi e il tipico contegno che nasce da un'educazione umile e severa, quella che una volta si formava sui luoghi del lavoro e della devozione. Tempo fa era una ragazza matura. Erano gli anni ottanta, o i primi anni novanta. E studiava Scienze politiche a Milano. Me la trovai nel corso di sociologia economica. Una delle mie migliori allieve in assoluto. Studente-lavoratrice. Uno di quei rari studenti che combinano l'intelligenza viva, la maturit umana, e la disponibilit a faticare; ossia l'atteggiamento di chi si applica su ogni particolare e da ogni particolare distilla pensieri e informazioni da immettere, come pepite, nei propri circuiti mentali. Dopo l'esame prese la tesi con me. Poi allent i rapporti con l'universit. Inizi a farsi vedere sempre pi raramente. Ogni tanto mandava messaggi per spiegare che era ancora intenzionata a laurearsi. Ma il tempo passava e quei messaggi assomigliavano sempre di pi a fragili speranze, a sogni che cercavano di prenotare una realt impossibile con il solo annunciarsi. Era successo che Anna aveva dovuto lasciare l'universit per ragioni familiari, per scelte di piet e di amore che nessuno vorrebbe essere mai chiamato a fare. E in pi aveva anche due figli da tirar su, sempre lavorando.Ci sentimmo sporadicamente mentre gli anni passavano. Ogni tanto spuntava il suo viso in mezzo al pubblico in qualche dibattito in cui fossi impegnato dalle sue parti. Un giorno, dopo pi di dieci anni, mi disse che voleva fare la tesi, che aveva aggiornato l'indice iniziale, che ci stava lavorando. Le spiegai che io ero ormai in aspettativa e la indirizzai da Gian Primo Cella, giunto nel frattempo a insegnare sociologia economica in facolt. Cella fu gentilissimo, lei incominci a progettare la laurea come evento realistico. E la fece sulle problematiche sociali alle quali era stata portata dalla vita ad appassionarsi: Le conseguenze economico-sociali dell'invecchiamento della popolazione: il caso dell'area piacentina . Le promisi che in ogni caso l'avrei aiutata, che il suo vecchio professore non avrebbe cercato un alibi nei propri incarichi istituzionali. Un giorno mi fece anche una sorpresa stupenda, impagabile: mi regal i suoi appunti sulle mie lezioni, gli unici dei quali io oggi disponga. Mi riport di colpo a quando avevo i capelli neri e i baffi neri e un fazzoletto nel taschino della giacca a quadri o a righe e i pantaloni di velluto. Be', come forse si sar capito, oggi (scrivo all'una di notte) Anna si laureata. Con la sua famiglia che osservava a distanza di qualche metro dalla sedia su cui si era seduta. E io ho partecipato alla sua festa nella veste di correlatore! Avevo chiesto l'autorizzazione di poterci essere e ho riindossato le mie vesti di professore. Che belle, amici cari, le tesi di laurea; che bella l'universit con i colleghi un po' invecchiati ma genuinamente gentili. Perch solo l'universit sa metterti insieme in pochi minuti la giustizia di Giobbe, il velo nelle scuole francesi, il diritto d'autore e i vecchi della montagna piacentina. Intendiamoci: anche la politica ti fa parlare dell'universo mondo in una manciata di minuti. Ma qui ne parli pensandoci, tra esperti veri, e in atteggiamento scientifico, non sparando fesserie a seconda della temperie ideologica del momento (certo, poi la politica ne parla anche per risolverli concretamente, i problemi). In ogni caso Anna si laureata. 110 e lode, all'unanimit. Come era giusto. Perch la tesi era di rango superiore. E perch lei una donna speciale. La sua festa stata anche la mia. Non solo perch mi ha fatto tornare all'universit. Ma perch mi ha commosso vedere una delle mie migliori allieve avere ragione del destino e conquistare ci che le era dovuto, ci che altri ottengono con facilit tanto pi disinvolta. Brava Anna! Che la vita, se pu, ti sia pi generosa. Nando dalla Chiesa Telegramma forbidden. Cos parl il Tesoro http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=567 Notizia notiziona (ma s, unaltra). Il ministero del Tesoro ha proibito i telegrammi di Stato. Basta con le spese superflue. Non so se valga per tutti i ministeri. Certo mi piacerebbe sapere se per qualche ministro o sottosegretario sia rimasta, e perch, la potest di inviare il fatidico telegramma di Stato; ovvero la comunicazione ufficiale per antonomasia, che ha fatto la fortuna di interi generi letterari, da quello delle felicitazioni a quello del cordoglio, a quello del dispaccio bellico, sublimato nel fatale firmato Cadorna (a cui qualche sventurato bimbo dovette quasi un secolo fa linopinato nome di Firmato). Quando vedo queste restrizioni drastiche, chiss perch, penso che per molti non varranno. Fatto sta che io, che non faccio del telegramma uso n straripante n regolare, ho scoperto il nuovo taglio di spese quando ho pensato di inviarne uno a Filippo Andreatta per la morte del padre Nino. Che il ministero delluniversit dovesse farlo davanti alla scomparsa di tanto economista, mi era sembrato ovvio. Nisba, ho dovuto provvedere in proprio presso un ufficio postale esterno. La direttiva di usare senza indugi la posta elettronica. Non sarete mica cos cavernicoli da non saperla usare, no? Daccordo, siamo moderni anche noi, ma come fai a fare le condoglianze con la posta elettronica? E che solennit ha? Ma dite, ce lo vedete un ministero che fa le condoglianze con il tiscalinet.it? Dite che cos si indotti a scrivere un biglietto con la firma? E vero, pu essere perfino meglio del telegramma, certo pi caldo e personale. Ma ha linconveniente che potrebbe arrivare perfino tre o sei giorni dopo, provare per credere.In ogni caso, che nessuno venga pi a lamentarsi del taglio dei cosiddetti consumi intermedi. N rettori n altri. Perch qui il taglio, come ho gi detto altre volte, non colpisce gli sprechi ma le normali e risicate spese ministeriali. E aggiungo che se fossi convinto che tocca a tutti, lo vedrei anche bene (quanti consulenti che vedo in giro, quante persone prese dallesterno finiscono in uffici parlamentari). Sarebbe allora un bel segno di sobriet per tutti. Ma convinto non sono. Di pi: continuo caparbiamente a sperare che stessa draconiana logica valga anche quando si fanno le autostrade o le gallerie per lalta velocit. Se no che gusto c? Anyway, sia fatta la volont del Tesoro e respingiamo la tentazione del lamento. Anche perch, se ricordo bene, oggi devessere il quarantatreesimo anniversario di una grande vittoria dellInter in campionato. Contro il Bologna. Me la godetti dal circolo ufficiali di Torino mentre corteggiavo una incolpevole coetanea. Erano i tempi di Jair e Suarez. E al Tesoro cera Emilio Colombo. Nando dalla Chiesa Adelante. Una manciata di don Chisciotte http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=565 E vai col don Chisciotte (vedi il commento allultimo post)! La giornata di oggi stata dedicata in gran parte allo stesso tema e alla stessa impresa che mi ha impegnato ieri: fare giocare dalluniversit il ruolo pi incisivo possibile nella affermazione di una nuova cultura civile. Due riunioni operative, dunque. La prima al ministero dellInterno, con il sottosegretario Rosato e con il prefetto Lauro, che coordina per il governo le iniziative antiracket e antiusura. E stato varato un piano per il 2007-2008, nel cui ambito dare il via a corsi di studio universitari su racket e usura e su tutta la relativa legislazione. Per creare grandi occasioni di incontro, testimonianza, presentazione di proposte di legge. Per indurre nuova coscienza specie nelle facolt di economia e di legge, ma anche per creare un clima in cui le grandi associazioni di interesse economico trovino sempre pi imbarazzante e insopportabile stare alla finestra, e siano anzi costrette a entrare nella mischia, a sporcarsi le mani nel modo pi nobile (carina questa: sporcarsi le mani per averle pulite). La seconda riunione stata alla commissione Antimafia con il suo presidente, Francesco Forgione. Al di l delle polemiche che abbiamo avuto, Forgione sta facendo cose interessanti. Interessanti e giuste. Una proposta di legge per dare alle vittime della mafia la stessa tutela delle vittime del terrorismo. Una proposta di legge pi severa per lo scioglimento dei consigli comunali in odor di mafia, con la possibilit (sacrosanta!) di commissariare, oltre ai consigli, le strutture e le funzioni tecniche. E un codice di autoregolamentazione anche per i candidati alle elezioni amministrative. Secondo me, in verit, bisognerebbe insistere anche sulle candidature al parlamento. Siamo rimasti daccordo che su questo prenderemo una prima iniziativa in sede scientifica per vedere se poi vero che vi sarebbero problemi costituzionali (a me non pare proprio). In ogni caso lobiettivo fissato di dar corso ai tanti protocolli di intesa tra universit e commissioni antimafia firmati nella scorsa legislatura e che sono rimasti lettera morta. Quattro seminari di grande livello su materie diverse (dal codice unico della legislazione antimafia alle nuove tipologie di reato), con attenzione alleconomia e alle responsabilit professionali che contribuiscono al suo inquinamento. Pi precisamente: richiamando i doveri e le funzioni proprie del sistema bancario. Oggi, giusto in commissione antimafia, il prefetto di Palermo ha denunciato senza peli sulla lingua le connivenze delle banche, la riluttanza dei dirigenti di banca a segnalare i movimenti sospetti. A maggior ragione bisogna andare avanti: una bella rete a stringere tra Interno, Antimafia e Universit. Non so se qui si tratti di essere don Chisciotte, ma vedo che a esserlo siamo in pi di uno. E questo mi conforta. Adelante. Nando dalla Chiesa Ethicamente. Pronti via! (e Mussi conobbe Orioles...) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=564 Finalmente! E partito Ethicamente, il progetto per portare nelle nostre universit (ma anche nelle altre istituzioni di alta formazione) una ventata nuova. Nuova ventata di senso delletica professionale, delletica pubblica. Di consapevolezza del senso di ci che si fa quando si esercita una professione. Di responsabilit sociale nellessere (e nel prepararsi a essere) classe dirigente. Non so, ancora una volta, che cosa se ne trover domani sui giornali. So che con Mussi abbiamo fatto la scelta di presentare il progetto dallaula magna della facolt di Giurisprudenza di Palermo non per caso; ma perch per giungervi si passa davanti a una stele su cui stanno incisi i nomi di una decina di laureati di quella facolt che hanno pagato con la vita la debolezza di etica pubblica di questo paese. E che pi volte, in vita, avevano spiegato che il problema non era solo la mafia ma anche i varchi che le vengono lasciati generosamente aperti dalla scarsa o nulla responsabilit con cui vengono esercitati certi ruoli professionali. Potevamo, lho gi detto, ottenere un effetto mediatico pi alto con una bella conferenza stampa a Palazzo Chigi. Ma avremmo un po tradito sin dallinizio lo spirito del progetto. Cerano in prima fila - e mi ha fatto piacere - Pina Grassi, la moglie di Libero, limprenditore che aveva cercato di portare a Palermo una nuova etica degli affari. Cerano i giovani di Addio pizzo. Cera il vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno, Ettore Artioli. Cera Leoluca Orlando che quindici anni fa lanci il suo grido dallarme per lo scarso coinvolgimento del mondo universitario nella primavera di Palermo. E cerano due conoscenze di questo Blog, Stefania Pellegrini, la sociologa del diritto bolognese, e Riccardo Orioles, il giornalista anomalo, che avreste dovuto vedere la faccia stupita del buon Mussi quando lha visto per la prima volta (poi quando gli ho spiegato il prodigioso curriculum della persona, ha sorriso compiaciuto).Ora si incomincia, non ne potevo pi dei tempi burocratici. Da giorni avevo in mente don Ciotti a Polistena (Non perdiamo tempo!) e pensavo che i nostri tempi sono lunghi anche quando abbiamo le migliori intenzioni. Lunghi, sempre lunghi, mentre i tempi delle decisioni degli altri sono velocissimi. Bene. Se avete delle idee, fatemele sapere. Tra qualche giorno apriremo una sezione del sito del ministero per incominciare a fare circolare le informazioni. Un esigente magistrato palermitano che stimo molto (e che i lettori stimano molto) mi ha detto: una delle poche cose buone che ha fatto in questo campo il governo. Complimento o rimprovero? In ogni caso diamoci dentro. Le riforme si fanno anche cos. Nando dalla Chiesa L'ora legale e i suoi nemici http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=563 Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti. Cos, con un vero colpaccio di genialit satirica, titolava nel 1991 Cuore , settimanale diretto da Michele Serra. Mi piacerebbe capire dove scattato il panico oggi, ma mi sa che gli ambienti sospettabili sono pi d'uno. Mi ha colpito la notizia (vedi Gian Antonio Stella sul Corriere) che una leggina ha revocato i vantaggi che erano stati promessi ai magistrati mandati in prima fila a combattere il crimine organizzato. Allettati ad andare a rischiare la vita con provvedimenti di favore e ora bidonati spiegandogli che sono uguali agli altri, anche a chi se ne sta in panciolle a discutere e consigliare nei vari ministeri. Perch mai dovrebbero avere dei vantaggi dall'avere accettato di andare nelle zone pericolose? Vedete un po' come torna, immortale, la filosofia che ispir la polemica sui professionisti dell'antimafia. Prima, quando non riesco a coprire i posti di trincea, ti chiamo e ti dico che sapr esserti grato per la tua disponibilit. Poi larvatamente ti accuso di volere lucrare sulla tua funzione antimafia, mercenario che non sei altro. Arriva l'ora legale e non bastano sei ore a scoprire (con medico legale) che un signore di 82 anni seduto su un treno per e da Torino era morto d'infarto. Dico sei ore. Il tempo dell'andata, il tempo del ritorno. Con tanto di lunga fermata alla stazione di arrivo, dove i treni vengono ripuliti e rassettati. Nessuno ha avuto lo scrupolo di vedere se per caso dovesse scendere e fosse rimasto addormentato. Il rispetto dell'intimit dell'altro sta diventando l'alibi per trattarlo come una cosa inanimata. Avr bevuto, sar stanco, si sar fatto di eroina, vorr passare la notte in treno, chi lo sa, se ne vedono tante...E infatti anche questo bisogna vedere: Trenitalia che si porta a spasso i morti... Nando dalla Chiesa Margherita. Non capisco e non mi adeguo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=562 Allegria allegria, finito da poche ore il congresso regionale lombardo della Margherita. Lo confesso: non capisco e non mi adeguo. Non capisco perch si voglia fare il partito democratico se non ci si crede, se si ha la testa sempre voltata ai Popolari, o alla Democrazia cristiana. Se si pensa che, ad andare verso il nuovo partito, ci sia solo il cattolicesimo sociale, il quale fra laltro ha tante varianti, alcune assai belle e altre, invece, assai poco sociali (e perfino poco cattoliche). Non capisco perch, ricordando le percentuali a cui erano piombati i popolari, si voglia continuare a coltivare quellidentit. Attenzione: non a portarsela biograficamente dentro, che ovvio; ma a coltivarla, a farne il punto di identit collettiva di un intero partito, che era nato con altre ambizioni e altre intuizioni.Non capisco perch, quando pure scatta la pazza idea che non vi sia solo il cattolicesimo sociale, il massimo di apertura consista nel fare lelenco delle culture che dovrebbero ritrovarsi nel futuro partito democratico. Ritrovarsi, oh, non sia mai detto che si fondano insieme facendo nascere qualcosa di pericolosamente diversoEcco dunque lelenco che ormai mi arriva fino alle orecchie: il cattolicesimo sociale, il riformismo liberale, e il liberalesimo repubblicano, e lambientalismo democratico (distinto da quello antidemocratico),e il socialismo democratico. Ma che bellelenco, quanto edificante sapere che si uniranno, senza fondersi, tutte queste culture. Basta nominarle, elencarle, e uno non deve fare pi nemmeno la fatica mentale di pensare quale sar la cultura del partito democratico. Mi venuto spontaneo, nel mio intervento, spiegare che il partito che vogliamo fondare non potr essere un museo di storia contemporanea zeppo di tradizioni politiche.Ohi ohi, avranno avuto ragione quelli che in questi anni, anche su questo blog, mi hanno chiesto che cosa ci faccia io nella Margherita? Un po s, un po no. S, perch io con questa visione della politica futura non centro molto. No, perch il progetto della Margherita era un altro e comunque in questo partito ho sempre avuto la massima libert.E tuttavia oggi sono stato davvero messo a dura prova. E stato quando passato di misura lordine del giorno firmato dal coordinatore regionale uscente e da quasi tutti i coordinatori provinciali (a proposito: complimenti vivissimi). Un ordine del giorno che prevede che nel partito prossimo venturo tutte le culture di origine dei convenuti possano organizzarsi autonomamente e ottenere finanziamenti. Ovvero: come mettersi insieme e coltivare alla stregua di fortini le proprie identit. Di pi. In quellordine del giorno stava scritto anche che i futuri funzionari di partito dovessero pure loro essere divisi tra i partiti contraenti. La lottizzazione su prenotazione, insomma. Fantastico. Be, non mi adeguo. Io e altri inventeremo qualcosa per arrivare al partito democratico senza questa zavorra mentale sulle spalle. Applaudita con urla da stadio, mentre il povero Roberto Zaccaria chiedeva la cosa pi normale del mondo: votare lordine del giorno per parti separate, cos da isolare le cose pi indigeste. Che hanno vinto lo stesso. Di strettissima misura ma hanno vinto. Proibito adeguarsi. Come ho detto laltra volta? Hanno ammazzato Pablo, Pablo vivo. Anni settanta, quinto piano azzurro del pensionato Bocconi. Facevo lassistente democratico. Nando dalla Chiesa Francesco Saverio, il presidente http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=561 Sono andato a trovare Francesco Saverio Borrelli. Come qualcuno sapr, lex procuratore capo di Milano, luomo che garant autonomia, sostegno e impulso ai suoi sostituti nelle inchieste contro la corruzione economica e politica, da poco diventato presidente del Conservatorio di Milano. Era stato inserito dal consiglio accademico nella terna di candidati in cui poi, secondo la legge, deve scegliere il ministro delluniversit. Che ha scelto lui, con qualche mia complicit. Che Borrelli sappia gestire organizzazioni complesse dimostrato d'altronde da come ha guidato la difficile macchina della procura milanese: uffici e uffici, centinaia di persone, problemi logistici e di procedura da grande azienda. Che sia competente in musica noto, se non altro per il suo diploma in pianoforte e per la sua riconosciuta passione di musicologo. Insomma, era un candidato perfetto. Sono voluto andare a trovarlo, per fargli gli auguri da parte di tutto il ministero. Per dirgli che lintero sistema dellalta formazione artistica e musicale si aspetta molto da lui. Si aspetta ad esempio di acquisire, grazie alla sua presenza in una postazione strategica, un di pi di seriet, anche come immagine pubblica. Incontro spesso, fuori Milano, nelle Marche come in Campania, docenti che mi dicono per fortuna che ora c Borrelli; per dire che grazie alla sua bacchetta magica smetteranno in altre sedi i casi di poca trasparenza o di scarsa seriet. Ossia i casi che hanno nuociuto alla credibilit artistica di tanti docenti e allievi.Questo volevo dirgli. Lho chiamato laltro ieri da Napoli per annunciarglielo. Lui ha spostato alcuni suoi appuntamenti di ieri pomeriggio. Sono pure arrivato tardi, come il classico politico cafone, per colpa di una tiv privata che ha fatto slittare i tempi di una trasmissione. E lho trovato al suo nuovo tavolo, in una stanza piccola e disadorna. Con le carte da leggere e la penna in mano. Il grande procuratore che il centrodestra ha voluto fare uscire dalla magistratura a 72 anni, mentre Carnevale ci pu restare fino a 85, era in quella stanza a informarsi bene delle vicende del conservatorio che gli stato affidato, a documentarsi sui problemi della sua nuova istituzione, sui quali mi ha gi presentato una nota. Gentile, rispettoso, di quel rispetto che solo i grandi uomini sanno avere verso chi per le alterne vicende della vita si trovi ad avere un grado superiore al loro. Quando mi ha aiutato a rimettermi il cappotto, ho capito che cosa cera in quel gesto cortese. Cera la gratitudine per una nomina che lo ha sottratto alla sua condizione di pensionato, come dice lui schermendosi; cera -penso- la gratitudine anche umana per lappoggio ricevuto disinteressatamente quando era alla guida della sua procura al centro del mondo; e soprattutto cera la grandezza di chi sa senza complessi cambiare il proprio ruolo perch in pace con se stesso, perch sa di avere fatto nella vita quanto doveva, e di avere un prestigio che nessuno potr scalfire. Mi ha detto solo, quando gli ho spiegato davanti al direttore del Verdi che avevamo cercato di evitare nomine politiche: sono contento, allora non mi avete considerato una toga rossa. Ed scoppiato a ridere. Nando dalla Chiesa Tano Grasso. Se Amato va a Gela http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=560 Mezzora fa, a mezzogiorno, ho sentito Tano Grasso. Volevo invitarlo alla facolt di giurisprudenza di Palermo marted mattina prossimo, quando presenteremo ufficialmente (non vedevo lora) il progetto Ethicamente. Non pu venire, ha la presentazione di un libro a Roma. Mi ha consigliato di invitare i giovani di Addio pizzo. Cosa che faremo di corsa. Ma non questa la notizia. La notizia che lo teneva ancora oggi di buon umore, sollevato a un passo da terra, che ieri a Gela c stata una grande manifestazione contro la mafia, il racket e lusura. Mi ha detto che la manifestazione riuscita benissimo, che ormai a Gela le denunce stanno salendo, che il panorama completamente cambiato rispetto a quello immobile e impaurito del 93. Ma soprattutto mi ha raccontato che alla manifestazione c andato Giuliano Amato, con tutto lo stato maggiore del ministero dellInterno. E che ha fatto un discorso nettissimo, impegnativo, come da quelle parti raramente se ne sentono. E che tutti si sono sentiti incoraggiati. Una grande giornata, insomma. Purtroppo (non per ripetermi) se ne accorta solo la stampa locale. Noi, invece di sapere che il ministro dellInterno va a Gela e lancia loffensiva contro il racket, sappiamo che forse Lele Mora e Mastella hanno cenato insieme, o che un nostro ministro che preferisce rimanere anonimo (e te pareva) forse sa i retroscena della telefonata di DAlema e Condy. Sempre pi mi convinco che per fare sapere si debba girare di persona, se no nisba, come se tu non facessi niente. Anche per questo ieri sono tornato a Napoli. Per riprendere operativamente in mano il progetto del distretto delle arti e della musica intorno a piazza Bellini. Lo ricordo per chi non lo sapesse: conservatorio, accademia, universit, librerie, botteghe, caff, piazze, chiese, galleria principe Umberto. Unarea nuova, l dove ora, la sera, si rapina a man bassa; per valorizzare -in una concentrazione formidabile di opportunit- i giovani e meno giovani talenti napoletani e far nascere intorno a loro una nuova vita sociale, non solo di quartiere.Sempre ieri a Napoli Linda DAncona, magistrata di Magistratura democratica, donna coraggiosa e impegnata da sempre nella sua professione, ha annunciato la nascita di una nuova rivista, Giudice a sud. La diriger Edmondo Bruti Liberati. Servir anche (e meritoriamente) a fare quello che nessuno fa: pubblicare le sentenze scandalose sui poteri criminali o corrotti, quelle, per intendersi, che dicono che la mafia una mentalit. Cos ognuno vedr e potr sapere. Personalmente trovo giusto-giustissimo che chi scrive quelle scempiaggini per compiacere qualche potente o per semplice vilt veda immortalato il suo nome in calce ai prodotti del proprio ingegno. Da Napoli, citt amata, sono tornato stamattina. Il suo aeroporto , nel controllo dei passeggeri, il pi lungo ed estenuante del mondo, e mi stupisce che nessuno in questi anni abbia cercato di metterci un rimedio. Mi stupisce ancor pi che non ci siano cartelli (che evidentemente l bisogna mettere) che invitino a togliersi cinture e orologi e aggeggi vari e che inutile fare la gara con i metal detector a chi pi furbo. E forse occorrerebbe pure piazzare in una posizione strategica un bel si prega di fare la fila. In venti minuti me ne sono passati davanti quattro. Quando si dice la forza delle tradizioni Nando dalla Chiesa Free Blog. E' arrivato ripensaci http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=558 Be', riproviamo. Vediamo di seguire il consiglio di Pielle e altri amici e di lasciare di nuovo piena libert di accesso al Blog. Spero che chi ci entra rispetti lo spirito con cui nato questo spazio, come stato quasi sempre per un anno... Saludos y besos, Nando ripensoso Nando dalla Chiesa Anonimo americano http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=557 Che bello, ora c anche lanonimo americano. Ma come, non si dice, non si sempre detto che le lettera anonime si gettano nel cestino? Soprattutto se sono solo opinioni, insinuazioni e non dati che possono essere verificati? Per esempio: se qualcuno mi manda una lettera anonima ben documentata su un caso di cattiva amministrazione, uno di quei casi su cui doveroso intervenire, io la conservo e faccio le mie verifiche. Perch capisco che lanonimato (che in realt non mai il massimo) serve a proteggersi da eventuali ritorsioni. Ma se uno mi scrive unopinione sua o addirittura mi riporta opinioni altrui (tipo: il ministro Mussi ha detto che lei un fesso) io butto nel cestino. Giusto? Ed vero o no che i garantisti di casa nostra ci hanno sempre detto che gli anonimi sono indegni di essere assunti a prova e, forti di questo principio, hanno anche cercato di classificare sotto la voce anonimo ci che non lo ? Bene. Ora scopriamo invece che pu scoppiare un pandemonio, quasi una crisi diplomatica internazionale sulla base di un anonimo. Proprio cos: un funzionario americano che preferisce rimanere anonimo ha detto che lItalia ha fatto male a trattare con i talebani. Ora, su questo ognuno pu avere le sue idee, ci mancherebbe altro. Ma si pu creare un caso internazionale sulla base di una dichiarazione di un funzionario anonimo che dice cose diverse da quelle che ufficialmente dice Condoleza Rice? Si pu fare politica, e a questi livelli di implicazioni, sulla base delle dichiarazioni di un signor nessuno? E se oggi unagenzia ci comunicasse che un funzionario russo che preferisce rimanere anonimo ha affermato che Putin toglier il gas allItalia se DAlema non andr con la sua barca sul mar Nero? E il funzionario anonimo cinese dove lo mettiamo? E quello tedesco che dice che con Prodi siamo tornati a fare solo i mangiatori di spaghetti mentre con Berlusconi s che volavamo alto? I fatti, spariscono i fatti. Sempre di pi, dalla politica interna e da quella internazionale. A fare i fatti ci sono gli anonimi. Tranquilli. Ancora un poco e vedremo un presidente del consiglio di un paese europeo che preferisce rimanere anonimo che ha detto e scoppier la guerra... Nando dalla Chiesa L'esercito di Polistena. Cronache personali http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=555 Polistena. Grazie don Luigi Ciotti. Grazie per averci dato da anni questa occasione per incontrarci: familiari con addosso le ferite della mafia, cittadini che sognano, esseri timidi che tirano fuori il coraggio per una volta lanno, e ragazzi che ridono nel primo giorno di primavera. Ho visto don Luigi provato nel fisico, una polmonite dicono, che gli ha impedito di usare la sua bella voce arrochita per pi di cinque minuti, per continuare a ripetere quel che dice da tempo. La responsabilit non solo della mafia, la responsabilit di tutti noi. Che non il solito siamo tutti mafiosi, meravigliosamente utile ad annullare le distinzioni e a mandare assolti gli assassini. E qualcosa di profondo, linvito a farsi sempre lesame di coscienza su quel che potremmo fare di pi. Linvito alla coerenza. A non perdere tempo, come ha ribadito oggi con una carica, una foga che mi ha messo i brividi.Polistena piena nella sua piazza, nelle sue vie, con i nuvoloni che gironzolavano infingardi intorno e sopra la manifestazione. Citt di raduni lontani, di scatti di orgoglio, terra aspra per gli amanti delle virt civiche e oggi piena zeppa di arance che grondavano lungo tutta la strada per Lamezia da rami bassi e carichi. Ritrovate persone care, concentrate qui grazie a don Luigi, questo prete di cui forse non comprendiamo bene la grandezza. Giancarlo Caselli e Rita Borsellino, Piero Grasso e Tano Grasso, Beppe Lumia e Francesco Forgione (a proposito: pace fatta con lungo abbraccio), Franco Giordano e Libero Mancuso. E mia sorella Simona, tra i tantissimi, che mi sono trovato a fianco dimprovviso. O Michela Buscemi la Ribelle. O il mio amico Amerigo, sindaco in fascia tricolore di Cleto, il paesino che lui, giunto allo stremo, voleva fare sponsorizzare dalla prima azienda che gli avesse dato i soldi per la scuola comunale. Tanti, tanti. Centinaia di familiari. E per loro -e non solo per loro- la lettura al microfono di quella terribile sfilza di nomi che si allunga ogni anno. Quelli che la mafia falcia. Stavolta ho posato gli occhi sui familiari giovanissimi. Li ho seguiti con lo sguardo, cercando di indovinare chi fossero, quanti anni avessero quando qualcuno gli uccise il padre o la madre. Anche loro, che magari avevano allepoca tre o quattro anni, impegnati, quasi risucchiati in questa comunit, in questa famiglia sterminata. Ne ho visto uno, non faccio il nome, figlio di una giovane vittima per caso a Napoli, che si asciugava gli occhi, e poi se li asciugava ancora, e poi di nuovo ancora. Occhi azzurri, spettinato come i suoi coetanei, la vita bassa come i suoi coetanei, e un dolore antico che non siamo ancora riusciti a estirpare. Giuro che ho fatto una fatica boia a non andare ad accarezzarlo. E forse ho fatto male. Ohi, il pudore che scherzi pu giocarciChiss che cosa diranno i giornali di Polistena, che cosa ne racconteranno. Il discorso di Grasso, o quello della ragazza calabrese, figlia di un imprenditore ucciso, che ama la Calabria e lo grida dal microfono. Chiss che immagini hanno fissato. Chiss che racconter con le sue foto o le sue cassette quello che rideva sul palco mentre si leggeva lelenco della piet. Bisogna esserci e guardare negli angoli, per capire. Chi cera dei ministeri, volete sapere? Interni, Istruzione, Universit, Politiche giovanili. Le agenzie sono fioccate tutto il giorno. Per fare parlare e dichiarare soprattutto chi non cera. La primavera iniziata, i giorni si allungano sempre di pi, tra un po arriva pure lora legale. Grazie don Luigi. Nando dalla Chiesa Pedagogia pedagogia. Lezioni di flop http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=554 Notizia notiziona. Alluniversit di Modena-Reggio Emilia su dodici presidi di facolt sette sono donne. Di pi, le donne sono maggioranza (o pari) anche nelle facolt scientifiche. Il cambiamento procede impetuoso. Una volta si diceva che resistevano luniversit, gli ordini professionali e (naturalmente) la politica. E che il problema vero era che i vertici restavano rigorosamente maschili. Ora Livia Pomodoro diventata presidente del Tribunale di Milano, mica di uno sconfiffero. E le presidi diventano (possono diventare) maggioranza dentro gli atenei. Manca ancora la politica, che anzi peggiora; forse perch (scherzo) non si ancora riavuta dallo choc della Pivetti. PerPer ieri a Reggio, alla facolt di Scienze della Comunicazione, ho dovuto riflettere su qualcosa di meno confortante. Ero stato chiamato a presentare le Ribelli (e a parlare daltro) da una di queste presidi, Paola Vezzani, bravissima, ma il cui pregio eccelso di avere un figlio di undici anni che fa unimitazione strepitosa di Calderoli e a tavola pretende di parlare di politica estera. Be, ho girato un po con lei la facolt, ho visto tanta ragazze sciamare per aule e corridoi, poi a sentire parlare delle Ribelli cera praticamente il vuoto. Una netta prevalenza di maschi; quasi tutti adulti, fra laltro. Dice: ma perch dovevano venire? per sentire te? No. O meglio, non credo che la mia delusione sia nata prevalentemente dallinnegabile flop personale. E che ho rivisto un po di quei volti antichi, e mi parso di rivederli (per una volta, vero) parlare nel deserto, proprio alla vigilia della giornata nazionale antimafia di Polistena, dove andr domattina. Vedete che pretese assurde e intransigenti si finisce per avere, quando si portano ferite che vengono da lontano? Che non ti accontenti di sapere che domani ci sar una fiumana di giovani chiamati in Calabria da don Ciotti e che verranno da tutta Italia. Ma vorresti che anche nella normalit della vita di una qualunque sede universitaria scattasse la scintilla della curiosit. Dai, dimmi per unora chi erano queste donne. Dai, dimmi a che mi serve saperlo, per la mia cultura. E magari, se ne sei capace, anche per le materie che studio. Ho pensato pure a Gherardo Colombo che dice che lascia la magistratura e che andr a parlare ai giovani di giustizia. Nelle scuole i giovani li trover di sicuro. Spero che li trovi anche nelle universit. Che non incontri giovani pronti a rispondere no grazie, devo studiare procedura penale. Per questo il progetto Ethicamente dovr avere una sua struttura forte, integrata anche con i corsi di studio. Per partire da questa precedenza assoluta data allo studio delle materie (anche se poi si laureano in ritardo) e aprire via via verso orizzonti, anche di vita, pi ampi. Perch, appunto, la cultura professionale non data solo da una somma di materie.Boh, basta bofonchiare. Ieri stata la festa del pap e ho ricevuto gli auguri dei due gioielli. Pi di cos Ciao Alepix! Nando dalla Chiesa Juliette e Gherardo. Amarezza di ammiratore http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=553 Ieri sera ho incrociato il mio tour con quello di Juliette Greco. Cos sono andato a sentirla al Calabresi di San Benedetto, un cinema-teatro che ha resistito per anni al divieto di non fumare, facendomi impazzire un pomeriggio di circa quindici anni fa per la sfrontatezza dei fumatori e la complicit manifesta del locale verso gli eversori dellordine costituzionale. Confesso pubblicamente: per la prima volta ho capito che cos una diva. La Greco, ottantenne, un po curva sulle spalle, ha tenuto il palco magistralmente. Una voce profonda, fantastica, forse non abbondante in quantit ma straripante per qualit. Ho capito la grandezza della canzone francese della Piaf, di Becaud. Non solo cantanti. Ma interpreti teatrali. Poeti in musica. Lei si aggrappava al microfono come a trovarvi provvidenziale sostegno. Poi evocava con pochissime movenze antiche sensualit. E siccome avevo per le mani il depliant che la ritraeva giovanissima e poi quarantenne, ne ripercorrevo le fattezze, cercavo di risalire dalla signora senza tempo che avevo davanti alla donna fascinosa di quarantanni fa, una cui frase damore, credo, doveva essere impagabile. Unora e mezzo di fila, retta con passione. Nessun effetto speciale, nessuna danzatrice, nessun fumogeno. Solo un pianoforte e una fisarmonica. A volte veniva da chiudere gli occhi e addormentarsi, non so se per la stanchezza o perch quella voce induceva effettivamente a liberarsi della sala e della gente intorno, e a portarsi in un silenzio ancora pi denso. Alla fine il sindaco salito con le altre autorit cittadine, le ha dato la chiave della citt. E a sorpresa mi ha chiamato sul palco. Sono salito, me la sono trovata di fronte, ho avuto la tentazione di baciarle la mano come avevano fatto altri in segno di ammirazione. Poi in una frazione di secondo ho pensato che non ho mai baciato la mano a nessuno, che altre ottantenni ho conosciuto degne (anche se non dive) di ammirazione e mi sono limitato a una calda stretta di mano. Lei ha avuto una impercettibile reazione, un lampo di sussiego negli occhi, ma chi crede di essere questo per non baciarmi la mano, io lho capito e un po mi sono fatto qualche senso di colpa. Una galanteria, in fondo, non costa nulla. Questioni vacue? Ma no. La musica, la donna, il tempo, non sono questioni vacue. Il tempo, appunto. Da vicino la giovinezza dellinterprete che sa dominare il palco era unaltra cosa. I capelli mossi in scena con la civetteria della ragazzina erano carichi di stanchezza. E le rughe erano poche. Sicch anche la stanchezza parlava poco, appariva meno nobile. In ogni caso non credo che nel novecento ci siano state pi di dieci donne in grado di competere con Juliette. Anche per questo sono contento di averla vista e sentita almeno una volta di persona.Sono stato, invece, molto meno contento di sentire Gherardo Colombo ieri pomeriggio. Lho chiamato infatti dopo avere letto delle sue dimissioni dalla magistratura (ecco la notizia importante che ancora non sapevo alle undici del mattino). Per esprimergli la mia amarezza e per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per questo paese. Considero una sconfitta che questo addio avvenga sotto il governo del centrosinistra anche se Gherardo ha cercato al telefono -come gi nellintervista al Corriere- di dare una versione rasserenante della sua decisione. A suo tempo abbiamo lavorato insieme alla fondazione del circolo Societ Civile, e abbiamo sviluppato una affinit profonda, anche se la sua veste di magistrato in prima fila nelle inchieste di Tangentopoli mi ha poi imposto (per rispetto anche esteriore dellautonomia dei reciproci ruoli) di diradare le frequentazioni. Gi, anche questi sono i sacrifici chiesti dalla politica Ho bellissimi ricordi del nostro impegno comune. Incontri nelle scuole, chiacchierate sulle panchine di un parco, dibattiti infuocati, un suo spettacolare autogol in una partita giocata in un oratorio veneto. Gli ho chiesto di prestare la sua collaborazione al progetto Ethicamente che presenteremo a Palermo marted 27. Promuovere letica delle professioni in universit. Mi ha detto di s. E questo ha lenito un po il dispiacere di vedere un caro amico, un grande magistrato dire che per ora non c nulla da fare, che il sistema irriformabile. In ogni caso mi sono dato subito un obiettivo: che il partito democratico serva a dare al paese un senso maggiore della decenza. Degli obblighi morali di una democrazia. Se no che cosa si chiamerebbe democratico a fare? Nando dalla Chiesa Il sabato del villaggio. Pensierini zingari http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=552 Sono le undici del mattino e ancora non ho letto i giornali. Stupendo. Con juicio, naturalmente. Ci sar certo qualche notizia importante, cos come qualche altra molto importante non ci sar (la ritrover sull'Internazionale tra una settimana o due). Ma non so che cosa un plotone di esternanti avr detto ieri sui dico, sull'Afghanistan, sulla legge elettorale. E questo mi riempie di un'intima soddisfazione. Sono a San Benedetto, in mezzo a un tour che mi ha portato dall'Arci iperalternativo di Teneto di Gattatico (Reggio Emilia) agli studenti universitari cattolici riuniti a Montesilvano (Pescara). Dalla Scraps Orchestra mantovana che ha accompagnato le Ribelli al Fuori Orario reggiano (fantastico, andateci, tutto arredato con vagoni ferroviari di una volta e il treno -quello vero- che continua a scorrervi dietro la parete di vetro che vi sta alle spalle) agli interrogativi insistiti dei ragazzi di Comunione e liberazione che non vogliono la carta dei diritti e dei doveri degli studenti perch -spiegano- l'importante la persona. Dico (dico...) la verit: questa contrapposizione tra la persona e la legge, meglio, tra la persona e una piccola Costituzione, non mi convince per niente. E' vero che la legge non pu sostituirsi alla formazione delle persone. Per l'aiuta, pu aiutarla. E non vedo perch rinunciare a questa funzione ausiliaria. E in ogni caso dove la persona, il senso della sua dignit, non c' o latita nelle istituzioni, non capisco perch non difendere dal cinismo e dall'arbitrio i pi deboli. Non capisco perch dove talvolta c' la jungla dei rapporti di forza non bisognerebbe tutelare chi -appunto- vorrebbe essere trattato da persona . La legge e la persona... E' vero, Antigone. E' vero, talora l'etica porta a schierarsi contro la legge che la tua coscienza ritiene ingiusta. Ma purtroppo (ho ricordato ai ragazzi ciellini e agli altri giovani cattolici) anche la famiglia, il luogo dove l'amore naturale dovrebbe tenere lontani codici e cavilli, ha richiesto un apposito diritto. Infelice la famiglia che deve servirsene, certo. E tuttavia le famiglie infelici esistono. Ed esistono persone (persone, appunto) per le quali la famiglia una sofferenza. Ho pensato dunque una cosa mentre mi rifrullavo in mente queste riflessioni, mentre viaggiavo tra un luogo e l'altro, e ci aggiungevo un intelligentissimo convegno sui conservatori ( o larga, sempre) emiliani, o un convegno molto bello dell'Accademia di belle arti di Firenze o una serata a Ripatransone, gioiello marchigiano. Ho pensato che questa storia dei politici che non conoscono la gente, la societ, perch se ne stanno chiusi nelle loro stanze , quasi quasi una panzana. Anzi, proprio una panzana di quelle toste. Perch vorrei sapere quale cittadino cambia continuamente ambiente come molti politici (non tutti, ma molti s) fanno, parla con persone tanto diverse, ne sente i racconti in situazioni tanto diverse, socialmente e geograficamente. Ascoltando sfoghi, mangiando in posti improbabili, ridendo insieme, lasciandosi con un abbraccio che forse non si ripeter. Questo non significa, lo so, provare sulla propria pelle la vita delle operaie tessili a settecento euro al mese. Ma questo, se me lo si passa, non lo provano neppure molti di quelli che dai giornali dalle loro convention professionali consumano la retorica quotidiana dell'antipolitica.In ogni caso sono contento, oserei dire felice, per quel che accaduto ieri sera al teatro di Ripatransone. Dove, alla fine dell'incontro, successo un piccolo prodigio. Ci eravamo dati appuntamento l con Emilia (venuta da Milano). Che si messa per due ore in terza fila e alla fine mi ha detto che se non fosse perch do la precedenza alla politica mi ammirerebbe. Fantastico. Visto che la parte critica mi viene contestata ogni giorno, la parte positiva rimasta sfolgorante e incontrastata. Nel frattempo piccola notizia mentre infuria la (sacrosanta) polemica sulle librerie diventate magazzini senza qualit: uscita la seconda edizione delle Ribelli. Tra un po' vado a Sant'Elpidio (sempre parte del nandotour). Stasera concerto di Juliette Greco. Che ancora canta. A ottant'anni. Proprio vero: ci vuole molto tempo per diventare giovani. Nando dalla Chiesa Nando (not) for president. Sfoglie di Margherita http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=549 Scrittura notturna dopo un derby vinto, non so se con merito. Ma non me ne entusiasmo affatto, perch davvero sento esaurirsi la spinta propulsiva del mio fanciullesco tifo nerazzurro. In fondo come con gli amori che finiscono. Ci metti un sacco ad accettare il declino della passione, ogni tanto hai piccoli ritorni di fiamma. E a un certo punto, senza avere deciso nulla, senza un briciolo dansia, capisci che non te ne frega pi niente. Cardiogramma piatto. Stop. Ecco, mi hanno tolto anche questo. Complimenti.Non ho pi neanche la presidenza della Margherita milanese. Lho lasciata ieri dopo tre anni e mezzo. Tre anni belli ma che avrebbero logorato anche un coccodrillo. Con una quantit di fuoco amico e di manovre giornalistiche da lasciar di stucco.Qui lo dico e qui lo confermo. Credo di essere stato lunico caso di responsabile di partito costretto quasi ogni settimana a scoprire sulla stampa locale (anche quella di prestigio, che credete?!) che il responsabile aveva un altro nome. Insomma, lunico caso in cui erano i giornali a decidere chi fosse il responsabile di un partito (come se il Corriere scrivesse: il segretario dei Ds Luciano Violante; oppure: la segretaria dei Ds Anna Finocchiaro). Chi ne conosce altri, di casi cos, me li segnali. Comunque stata una esperienza che valeva la pena. E il congresso stato di buon livello. Ho ricevuto anche un saluto di commiato lungo e caldo, e questo mi ha fatto piacere (carne siamo). Poi, giusto per non provare troppa nostalgia, ho risentito le solite litanie sullattivit in pi che bisognerebbe fare a contatto con la gente da parte di chi non si mai visto, manco a spararlo, a un gazebo o a un comizio. Solite litanie, ancora, sulla Margherita che dovrebbe aprirsi, specie ai giovani, da parte di chi mai si fatto vedere nei luoghi dellimpegno civile in cui bazzicano i giovani. E nemmeno nei luoghi in cui io mi incontravo con centinaia di giovani. Eccetera eccetera. Ma che volete, cos sono i partiti. C stato perfino un tipo che ha lamentato la chiusura della Margherita milanese: giuro che in tre anni e mezzo non lavevo mai visto, al mattino neppure, intervenuto al pomeriggio per dire la sua e se ne andato. Ma dico, e questo sarebbe un partito poco ospitale? Alla fine ha vinto Arturo Bodini, un professore per bene, matematico, fratello dello scultore Floriano Bodini. Un ex popolare, laico. Auguri a lui. Io continuer a lavorare per il partito democratico. Anzi, sto pensando di farci dentro una bella area di opinione legata ai temi delletica pubblica. Utilit assicurata, con i chiari di luna che vedo.Continuano intanto le sorprese dei viaggi. Stamattina a Salsomaggiore una signora annuiva continuamente mentre parlavo. Poi ho capito perch. Era tutta roba di cuore. Era stata la dama di compagnia di mia nonna (che andava spesso a Salsomaggiore) per trentanni. Ritrovo persone che vengono in pi posti a sentirmi e mi costringono cos (grazie) a non ripetermi. Oppure miei laureati. O amici dei tempi della Rete. Sorprese belle e sorprese amare. Se ne andata Laura Dubini, brava giornalista di moda e di musica del Corriere. Un viso luminoso. Elegante e allegro. Lo stesso che la rendeva la pi bella della scuola al ginnasio. Non le ho mai parlato, non perch mi mancasse il coraggio. Ma perch era impossibile immaginare anche solo di rivolgerle la parola. Chi arriva in quarta ginnasio ancora con i pantaloni corti deve sapere stare al proprio posto. A pensare che si vive fino a ottanta, a novantanni, ma la pi bella della scuola muore molto prima, viene un po di malinconia. Nando dalla Chiesa Mimose e involtini di pescespada http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=548 Sole su Milano, bufera su Augusta. E su Siracusa. E su Acireale. E su Catania. L8 marzo doveva essere nel mio giro per la Sicilia orientale una festa di luci e di mimose (vere e metaforiche). E stato un delirio di pioggia e di nebbia. Nebbia da non vederci e da rischiare di prendere lautostrada contromano. Festa per lo stesso: di donne che non ci stanno; che accettano pure la nebbia e gli acquazzoni, magari addebitandoli a me, ma che non accettano legemonia dei clan e lindifferenza che la nutre. La mattinata era iniziata con un raggio di sole ingannatore. Poi nuvolo e sempre pi nuvolo, fino allarrivo alla biblioteca Ursino Recupero di Catania. Qui, in mezzo a tanti ragazzi, grande, grandissima esperienza che raccomando vivamente a ogni politico. Lo sapete, no?, che a ogni dibattito si vedono dietro al tavolo cinque relatori e una donna relatrice, giusto per dire che c anche una donna. E che in molti casi si beccano perfino tavolate di undici-dodici relatori tutti rigorosamente maschi. Be, io mi sono ritrovato solo in mezzo a cinque donne. La giornalista, la magistrata, lintellettuale, la leader civile e la farmacista! Ma s, cera anche Rita Borsellino. Con la sua prosa rotonda e razionale, senza una sbavatura ma spumeggiante di speranza. Accolta come un vero punto di riferimento (si dice cos), e capace di commuovere senza un filo denfasi. Tutti contenti per il pubblico, per avere trovato un modo poco retorico di celebrare l8 marzo e poi siamo andati a un veloce pranzo, dove il sottoscritto diventato pi minoranza ancora. Ossia: me medesimo e diciannove donne, che hanno anche preteso di pagare la mia parte. Ho sentito serpeggiare ipotesi sulla mia scrittura al femminile e mi sono subito messo un po in allarme. Non che mi dispiaccia, anzi, qualcosa di vero devesserci. Ma le teorizzazioni di questo genere fanno presto a scadere a elucubrazioni (quale personalit lo ha condizionato da piccolo? quale complesso ha vissuto, inconsciamente si intende? ecc.).A Siracusa ho trovato Marilia, unantropologa bravissima che ha parlato con me davanti a una sala svuotata dalla bufera e dal mio ritardo di unora. Io in questi casi seguo comunque il principio di Bruce Springsteen. Il quale forse il principio non lo ha mai enunciato, ma certo lo ha applicato. Sicuramente a Verona (calma, non centrano i conservatori!) nel 1993 allo stadio, una domenica di Pasqua sotto un nubifragio. Quella volta il grande Bruce davanti a uno stadio semivuoto diede il massimo di se stesso per pi di tre ore. E io decisi che quello era un modo, forse il modo per dimostrare di essere meglio degli altri. Insomma, la faccio breve: la sala con le trenta persone dopo due ore di viaggio da tregenda non mi ha smontato affatto. E alla fine mi sono sentito un piccolo Bruce. Pronto a mangiare gli involtini di pescespada da Maria di Augusta: che ne ha fatti di due tipi, quelli catanesi e quelli palermitani (con uvette e pinoli), che secondo me hanno vinto 2-1.Il tempo di dormire quattro ore, ingurgitare un caff da resurrezione ed ecco il primo tg3 dire che Zapatero ha desolidarizzato con Prodi. Mi stava prendendo un infarto. Ma vi rendete conto? Desolidarizzato! E si sar sentito pure colto. Ma il tapino non ce lha un pap che gli tira un ceffone? Che lo attenziona? O che ne develocizza la parola costringendolo a finalizzare meglio le frasi? Cari miei, questo il declino E domani ho il congresso cittadino della Margherita. Prometto che racconter tutto. O quasi. Nando dalla Chiesa Da Perugia a Catania. E c' pure l'arcivernice http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=547 Dolce Italia. Ragazzi, ma questo un paese fantastico. Sono a Catania, quarta citt di una giornata singolarmente movimentata. In cui ho visto solo cose belle. Ho iniziato a Perugia, medioevo in versione sublime, dove ho tenuto la prolusione del corso di legislazione antimafia alla facolt di giurisprudenza. Gi mi sembra incredibile che un corso del genere abbia natura istituzionale ( faccia esame , cio) e che vi partecipino pi di cento studenti. Ma l'attenzione, la seriet del progetto che colpisce. Fare lezione in un'aula universitaria, scusate se mi ripeto, continua a essere un'esperienza impagabile. Specie se vai a portarci un messaggio di impegno da parte del governo. Tanto pi che in prima fila mi sono trovato Andrea, figlio di Flavia, una volontaria di Libera (che partecipa all'organizzazione del corso). Be', Andrea l'ho conosciuto ieri sera a cena dopo un'iniziativa realizzata da Maria Prodi (oh, sono proprio tanti, questi Prodi...). E di lui, studente del 4^ liceo scientifico, mi ha impressionato una frase. Parlando del pi e del meno, ha detto cos: Quando il governo ha dato le dimissioni la prima cosa che ho pensato che non avremmo pi avuto un codice unico contro la mafia . Capito che cosa un ragazzo di diciotto anni pu aspettarsi da noi?Dopo Perugia, sono andato a Siena, di nuovo all'universit. Qui c'era una conferenza stampa dove ho sostenuto e promosso un'idea, secondo me ottima, del rettore Focardi. L'idea, tradotta in accordo formale con il Monte dei Paschi, di dotare lo studente di una carta di credito che gli consenta di distribuire in otto rate -a interesse zero- il pagamento delle tasse. Lo so, non la pozione magica del diritto allo studio. Per evitare che una o due volte all'anno arrivi la botta di centinaia di euro a squassare il bilancio familiare, mi sembra meritorio. Continuo a pensare che il diritto allo studio debba comporsi di tanti provvedimenti. Quelli pi sostanziali e quelli pi leggeri, comunque in grado di dare una mano nei momenti di difficolt. Insomma, anche qui occorre pi fantasia. E meno pregiudizi verso gli strumenti finanziari integrativi (ehi: ho messo integrativi in corsivo). Ho passeggiato sotto la pioggia lungo la bellissima piazza del palio, che non rivedevo da anni. Nostalgia. E il solito solidale pensiero ai cavalli.Tappa a Roma al ministero, infine, e quindi sono venuto a Catania. Far l'8 marzo tutto in Sicilia. Sono ospite a casa di Grazia Giurato, una delle donne pi combattive e ribelli che abbia mai conosciuto. Quando fu consigliera comunale e denunci i gettoni di presenza intascati da tutti senza andare alle commissioni venne crocifissa in aula anche dai compagni . La difese indignato un consigliere del Msi, ex picchiatore fascista...All'aeroporto le ho visto subito addosso un piccolo distintivo arcobaleno e un pi riparato simbolo femminista. Mi ha fatto incontrare a casa sua per cena il marito e tredici (tredici) donne catanesi. In alcuni momenti mi soffermavo involontariamente su certe espressioni, certe mimiche, e mi sembrava di essere nel Gattopardo . Poi c' stata la sorpresa delle sorprese: Grazia ha fatto entrare la ragazza della copertina delle Ribelli. L'ha rintracciata ventitre anni dopo quella foto storica (i funerali di Pippo Fava) e l'ha invitata a cena. E' praticamente uguale. Si chiama Giovanna. Fa effetto vedere una foto, poi farne la copertina di un libro che si ha nel cuore, e infine vedere materializzarsi la persona della foto, come se si fosse usata l'arcivernice, la vernice prodigiosa che dava vita (lo ricordate?) ai protagonisti delle fotografie in un celebre fumetto. Pensate, pur di farmi questa sorpresa andata a cercarla nelle case della via dove abitavano quattro persone con il suo cognome...Che vi ho detto? E' un paese fantastico. Nando dalla Chiesa Da Milazzo a Trento: Orioles uber alles http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=546 Dolce Trento. Sono andato alla mitica facolt di sociologia, che per non pi nella mitica sede, ma alloggiata provvisoriamente (quattro anni? cinque anni?) in altro edificio. Sono venuti a prendermi alla stazione di Verona Giulia, Andrea e Valerio. Santo cielo che piccoli! No, non gioco a fare ladulto in vista della terza et. Ma mi sono sembrati davvero dei ragazzi, dei ragazzini. Educati, gentili, impegnati. E fiabescamente distanti dagli studenti a cui ci siamo abituati: giovanotti e giovanotte in et da matrimonio, a partire dai figli dei nostri amici per arrivare a quelli che vengono alle riunioni a rappresentare gli studenti dei partiti. Andrea e Valerio sono tutti e due di Milazzo. E sono impazzito dal divertimento nel sapere che dunque il loro maestro moralpolitico stato ed il mio amico Riccardo Orioles. Orioles (per capirsi: Siciliani di Pippo Fava) che fa cultura in Trentino - ma anche a Bassano del Grappa, mi ha garantito Diletta - semplicemente fantastico. E solo chi ha visto una volta Orioles pu davvero capire quanto lo sia. Ma le sorprese del mio viaggio a razzo verso Trento non sono finite qui. Perch a fare il preside di Sociologia a Trento ho trovato Mario Diani, mio caro amico e pi giovane collega quando insegnavo in Bocconi, acuto studioso dei movimenti. Bel tipo, Mario. E stato a lungo a Edimburgo, dove giocava anche a rugby facendosi onore assai. Ora dirige la pi famosa facolt di sociologia dItalia. Mi ha presentato ai suoi studenti in un modo che mi molto piaciuto, solleticandomi orgoglio e nostalgia. Tralascio gli accenni elogiativi. Ma voglio confessarvi una cosa: a me lassenza delluniversit un po pesa, dentro di me sogno ogni tanto di essere con un bel maglione di lana grezza in un istituto e di discutere la prima stesura di un pezzo di tesi con un laureando o una laureanda. O di fare una lezione in cui mescolare libri e vita vissuta. A me la sociologia piace da morire. Ecco, Mario ha ripreso dalla letteratura anglosassone la figura del public sociologist per dire che io sono un rappresentante di questa categoria in Italia. Di quelle persone, cio, che affrontano i problemi sociali da posizioni istituzionali usando gli strumenti della sociologia. Una categoria particolare di sociologi, insomma. Cos mi ha tenuto dentro la famiglia. E questo bastato a farmi felice mentre tornavo a Milano dopo la lezione e avere annunciato -anche l a Trento- il progetto Ethicamente. Che ha mandato in brodo di giuggiole Michele Dorigatti, antico ragazzo della Rete trentina che ho ritrovato (bella la teoria delle facce note) in mezzo agli studenti.Grande cosa luniversit. A proposito: Valerio, Andrea e Giulia mi hanno dato qualche idea in pi sul diritto allo studio. Come si fa a premiare il merito dei bei voti, mi hanno chiesto, quando c anche il merito (gi grande in s) di passare gli esami lavorando? Gi. Non un problema da mettersi in tasca solo perch complica le soluzioni gi immaginate. Vedi che succede a dar retta a Orioles Nando dalla Chiesa Operazione anti-noia. Avviso ai naviganti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=545 Prima o poi doveva succedere. E, visto che sono un democratico, ho inutilmente sperato che mi fosse risparmiato. S, ho lobbligo di dirlo. Da oggi i commenti al Blog passeranno per un gruppo di lavoro che decider se pubblicarli o no. Buoni, buoni. Sar tutto come prima. Ricapitolo, per. Questo non un Blog senza personalit. Lho gi spiegato unaltra volta: come nato e che caratteristiche vuole avere. E nato, anzitutto, perch a furia di girare per lItalia ho messo nel cuore un sacco di amici che vogliono sapere che cosa io faccia e che idee abbia su questa o quella specifica cosa. Amici che per anni mi hanno rimproverato, come fosse colpa mia, di non andare pi in tiv. Lamentando di non riuscire ad avere notizie su di me e sulle mie iniziative. Lusingato da questa attenzione, e anche per reagire alloscuramento mediatico, ho dunque deciso di dar vita a questo strumento di comunicazione. Che nel tempo cresciuto parecchio. Fino a contare migliaia di (lunghi) accessi alla settimana.Ma, come si intuisce aprendolo, non ho inteso fare un sito composto da comunicati ufficiali, da discorsi parlamentari, da racconti in stile Settimana Incom (adulti godete). Ho inteso invece fare un blog, ossia un diario personale, scritto direttamente da me e aperto alle annotazioni degli amici vecchi e nuovi. Annotazioni anche critiche, pungenti, come per esempio quelle di Andfaedo che nel cuor mi sta. Ma con due limiti, proprio per non farlo scadere a sfiatatoio. Primo: nessuna concessione alla volgarit dei modi. E su questo, quando stato necessario, ho fatto il mio piccolo show di protesta, ottenendo (grazie!) piena disponibilit, indice di pregevole fair play collettivo. Secondo limite: nessun uso del blog per stantie polemiche politiche o legate (da maggio) al mio lavoro ministeriale. Qui non c campo per le diatribe (spesso mortalmente noiose) delle sezioni di partito. E nemmeno per quelle (altrettanto noiose) del sindacalismo da truppe cammellate. Se no va a finire come per il post su Verona. Provate a rivederne i commenti e ditemi se si tiene in piedi un blog cos. Scappano anche i rinoceronti. Inutilmente ho chiesto misura. Perci quando ho visto che anche il post su Bologna e Aosta (con la storia di Isoke!) veniva ridotto a pretesto per piazzarci lennesima solfa sindacale ho deciso di passare la palla al gruppo dei miei giovani collaboratori.Aria, per favore. Non assenza di democrazia. E che la democrazia prevede (oltre che di fare parlare gli studenti alle inaugurazioni degli anni accademici) che ognuno possa avere voce. E che dunque ognuno possa fare quello che faccio io. Ossia un suo blog. In altre parole: chi ha voglia di farsi sentire ed convinto di dire cose interessanti se ne faccia uno anche lui. E se qualcuno penser di chiuderglielo, io sar in prima fila a difendere la sua libert. Ma non si appiccichi sul mio per ridurlo a minestra inacidita. Oh, lho detto. Ora mi sento pi leggero. Buon limoncello. O buon amaro lucano.P.S.N. (ossia: post scriptum noioso) Visto che lintervento-goccia-che-ha-fatto-traboccare-il-vaso malignava che con il mio elogio della assenza di velleit nel pareggiato musicale di Aosta volessi colpire laspirazione dei conservatori ad appartenere allarea universitaria, preciso quanto segue: nossignori, mi riferivo alla smania diffusissima di fare lauree magistrali e master in allegria, senza valutarne n la qualit n gli sbocchi possibili per gli studenti. Vedi a riprova (nello stesso post) lelogio del professor Tundo (universit di Bologna, non conservatorio) per non avere chiamato master il suo pregevolissimo corso di alta formazione. Uffa, che pizza doversi spremere per queste cose: lavete capito ora perch ho dovuto chiedere lintervento dei vigili? Nando dalla Chiesa Ho visto cose. Senza studenti, con gli studenti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=544 Rieccomi la domenica sera, dopo lunga assenza. In viaggio, continuamente in viaggio per questa Italia agrodolce. Non dite niente, sto provvedendo: in settimana arriver (spero) la nuova batteria per il mio portatile piccolo. Nel frattempo ho visto di tutto. Ho visto cose, come direbbe Bertolino. Una bella e affollata assemblea sui temi della legalit a Cesenatico la sera di gioved, con cena a mezzanotte in un locale che si chiamava Macondo e dove sublime era il pesce della Romagna mentre un trio slavo suonava le sue musiche. A Cesenatico, venuto da Bologna, cera Maurizio, che ora fa lamministratore delegato di una societ di assicurazioni ma non ha perso il piglio e il senso della giustizia di quando studiavamo alla Bocconi e lui era un portiere (di calcio) fantastico, e si cambiava il guardaroba (come malignavamo noi) a seconda del gruppo rivoluzionario a cui si sentiva pi vicino quellanno. E una delle cose pi belle girare, vedere uno stuolo di facce sconosciute e poi scorgerne, in mezzo alle altre, una conosciuta e amata. A Cesenatico poi non cera solo la sua. Cera pure la bella faccia di Velia Mantegazza, la regista del nostro Mantova Musica Festival e di suo marito Tinin, che a Cesenatico fa lassessore alla cultura.Da Macondo al conservatorio di Pesaro, dove ero cosciente che avrei subito qualche contestazione e dove sono andato apposta, perch credo che si abbia il dovere di rappresentare le proprie ragioni anche e soprattutto dove la situazione pu apparire ostile. Singolare inaugurazione di anno accademico, comunque, quella di Pesaro venerd mattina. La prima, nella mia memoria, dove non fosse nemmeno previsto un intervento dei rappresentanti degli studenti. Che l gli studenti fossero numerosi (circa novecento) lo sapevo dalle carte ministeriali, ma devo dire che mai lo avrei dedotto dal pubblico in sala, perch quasi -desolatamente- non se ne vedevano. Boh, uno dei tanti misteri del nostro sistema universitario. Tantissimi studenti invece, e appassionati, e intensamente impegnati, allapertura del seminario su societ civile e antimafia organizzato venerd pomeriggio alla facolt di giurisprudenza a Bologna. Ragazzi di et diversa, visi diciannovenni e visi pi maturi, qualcuno che sgranava gli occhi a sentire ricordare episodi di cui evidentemente nulla sapeva, qualcuno -invece- che annuiva, probabilmente gi ben socializzato alla materia. Sono questi i momenti in cui ritrovi per intero il senso dellinsegnamento, perch cultura e vita si fondono davvero nelle parole che vanno in una direzione e in quella inversa. Tanti studenti, unora e mezzo dopo, anche a Economia, dove dovevo invece chiudere un corso di alta formazione (non un master, finalmente, bravo professor Tundo!) sui rapporti tra fisco e cittadini. Gli studenti qui includevano anche ufficiali della guardia di finanza e dipendenti dellamministrazione tributaria. E avevano il compito di elaborare proposte di legge per migliorare il nostro sistema fiscale. Ho trovato entusiasmo per il progetto Ethicamente.Poi ritorno a Milano per i congressi di zona della Margherita e, al mattino di sabato, per il seminario che avevo organizzato su Il pane e larte (vedi il post precedente). Molta e qualificata gente, tra gli intervenuti e nel pubblico. Ma devo dire che onestamente mi aspettavo un po pi di suggerimenti per la mia attivit. In ogni caso, ne scaturita lidea di un tavolo cittadino dellalta formazione artistica e musicale (cinque istituzioni in tutto, per ora). Poi via verso Aosta, per una visita allistituto pareggiato musicale, dove (che meraviglia!) ho respirato un po del solido buon senso della montagna. Ah, che concretezza..e che adorabile assenza di velleit E ad Aosta ho chiuso ieri sera presentando Le ragazze di Benin City, duro e bellissimo libro scritto da Laura Maragnani con Isoke Aikpitanyi, che poi anche la protagonista: una ex prostituta nigeriana che dopo avere visto e subito di tutto (ma proprio di tutto) ha incontrato un cliente che le ha giurato eterno amore. E che la sposer. Ad Aosta. A sentire Laura raccontare la storia di Isoke, in sala volavano i fazzoletti e le dita furtive sotto gli occhi. Che ho fatto stamattina? Vacanza purissima. Tre ore sotto il sole a un tavolino di bar, davanti alla montagna. A parlare con Emilia in uno dei fugaci incontri della nostra vita. Nando dalla Chiesa Dopo (i mitici) Follini e Pallaro. Il pane e l'arte http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=543 Ragazzi, andata. Meno male che non era un bisestile. Meno male che hanno convinto Follini e Pallaro. Meno male che i nostri senatori a vita hanno la vita lunga. Ora maniche rimboccate, tanto lavoro, disciplina di gruppo, la bussola dentro di s, pazienza per il fuoco amico che dispiace sempre, entusiasmo nel fare e nello spiegare quel che si fa, appunto, nel campo del possibile. Non so quanto durer, le premesse non sono spettacolari. Ma forse ha ragione Parisi: per avere la quantit bisogna prima dare la qualit. Un governo che fa cose buone e le spiega, mette pi in difficolt chi gode o se ne infischia a fargli lo sgambetto; e forse sgretola qualcosa anche nel campo avverso. Visto che da qualche post filosofeggiamo, diciamo dunque che se avesse ragione Parisi sarebbe un clamoroso rovesciamento del celebre principio hegeliano, la quantit che diventa qualit (do you remember, Cucciola?).Ora posso rimettermi al lavoro con pi serenit. E dedicarmi alla riuscita del seminario che ho organizzato a Milano (circolo della stampa, 9,30-13,00) per sabato prossimo. Titolo: Il pane e larte. Obiettivo: capirci di pi delleconomia dellarte, del ruolo dellarte nelle trasformazioni economiche in corso, delle opportunit professionali che si aprono per i giovani che di arte e musica vorrebbero vivere. E poi delle strategie da disegnare mettendo in rete tutti i protagonisti, dallalta formazione artistica alle imprese, dai teatri e dai cinema alle istituzioni. Inutile dire che sto cercando di immaginare i nuovi scenari verso i quali indirizzare il futuro delle istituzioni artistiche e musicali di cui sono responsabile. Partendo da Milano e sapendo perfettamente che non tutti i contesti sono come quello milanese. Ma verificando il futuro possibile (e desiderabile) l dove esso ha pi carte per realizzarsi. In ogni caso: per il bellissimo programma (oh, ogni scarafone bello a mamma sua) guardatevi gli appuntamenti.Io mi rituffo nel lavoro ministeriale. Sono le dieci di sera e le mie signore dellufficio hanno pensato bene-benissimo che ci rifocillassimo un poco. Pizza e birra per tutti. E pure un suppl cadauno, crepi lavarizia. Hanno ammazzato Pablo, Pablo vivo. Buona serata a tutti. Nando dalla Chiesa I mali profondi della politica. Kantiani si diventa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=542 Visto che lanno non bisestile, eccoci dunque allultimo giorno di febbraio. Con le dita incrociate a milioni (e per fortuna che non bisestile). Intanto vado pensando cose strane , sospinto da cose e vicende altrettanto strane. Ieri ho parlato in senato con Heidi Giuliani, la madre di Carlo Giuliani, impegnata come pochi sui temi della pace. Mi ha accennato alle difficolt del nuovo ruolo, tanto maggiori in una situazione come questa. Mi ha anche detto che in una assemblea c stato chi le ha dato della guerrafondaia per non avere imitato il prode Turigliatto. S, avete capito bene. Heidi Giuliani guerrafondaia! A questo siamo ormai, nel delirio che ci sta pervadendo. Io che tradisco la legalit, laltra che tradisce la pace, eccetera eccetera. Un esercito di traditori da mettere sullo stesso piano degli altri, del centrodestra contestato, o dei personaggi pi discussi del centrosinistra. Com bello scoprire accanto a s i traditori. Com bello scoprirne di sempre nuovi. Eccitare gli elettori a pensare che sono tutti uguali. Che appena vanno su gettano per terra le loro bandiere, usate solo per fare carriera. Mi chiedo quale male profondo sia mai stato lo stalinismo e quanto sia stato pericoloso perch -a ben vedere, in effetti- esso confina meravigliosamente con la libert di opinione, con il diritto al dissenso, che il suo contrario. Mi chiedo se lo stalinismo sia stato solo esercizio terroristico del potere o non abbia avuto dietro una cultura che lo sosteneva come il vento, un vento tanto pi forte nella tragica temperie degli anni trenta. Chiss come stata commentata lintervista di Vendola al Corriere di ieri, in cui Nichi ha criticato il governo per avere voluto fare dei Dico un atto proprio anzich lasciarlo al parlamento. E in cui ha dato ai suoi stessi elettori una lezione di politica, di che cosa sia e di che rapporto debba intrattenere con la societ: sentirla, ma non usarla (come a Vicenza, dice lui). Io credo che non riusciremo a diventare vera forza di governo finch non ci saremo chiariti con coraggio (e prendendoci anche qualche metaforico sputo in un occhio) le vere, grandi questioni della politica, del suo essere campo del possibile, senza che ci diventi alibi per arrendersi a vita allesistente e rinunciare a dissodare anche i terreni pi ostici; finch non saremo riusciti a tematizzare in modo limpido e responsabile i rapporti tra valori personali e politica, tra democrazia partecipata e obblighi istituzionali. Ho il dubbio che questa sia una fase in cui occorre sentire tutti, a partire dai pi vicini, ma poi ognuno deve cercare la bussola dentro di s. Kantianamente. Mai come oggi Nando dalla Chiesa Donne siciliane. Se l'antimafia femmina http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=541 Dolce Messina. Nonostante la pioggia battente. Nonostante la nuvolaglia che alitava sullo Stretto fosse carica di noia; molto diversa da quella che rendeva comunque romantico lattracco per chi veniva dal continente quando ero ragazzo e viaggiavo da Milano a Palermo con diecimila lire per unottima seconda classe in piedi fino alle Calabrie (cos si diceva allora). Dolce Messina per quello che ho visto e sentito nellaula magna di giurisprudenza (invito del rettore Francesco Tommasello e delleconomista Mario Centorrino). Per la prima volta c stato un dibattito teorico, una specie di seminario scientifico sulle Ribelli. Sono rimasto di stucco sentendo quattro interventi di donne (tre professoresse delluniversit, un assessore comunale alla legalit) che mi hanno confermato nella mia convinzione che la lotta alla mafia sia prevalentemente un movimento al femminile. Antonella Cammarota, Antonella Cocchiara, Marianna Gensabella, Clelia Fiore hanno infilato senza fermarsi analisi e riflessioni di un livello e unoriginalit rari. Tutti intrisi di vita vissuta, di impegno civile quotidiano. E questo si capiva, si capiva da ogni parola (Clelia Fiore, fra laltro, ha raccontato di essere andata ragazzina ai funerali di Impastato). Ma cera il di pi della sociologa o della filosofa che sulla esperienza delle ribelli ragiona per rifare la teoria, o almeno per metterla alla prova. Mi ha colpito, ad esempio, la tesi che vede nel grido, nellurlo di dolore della madre la voglia di rimettere al mondo il figlio, una sorta di nuovo urlo del parto (qualcuno sorrider, ma la tesi ha una profondit straordinaria). O il riferimento alle virt muliebri di Hegel per dare loro, in base alla storia di questa antimafia, un senso rinnovato. Spiegato, argomentato, con lucida cultura. Non so quante intellettuali ci siano in giro cos. Ma fortunata luniversit che le offre ai suoi studenti e fortunati loro (anche perch tutto mi fa pensare che quelle professoresse le lezioni le facciano assiduamente).Non ho potuto partecipare ad alcune cerimonie ufficiali, invece, per via della crisi di governo. Oggi sono andato al senato per sentire il discorso di Prodi. Asciutto ed essenziale. Dice: ma lo ha letto. Non ci ha infiammato. Che scoperta. Ma non siamo forse contro i leader carismatici? Io credo che Prodi debba rassicurare e tracciare una linea condivisa. Lentusiasmo ce lo dobbiamo mettere noi, chi ne ha di pi ne metta di pi. Molti di noi hanno visto, sentito, e vissuto abbastanza cose per credere in quello che fanno; per crederci ogni giorno che giunge in terra e non lo spazio di un (felice) mattino. Aspettiamo il voto, dunque. Dita incrociate con speranza. Nando dalla Chiesa Verona. Prove di governo nell'attesa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=539 Dolce Verona. Gli stati generali delle accademie e dei conservatori ci sono stati. E dico che abbiamo fatto bene, benissimo a non disdirli davanti alla crisi di governo (vedi anche lintervento di una studentessa sul post precedente). E ho fatto bene io ad andarci ugualmente, daccordo con Mussi, nonostante la decisione iniziale di ministri e sottosegretari di sospendere tutte le manifestazioni ufficiali. Cerano cinquecento delegati da tutta Italia, compresi molti studenti. Mi sono reso conto di persona quanto fosse importante esserci e sentire. Per captare gli umori multiformi, dei docenti come degli studenti. Per misurare le cose da fare, ma anche il percorso fatto. Importante esserci e vivere la stessa atmosfera e la stessa voglia di impegno delle persone che sei chiamato a governare. E alle quali devi dare risposte. Non sempre quelle che loro vorrebbero, ma comunque quelle che ritieni pi giuste dopo avere visto, ascoltato e riflettuto. Da Verona mi porto dietro di tutto: suggerimenti espliciti, sollecitazioni sacrosante, splendide provocazioni, ma anche ritratti depoca da rielaborare, foto di gruppo da ritoccare senza nostalgie, orizzonti possibili e orizzonti da cui prendere il largo.Bello, proprio bello. Devo dire anche che mi si rotta la voce (accidenti a me!) mentre intervenivo e ipotizzavo la possibilit di lasciare il lavoro fatto e anche di lasciare quelle persone. Per fortuna sono stato salutato con molta benevolenza. Parola mia che se il governo dovesse avere la fiducia (di questo ne riparliamo) mi batter anima e corpo perch le cose che ho in mente per questo settore si realizzino. In realt ogni tanto ho la sensazione che molti, l dentro, mi prendano per un predicatore. Uno che dice cose giuste come il prete alla messa di mezzogiorno della domenica o -per capirsi- come Sandro Pertini nelle sue esternazioni: ma che bel discorso che ha fatto, poi si torna a casa e si riparte come prima. E invece molte cose devono cambiare se davvero si crede nel futuro da dare a queste istituzioni e ai loro studenti.In ogni caso Verona ha regalato un quadretto di vita quotidiana impagabile per chi era a una cena di venerd sera: il direttore generale del ministero, Bruno Civello, seduto a tavola accanto a Dora Liguori, la sindacalista che pi lo mette in croce con le sue rimostranze. Si scambiavano amabilmente i complimenti (ma io che ero vicino dico che erano fusa guardinghe) sicch c stato, tra docenti e sindacalisti, chi ha evocato le atmosfere di Romeo e Giulietta per spiegare la sensazionale metamorfosi. In realt bastata la ripresa dei lavori al mattino dopo per mandare in frantumi lintesa e riportare tutti alla normalit. Ora, prima di ricominciare a progettare sul serio, attendo gli sviluppi. Domani vado a Messina, dove da tempo un gruppo di studenti delluniversit vuole incontrarmi (ma non potr mantenere gli impegni ufficiali). E mercoled voglio andare in senato per sentire direttamente Prodi. E per capire personalmente che clima c. Tra i miei amici blogghisti, mi par di capire, non tira decisamente un buon clima. Ma vorrei dire loro una cosa: che quello che accaduto sia di insegnamento a tutti. Al governo, certo, e ci mancherebbe; ma anche ai suoi elettori. Se no, anche se dovesse andar bene in settimana, ci rifiniamo dentro molto presto. E allora tutti a casa. Come popolo, intendo. E senza biglietto di ritorno. Nando dalla Chiesa Crisi di governo. Riflessioni in apnea http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=538 Giornata di inquiete e qualche volta irriverenti riflessioni su quello che accaduto. Santi Apostoli: non cera sotto nessuno, nessuno a tifare per Romano Prodi come era accaduto nel 98 dopo la defenestrazione. Un deserto desolante. Cerano invece quelli di destra a tifare contro il governo uscente davanti a Palazzo Chigi. Pattuglie ebbre di gioia, non di pi. Ma cerano. Ho la sensazione che la nostra gente sia sbigottita pi che arrabbiata. La nostra genteGi, quella che ha il diritto di essere governata con un decente senso delle istituzioni e un buon rispetto dei principi di eguaglianza e libert. Lo so, mi tengo basso rispetto a ci che chiederebbero altri (e perch non aggiungi questo? e perch non questaltro? e perch non nomini questaltro ancora?). So che sembra poco. Ma so anche che quel poco molto impegnativo e implica rotture continue attraverso gesti non visibili, che non danno gloria. Anche se sono difficili. La gloria la danno i gesti facili fatti davanti a tutti. Sono combattuto, onestamente. Da un lato penso che il governo dovrebbe sapere dialogare di pi con il parlamento, con chi rappresenta direttamente gli elettori. Dallaltro so per provata esperienza che tutte le mie richieste di riunioni in cui render conto alla maggioranza (nelle commissioni competenti) sulla mia attivit di governo sono caduti nel vuoto. Oppure. Da un lato so che i nostri elettori meritano dedizione e la fatica del governare, dallaltro lato mi rendo conto che i nostri elettori (diciamo molti nostri elettori) prediligono per il gesto che si vede subito, o la poca responsabilit verso la disciplina di governo. Che non pu esserci solo sul voto di fiducia. Deve esserci anche ogni giorno. Certo, attraverso una prassi di confronto. Ma deve esserci. Perch se si va in piazza sempre contro il governo che si sostiene -cinque una volta, cinque unaltra volta- alla fine chi si ritiene pi a sinistra di tutti pensa di avere un unico modo per distinguersi: mandare sotto il governo in parlamento.No, non la faccio facile. So i difetti di dialogo, di autoreferenzialit. E, a proposito, penso pure che forse abbiamo buttato via voti decisivi al Senato presentandoci divisi Margherita e Ds, cos, tanto per contarci e pesarci meglio. E mi fa pure rabbia (sempre pensando allautoreferenzialit) che appena iniziata la ripresa economica, che ci appartiene tutta, perch si manifestata nellultimo trimestre del 2006, abbiamo fatto dimettere il governo. Come se la ripresa economica, una maggiore occupazione, non siano cose che fanno bene ai lavoratori. E penso al bando previsto per i duemila ricercatori universitari, alla fine di marzo, e a quello per altri settecento negli enti di ricerca entro la fine di aprile, e tante altre cose che spesso non si vedono ma io so che sono (erano?) in programmaLa strada strettissima, cari amici. E noi, noi come centrosinistra intendo, chi sta nei partiti e in parlamento e chi no, una domanda dobbiamo pur farcela: se davvero vogliamo governare questo paese. E se ce lo meritiamo (P.S. qui prevedo una quota di post per dire che non se lo meritano Rutelli e DAlema, ma -francamente- la questione mi sembra pi ampia e coinvolgente. Ci pensavo ieri sera. In fondo non assurdo che sullUnit uno si trovi questo titolo Perch non mi dimetto, questo occhiello Abu Omar, e questa firma Nando dalla Chiesa?)Buoni stati generali delle accademie e dei conservatori a Verona, intanto! Auguri ai docenti e agli studenti che ci stanno arrivando per lavorare e studiare un po meglio e per avere qualche orizzonte in pi Nando dalla Chiesa Dimissioni eccetera http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=537 E cos le dimissioni sono arrivate per davvero Mica mie. Di tutti. Per lucida scelta di qualcuno dei nostri senatori, del clima intorno che continua a chiedere coerenza, coerenza, coerenza e che alla fine inorgoglisce e inebetisce luno o laltro voglioso di esibire - lui s! - coerenza. Niente da dire: in effetti siamo stati coerenti con noi stessi. E per la seconda volta, mai sazi, abbiamo fatto cadere un governo Prodi. Che magone rivedere quelle urla di gioia del centrodestra, quelle urla che mai noi abbiamo potuto goderci a parti rovesciate, perch loro i propri governi se li tengono strettissimi. Ho il magone perch avrei voluto raccontarvi del bellissimo incontro di ieri sera con i futuri commissari di polizia alla Scuola superiore di Polizia. Tanti siciliani, tante donne, tutti ansiosi di iniziare nelle mobili e nelle questure, e che mi avevano invitato a parlare delle Ribelli. Raccolti, composti, nel comprendere che si parlava anche di loro e dei loro rischi. Avrei voluto parlarvi degli stati generali delle accademie e dei conservatori, promossi a Verona per il 23 e il 24 per dare tutto lo slancio e le strategie pi adatte a questo settore che ho imparato ad amare. Non ci andr, dopo averli preparati. Il governo dimissionario. Paoletta che ha fatto una scelta di vita seguendomi a Roma triste. Io ho solo il timore di avere lavorato inutilmente. Pazienza, c di peggio. Per ora auguri a tutti. Nando dalla Chiesa Casal di Principe: in media stat virtus http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=536 In ritardo, ma devo dirlo: bella, emozionante perfino, la visita in Campania venerd e sabato scorsi. Mi sembra ogni volta di immergermi in una regione a due facce. Adolescenti che ammazzano a coltellate o a pistolettate i coetanei per uno scooter o unocchiata alla compagna di comitiva, le donne che respingono la polizia dai quartieri-fortino; e poi, in certi luoghi e ambienti, una vivacit culturale e un coraggio da restare affascinati. La sera di venerd sono stato allItis di Aversa, la scuola dove insegnava don Peppino Diana, il secondo prete ucciso dalla criminalit organizzata in Italia dopo padre Puglisi. Ci siamo incontrati in una scuola zeppa anche di adulti prima dellora di cena, perch l (sotto la guida di Maria Luisa Coppola e Agata Avvedimento) si realizza il programma Scuole aperte; che vuol dire che si parte dal principio che i ragazzi devono potere contare sui locali della loro scuola anche dopo gli orari di lezione, e che quei locali sono tuttuno con la comunit intorno. Ormai mi sto innamorando (intellettualmente, intendo) delle professoresse che lavorano sui progetti delleducazione alla legalit in questi territori. Le guardo mentre ascoltano, prendono appunti e contemporaneamente tengono docchio i loro allievi, e li coccolano con lo sguardo quando fanno domande intelligenti; e mi domando dove mai sarebbe questo paese se non ci fossero queste donne che guadagnano milleduecento euro al mese. Ho ritrovato anche vecchie e care amicizie, dal giornalista anticamorra Raffaele Sardo e sua moglie Lidia a Renato Natale, sindaco di Casale quando uccisero don Peppino. Alla fine gli insegnanti mi hanno chiesto di adottare la scuola. Non me lo sono fatto ripetere. E cos lItis di Aversa passato sotto la mia protezioneAl mattino dopo a Casal di Principe ho incontrato invece gli allievi della Dante Alighieri. Quando ha saputo che si trattava di una media inferiore sono stato l l per imbufalirmi (si chiamano influenze ambientali). I ragazzini di quellet, infatti, sono normalmente i pi restii avere un dialogo positivo. Quelli pi piccoli di loro, se non si esagera con i tempi degli incontri, sono naturalmente pi disciplinati. Quelli pi grandi, se tiri fuori un po di doti da domatore o da attore, li conquisti comunque. Ma i dodicenni e i tredicenni sono unimpresa. Perci sono rimasto a bocca aperta nel vedere la loro seriet e preparazione. E soprattutto nel vedere una ragazza, Concetta della III A, prendere la parola per darmi il benvenuto a nome della scuola. Qui quando negli anni ottanta uccisero tre ragazzi facendoli trovare bruciati accanto al cimitero, a manifestare furono in quattro, tutti gli altri vennero dai paesi accanto (memorie di Renato Natale, che organizz la manifestazione). Dunque una ragazza che ti saluta dicendo che la camorra qui regna sovrana il segno grandioso del cambiamento. La preside Maria Gallo si goduta lo spettacolo delle sue allieve che prendevano luna dopo laltra la parola, con Tina Cioffo, una giovane giornalista del Mattino e di Libera, che dirigeva il traffico. Alla fine ho perfino ricevuto - la prima volta in vita mia, non mai troppo tardi! - un mazzo di rose rosse che ho regalato a Concetta, che a sua volta le ha distribuite alle sue compagne. Sono uscito con la polizia dietro e con i temuti ragazzini e ragazzine che salutavano festanti dalle terrazze della scuola.Poi, ritorno a Milano. Ho dovuto rifiutare la mozzarella di bufala perch immersa nel liquido e sullaereo non la fanno passare, accidenti a Bin Laden anche per questo. La sera a Baggio nuovo incontro. E qui ho magicamente ritrovato una signora, Maria, mia compagna di scuola in seconda elementare. Che mi ha fatto un super-regalo: foto di classe dalle Orsoline, con me piccolino, ciuffo e scarpe estive con gli occhi. Lanno dopo sarei andato alle comunali. Con tutti i maschi della classe. Troppo grandi per restare in classe mista. Nando dalla Chiesa I nuovi terroristi e i nostri compiti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=534 Chiedo venia, mi rendo conto che rischio lautoreferenzialit. Il paese non parla di alta formazione artistica e musicale. Il paese parla di terrorismo, discute dei nuovi terroristi. E si chiede se ci sar unaltra stagione di lutti e di follie. In proposito vorrei dire una cosa che non affatto originale: ed che chi coltiva, oggi, sogni di lotta armata non ha per nulla il retroterra dei brigatisti degli anni settanta, ma ha spazi infinitamente pi striminziti. Non c nessun grande movimento di massa rivoluzionario a fare da campo di reclutamento. Per vorrei aggiungere due cose, che sono forse meno scontate. La prima che limportante non mai - purtroppo - ci che ma ci che si crede che sia. E alla fine degli anni settanta, perfino nell80, furono in molti a credere nella maturit del comunismo (do you remember Toni Negri?); mentre appena dietro langolo cera lItalia da bere, del consumismo sfrenato, lItalia della P2 e della fine di ogni utopia egualitaria. Dunque non affatto detto che ci che noi constatiamo oggi inoppugnabilmente sia anche ci che constatano i nuovi adepti del terrore. Il rischio che qualcuno dica che questa la fase giusta (e lo motivi con pignoleria apodittica e maniacale) sempre in agguato.La seconda osservazione meno scontata che in realt anche alla met degli anni settanta i terroristi veri erano pochi (vedi lautobiografia di Peci o le belle storie di Bianconi). Si moltiplicarono quando con il compromesso storico molti giovani estremisti ebbero limpressione che per via democratica il cambiamento non sarebbe mai avvenuto. E si convinsero che lunica strada era la forzatura armata (la celebre teoria della democrazia bloccata). Ecco, bisogna impedire che oggi chi ha sposato posizioni estremiste faccia la stessa analisi. E concluda che non c cambiamento possibile usando le strade della democrazia. Questo richiama tutto il governo alle sue responsabilit. Occorre far capire che il cambiamento avviato. Che magari la Finanziaria non ha consentito di dare soldi a chi si sarebbe voluto, ma le regole, i principi sono cambiati. Questo un paese serio, pulito, libero, di eguali. Non pi clientelare, parassitario, autoritario. Certo, ricordo bene: i terroristi odiavano soprattutto i riformisti. Ma furono i riformisti a sconfiggerli. E tuttavia se il governo deve sentirsi caricato di questa immensa responsabilit, altrettanto devono sentirsene i suoi critici di sinistra. Che prima di predicare che tra destra e sinistra non ci sono differenze devono davvero soppesare onestamente tutti gli elementi a loro disposizione. Non solo quelli che fanno propendere per lassenza di distinzioni ma anche quelli che portano a conclusioni opposte. Sia salva la libert di critica, insomma, e per intero. Ma cerchiamo di evitare le faziosit. Berlinguer, in fondo, non era (ricordate?) un leccaculo della Dc. Nando dalla Chiesa Il paradosso del sottosegretario http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=533 Che cosa ho detto nel post precedente? Ho detto, pressappoco: che bello lavorare quando si allungano le giornate. Mi correggo subito. Che bello solo a certe condizioni. Perch le raccomandazioni continuano ad arrivare anche quando le giornate si allungano. Anzi, a volte sembra che il giorno pi lungo galvanizzi i tessitori di nomine. Avete le terne dei conservatori? State facendo le nomine nelle accademie? So che sei tu a occupartene. No, non schermirti, lo so che poi decidi tu. Piovono le telefonate, si moltiplicano appunti, richieste di incontro. I candidati stessi vorrebbero incontrarmi, c chi si fa trovare in pubbliche occasioni per sciorinarmi le sue ragioni e allora devo essere netto, rasentare la scortesia io che amo dire a tutti buongiorno e buonasera, ma come ti trovo bene (altri amano trovare il capello bianco in pi, la faccia sbattuta, il chilo in eccesso). Telefonate un tantino tracotanti. Questo il mio territorio, mi raccomando, non farmi fare brutte figure. Oppure: ma quale disegno strategico, una strategia sbagliata. Edavvero un fuoco dartificio. E il bello che sono incarichi onorifici; sicch penso con terrore a che cosa accadrebbe se fossero pure retribuiti, per cui mi convinco che non bisogner mai dargli un euro a nessuno se no sar un cataclisma.Sono sfinito. Moralmente prima di tutto. E uno spettacolo, come si dice con termini diplomatici, non troppo edificante. False terne, metto due che non hanno i requisiti cos vinco io. Oppure fuori quello troppo bravo, non si sa mai che il ministro alla fine peschi proprio lui nella terna. E una caterva di ex. Tanti ex. Che magari sono stati effettivamente amministratori in questo o quellaltro ente. Ma sempre in quanto ex. Con relativi partiti che premono. E domandano. Come va il congresso? A proposito, ti volevo dire una cosa. Amicizie che rischiano (unilateralmente, si intende) di incrinarsi. E nel frattempo mi chiedo se non sia un paradosso, una assurdo paradosso, che debba essere io, politico con incarichi di governo e di partito, a proteggere gli istituti di alta formazione musicale e artistica dallingerenza della politica, a cui gli stessi consigli accademici hanno spianato la strada con le loro votazioni a scrutinio segreto. Se debba essere io a proteggerli da esponenti della cosiddetta societ civile (sob, ragazzi, mi scappato cosiddetta! giuro che non volevo) che si fanno sponsorizzare dai partiti invece che dai loro curricula: alcuni ridicoli, altri assolutamente incongrui con la funzione che si aspira a svolgere.Domanda: ma con le banche che cosa succede? E con i grandi enti economici? Va be, ora finalmente vedo mio figlio per un paio dore. Andremo a cenare sui Navigli, sono a Milano di passaggio. Lo sfogo finito. Andate in pace. Nando dalla Chiesa La festa di San Valentino. Secondo me http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=532 E San Valentino e le giornate si allungano visibilmente. Che sia il giorno di san Valentino non vuol dire niente, ma la gente ci crede e gli d un valore, anche minimo (e io pure). Che le giornate si allunghino, invece, vuol dire molto, soprattutto se il cielo si dibatte tra lazzurro e il rosa per quaranta-cinquanta minuti. A me cambiano letteralmente i bioritmi. Avr da qualche parte la sindrome del letargo, ma quando c bel tempo mi esalto. Pensate dunque che oggi a Roma abbia il sole? No, non ce lho, per lho goduto ieri tornando dalla Toscana. Due giorni intensi per trovare una nuova sede per lAccademia di Firenze, per fare visita alleducandato delle fanciulle del Poggio Imperiale (magnifica resa delle Ribelli in frammenti di tragedia greca da parte di allieve e insegnanti), per andare al Conservatorio, lanciare un corso di design della moda in partnership (cos si dice) con Ferragamo, e poi andare a Fiesole e Prato. Una infinit di incontri. Ma i ragazzini che suonavano alla scuola di musica di Fiesole, lundicenne con gli occhi concentrati sullo spartito e il volto sul violino come se quella fosse la prova della vita, e le mamme estasiate, e il nonno in brodo di giuggiole, e i quartetti autocostituiti tra amici che vengono da ogni parte del mondo, e la ragazza che mi dice mi raccomando il conservatorio di Palermo, magari l ci fosse un terzo di quello che c qui, be tutto questo mi ha entusiasmato. Talenti e ricchezze da vendere. Provate a rientrare a Roma in questo stato danimo mentre febbraio ti dice dallautostrada che i giorni ritornano pi lunghi, e vedete voi se non siete contenti e non pensate pure che domani san ValentinoE non basta. Perch provate poi a pensare che quando rientrate in ufficio al Ministero trovate finalmente la firma del ministro sotto il decreto che istituisce il comitato per la promozione delletica professionale nelle nostre universit; il comitato in cui credete e che avete voluto, perch non si pu pensare di diventare e di fare i medici o gli avvocati, i consulenti fiscali o i giornalisti, gli architetti o i dirigenti pubblici, senza avere unetica della propria professione, che gli ordini -i famosi ordini professionali- non hanno mai garantito e nemmeno apprezzato. E capirete perch sono contento, perch i giorni che si allungano fanno tuttuno con lidea che lavorare bello, almeno qui, certo, mica in miniera o in fonderia. Oggi poi abbiamo fatto una riunione con Giovanna Melandri per varare dei progetti di ostelli per la giovent. Nuovi ostelli che valgano sia per ospitare i giovani turisti sia anche per ospitare (perch la flessibilit nella vita c) i giovani universitari che non vogliano avere una stanza per tutta la settimana, ma cerchino un letto per un giorno o due, a seconda delle lezioni che intendono seguire. E dunque mi sembra di dare un senso a tutto, anche se il dibattito sul partito democratico non mi entusiasma, n nel s (che sostengo e molto) n nel no. A tutti un caldo augurio. Che i giorni pi lunghi e i bioritmi primaverili vi sorridano. Nando dalla Chiesa Matera mon amour. E Tito, l'amico ritrovato http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=531 Matera, sono a Matera. Una delle citt italiane che pi amo. Il miracolo architettonico e antropologico dei Sassi, le strade pulite, gli scontrini fiscali elargiti regolarmente nei bar, il museo Carlo Levi, una delle pi belle librerie dEuropa (la Cifarelli, che non c pi) me ne fecero innamorare una ventina danni fa. Ci ho scommesso sopra, nel senso che le ho fatto pubblicit indefessa ovunque, presentandola come uno dei centri pi promettenti del Mezzogiorno dItalia. Intuizione confermata ogni volta dai gruppi di giovani creativi -nella grafica, nella musica, nellassociazionismo civile- che ci incontravo quando tornavo. Poi qualcosa si afflosciato. Ieri pomeriggio sono venuto a visitare il Conservatorio. E ospitato in uno stupendo (e sbilenco) palazzo barocco del Seicento in piazza del Sedile. Distribuito, anzi, intorno a quella piazza, perch ha altre due sedi accanto. Nella sede centrale c un auditorium bello e suggestivo dove ieri sera si esibito un quartetto di musica tsigana, il violino un autentico fuoriclasse. Scommessa (mia) semplice e immediata: altro che andarsene in unaltra sede pi grande, che il ritornello di ogni Accademia e di ogni Conservatorio; ma valorizzare con il pugnale tra i denti una posizione tanto pregiata, che farebbe invidia a qualsiasi istituzione culturale. E trasformare il Conservatorio in un faro per la cultura e la giovent della citt.A Matera mi ospita il mio amico Tito Di Maggio, che fu mio critico acerrimo per qualche tempo quando, stando nel partito liberale milanese, mi accusava di avere lucrato sulla mia partecipazione alla commissione antimafia del Comune di Milano negli anni novanta. Qualcuno doveva averlo convinto che cos fosse, finch riuscii a dimostrargli che avevo ricevuto, anzich duecento milioni, quattro milioni. Poi -perch cos succede nella vita- diventammo amici, e molto, e sempre pi affiatati, anche in virt della mia amicizia con suo fratello Franco Di Maggio, un grande magistrato a cui molto dobbiamo sul fronte della lotta alla mafia e alla corruzione (suo il primo processo a Cosa Nostra a Milano) e che purtroppo non c pi. Non solo: ci legano, in fondo, rapporti pi antichi. Suo padre, maresciallo dei carabinieri, venne incaricato da mio padre di cercarmi sul treno alla stazione di SantAgata di Militello una volta che ero scappato di casa a diciannove anni. In realt non presi nessun treno. Girai per i quartieri del centro storico di Palermo per mezza giornata, sentendomi un eroe; poi girai unaltra mezza giornata sentendomi sempre pi fessacchiotto via via che scorrevano le ore. Finch tornai a casa.Tito ora si stabilito qui. Fa limprenditore (divani) ma ha mille interessi culturali e civili, una perla rara nel sud (e forse in tutta Italia, direi, per un imprenditore). Ha perfino in mente di comprare immobili per dare posti letto agli studenti fuori sede. Ha una casa in mezzo ai Sassi che una cosa a dir poco fantastica, arredata con un gusto e una originalit che gli invidio, e che serpeggia tra scale interne, corridoi sotterranei, meandri scavati nel tufo e improvvise terrazze che si affacciano su uno dei panorami pi fascinosi che abbia mai visto, zeppo di barocchi e di chiese rupestri. Ora (forse, forse) si presenter come candidato sindaco alle primarie di Matera. Intanto mi ha fatto il regalo di farmi conoscere Leonardo Sacco, ottantatreenne con il basco blu alla Nenni, ultimo azionista salveminiano, come ama definirsi, autore di molti saggi sul potere lucano. Lho incontrato stamattina in un bar, fuori dallo struscio infaticabile della domenica (struscio maschile fino alle undici, poi entrano in azione le donne). Mi ha detto che il suo ultimo sogno, prima di andarsene, rilanciare la rivista Basilicata come settimanale. Gli ho promesso che lo aiuter. Tito pure, e non avevo dubbi. Eccitato da tanto buon fervore, ho perfino detto a Tito che, se far il sindaco, poco ci manca che mi vien voglia di fargli lassessore alla cultura. Ma vi rendete conto di che cosa voglia dire una citt cos, patrimonio dellUnesco, con un bel Conservatorio piazzato nel centro storico? FantasticherieOddio, per In ogni caso sappiate che questo post stato scritto su una scrivania che diede ospitalit a Benedetto Croce. Nando dalla Chiesa Viaggio di lavoro (e di piacere) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=530 Rapporto di viaggio: lho trovata! A Saluzzo, nei lembi meridionali del Piemonte, ho trovato la discendente della balia di mio padre. La nipote; perch la figlia, ottantenne, non pi in grado di muoversi. E venuta con il figlio Davide a cercarmi nelle manifestazioni ufficiali in Comune, un Comune austero ed elegantissimo che in certi tratti sembra una pinacoteca, requisito da Napoleone ai gesuiti. Mi ha portato una scatola dei cioccolatini che regalavamo sempre a lui, ha partecipato allincontro e se ne andata. Ci ho sperato, perch non avrei saputo come trovarla, e sono stato esaudito.Incontro poi a Cuneo al palazzo Lanfranchi. Cera Laura Caselli, con il grande ispettore di polizia Antonio Ciaramella, e un po di giudici ragazzini e cancellieri ragazzini, e un po di ragazzini semplici. Ma anche adulti di quelli che non si chiedono mai se ne valga la pena: fanno e basta. Cuneo stupenda, proprio come la racconta Giorgio Bocca nelle Mie montagne, con portici bassi, ampi e maestosi che vanno avanti per chilometri. A maggio arriveranno gli alpini da tutta Italia e sar uno spettacolo meraviglioso.La sera a Pinerolo. Ho ritrovato il mio mito, Elvio Fassone, il grande e saggio magistrato fatto fuori dalle liste elettorali senza troppi pensieri. Cos come Giorgio Gardiol, il mio compagno di stanza a Montecitorio dal 96 al 2001, verde doc e lavoratore indefesso, anche lui lasciato fuori, che ci volete fare E infine la moglie di un magistrato che mi ha fatto firmare una copia di un libro. Mi ha raccontato che in una lontana festa di Cuore avevo firmato una copia al marito scrivendogli, per augurio, al futuro magistrato. Oggi il procuratore capo di Pinerolo. Visto che bello girare e girare, conoscere, parlare, prendere appunti e lavorare con i fogli e i pensieri che si muovono su e gi per lItalia? Vengono pi idee e tutto sembra pi sensato. Cos nel viaggio ho arginato (al telefono) con ancora pi convinzione un po di agitazioni clientelari.A proposito: il poliziotto il cui figlio coinvolto negli scontri di Catania si disperato e se ne andato in ferie. Il padre del probabile assassino (vedi intercettazioni ambientali) ha gridato che suo figlio un capro espiatorio. E il figlio stesso, che prima assicurava che mai avrebbero potuto mandarlo al carcere minorile, ora invoca la mamma. Questo il paeseUrge cambiarlo. Come sempre Nando dalla Chiesa Nomine. Se l'arte si butta in politica http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=529 Continua il dibattito (nostro; al ministero, intendo) sulle cento e pi terne spedite da ogni regione per governare per i prossimi tre anni le accademie e i conservatori italiani. Cento e pi terne fra cui il ministro dovr scegliere i futuri presidenti, quelli a cui toccher di guidare tutto il sistema dellalta formazione artistica e musicale verso il suo (sospirato) inserimento nellarea universitaria. Non mi pronuncio ora sui singoli nomi, perch non sarebbe corretto. Ma visto che stamattina Mussi si scatenato in proposito davanti a una folta delegazione sindacale, almeno una cosa ve la voglio dire: ma perch, santo cielo, uninfornata simile di politici ed ex politici? Oh, sia chiaro, io contro i politici non ho nulla. Lo faccio anchio e ho conosciuto (e continuo a ripeterlo a quelli che pensano siano tutti ladri) centinaia di politici bravi, capaci e onesti. Capaci anche di dirigere organizzazioni complesse. Ma, detto questo, mai possibile che le istituzioni darte propongano in assoluta autonomia e a voto segreto- una tale valanga di ex assessori e di ex qualcosa, o addirittura parlamentari in carica? Ma qual il tarlo che rode dallinterno il nostro tessuto culturale e che fa s che non ci si renda conto che in questo modo si perpetua la minorit, la subalternit del sistema artistico-musicale, invece di dargli nuovi orizzonti? Dopo avere sentito tante (e giuste) sollecitazioni al colpo dala, vedere questo spettacolo un po deprime.Mi porter questa inquietudine domani nel mio viaggio piemontese. Una tappa mi emoziona: lincontro con le scuole a Saluzzo, provincia di Cuneo. E da due anni che mi chiedono di andarci, a Saluzzo. E forse senza linsistenza cortese e tenace di Laura Caselli (di Libera e moglie del grande Giancarlo) non sarei riuscito a mettere il viaggio in calendario. Saluzzo. L nel settembre del 20, al termine del biennio rosso e allalba del fascismo nacque mio padre. In caserma, perch anche lui era figlio di ufficiale. In via Carlo Alberto, e da l prese il nome. Allattato da una balia. La quale ha vissuto pi di lui. Fino a un paio danni fa, superando i cento anni. La conoscevano tutti, perch mio padre, giunto ai vertici della carriera, volle andare a salutarla e ringraziarla. Sui giornali locali era diventata la mitica balia del generale dalla Chiesa. Spero di incontrare qualche suo discendente. In fondo anchio devo qualcosa a quello stesso latte. Sono queste le cose della storia (e della vita), questi capricci meravigliosi, questi incontri misteriosi, che le danno un senso particolare. Nemmeno un artista saprebbe immaginarli. Figurarsi se si mette sotto la protezione di un politico Nando dalla Chiesa Chi sa parli. Ovvero, il docente che ricatta http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=528 Siore siori, a voi il Conservatorio di Milano! Come qualcuno sapr, si aperta una querelle sul modo in cui si sono l svolte le votazioni per formare la celebre terna da cui il ministro dovr estrarre il nome del nuovo presidente (ebbene s, il Verdi di Milano listituto di cui al post precedente). Dal momento che ho espresso perplessit sulla procedura seguita (quella che in parlamento abbiamo chiamato la dittatura della maggioranza), mi giungono lettere di critica in cui si adombra una mia sudditanza al presidente uscente, escluso dalla terna. E fin qui passi. Ma c di pi. Venitemi dietro e leggete che cosa ho trovato nellultima mail (di cui, per rispetto, non citer lautore). Mi si consiglia di cambiare opinione sulla materia, perch se no (udite, udite) Si vuole che si scoperchi - in vari modi - il verminaio? Suvvia Si vuole che entrino in ballo avvocato e sindacati? Si vuole che iniziamo a contattare politici e giornalisti a destra e a manca, affermando cose vere ma sgradevoli?. E si continua con allusivit minacciosa: I musici sono in genere persone libere, coraggiose e dai contatti ecumenici, fino ad ora siamo stati molto pi responsabili - tacendo - di chi avrebbe dovuto esserlo per carica istituzionale ricoperta ma ora?. Ma ora ve lo dico io. Ma con chi diavolo pensa di parlare costui (o costei)? Ma davvero pensano di potermi spaventare con quello che sanno? Ma lo dicano, accidenti, quel che sanno! Lo dicano! Altro che responsabili tacendo! Sono io ora che chiedo che si parli, che si dica e si racconti a tutti: giornalisti, politici, sindacalisti. Sono io che ho interesse (un interesse pubblico) a sapere la verit. E non pretendo nemmeno che vadano dal magistrato a firmare con nome e cognome, come dovrebbe comunque fare un cittadino degno di questo nome, specie se insegnante, e specie se ha la fortuna di non abitare in un paese di mafia. Se vogliono vengano dal sottoscritto, protetti dalla mia riservatezza, a dire quello che hanno visto e sentito, come hanno fatto altri loro colleghi di altre citt, evidentemente pi irresponsabili di loro. Me o il magistrato, decidano come pi gli aggrada e gli ispira. Fuori il verminaio; e poi, ovviamente, si spieghi pubblicamente con le omissioni e le complicit silenziose di chi il verminaio ha potuto formarsi. Altro che ricattare. E sapete poi qual stata la citazione classica che ha accompagnato la missiva? Eccola. Plotino: Il dominio di gente trista dovuto unicamente alla vilt di chi si lascia soggiogare. Appunto. Appunto. Nando dalla Chiesa Sondaggio! Sondaggio sulla democrazia, please... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=527 Facciamo un bel sondaggio dopinione tra gli amici blogghisti. Allora, la questione la seguente: un istituto (unAccademia, un Conservatorio, per ora non vi dico quale, cos valutate, come si dice, in velo dignoranza) deve decidere una terna di nomi, da proporre al ministro perch - nellambito di quella terna - decida il nome del nuovo presidente. Nellorgano (chiamiamolo Consiglio) che deve decidere la terna ci sono, poniamo, diciassette persone. Voi pensate che la forma pi democratica sia: a) ognuno indica un nome e i tre pi votati compongono la terna; b) lorgano decide di formulare, nel suo insieme, una proposta plurale, che tenga conto degli orientamenti di tutte le componenti o di quelle principali; c) la maggioranza (poniamo nove contro otto) decide che i nomi della terna li indica tutti lei; e, per democrazia, vota prima (a maggioranza) che la terna sar fatta solo dalla maggioranza.Ecco, non vi dico che cosa pensi io. Ma il vostro parere mi interessa, per capire se ho smarrito la nozione di democrazia o la conservo viva. Ditemi dove c odore di democrazia e dove no. Anche perch, come ricorderete, quelle dellest si chiamavano pure loro democrazie (popolari, si precisava) e nella scorsa legislatura il concetto ha subito qualche rielaborazione P.S. Naturalmente prender in considerazione solo i blogghisti conosciuti fino a questo momento, non i cammellati da sondaggi. Nando dalla Chiesa Te lo do io l'equivoco. A proposito di politici e no http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=526 Oh, i paradossi della vitaMa come, dicono che i politici sono ambigui, fumosi, che non parlano chiaro, che si pascono di equivoci, che non hanno il coraggio delle proprie parole, poi quando dici parole chiare gli altri te le rivoltano, fanno finta che tu ne abbia dette altre, diventano ambigui loro, esasperano gli equivoci. Lo vedo con qualche incuriosito sgomento in questi giorni. Caso numero uno (la celebre lesson one..): stiamo abrogando una legge assurda, che - alla chetichella e alla fine dellultima legislatura - aveva introdotto lequipollenza tra laurea in scienze motorie e laurea in fisioterapia. Un modo da avventurieri per dare lavoro in pi ai laureati in scienze motorie senza troppi riguardi per il diritto dei pazienti a essere curati da persone dotate delle competenze necessarie. Be, labrogazione che proponiamo chiara. Chiare, chiarissime sono state le mie parole e quelle del sottosegretario alla Salute Giampaolo Patta. In difesa della seriet di questo governo, sia di fronte alluniversit sia di fronte alla salute. Abbiamo solo stabilito il principio che chi - frequentando scienze motorie - ha fatto esami previsti per fisioterapia (nellindirizzo biomedico se ne fanno diversi) si veda riconosciuti i crediti corrispettivi passando da scienze motorie a fisioterapia; e sempre in osservanza dei criteri di numero programmato stabiliti per i corsi di laurea in materie mediche. Buon senso, puro buon senso, visto fra laltro che il ministero della salute lamenta un fabbisogno di infermieri e fisioterapisti. Giusto? No, tuonano centinaia di lettere di protesta di fisioterapisti, incitati dai loro rappresentanti sindacali. Ecco lennesimo pasticcio, ecco i politici senza parola, ecco che dicono una cosa e ne fanno unaltra (voce dal sen fuggita: forse se li meriterebbero).Caso numero due: gli istituti musicali pareggiati. Hanno chiesto di avere per loro un occhio di riguardo, un po di ossigeno dal ministero, visto che - diversamente dai conservatori, che sono statali - vivono solo con i contributi degli enti locali. Be, per la prima volta hanno avuto un (modesto) stanziamento dal ministero, e con questa Finanziaria non era proprio scontato. Mi sono affannato a dire a tutti, perfino con brutale franchezza, che per questo non significava affatto che si stesse pensando a statalizzarli, che non ce ne sono le condizioni e che poi pure meglio se il sistema plurale, un po di musica dallo Stato un po di musica da comuni e provincie. Che il finanziamento solo il segno che non li abbandoniamo al loro destino, che vogliamo promuoverli dentro una strategia generale di sistema, come usa dirsi. Oh, non c una volta che ci vado e che non senta dire che questo il primo passo verso la statalizzazione che auspichiamo da tanto tempo (applausi). Meno male che c anche chi capisce (e traduce) Roma per Roma. Domenica pomeriggio ho scoperto Zorlesco! Alzi la mano chi sa dov. Ve lo rivelo io: frazione di Casalpusterlengo, bassa lodigiana (ovviamente non lo sapevo). Sono stato due ore alla cooperativa Vita Operaia, con un nuova davanti, non ricordo se alla cooperativa o alla vita operaia. Che umanit, amici miei. Che gente attenta, critica, passionale, colta; con il suo presidente Croce Oscar, prima il cognome poi il nome, con il suo avvocato Rebughini e con la piccola Egle a introdurre il pomeriggio, sedici anni, la pi giovane relatrice che abbia mai trovato. Che bel clima! Linguaggio chiaro per e con tutti. L, nessun equivoco, statene certi. Nando dalla Chiesa Catania e quello che fu il calcio http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=525 (Secondo post arretrato) A proposito dello scempio di Catania con assassinio incorporato. La mia proposta semplice: chiudere (e non sospendere) il campionato. Chiudere proprio tutto. Cari signori, finita qui. Si scende. Nessuno di noi ne soffrir. Oggi domenica siamo stati egregiamente anche senza campionato. Non ci proprio successo niente. Abbiamo recuperato un po di socialit. Abbiamo parlato, letto, riposato in tranquillit. Un po di persone rimarranno disoccupate: commentatori, arbitri, Moggi, signorine nessuno ma invitate perch con la coscia in mostra, ex giocatori, perdigiorno, sedicenti opinionisti isterici. Via tutti, a riposo per un anno; pazienza, se ne faranno una ragione.Chiudere il campionato senza vincitori n vinti. Mi spiace per lInter che non vincer lo scudetto. Mi dispiace (meno) per la Juve che resta in B anche lanno venturo. Un grande stop, un secchio dacqua gelata sulla testa dei manager del calcio e dei loro sicofanti e sicari di curva. Cos si perdono un sacco di soldi? Perfetto, ma io voglio la chiusura del campionato proprio per questo. Devono tutti perdere un sacco di soldi. Cos la capiranno, finalmente. Altro che passare da un accoltellato allaltro, da una corruzione allaltra, da un doping allaltro. Certo, qualcuno pi infognato nei delitti, qualcuno pi pulito; ma tutti sono colpevoli di impotenza; tutti hanno condiviso, volenti o nolenti, le regole del sistema.Basta vedere la reazione, per capire lipocrisia: stadi pi sicuri, dicono. Inflessibili con chi non far gli stadi pi sicuri. Che fesseria! Ma perch, quello che succede dipende da come sono fatti gli stadi? O dipende dal fatto che si allevano criminali da stadio in serie? Per quale motivo, piuttosto, non rendere subito (ossia dallanno venturo) nominativi i biglietti, anche se il bravo Paolo Cento invece di fare il sottosegretario allEconomia gi sceso in campo con pubbliche dichiarazioni contro questa inutile persecuzione? Perch non decidere finalmente (finalmente!) di far pagare lordine pubblico interno dalle societ di calcio, che te le voglio vedere quando non avranno pi migliaia di agenti messi gratis a disposizione delle loro tifoserie perch ne facciano quello che vogliono e dovranno assumersi battaglioni di guardie private per la sicurezza delle loro partite? Non se ne pu pi. Dal povero ispettore Raciti al dirigente della squadra dilettanti ucciso a botte dai tifosi della squadra avversaria in Calabria solo pochi giorni fa. Mandiamo a casa questo carrozzone. Diciamoglielo noi tifosi: fuori dalle balle, come si dice tra lord della curva. Ci consoleremo con i filmati del tempo che fu (molto tempo fa) o vedendo i ragazzini giocare in parrocchia o sulle spiagge o buttandoci noi ridicolmente (ma teneramente) nella partite scapoli-ammogliati o primo matrimonio-secondo matrimonio o sposati-pacs. E cos sia. Nando dalla Chiesa Veronica. Zia Luisa. Michela Buscemi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=524 Le pause, accidenti. Le pause del Blog mi indispettiscono. Ma giuro che in certi giorni non posso farci niente. Recuperiamo dunque il tempo perduto. A voi i principali post accumulati nella mente durante i viaggi della settimana. Il primo (che per chi legger domani sar lultimo): Silvio e Veronica e Veronica e Silvio. Ma chissenefrega S, oddio, un po pi di simpatia per lei istintiva. Ma se devono trattarsi la causa di separazione, scelgano unaltra strada, un altro palcoscenico. Nelloccasione ho trovato stupefacente lapertura in prima, primo titolo in alto a pagina intera, di Repubblica; pi, allinterno, una pagina intera (intera!) costruita su venti righe scritte a caratteri cubitali, come se fosse una pagina di pubblicit Armani o Renault. E poi tiv e tiv. Che paese ragazzi. Lunica idea divertente che mi ha solleticato per una frazione di secondo lha avuta Radio Popolare: che mi ha chiesto di leggere la risposta di B. imitandone la voce. Respinta alla seconda frazione di secondo, ma bisogna dire che un po di satira sulla vicenda non sarebbe stata male, altro che massimi sistemi sui diritti della donna. Chi si sceglie un marito o se lo tiene o lo molla.A proposito di donne, ho trovato senza paragoni possibili la mia zia Luisa, cugina prediletta di mio padre e adorabile zia e ospite per me e famigliola al seguito un bel tot di volte. Mercoled ha fatto novantanni. E io le ho fatto la sorpresa. Dovendo andare ad Ancona da Roma, mi sono fermato mezzora a casa sua, vicino San Benedetto del Tronto. Pronto, come ti senti? Bene, fisicamente reggo ancora. Allora ce la fai a farmi un caff? Perch, dove sei? Sto arrivando. Be, stava mettendo gi la cornetta per fare subito il caff. Ma no, arrivo fra tre quarti dora. Mi ha accolto felice, profumata e ingioiellata, il Corriere sul bracciolo della poltrona (se lo legge da cima a fondo) e la legna che ardeva nel camino. Ha fatto il caff, ha voluto vedere sul cellulare le foto dei figli, sorrideva e sorrideva. E poi mi ha detto: da questo momento ogni giorno in pi un regalo. Dico io: ma lo facciamo un bel dibattito sulle donne sole e anziane (vecchie mai) che vivono intrecciando malinconia e scoppi di felicit? Un bel documentario, meglio? Altro che Cogne, Veronica e le scollacciate in serie.E ancora a proposito di donne. Sempre ad Ancona, dopo gli impegni istituzionali (e prima di altri) ho presentato le Ribelli. Accanto a me stava Michela Buscemi, una delle Ribelli, coraggiosa parte civile a Palermo, e perci ripudiata dalla famiglia di origine, compresi i tanti fratelli e sorelle che aveva tirato su lei al posto della madre. Sentirla stata per tutti unemozione profonda. Bastava che raccontasse i fatti e le tante donne presenti strizzavano gli occhi, trattenevano il respiro, e si capiva che per loro si apriva uno squarcio su un mondo mai veduto e immaginato davvero. Lucida, generosa, ma non senza qualche giudizio tagliente su questo o quel personaggio. Non per malevolenza. Ma per avere visto. O per linfallibile istinto di chi ha avuto il destino di essere preda. Saperle vedere le storie che ci scorrono intorno Nando dalla Chiesa Leggi ad personam. Grazie Armando http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=523 Armando Spataro uno dei migliori magistrati italiani. E anche mio amico, lo dico senza infingimenti. Ma lamicizia leffetto della stima, non viceversa (come purtroppo accade spesso). E nei suoi confronti ho un rammarico, che mi sono portato dentro in questi ultimi mesi. Preciso: un rammarico che penso di essermi portato dentro doverosamente. In sostanza: ho scelto di stare zitto sulla nota, stupefacente vicenda del rapimento di Abu Omar da parte degli agenti Cia operanti su suolo italiano. In quanto membro del governo convinto che la disciplina di squadra sia un bene per il paese, mi sono dato il costume di non intervenire pubblicamente su ci che fanno i vari ministri o il governo nel suo insieme. Quando qualcosa non mi piace, decido solo che devo realizzarne una buona in pi nei campi di mia competenza. E dunque mi sono attenuto a questo costume anche di fronte a una storia viscida che coinvolge i vertici dei servizi segreti, visto che si tratta di una materia ancor pi delicata delle altre per definizione. Ho solo potuto misurare da lontano gli sforzi (enormi) che Spataro e altri magistrati hanno compiuto per fare luce su una vicenda che chiama in causa molti principi e valori. Bene, credo che dobbiamo essergli tutti grati, perch in ogni caso la legge va fatta osservare, e fino al massimo livello. Ed un bene per lItalia che ci siano magistrati (starei per dire uomini) cos.Forse il mio silenzio stato anche equivocato, ma qui non questo che importa. Qui mi importa dire che la protesta di Spataro per il comma che, al di fuori di qualsiasi dibattito parlamentare, stato introdotto ieri nel testo di legge approvato in commissione Affari Costituzionali della Camera, e che metterebbe al sicuro dai suoi doveri, a procedimento giudiziario gi avviato, il generale Pollari, non risponde allo stile (dico allo stile) che dovrebbe segnare lazione del centrosinistra. Spero che lo stile giusto alla fine si imponga. E intanto ringrazio chi, nonostante la fatica di Sisifo e le umiliazioni che gli comporta, ha cercato di far parlare le leggi nei fatti, senza arrendersi allidea che le leggi siano parole che si librano nellaria mentre la materialit della vita sociale viene regolata dai puri rapporti di forza. Nando dalla Chiesa Tra calcio e carri armati. La leggenda di Puskas http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=521 Chi mi conosce sa che non ho, mediamente (mediamente, ripeto), uneccelsa considerazione dei giornalisti, specie di quelli che per ragioni inesplorabili si ritrovano in mano le chiavi della grande politica. Non che ne abbia una bassa considerazione; per non ne ho nemmeno una considerazione alta come quella che essi hanno di s (e dei propri diritti verso il mondo che raccontano). Ecco. Luigi Bolognini un po il contrario dello stereotipo di giornalista che i fatti della vita mi hanno indotto a formarmi. E un cronista milanese di Repubblica bravo, umile e dai molti interessi. E uno che non apprezza molto il mondo doggi. E pur essendo piuttosto giovane (34 anni) guarda con nostalgia al mondo di qualche decennio fa; che non ha conosciuto, e che lo ha preceduto. Forse per questo ha scritto un libro sulla storia della grande Ungheria di Puskas e Hidegkuti, una delle pi belle e romantiche nazionali della storia del calcio. La chiamavano Aranycsapat, la squadra doro voleva dire. Era la prima met degli anni cinquanta e quella nazionale invincibile (battuta solo ai mondiali del 54 dai tedeschi straripanti di anfetamine) fin per simboleggiare la gioia possibile di un popolo su cui si stendeva il cielo plumbeo di un regime intollerabile. Finch i carri armati russi giunti a stroncare la rivoluzione di Budapest disfecero quella squadra leggendaria, mandandola in diaspora per il mondo, a rendere grandi (e altrettanto leggendarie) le squadre che illustravano un regime di segno opposto, quello della Spagna fascista: Kocsis e Czibor a far grande il Barcellona e soprattutto il colonnello Ferenc Puskas a fare grandissimo il Real Madrid, la squadra che stava nel cuore del dittatore Franco. Bolognini ha scritto la vicenda dellAranycsapat con tratto delicato e struggente, intrecciandola senza retorica con uno degli eventi storici pi drammatici di tutto il Novecento, e ordendo la trama del romanzo intorno a un giovanissimo tifoso di nome Gabor, un fan di Puskas convinto - fino alla terribile prova contraria - che i trionfi della grande Ungheria fossero, un po come poi le imprese astronautiche della Russia o quelle delle nuotatrici dellest tedesco, il segno infallibile della superiorit del comunismo. Un bel libro per chi ama il calcio e per chi ha provato leffetto magone, qualche settimana fa, alla notizia della morte di Puskas, il meraviglioso fuciliere degli stadi. Troppa la materia che mi si affaccia alle memoria parlandone: da quando volli andare a sette anni con mio padre alla stazione di Milano ad accogliere i profughi ungheresi a quando sette anni dopo vidi un fantastico gol di Puskas in tiv una sera in casa a Roma: Real-Rangers di Glasgow 6-0; al volo, da trenta metri, di sinistro mi pare, una maglia bianchissima. Troppa materia. Perch alla fine la vita sempre pi piena di un romanzo. (Dimenticavo: il titolo del libro La squadra spezzata. L'Aranycsapat di Pusks e la rivoluzione ungherese del 1956 e leditore Limina). Nando dalla Chiesa Sesso orale. La tiv delinquente http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=520 Sesso orale a scuola. Da ex studente del Parini, ossia del liceo in cui negli anni sessanta esplose il caso della Zanzara (il giornale studentesco in cui venne pubblicata uninchiesta sui ragazzi e sul sesso, roba che fin sulle prime pagine e poi in tribunale), da ex studente del Parini, dicevo, dovrei sentire una qualche epidermica simpatia per chi ha rilanciato il tema del sesso a scuola, creando scandalo e finendo sulle prima pagine. Invece no. Forse perch non ho pi let (dello studente, intendo). Ma pi verosimilmente perch mi pare che non ci sia proprio alcuna affinit tra luno scandalo e laltro. Il primo esprimeva un mondo che si apriva, che si liberava, che rompeva i conformismi, stava nellonda verde dei Beatles e dei capelloni. Non per nulla ne furono protagonisti il liceo della borghesia milanese, un liceo a suo modo progressista (anche se non me ne rendevo conto), che invitava Parri per il 25 aprile. E i suoi studenti, anchessi pi fortunati sotto il profilo degli strumenti intellettuali. A San Benedetto invece il sesso orale non corrisponde ad alcun anticonformismo. Nasce nel sottosviluppo conformista del Grande Fratello. Fai la pip e ti fai vedere, fai sesso e ti fai vedere, ti gratti l sotto e lo fai vedere, la sola cosa che non puoi fare bestemmiare, come se non ci fossero altre cose che abbrutiscono allo stesso modo la cultura civile. Perci che fa il ragazzino o la ragazzina teledipendente? Lo vede in tiv e lo rifa. E sogna di diventare protagonista nella sua povera tiv, quella del videotelefonino dei compagni. Roba da disgraziati, da poveracci. Io credo che dovremmo incominciare a fare un po di sana campagna derisoria, sbeffeggiatrice, ferocemente caustica, nei confronti di tutti quelli che vanno al Grande Fratello, allIsola dei Famosi o a urlare in tiv le loro fesserie da coatti, e anche nei confronti di chi conduce quelle trasmissioni. Finora -o non stato cos?- abbiamo avuto lo scrupolo di non moraleggiare troppo, di non infierire con i vinti della vita. Ma se non lo facciamo le conseguenze generali saranno devastanti. Distruggeremo una generazione. Ergo, abbiamo una missione: abbattere lidolo della notoriet. Forza fantaccini, qui ci guadagneremo le vere medaglie al valor civile. Nando dalla Chiesa 23 gennaio. Ti ricordi di Roberto Franceschi? http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=516 Sempre a proposito di Amarcord. Stasera alla Bocconi ci sar un appuntamento importante. Non lapertura di un master in economia aziendale. E nemmeno un convegno di econometrica. Ma il ricordo di Roberto Franceschi. Uno studente tra i pi brillanti della mia generazione. Tra i pi brillanti e tra i pi generosi. Uno che aveva il libretto pieno di trenta e al tempo stesso si occupava di ogni problema del mondo, fossero la Palestina o la Spagna di Franco o il Sudafrica dellApartheid. Gli spararono a morte davanti alluniversit trentaquattro (trentaquattro!) anni fa. Una compagnia di poliziotti (celerini, si chiamavano allora) chiamata dal rettore, forse su richiesta del governo, il quale (governo) voleva finirla una volta per sempre con lidea che le universit potessero essere aperte di sera per le assemblee di studenti e non studenti. Una carica (quanto sensata?) per liberare lo spazio davanti alluniversit, la reazione ad altezza duomo. Roberto fu colpito con la schiena voltata alla polizia. Rimase in coma alcuni giorni. Poi mor. I giovani del Movimento studentesco gli dedicarono una canzone dolce che prometteva vendetta (un ossimoro, lo so). Gli fu eretto un monumento da realismo socialista accanto alluniversit, che ancora lo ricorda, ogni tanto con qualche minuscolo fiore davanti. La sua stanza rimase cos come lui laveva lasciata quella sera prima di uscire. Per sempre. Sua madre Lydia, uninsegnante e preside di inesauribile passione civile - ecco da chi era nato, - non ha mai smesso di ricordarlo in pubblico. Tenace, con una sua asciutta e invisibile, orgogliosa inconsolabilit. E ogni 23 gennaio la memoria si rinnova. Un amarcord solo per chi cera (io in quei mesi facevo il servizio militare, e guidavo lordine pubblico da sottotenente dei Carabinieri; quella notizia fu una lacerazione). Ma per i giovani delluniversit di oggi c sempre un convegno, un dibattito, legato allattualit e al futuro. Con le autorit accademiche che rendono onore al giovane rivoluzionario del 1973. Per rispetto verso questa madre meravigliosa. E grazie allabile lavoro umano-diplomatico condotto nel tempo da Salvatore Grillo, il direttore del pensionato. Questo pomeriggio si parlato di politica economica e globalizzazione. Presenti Gianfranco Bettin, Paolo Leon, Fabrizio Onida, Marco Revelli, Michele Salvati, Nicola Tranfaglia e Roberto Artoni. E stasera alle 21 verr narrata la Salmodia della speranza di David Maria Turoldo, con le musiche di Gaetano Liguori.Un abbraccio a Lydia da chi non potr esserci. Nando dalla Chiesa Amarcord. Novelli, Rossanda e il partito democratico http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=514 Ma davvero un peccato lAmarcord? La nostalgia, la memoria, il rimpianto, la consapevolezza? Ieri sera abbiamo presentato in una cooperativa della Barona, quartiere a sud di Milano, un bel libro. Si chiama Comera bello il mio Pci. Lha scritto un comunista che ha fatto il sindaco di Torino: Diego Novelli. Che ha rappresentato il Pci nella capitale della Fiat e le istituzioni negli anni di piombo. Il titolo era venuto in mente a me. E glielho proposto. Alla fine ho vinto le sue resistenze. Perch mi venuto in mente quel titolo, a me della Margherita? Perch non mi sembra giusto che la storia di quel partito debba essere vista come un cumulo di errori, come un relitto del passato, con tanto di sorrisi compassionevoli: le Frattocchie, le salamelle, la sezione disadorna e un po lugubre, i volantinaggi da disperati alle sei del mattino. Intendiamoci. So bene che cosa non mi va della cultura e dellideologia del Pci (e un po dei suoi eredi). Le ambiguit, le tragedie (sempre giustificate o edulcorate) sullo sfondo. E altro. Ma so anche che cosa quel partito ha fatto: insegnare la storia, la loro storia, perfino la filosofia e leconomia, ai deboli, compresi gli analfabeti del dopoguerra; dare diritti a chi non sapeva di averne; stare in prima fila contro il terrorismo proprio mentre fioccavano le accuse di averlo tenuto in grembo; battersi contro la mafia; tenere aperta ogni anno quella grandiosa palestra di cultura e confronto che stata la festa dellUnit, con il suo popolo di cui ho gi fatto gli elogi qualche post fa. Ecco, mi sembrava giusto che un libro ne parlasse. In modo anche leggero, con le vignette (che Novelli temeva tantissimo), ma con aneddoti veri, rivelatori di una storia grande e faticosa. Be, a giudicare da ieri sera, in questo momento il bisogno di amarcord davvero grande. E va rispettato.Occorre per che chi vuole ricordare sappia avere egual rispetto per chi crede nel partito democratico. Lo si pu non condividere, come progetto. Ma perch, come ieri pur accaduto, prevederne solo le forme pi spregevoli e catastrofiche? Perch additarlo come il luogo delle nequizie politiche prossime venture? C sempre bisogno di contraffare laltro per averne meglio ragione? Non mi piace per niente questaria. Mi ricorda quella che segn i rapporti tra Pci e Psi negli anni ottanta. E non finita bene per nessuno. Chi sparito, chi si dimezzato. E in mezzo B. a comandare e disfare lItalia.Fatto lappello al buon senso, devo aggiungere che un altro amarcord di grande bellezza lo sto trovando, su uno splendido piano di raffinatezza letteraria, nella Ragazza del secolo scorso della Rossanda. Non sono ancora a met (ma benedetti, perch questa mania di scrivere 400 pagine?), ma mi sembra un gran bel libro. Segnalo tre cose. Il giusto rilievo che Rossanda d alla parola nefando, ossia a ci che non bisogna neanche dire perch poi accade (ce lo siamo scordati letimo). Poi il racconto di quegli operai che arrivavano in sezione sempre vestiti con decoro, perch erano poveri; che mi ha fatto venire in mente la grande risposta data qualche sera fa da un giovane esperto di buone maniere in uninchiesta del Tg1 sulla volgarit (La prima cosa da fare? bisogna tornare a vestire con decoro). La terza cosa che, dice lautrice, c una bella differenza tra la parola radicale e lazione radicale. Quanto vero! E ci mi riporta alla questione del partito democratico. Rifaccio la domanda che ho fatto ieri alla presentazione del libro di Novelli. Amici cari, amici parlamentari della sinistra radicale, sia voi sia io abbiamo in mente con chiarezza i nostri colleghi di partito (moderati o radicali) che in parlamento non fanno nulla, non vanno in commissione, leggono il giornale, che se fosse per loro i furbi ci fregherebbero sempre con un comma piazzato di straforo. Radicali in che? Cos, mica per gusto di polemica Nando dalla Chiesa Cattolici e poi cattolici. La nostra matassa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=513 Uffa, ancora tre giornate senza i venti minuti di fila utili a concentrarsi per un post e notti affrontate con il sonno in agguato dietro la porta di casa. Giornate di frequentazioni cattoliche, che non ho (purtroppo) potuto completare ieri incontrando a pranzo alcuni magnifici preti del volontariato milanese. Gioved pomeriggio sono stato allUniversit Cattolica per presenziare al conferimento della laurea ad honorem in Scienze politiche ad Aznar e a Prodi. Quella delle famose contestazioni, fatte da quaranta giovanotti con bandiere di partito e gi fotografati in festa (vedo oggi) accanto a B. Ah, che notizia, che sommovimento di popolo. Comunque, era la prima volta che vedevo di persona Aznar. Che ha una bella capigliatura ondulata e degli strani baffi da castorino che a volte sembrano esserci davvero e a volte invece sembrano unombra, un disegno. E che parla anche un buon italiano. Peccato che gioved lo abbia parlato per fare un discorso che, pi che una lectio magistralis, sembrava un manifesto politico da capo del governo che fu (oggi, ha spiegato lui, riflette). Il tema era lEuropa. Affrontato per dire che lEuropa giudaico-cristiana, che ha fondamenti e radici giudaico-cristiane, e che la sua cultura giudaico-cristiana. Per carit, c una gran verit in tutto questo. Ma sono stati i toni a mettermi addosso una certa inquietudine. Attenzione a non allargare i confini dellEuropa, attenzione allistituzione sacra della famiglia, attenzione ai gay, attenzione a non consegnarsi al nemico, ricordate sempre la vitalit indispensabile del rapporto con lAtlantico (che non tutto giudaico-cristiano; nota mia). Dico la verit sperando di non offendere nessuno: ho sentito il tono non di un moderato ma di un crociato, bench dei tempi moderni. E ho capito meglio la guerra in Iraq. Lui e Prodi si sono abbracciati pi volte. Ma forse chi dice che destra e sinistra sono uguali avrebbe dovuto ascoltare i due discorsi, entrambi di cattolici ed entrambi applauditissimi. Un abisso. Un abisso sullEuropa, sulla pace, sulle radici cristiane (ha avuto buon gioco, Prodi, a richiamare lEuropa a due polmoni -est e ovest- invocata da papa Wojtyla). Una concessione al suo essere capo di governo c stata anche in Romanino, ma breve. E il suo tono era di costruzione. Di chi costruisce, non di chi in trincea, votato alloffesa per legittima difesa.Venerd sera invece sono stato a cena da un gruppo di ciellini (ma s!). Giovanna, la padrona di casa, stata mia allieva in Bocconi. E pure un bel po degli ospiti lo erano stati. Scelsero tanti anni fa di starmi accanto anche se le mie polemiche pi dure mi portavano a combattere Andreotti, ossia il loro grande protettore (e spesso finanziatore) politico dellepoca. Nel frattempo uno della compagnia, Guido Corbetta, diventato prorettore della Bocconi. Li ho trovati affettuosi come una volta. E ho pensato che alcuni di loro vivono dove sono andato a cena, ossia un decoroso casermone della estrema periferia, bench siano al potere in Lombardia da decenni e i miei allievi di un d non siano oggi proprio gli ultimi arrivati. Questo non mi rende pi vicine le loro idee. Mi aiuta a dare a ogni cosa, anche al loro volermi stare accanto da lontano, la giusta dimensione. Insomma, uno spunto per sgrovigliare meglio questa matassa (la vita? la politica?) che abbiamo tra le mani tutto il giorno. Nando dalla Chiesa Moggi e Scalzone. Tornano i buoni maestri! http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=511 Oh, ma qua siamo impazziti. A Caserta e Capua mi invitano a fare incontri con gli studenti per parlare di giustizia, di legalit e di etica nelle relazioni sociali. Mentre a pochi chilometri, ad Agropoli (Salerno), il 9 febbraio andr un mio gemello a insegnare leducazione allo sport. L ospiter lIstituto tecnico commerciale Giovanni Battista Vico. Chi , volete sapere, questo educatore? Forse Roberto Baggio, il fuoriclasse purissimo che ha combattuto contro ginocchia di vetro e invidie degli allenatori per risorgere ogni volta senza gonfiarsi i muscoli? Acqua, acqua. Forse Novella Calligaris, la campionessa di nuoto degli anni settanta che ancora oggi continua a battersi per affermare letica nelle discipline sportive, dallo sci alle bocce? Ancora acqua. Magari Marcello Lippi che ha il figlio procuratore calcistico ma in fondo ci ha fatto vincere i mondiali? Fuochino. Come avete detto? Luciano Moggi? Ma certo! Ma certo, lui, Lucianone, che andr a fare la sua lezione di educazione allo sport in una scuola della Repubblica pur essendo alle prese con i tribunali della Repubblica. Devo ammetterlo. E sempre un piacere essere invitato nelle nostre scuole come Moggi, conferisce un senso di importanza e perfino di mondanit. Non so perch, con precisione, mi abbiano chiamato a Capua e Caserta. Per so perch il Vico (povero Giambattista, pensa a che scuole, filosofando bene, si finisce per dare il proprio nome) ha chiamato Moggi. Lo spiega il preside, un intellettuale arguto e scintillante che si chiama Michele Nigro. Larrivo di Moggi coincide con lattivazione di una serie di lezioni dedicate allapprofondimento di temi culturali e di pi urgente attualit. Tra i temi, anche quello delleducazione allo sport, con una serie di lezioni cui parteciper, con il racconto delle sue esperienze personali, Luciano Moggicapro espiatorio di un sistema corrotto.Fantastico, c una questione napoletana, campana, e per educare meglio le nuove generazioni, per tirarle su di tono etico, chiamano Moggi. Giusto, in fondo abbiamo bisogno di buoni maestri che non profumino di Deamicis . E dunque bentornato, grazie alla prescrizione, anche a Oreste Scalzone. Il quale annuncia di tornare dalla Francia per condurre in Italia in nuove condizioni vecchie battaglie di libert. Me le ricordo bene, le sue battaglie di libert. Auguri a lui, auguri a noi.P.S. Smosso dalla vicenda di Agropoli faccio quel che per pudore non ho fin qui fatto: consigliare vivamente il libro Sistema Juventus, edito (che devo farci?) da Melampo. Divertitevi con leducazione allo sport E, gi che ci siamo, scusatemi per le (buone) citazioni qui a fianco sulle Ribelli. Purtroppo bisogna fare tutto in casa. C chi lo fa sul suo Blog e chi in tutte le trasmissioni della Rai. Incomincia per V. Indovinate chi ? Nando dalla Chiesa L'Unit sulla neve. I Nomadi in bianco http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=510 Allora, ho una buona notizia da darvi. Alla festa delle nevi (senza neve) dellUnit il microfono funziona. Proprio come ai convegni della destra. Nel senso che tu accendi un pulsantino e senti davvero e subito la tua voce nel microfono. Insomma non succede nulla del solito tormentone da sinistra tecnologica: si sente?, nooo, (armeggio), cos si sente?, voceee! parla pi forte!, e cos?, neanche!, ci vuole un tecnico! dov il tecnico? (nel frattempo arriva un volonteroso dal pubblico e armeggia con maestria, il microfono fischia da lacerare i timpani), allora parler a voce tanto si sente, nooo qui in fondo non si sente, oh ecco il tecnico (gridolini), ecco si sentee?, s, cos va bene (e allora si inizia). Ecco, ad Andalo nulla di tutto questo, la tecnologia funziona a meraviglia, pare che ci sia un buon service di compagni.Ieri pomeriggio stato molto bello. Arrivato con cappotto blu fuori ordinanza. Trovato perfino un maresciallo dei carabinieri che da giovane, quando aveva gi affittato un abito buono per fare colpo su una lei la notte di capodanno, venne portato senza preavviso dal suo generale a fare gli auguri a una sperduta stazione dellArma in Val dAosta. Trovata una studentessa di sociologia che da bambina-ragazzina mi fece la campagna elettorale per la mia candidatura a sindaco di Milano (sigh). Trovata unanziana coppia della Margherita di Genova. Che bello viaggiare per politica, si vede questo e altro. Sono quelli che chiamo i pregi collaterali e valgono dieci volte pi della fatica. Come laria purissima di ieri notte o il colore azzurro che sembrava finto, stamattina prima che sorgesse il sole. Mi ha presentato il libro una giovane avvocatessa di Rovereto, Francesca Pollini, che mi ha stupito per la sensibilit con cui lo aveva letto e pensato. Senza aver vissuto niente di quelle storie e abitando in una regione che sta allaltro capo dItalia. Centinaia di persone, non per me ma per Fassino (che ha tirato il bidoncino, apparso in filmato in cassetta) e poi per Rosy Bindi e Marina Sereni. Comunque hanno ascoltato, in un clima di coinvolgimento che coinvolgeva anche me.So la domanda: e da mangiare? Sissignori, cerano le cucine dei militanti di partito, versione men trentino e versione men marinaro. Da non credere. Mi pare di averlo gi detto ma lo ripeto: ho unammirazione sconfinata per queste persone, che con il loro volontariato che sa di fritto hanno consentito e consentono alla nostra democrazia di avere una delle pi grandi occasioni di dibattito e incontro. Temo che siano una specie in estinzione. Una specie superiore, per. E vorrei tanto che il partito democratico nascesse portandosi dietro e dentro queste tradizioni. Bisogna dirlo: c nelle feste dellUnit come il segno di una umanit pi densa; lo so, a volte troppo benevola con i suoi idoli (e le feste degli altri partiti? mai viste?), ma appassionata e ospitale come se ne trova in poche occasioni. Cera un giovane di nome Giuliano a dirigere tutto questo e gliene voglio rendere merito.A proposito di pregi collaterali. Sapete chi ho rincontrato dopo quattordici anni? Ma Vittorio Bonetti!, il grande artista da pianobar, uno che la notte te la fa andare via in un soffio. Come quella volta che alla festa di Cuore mi fece cantare con lui e Fabio Fazio fino alle quattro. E pimpante pi che mai. Ieri ha sparato una splendida serie di canzoni di Jannacci. Poi a un certo punto un signore con i capelli candidi e il bicchiere di vino davanti gli ha urlato I Nomadi!. Mi sono voltato. Gesummaria! mi son detto. I miei Nomadi invocati da uno con i capelli candidi, come ai nostri tempi mia nonna aspettava in tiv Sergio Bruni o Luciano Tajoli. Ragazzi, ma quanto tempo passato? Chi siamo? Da dove veniamo? E soprattutto: dove andiamo? Nando dalla Chiesa Cacciatori di aquiloni, Feltrinelli, neve e libri dei sogni. Miscellanea da week end http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=509 A proposito di libri. Notizia numero uno. Ho finito di leggere Il cacciatore di aquiloni, campione della narrativa afghana e affresco di una storia (lAfghanistan di questi decenni) che non un romanzo. Lo so, ci mancavo io. Arrivo tra gli ultimi e posso solo ripetere quel che in tanti mi hanno detto. E un libro bellissimo per la prima met. Poi si sfrangia e perde immediatezza. Cento pagine di meno (su quattrocento) e Khaled Hosseini, lautore, avrebbe scritto un capolavoro. In ogni caso capisco perch a tanti giovani sia apparso il libro pi bello incontrato nella loro vita. C favola, commozione, tragedia, terrore, poesia. C il mondo dei nostri giorni, che cos poco leggiamo nella cronaca. La tradizione bella e dolce (per chi ha da mangiare), la rivoluzione tradizionalista e fanatica, linvasione, lopportunismo, le vilt dei potenti, la guerra pezzente come quotidianit, lAmerica che finisce per sembrare un paradiso. Riflessione mia personale, durante la lettura del libro: ma con che coraggio, nel 2001, Marcello Pera presidente del Senato chiam (tra applausi scroscianti) talebani i senatori dellopposizione che protestavano contro la legge sulle rogatorie? Ma vuoi vedere che il cancro di questo paese sta proprio qui, nel fatto che le parole non vi hanno pi alcun senso?Notizia numero due. Ovvero, potenza del Blog. La Feltrinelli, dopo i due post natalizi, fa sapere di non avere nulla contro di me, n contro Le Ribelli, n contro la casa editrice. Il suo ufficio stampa, in una lettera gentile, d la colpa al distributore (che ne ha, ma che non si inventato un paio di episodi), garantisce che le Feltrinelli sono uguali da Udine a Palermo e mi propone una presentazione del libro proprio nella sede di Palermo. Civile. E civilmente do notizia, con richiamo nel titolo, come non fanno in genere i giornali.Notizia numero tre. Oggi esordisco (con Le Ribelli) alla festa dellUnit delle nevi ad Andalo, in Trentino. Sono curiosissimo di vedere come sia un festival delle nevi. Non ci sono mai andato. Suggestivo? Familiare? Buono (come quello di Forza Italia) per esibire sgargianti giacche a vento che non possiedo? Ci sar un camino? Grappe a volont? Slitte e (immagino, vista la tradizione della sinistra) microfoni ghiacciati ai quali bisogna continuare ad avvicinarsi chiedendo senza speranza Si sente?? Vi far sapere.Notizia numero quattro, sempre a proposito di novit editoriali: il programma di Caserta non un libro dei sogni. Almeno per la parte che riguarda universit e ricerca abbiamo stilato una trentina di obiettivi da conseguire prima dellestate. Muoio dalla voglia di dimostrare che alcune critiche fatte sotto la Finanziaria sono state davvero ingenerose. Una cosa intanto faccio notare. Avete visto la (bella) sfilza di articoli del Corriere sugli scandali e il degrado recente del sistema universitario? Be, ogni volta -correttamente- gli autori (Stella e Rizzo) hanno dovuto ammettere che il nuovo ministro era gi intervenuto, che una nuova norma era gi stata varata per arginare questo o quellaltro fenomeno di malcostume e di dequalificazione del sistema. Non il massimo, ma non nemmeno poco. Andiamo avanti. Qualcosa vedrai, Andfaedo. Nando dalla Chiesa "Sragione di Stato". Storie di generali http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=508 Sragione di Stato. Un amico blogghista mi ha chiesto: sono credibili le tesi che si sostengono in questo libro? Per chi non lo sapesse, si tratta dellultimo libro (Rizzoli) di Camillo Arcuri, giornalista genovese, che ha riscritto alcuni passi cruciali della storia dItalia attraverso la testimonianza del generale Nicol Bozzo, a lungo braccio destro del generale dalla Chiesa. E con frammenti di altre preziose testimonianze; tra cui, ad esempio, quella di Michele Del Gaudio, il giudice ragazzino (allora) del celebre processo Teardo, anticipazione della tangentopoli craxiana. Allora: un bel libro, scritto con equilibrio, e con una giusta attenzione a quei fatti (scandalosi, urticanti) che vengono scoperti per poi essere regolarmente seppelliti quando si tratta di fare la storia. Singolare che questo sia il risultato di una ricostruzione fatta sulla base della testimonianza di un generale dei carabinieri. Il quale non svela di punto in bianco scenari sconosciuti. Ma fornisce notizie sulla propria carriera che danno pi forza a scenari che egli ha, in termini assoluti, sempre denunciato (Bozzo fu tra i carabinieri, come rappresentante del Cocer, il nemico numero uno della P2).E la storia di cose viste, di punizioni o isolamenti subiti, di operazioni effettuate, di risultati raggiunti. Si sgombra il campo di qualche fantasia ricorrente (ad esempio sulle celebri carte di Moro e sul covo di via Montenevoso), si d sostanza a tesi spesso emarginate come visionarie. Equilibrio, appunto. Perci, a mio avviso, ci si pu fidare. Perch Bozzo racconta tutto quel che ha visto. E persona leale, daltronde. E lho sperimentato direttamente quando testimoni, senza tirarsi indietro su nulla, al maxiprocesso di Palermo. Abbiamo presentato il libro ieri sera a Genova, in una sala piena soprattutto di anziani. Bozzo, che era un coraggioso e in qualche misura perfino un irregolare (si conged da generale di divisione facendo davanti alla truppa schierata lelogio della Rivoluzione francese), mi ha accolto come si accoglie il figlio di un vecchio amico scomparso. Ha fatto fatica, per lemozione, a ripercorrere alcuni episodi della sua vita. Poi siamo andati a bere qualcosa a un bar e mi ha aggiunto una testimonianza pi privata. Era la primavera del 1964, ed era in preparazione il Piano Solo del generale De Lorenzo, comandante dei Carabinieri e dei vecchi servizi che stava predisponendo il famoso tintinnar di sciabole contro la sinistra. Mio padre, come altri ufficiali, era stato allontanato da Roma (con mia disperazione, che da pochi mesi avevo conosciuto le bellezze del clima e delladolescenza romani). Era stato mandato in un giorno come indesiderato a Torino. Bozzo giovane giunse anche lui a Torino (ma non come indesiderato) e vide un signore che faceva in tuta dei giri nel cortile della caserma. Chiese dunque al carabiniere che serviva allo spaccio chi fosse quel signore. Quello rispose con laria spregiativa che si riserva ai vinti: il tenente colonnello dalla Chiesa, quello che hanno mandato qui per punizione. Dopo anni trascorsi a battersi contro banditismo, mafia, gangsterismo metropolitano, era finito a reggere lufficio addestramento degli allievi carabinieri. Mi ha aggiunto Bozzo che un giorno mio padre gli aveva chiesto il favore di una tessera per uno spettacolo per bambini (credo fosse per mia sorella Simona); che lui glielaveva promessa; che poi glielaveva chiesta per lo stesso giorno un colonnello. E che siccome lui gli aveva risposto di essere spiacente, che laveva gi promessa al tenente colonnello dalla Chiesa, il colonnello lo aveva subito convocato. Che gli aveva chiesto in toni bruschi che rapporti avesse con dalla Chiesa. Che lui aveva risposto nessuno, lho conosciuto qui per caso. E che allora il colonnello, diventato pi gentile, gli aveva raccomandato di non avere con lui alcun rapporto. E pericoloso, gli aveva spiegato. E pericoloso Dopo che me lha raccontato siamo andati a piedi fino alla stazione Principe. Camminando ho provato un po di malinconia. Il figlio e il vecchio braccio destro accanto nella sera genovese, tra strade quasi deserte, roba da vecchio frak. E la sensazione di non essere ancora in grado di misurare tutte le umiliazioni per cui passata una persona della quale ogni tanto ho creduto di sapere tutto. Nando dalla Chiesa Auguri a una ragazza un po' speciale http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=507 Compleanno di una ragazza che potrebbe anche essere una giovane donna. Ha un ovale perfetto, gli occhi che ridono lucenti e talvolta rabbuiano impermaliti. Un giorno venne soprannominata Helmut, da elmetto (esiste anche il tedesco maccheronico), per la sua strepitosa capacit di dar battaglia, specie alla fine dellanno scolastico per la giusta causa della sua promozione. Ma poi anche di fronte a prove pi difficili, anche alle umiliazioni infingarde dei primi lavori. Helmut come uno dei tanti soprannomi che le si sono adagiati addosso con qualche grazia assecondando i ritmi della vita. Pannolona, carambolina, coppolina, cucciolina, belvetta. E chiss quanti altri fioriti intorno a lei e inabissatisi nel tempo, nati dal contegno di un giorno o da circostanze divertenti. Auguri a lei che legge libri pi di un professore e di tutto curiosa, e sa commuoversi e sa ridere senza sbagliare mai n il pianto n il riso. A lei che sa essere impertinente e irriverente senza mai dimenticar la gentilezza. A lei che con un altro tipo ugualmente irriverente e divertente mi ha insegnato che due parole, pronunciate una in fila allaltra e con una certa inimitabile voce di allegria, danno conto da sole della bellezza del creato. Una breve come ciao, laltra ha laccento come pap. Che il mondo le sia amico. Nando dalla Chiesa L'Erba del vicino. In principio fu il bambino http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=506 Sta andando in onda presso la premiata ditta lhorror in casa tua (ovvero Porta a Porta) la nuova puntata sulla strage di Erba. Con tanto di disegnino, mi comunica a distanza mia moglie Emilia. Dopo le crisi di rigetto provocatemi dal Cogne-serial non riesco nemmeno a concepire di mettermi davanti alla tiv. Nuovo mostro, nuovo giro. Dir una bestemmia, ma quel che mi colpisce di pi in tutta questa vicenda che delle persone adulte possano provare fastidio e poi ira omicida per i pianti di un bambino di due anni. Rispetto a questo, il coltello per scannare viene dopo, la prosecuzione, la fisica del delitto. Io quando sento un bambino piangere, anche se mi impedisce il sonno compensativo programmato per il viaggio in treno o in aereo, sorrido. Anzi, sulle prime ho uno scatto di impazienza. Poi vengo preso dalla tenerezza. Un bambino piange. Dunque c un bambino. Dunque nascono bambini. Quando al piano di sopra, la domenica mattina presto, i bimbi urlano e giocano e capisco che stanno giocando sul materasso con il loro pap, io mi ritrovo a immaginare la scena e vorrei essere al posto del pap, magari tornando a ventanni fa. E vedo che tanti, tantissimi, hanno il mio atteggiamento verso i bambini che piangono. Abbiano o no dei figli.Qui, a Erba, nel cuore dellItalia che produce e che alleva questi mostri, una coppia covava invece ira e rancore. Perch? Perch un dettaglio, il fatto che il bimbo fosse musulmano, liberava come un vento malefico lodio che altrimenti non avrebbero potuto giustificare ai loro occhi. Emilia ha ragione a dire sin dal primo giorno (e devo dargliene atto) che questo delitto infame nato in uno specifico brodo di cultura. Fatto di battute, di barzellette grevi, di rancore gi allalba, di odio per il diverso. Il bimbo bianco e cattolico non era abbastanza diverso - anche agli occhi di una coppia senza figli - per scatenare lodio. Il musulmano invece funziona. Il resto giallo, cronaca nera, romanzo, processo, quel che volete. Perch hanno ucciso in quel momento, se stata decisiva la paura del processo per molestie, eccetera. Allinizio c un bambino. E la licenza di odiarlo. Nando dalla Chiesa Ustica. Cassazione: chi campa, chi muore http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=505 Allegria, gente. Tutti assolti per Ustica. Nessuno fu colpevole di depistaggio, nessuno fu sleale verso il dovere istituzionale di cercare e di dire la verit. E ora i generali ci ammoniscono: niente pi ombre sullAeronautica. Una grande sentenza, un monumento alla giustizia. Ventisei anni dopo. Chiss perch, quando le sentenze arrivano dopo tanto tempo fanno piazza pulita di ogni domanda di giustizia. E il fattore tempo, bellezza. I giornali non ne parlano pi, roba vecchia. E quanto alle parti civili, le potete vedere in fila: parenti morti, parenti vecchi, parenti stanchi, parenti senza pi soldi. Sono queste le occasioni in cui penso e mi convinco che la Cassazione, per come , sia di per s una sciagura. Deve pensare alle questioni di legittimit, accidenti, non a chi colpevole o innocente. Lo dice la Costituzione, mica io. Perch il Csm non ci fa su una bella riflessione?Lo so, ci sono molte opposizioni. Sulla Cassazione campano in tanti. Ma davvero bisogna mantenere giudici e avvocati per far s che lingiustizia si sostituisca alla giustizia? Quante volte ho sentito gli avvocati difensori dire: vogliamo il sistema anglosassone. Benissimo, e allora un grado di giudizio e via, innocente o colpevole, sentenza orale senza motivazione, con giurati popolari. Nel vivo della realt, non in unatmosfera ovattata, rarefatta, baloccandosi -decenni dopo- con i propri cavilli sul sangue altrui. Che bello sarebbe avere una panoramica completa delle biografie dei magistrati della Cassazione. Certo, su alcuni si pu mettere la mano sul fuoco: Turone, Davigo, Colombo, ecc. Ma il giuda, per esempio, il giuda di Borsellino, di che cosa si occupa, che sentenze scrive con esiti irrevocabili? E quelli promossi in Cassazione per incompatibilit ambientale, che processi trattano? Su una cosa ho sempre dato ragione al ministro Castelli: una prova psico-attitudinale non sarebbe male. Non fatta solo allingresso nei ruoli, ma anche a un certo punto della carriera. La gente, si sa, con let non sempre migliora.Il governo ora ci mette una pezza, promettendo (giustamente) un risarcimento ai parenti delle vittime, che altrimenti non vedrebbero un euro. Ma un rimedio tutto politico a una decisione della quale (evidentemente) il governo stesso si vergogna di fronte allopinione pubblica (altro che ombre sparite, dunque!). Per vergognarsi meno in futuro converr realizzare una bella virata. Occorre una Cassazione che non possa pi entrare nel merito, rigorosamente vincolata alla sua funzione costituzionale. I nostri padri costituenti, daltronde, non erano dei deficienti. Intanto, un abbraccio e un grazie a Daria Bonfietti e a tutti i familiari per quello che hanno fatto in questi ventisei anni. Lhanno fatto anche per noi. Nando dalla Chiesa L'outing di Francesco. Ovvero la Super-Bufala del Corriere http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=503 Oh, finalmente sappiamo chi era il capo supremo del regime totalitario che attent alla libert di opinione di Sciascia e di Ostellino e di tutto il Corriere negli anni ottanta. Finalmente sappiamo chi cera alla testa della Spectre dellantimafia che compresse le libert degli italiani e che -se non ci fossero state le trincee di via Solferino- avrebbe conculcato il loro diritto di esercitare la ragione, di praticare la virt liberale del dubbio. Ha confessato su Repubblica di oggi: sono stato io, ha detto, lautore del Crimine. Sono stato io a scrivere il comunicato del coordinamento antimafia in cui Sciascia fu definito un quaquaraqua. Si chiama Francesco Petruzzella. Allora aveva ventiquattro anni ed era studente in legge. Lo avevo sempre detto a chi presentava il coordinamento antimafia come una potente concentrazione di magistrati, questori, parlamentari di opposizione, avvocati, giornalisti e intellettuali, con ramificazioni ovunque. Guardate, dicevo, che erano cittadini comuni. Senza volerli offendere, erano dei poveri disgraziati che avevano scelto di combattere la mafia senza passare per i partiti. Mi ricordo Alina, la sorella di Francesco, con me al Palasport di Bologna che tremava come una foglia prima di prendere la parola di fronte a diecimila ragazzi. Studentessa di liceo. Era questo il coordinamento. Ecco, se Dio vuole oggi stata smascherata una delle pi grandi bufale del secolo scorso. Ecco il potere titanico contro cui dovettero battersi indomiti Sciascia e il Corriere, ecco il grumo totalitario che infettava la nostra gracile democrazia: Francesco Petruzzella, sconosciuto studente in legge. Roba da pazzi. Francesco contro il primo quotidiano e il pi influente scrittore italiano, con il loro corteo di partiti e giornali di complemento. E su questo scontro epocale hanno imbastito una polemica sulla libert, sul totalitarismo, sullanticonformismo che vorrebbero perpetuare ancora adesso. Per gloriarsi di avergli resistito da soli, coraggiosissimi maestri di pensiero, quando a essere isolati erano i poveri diavoli del coordinamento, che vennero perfino schedati dal Giornale di Sicilia senza che i giornali liberali spendessero una parola. Mai bufala fu pi clamorosa. Anche se sotto la bufala c una storia semplice (per usare un titolo dellultimo Sciascia); che la bufala ha proprio la funzione di fare dimenticare.La storia semplice questa. Un giorno un giudice venne promosso a una carica superiore con la motivazione che aveva conquistato meriti importanti nella lotta alla mafia. Il rivale di quel giudice, ossia un altro giudice che aspirava alla stessa carica superiore, fece avere gli incartamenti a Leonardo Sciascia, dicendo: ohib, ma da quando in qua in Sicilia si usano questi argomenti per promuovere un magistrato? Sciascia gli diede ragione e scrisse il famoso articolo. E deprec le carriere facili anzich le vite difficili dei giudici antimafia. Fine della storia. O meglio: fine provvisoria. Poi il giudice fin la sua carriera facile saltando in aria. E questa fu la fine definitiva. Per sfortuna del Corriere. Dove la ferita deve ancora sanguinare -e molto- (come mi ha detto stamattina un noto giornalista) se vi si fanno le cose pi disperate per avere ragione a ventanni di distanza. Come lintervista di oggi a Tano Grasso. Utile solo per piazzare in prima pagina un titolo truffaldino sulle ragioni di Sciascia. E per ripetere il ritornello che Sciascia colse un problema reale. Volete sapere quale? Quale problema egli colse con tanta, rara acutezza? Quello della retorica antimafiosa. Cio un problema che i Petruzzella di allora coglievano gi per i fatti loro senza bisogno di essere intellettuali, tant che si guardavano bene dall invitare nelle scuole i tromboni con scorta e che non rischiavano ununghia.Vedete come da una storia semplice possa nascere una storia surreale. Tutto questo, bisogna riconoscerlo, molto pirandelliano. Oserei dire molto sciasciano. Nando dalla Chiesa Sciascia-Borsellino. Fumogeni e realt http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=502 Quello sotto il pezzo che ho scritto per lUnit di oggi in risposta alle critiche del parlamentare diessino Umberto Ranieri sulla polemica Sciascia-Borsellino. Con loccasione ho replicato brevemente anche a Ostellino (Corriere) e Macaluso (Riformista). Quello che davvero non capisco in questa polemica perch debbano far tutti finta che tu abbia detto una cosa diversa da quella che hai detto, fino a metterti tra virgolette parole non tue. Ma il garantismo, proprio come cultura, non inizia con lattenersi alla verit dei fatti? Mi scuso se inizio la risposta con una domanda: ma quando si usano le virgolette non si dovrebbe riportare ci che ha detto testualmente la persona con cui si polemizza? Dove mai ho scritto che i direttori dei giornali, tra cui il Chiaromonte direttore dellUnit nell87, erano avvinti in complicit aperte (evidentemente con la mafia aggiunge addirittura Ranieri)? Ho scritto altro. Che pochi, pochissimi, criticarono Sciascia per quel famoso articolo. E che Sciascia non fu affatto solo, come si pretende: abbandonato nel suo anticonformismo, maestro di pensiero fino al martirio morale. Che con lui stettero invece tutti i partiti, tutti i sindacati e tutti i direttori di giornale (Scalfari escluso). Non perch fossero complici della mafia (a che scopo seminare queste assurdit?). Ma perch a quella posizione li portarono distinte ragioni, che alla fine realizzarono un intreccio surreale che univa (eccole qui, le distinte ragioni) complicit aperte, omert di partito, bisogno di una legalit ben temperata, rispetto sacro per il maestro di pensiero, diffidenze verso i pool di magistrati nate nei processi al terrorismo. Questi furono cio gli atteggiamenti culturali o politici che si saldarono tra loro. E chi visse quellepoca in grado di riconoscere tranquillamente in ognuno di essi aree di pensiero, interessi, volti e storie, spesso conflittuali ma, appunto, intrecciate nella difesa di Sciascia.LUnit di allora fu messa in imbarazzo, ovviamente, non perch concedesse qualcosa alla mafia. Ricordo sommessamente a Ranieri, che non tenuto a ricordarlo, che io con quellUnit collaboravo, gi dai tempi di Macaluso (e ne ho riconoscenza), e che certo non lavrei fatto se lavessi ritenuto un quotidiano anche indirettamente complice. Il Pci di allora, specie quello siciliano e meridionale, aveva -questo il punto- un rispetto sacro di Sciascia, per i meriti che lo scrittore si era conquistato sul campo nei decenni. E non se la sent di criticarlo. Ricordo Emanuele Macaluso tentare una quadratura del cerchio tra lappoggio sempre dato ai giudici siciliani e il rispetto per lintellettuale. Sciascia ha fatto una polemica giusta, disse (vado a memoria, perci non uso le virgolette), ma ha sbagliato lobiettivo, ossia Borsellino. Il guaio che la polemica era nata proprio contro Borsellino, prendendo le mosse dal suo avanzamento di carriera. Che centra tutto questo con la riconosciuta bravura con cui Chiaromonte condusse la commissione Antimafia? E perch dire che non avrei usato parole di dissenso verso il comunicato stampa dei senza-potere del coordinamento Antimafia di Palermo? Non basta avere parlato di comunicato furente, improvvido e di parole assurde? Quanto al rammarico di Ranieri perch a distanza di tanti anni non si legge con pi equanimit quella vicenda, un rammarico che faccio mio, specie dopo avere letto gli interventi susseguitisi in questi giorni, a partire da quello del direttore di allora del Corriere, Piero Ostellino. Cari amici, io penso questo: dopo ventanni quella polemica non pi la stessa di allora. Perch nel frattempo accaduto qualcosa che ha sconvolto lItalia. Falcone e Borsellino sono stati uccisi. E il bersaglio di quella polemica, dopo avere visto uccidere lamico e sentendosi destinato alla stessa fine, disse nel suo ultimo intervento pubblico, venticinque giorni prima di saltare in aria, Tutto incominciato con quellarticolo sui professionisti dellantimafia. Possibile che nessuno abbia unincertezza, un rimorso, una perplessit? nemmeno tra i liberali che amano il dubbio? nemmeno tra i nemici giurati del pensiero totalizzante? Nando dalla Chiesa Il Policlinico di Roma e il pubblico impiego. Sentita filippica http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=501 Lo confesso. Seguo con grande interesse il dibattito sui dipendenti pubblici, essendo anchio, in definitiva, un dipendente pubblico. Vuoi come sottosegretario, adesso; vuoi, per mestiere, come professore universitario (titolo che, significativamente, mi stato revocato dal mio ministero allatto di fornire alla presidenza del Consiglio i miei dati personali, giusto per dare unidea). Be, mi scopro a dire con sempre pi convinzione Forza Ichino!. Ichino, per chi non lo sapesse, un gentile docente di diritto del lavoro che sul Corriere sta conducendo una battaglia per rompere corporativismi e inamovibilit che trionfano nel pubblico impiego. E che trova di fronte a s solo i tradizionali non se ne parla nemmeno sindacali, rotti appena laltro ieri da unapertura del segretario della Cgil Guglielmo Epifani sulla mobilit degli statali. Intendiamoci. Avevo ventiquattro anni quando andai a lavorare in una merchant bank londinese; e mi bast guardarmi intorno, specie nel pomeriggio, per stabilire che anche nel privato e nella esemplare Inghilterra non si ammazzavano certo di lavoro. Viceversa agli insegnanti di una scuola media (pubblica) dei Quartieri Spagnoli di Napoli ho dedicato un libro. Per pura ammirazione. Dunque non mi si facciano discorsi ideologici. N di nord e di sud, n di pubblico e privato.Il fatto che chi lavora va premiato. E chi non fa nulla va punito. Soprattutto (ripeto: soprattutto) se di mezzo ci sono i soldi pubblici. La vicenda del Policlinico Umberto I di Roma (leggere lEspresso, ancora una volta bravo Gatti!) grida vendetta al cielo. Io sono stufo di sentire lalibi degli organici e dei fondi di fronte a situazioni cos scandalose. Davvero nessuno vedeva o controllava? Nessuno si preoccupava? Nessuno chiamava le autorit competenti o ci portava le televisioni? Quali denunce vere sono state fatte? E i malati, dico io, chi li difende i malati, che sono poi lunica ragione di esistenza degli ospedali? E la scuola, come la mettiamo con la scuola? Perch alcuni insegnanti devono portarsi addosso per anni il peso di un istituto e altri tirano a campare, tutti pagati uguale? Dice: ma poi chi decide come differenziarli, quali discrezionalit potrebbero scatenarsi? Che un discorso identico, nella sostanza, a quello di chi sosteneva che i magistrati dovessero fare carriera solo per anzianit, se no sai gli arbtri Idem per le universit, dove manca, specie sui baroni (ma vale anche per un po di ricercatori), qualsiasi controllo di presenza alle lezioni, agli esami e al ricevimento studenti.Quanto ai ministeri e alle burocrazieDir solo che mi sembrano assurde le pretese di fare quello che si crede visto lo stipendio. Fuori ci sono, da anni, giovani che farebbero i salti di gioia per avere quello stipendio. Che basso o alto solo in relazione a quello che si fa. La Befana passata. E stata carina. La famiglia si raccolta per festeggiare, parlare, guardarsi negli occhi ancora una volta. Ma poi leggi i giornali, magari ti stai facendo le tue esperienze sul campo in questi giorni, e allora senti che bisogna fare qualcosa, ognuno per quello che pu. Anche se ti dicono che non cambier mai. A partire dagli ospedali. E senza solfeggiare che il problema un altro o pi complesso. Il problema quello che . E la causa prima che nessuno paga. O meglio, a volte paga proprio chi fa il suo dovere per intero Nando dalla Chiesa Apocalypto e gli sconsigli per gli acquisti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=500 Questo l'articolo che oggi esce su Europa . Non ho voluto sostituirlo, nella colonna a destra, all'articolo su Sciascia e Borsellino, troppo importante -per me- in un paese senza memoria. Tanto pi dopo le risposte arrivate da Ostellino e Macaluso. A loro risponder sull'Unit di domenica.Una cosa certa, purtroppo. Apocalypto sar un successone. Turbe di coatti e di aspiranti adulti armati di noccioline riempiranno i cinema alla ricerca di sensazioni forti. E altrettanto faranno gli abbonati alle mode; giusto per parlarne, come si fa a non averlo visto? Ma forse Apocalypto sar anche loccasione per affermare nuovi princpi sul delicatissimo terreno delle pubbliche responsabilit nei processi di formazione del senso comune. Bisogna ridire che la censura un meccanismo odioso per una democrazia? Che larte libera, come lo qualsiasi manifestazione di pensiero? Ridiciamolo. Di pi. Ribadiamo pure la nostra consapevolezza che esiste la tecnologia. Cappio, stupro, botte al disabile: tutto in rete, ad azzerare qualsiasi possibile divieto. Eppure ogni potere pubblico che prenda sul serio la propria funzione di servizio verso certi valori condivisi (quelli dello Stato costituzionale, non dello Stato etico) ha il dovere di non rimanere in passiva contemplazione di fronte alle molte forme degenerative dello spirito pubblico e della cultura di massa che la storia gli squaderna davanti. Non per nulla la nostra Costituzione usa ripetutamente un verbo: promuovere. Ossia elevare, migliorare, fare progredire. Cultura, interessi, visioni, diritti, qualit sociale. Perch nessun governo degno di questo nome se legittima derive culturali capaci di sovvertire, gradino dopo gradino, nel proprio popolo, il senso di ci che buono e di ci che cattivo. Lo ha fatto il governo Berlusconi sul terreno cruciale della giustizia, lasciando macerie che peseranno per anni e anni. Ma meno direttamente molti, troppi governi, magari occhiuti censori sul piano dei costumi sessuali e delle opinioni politiche, hanno legittimato analoga deriva su altri piani civili, restando muti per ignavia di fronte a quantit industriali di volgarit, di incultura, di sadismo. Attentissimi a ci che toccava il potere e le sue relazioni interne, ma distratti (in nome della libert) verso ci che toccava la qualit della vita collettiva. Verso ci che incubava rancore sociale, prepotenza, disprezzo per i pi deboli, violenza. Ecco, la violenza come gioco, come dimensione neutra dellesistenza. Questo un governo democratico non pu incoraggiare. Nelle sue scuole, prima di tutto. E poi nella televisione servizio pubblico, altro che audience. Ma anche in ci che non di propriet pubblica, perch un governo porta comunque nelle sue mani il destino di un paese. Ecco perch, allarrivo di Apocalypto nelle sale, Francesco Rutelli ha fatto bene, benissimo, a sconsigliare in una direzione e consigliare nellaltra. Si assunto una responsabilit che gli compete. Il terreno delicato? Certo. E infatti una democrazia ha i suoi contrappesi proprio per questo. Dopodich, a proposito della commissione che ha ritenuto il film di Gibson buono per tutte le et, forse un primo rimedio c: chi sta in queste commissioni e non ci partecipa si accomodi fuori dalla porta. Le commissioni sono un servizio, non una poltrona. Nando dalla Chiesa Il bello del blob e il bello del blog http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=498 A proposito di informazione. Il meglio Blob, sempre pi perfetta mescolanza di cronaca, commento, invenzione stilistica, immagine, satira, memoria. Il Blob di fine anno, che aveva per filo ironico la dolce vita, stato semplicemente strepitoso. Bello, schiaffeggiante, drammatico e anche dolce nella chiusura. Grande anche quello di inizio anno, con la richiesta di fare i propri auguri al pubblico rivolta ai vari personaggi televisivi. La foto-monumento a Vespa, che pi stava fisso con lo sguardo cattivo pi sembrava in procinto di trasformarsi nel lupo di Cappuccetto Rosso, stata al tempo stesso inquietante ed esilarante. E poi c il Blog di Beppe Grillo, con i suoi collegamenti, le sue primizie, le sue creazioni geniali, tra cui il calendario dei martiri della democrazia italiana, consigliato su questo Blog da Pielle. Ecco, dir una bestialit, ma ho la sensazione che il giornalismo con un po di sangue, il giornalismo vivo, stia proprio diventando, sul piano formale, unaltra cosa da quello tradizionale. Che stia cercando altri stili e altre strade. E che almeno un pezzo di opinione pubblica si alimenter tra breve con fonti alternative. Per questo temo che prima o poi i padroni dellinformazione cercheranno di rendere meno agibile la rete. Estote paratiP.S. Non condivido per il giudizio di Grillo sul discorso di fine anno di Napolitano. Non sar stato da fulmini di guerra, ma oggi questo paese ha soprattutto bisogno di discreto buon senso. Il buon senso dopo lubriacatura. Quando saremo tornati savi, normali, ma solo allora, riparliamone. Nando dalla Chiesa Ringhio libero. La gggente e la tiv http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=497 Et voila, il primo post del 2007. Questa volta il ritardo voluto. Ci tenevo che il maggior numero possibile di amici trovasse subito gli auguri aprendo il Blog. Ora per occorre aggiornare. Ed eccovi dunque la riflessione che ho fatto oggi dopo avere partecipato a una trasmissione di una rete televisiva (Italia 7 Gold) che ha sede ad Assago, appena fuori Milano, ma che viene vista un po in tutto il nord-ovest. Orario, 8-9,15. Ci sono andato beandomi del cielo da presepe che cera prima dellalba (succede anche a Milano, una decine di volte allanno) e gustandomi la luna piena come un pallone che galleggiava sulle villette a schiera verso il Forum di Assago. In studio, una giornalista forse un po inesperta di politica, ma brava e corretta. Domande su tutto: ticket, riduzione del deficit, Bulgaria e Romania nellUnione europea, campi rom ecc. Il tutto infiorato dalle classiche telefonate dei telespettatori. E qui sta il punto. Posso dire che il genere sta diventando loffio e perfino mortificante per la politica? Lo schema sempre lo stesso. In genere telefonano quelli della parte avversa, che ti dicono che sei comunista e che non puoi parlare perch guadagni tanto (cosa che non dicono a un ambasciatore, a un magistrato, a un giornalista o a un dirigente di azienda municipalizzata; e soprattutto non dicono a un politico della loro parte). Che fanno finta di non ricordare il tuo cognome per umiliarti (Fede fa scuola). Che ti danno dellincapace. Al riparo dellanonimato. Sono Michele della provincia di Asti. Sono Roberta della provincia di Milano. Ma pensa teOra io capisco che il politico ha oneri e onori. Per questo non la faccio lunga se prendo fischi a un comizio di piazza o i gestacci da chi passa in auto o gli insulti al volo, a volte dalle facce meno intelligenti del creato. E per questo metto lapparizione televisiva come una tassa da pagare al piacere di fare politica. Esisti infatti se la gente ti ha visto in televisione. Quello che dici non importa. Devono vederti, tra uno zapping e laltro. Per c un limite a tutto. Il dialogo dove tu sei educato perch sei politico e laltro villano perch fa la parte del cittadino che ha ben ragione di avercela con i politici, ecco quel dialogo ora lo rifiuto. Per dignit. Per rispetto di me stesso, che pure sono abituato ad ascoltare. Cos oggi sono stato meno aggraziato. E allennesimo affacciarsi del finto apolitico che mi dava praticamente del cretino parassita lho interrotto per chiedergli se voleva farmi una domanda o insultarmi. Nel qual caso non ero disposto a fare il suo punching-ball. Ho notato che gli spettatori sono stati un po presi in contropiede, a partire dal diretto interessato. La mia reazione stata richiamata un paio di volte. Daltronde chi si fa verme lo calpestano, dice un proverbio. E la demagogia sta anche nellaccettare la maleducazione come un diritto del cittadino qualunque. Dopodich c pure una questione giornalistica. Mi sono convinto definitivamente che questi interventi (la ggente) abbassano quasi sempre, e penosamente, il livello della trasmissione. Che potrebbe essere molto pi alto se a fianco ti venisse messa una persona qualunque che ti espone i suoi problemi materiali e ti chiede che risposte hai, tu o il tuo governo. Con civilt, magari anche risentita (acuminato oggi lintervento di una ex emigrata), ma con civilt. E mettendoti sul piatto il peso delle questioni materiali di ogni giorno. E dei banchi di prova effettivi dei nostri valori.Daltronde, ci avete mai fatto caso a che cosa succede quando ai dibattiti iniziano gli interventi in libert dal pubblico? Avete notato che nel 90 per cento dei casi, proprio quando tutto dovrebbe movimentarsi, le sale si svuotano, ossia che il giudizio di noiosit viene dato non dai relatori ma dallo stesso pubblico che assiste? Cambiare, cambiare. O non ci libereremo mai pi della sensazionale abbinata di questi ultimi ventanni: livello alla Pazzaglia e ringhio libero. Nando dalla Chiesa Auguriauguri!! A tutti questi qui... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=496 Buon anno. Auguri non corretti politicamente (vedere altrimenti gli spassosi effetti indesiderati sul numero di Natale dellInternazionale, bellissima rivista).Auguri a chi se lo merita, anzitutto. Perch ha fatto qualcosa di buono per gli altri o di buonissimo per s senza togliere nulla agli altri. Auguri ai bambini che aspettano la Befana. E ai genitori che non gli hanno detto a due anni che non esiste, che pure lei una panzana come Babbo Natale o Ges Bambino. Auguri a chi scruter il cielo nellora dei tappi che volano. Auguri a chi non si far dire lora esatta dalla televisione e dagli invasati che ci si agiteranno dentro fino a mezzanotte e dieci. Auguri a chi guardandosi indietro trover assottigliata la fila degli amici. Auguri a chi pronto a conoscerne di nuovi. Auguri a chi sa dire no senza arroganza, per amore o per giustizia. Auguri a chi si commuove per quel che accade agli estranei, vicini e lontani. Auguri a chi giudica il mondo contando le case che ricevono i raggi del sole. Auguri a chi ama il suono del mare. Auguri a chi non sazio di s. Auguri a chi non pensa che ci si innamora solo a ventanni. Auguri (ma certo!) alla ancora giovane signora che ho visto laltro giorno in treno, con il naso un po adunco e che ancora non se lera rifatto, sappia che era pi seducente di quelle con il naso prestampato. Auguri a chi preferisce i Rolling Stones (ma quelli che amano i Beatles ne ricevano comunque).Auguri ai ragazzi che studiano. E anche a quelli che vanno a scuola per fare trionfare il loro turpiloquio adolescenziale in tram. Auguri ai loro genitori, soprattutto. Auguri agli insegnanti in quotidiana lotta con la televisione. Auguri allInter che mi rese felice da ragazzo, perch ora non vinca grazie agli arbitri come la Juve. Auguri a chi si porta la rabbia e lumiliazione dellingiustizia dentro, da anni, da decenni. Auguri a chi sa parlare bene, generosamente, dei vivi senza potere. Auguri a chi sa coltivare un lungo amore quotidiano. Auguri a chi scappa per amore. Auguri a chi sa che esiste una politica pulita, non troppo adusa alle schifezze. Auguri a chi vorrebbe davvero cambiare questo paese. E auguri a chi ci arriva senza saperne una parola. Auguri a chi ama i giovani. Auguri a chi ama le rughe dei vecchi. Auguri a chi porta fiori ogni giorno a un incrocio maledetto. Auguri a chi conta le stelle dando loro nomi immaginari. Auguri alle persone gentili. Auguri ai blogghisti, purch si riconoscano in almeno una voce di questo elenco. Auguri soprattutto a quelli che amano la vita anche se la vita non ha amato loro. A tutti buon 2007!(Nessun vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare, Seneca) Nando dalla Chiesa Impiccalo pi in alto http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=495 Non lo voglio vedere. Almeno oggi non lo voglio vedere. E credo neanche domani. Solo quando sar un documento storico. La corsa a vedere limpiccato non mi avr. E incredibile, invereconda, la volutt con cui le televisioni, e non solo loro, si sono buttate sullimmagine di Saddam penzolante (presumo). Incontenibile, sia pure temperata dai toni di circostanza, la fregola di annunciare le riprese sensazionali. Intendiamoci. Saddam stato il classico Tiranno con la T maiuscola, quello per liberarsi del quale anche Gandhi avrebbe ammesso la soluzione violenta da parte del popolo oppresso. Ma, una volta spodestato, andava giudicato e condannato restando al di qua del confine che nessuno stato di diritto pu valicare: quello della vita. E soprattutto andava rispettato dopo la morte. Per tante ragioni. Che appartengono alla nostra umanit, lumanit che lui non aveva ma noi s. O forse le nostre reti Mediaset non hanno oscurato addirittura le immagini di un normale malore di B., trincerandosi dietro i diritti dellindividuo e quello della privacy? E un cadavere invece si mostra in frenesia? Per dare lesempio a chi? Non era gi un esempio (e che esempio!) la riduzione di Saddam a larva farneticante in gabbia? O invece bisogna assecondare la pruderie da colosseo o da ghigliottina che si annida dentro di noi? Quante volte sono state evocate le tricoteuses, le donne che sferruzzavano impazienti davanti al patibolo, quante volte le si chiamate in causa per paragonarle truffaldinamente a chi chiedeva nientaltro che civile giustizia invece dell impunit per i ladri di Stato? Ora non ci sono pi, in agguato? O non sono forse, le tricoteuses, sparse per le nostre reti televisive a dirci che sono garantiste, ma che linformazione ha le sue regole(oh, le regole dellinformazione)? E i minori, dite, i famosi minori che devono essere allevati e protetti dalla sacra famiglia, loro che idea si faranno della violenza, di ci che giusto esibire, della piet per i morti? Ma perch quando accadono questi eventi non c mai nessuno che tiri il freno a mano? Almeno come quando bisogna difendere un potente vivo, di quelli che comandano nei nostri confini? Nando dalla Chiesa I figli degli evasori http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=494 Per ora basta con la letteratura, anche se -mi rendo conto oggi- stata perfino troppo assente da questo Blog. E vengo a un problema sul quale sto riflettendo da settimane, con la determinazione di affrontarlo ma anche con la consapevolezza che le soluzioni facili e infallibili non ci sono (almeno, cos pare a me). Si tratta di garantire che gli aventi diritto alle borse di studio siano effettivamente bisognosi. Parlo delluniversit. Dove la questione di assoluto rilievo soprattutto per le matricole. Per loro infatti non valgono i criteri di merito, sono messe tutte alla pari. Vale solo il reddito. Sul quale fa fede la dichiarazione dei redditi. Ma tutti abbiamo visto negli ultimi mesi quali siano le dichiarazioni dei redditi fatte dagli appartenenti ad alcune categorie privilegiate o comunque benestanti. Tutti abbiamo visto gli stipendi di impiegati e insegnanti e perfino i salari degli operai specializzati collocarsi ben sopra i redditi dichiarati mediamente da queste categorie. E dunque che fare? Aggiungere beffa a beffa? Dare le borse di studio tendenzialmente, o pi facilmente, ai figli di chi froda il fisco? Punire due volte il lavoratore dipendente, che paga tutto quello che deve per la spesa sociale e poi vede che ne beneficiano quelli che hanno pi di lui e danno meno di lui o non danno niente?Ecco il vero problema di un governo che voglia essere equo, aiutare i bisognosi (capaci e meritevoli secondo la Costituzione), e combattere levasione fiscale.Una nuova legge richiede troppo tempo. Si pu per fare un aggiustamento ben mirato della legge esistente, sulla base di un accordo tra Stato e Regioni (che hanno la competenza sul tema). Qualche idea ce lho,e abbastanza pensata; cos come qualche idea ce lhanno i miei interlocutori delle Regioni. Ma gli amici blogghisti hanno qualcosa in mente? Hanno proposte o suggerimenti praticabili (senza finire perdenti davanti a un Tar)? Propongo un concorso di idee. In questi giorni meno frenetici si pu fare. Nando dalla Chiesa Potenza del Blog/2. Capitola la Feltrinelli di Palermo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=493 Be, non ci credereste. Ma lappello ai blogghisti palermitani andato a segno (vedi il post sullEroica lotta della Feltrinelli di Palermo contro me medesimo). In pratica successo questo. Che alcuni blogghisti, quattro secondo le informazioni dirette, sono andati alla Feltrinelli di via Maqueda a chiedere le Ribelli, cui era stato dato lostracismo per una imperdonabile colpa: essere uscito troppo a ridosso di Natale (problema inesistente presso le Feltrinelli delle altre citt). Palermo e quello che vi accaduto sono il cuore del libro? Non importa. Gente, qui la Feltrinelli, roba grande e potente, mica una libreria formato famiglia che si fa dettare le date di arrivo dei libri. Morale. In quattro sono andati a richiedere le Ribelli. Uno di loro, probabilmente lultimo, si sentito rispondere alla fine che il libro esaurito, che sta vendendo tantissimo e che lo hanno gi riordinato. Capito? A volte quando penso alla latitanza del principio di responsabilit in questo paese dico che tutto parte dalla testa. A volte per viene da pensare che parta dal basso. Facciamo pari: parte da tutti e due. P.S. Certo, responsabilit maggiori man mano che si sale Nando dalla Chiesa Potenza del Blog/1. Lidia Ravera si racconta http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=492 Caro Nando, anomalo delle meraviglie, che regalo la tua attenzione! Hocercato di infilarmi nel tuo blog col mio grato commento, mi sono inventatausername e password, ho cliccato, provato, aspettato...niente. Allora scendodi un grado nella scala elettronica e ripiego sulla posta.Non ho letto la recensione del Corriere della Sera, l'isola che entrambiamiamo anche questo, un vacanza dai giornali, dall'ansia di vedere sescrivono o non scrivono del tuo libro, se in classifica best seller ci sonosempre i Muccino e le Litizzetto, i Faletti e i Vespa, una vacanza dalleggero dolore che le involuzioni della politica ti provocano ormai conpreoccupante puntualit. Salvifica isola che ti astrae e ti allontana dallapolvere del mondo e dei crucci dell'Ego!Naturalmente, dopo aver letto le tue riflessioni , pregher l'Ufficio Stampadella Rizzoli di non inviarmi la recensione. La posso immaginare, riga perriga. Ne ricevo da anni, qualunque cosa scriva dica o faccia. Svaligiassibanche sarei ladri con ali , scappassi sparando sulla folla sarei porcicon la mitraglietta . La tua solidariet mi ha commossa. Tutti pensano cheaver avuto successo con uno strumento arduo come la scrittura sia uninestimabile vantaggio, e se il successo arrivato a 20 invece che a 50meglio ancora, hai pane quando hai anche i denti , la festa dura pi alungo. Non cos. Il successo di trent'anni fa , nel paese della pigriziamentale, ti inchioda in una pagina dell'album e l resti. Per fortuna con ilettori quelli veri, quelli che non leggono per professione, le cose vannomeglio: Eterna ragazza gi alla terza edizione. Cammina con le sue esilizampette e reca a chi lo desidera il conforto di un po' di letteratura.Poi incontra un lettore come te e arrossisce di piacere, scodinzola con lesue 400 pagine e trova una ragione per proseguire.Grazie!Lidia Nando dalla Chiesa L'eterna ragazza di Lidia Ravera e le sue recensioni http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=491 Eterna ragazza il titolo dellultimo libro di Lidia Ravera. Un libro di 400 pagine. Che finora, proprio a causa della mole, non avevo potuto leggere. Bench pubblicato in settembre. E bench sia amico (e molto) dellautrice. Quattrocento pagine vanno bene per chi abbia due giorni pieni da dedicare alla lettura di un solo libro. Ma chi legge in treno o in aereo o nei ritagli di tempo non pu andare oltre le duecento. Non pu, voglio dire, se vuole distillare un libro e non solo giungere alla fine per dire lho letto, dopo averlo sminuzzato e svigorito in dieci o quindici puntate una lontana dallaltra. Fatto sta che ieri in aereo mi capitato di leggere la recensione che il Corriere ha fatto dellEterna ragazza e mi scattata la voglia di usare questi giorni (magari non interi) per leggerlo. Forse perch la recensione era entusiasta e si capisce, visto che la Rcs deve parlare bene di se stessa? No, per il contrario. Perch mi ha infastidito quel vezzo di fare recensioni senza entrare dentro il libro, senza misurarsi con chi ha pensato e scritto e raccontato. Tanto per cominciare il titolo faceva perno su Porci con le ali, il libro che rese celebre la Ravera trentanni fa, e che con questo libro nulla centra ma che chiunque voglia parlare della Ravera senza averne letto i romanzi di trentanni tira puntualmente in ballo. Facendola arrabbiare (e giustamente) molto. Dopodich larticolo era costruito in modo da arrivare, e te pareva, alla figura della donna tardo-sessantottina. Roba rifritta. Perci ieri sera ho iniziato, quasi per reazione solidale, a leggere il libro. Sono arrivato alla met. Giudizio: lEterna ragazza proprio unaltra cosa. Come sospettavo. N porci, n ali, n sessantotto. E invece un romanzo che affronta con intelligenza e una sensibilit raffinatissima il tema dellamore, in tutte le sue pieghe. Ce lo ritrovi nellinfinita gamma dei gesti, dei pensieri, dei retropensieri, delle ansie, delle parole, degli slanci, dei dolori, delle illusioni, delle autocensure che esso evoca e di cui si nutre; e in cui si umilia e si sublima. Amore tra generazioni, non sempre genitori e figli, ma anche mariti e mogli. E un romanzo sulla famiglia, sulle sue crisi e sulle sue asperit terribili o sulle sue dolcezze. Sul tempo, su questo contenitore vuoto, come lo chiama Lidia, e che sta a noi riempire. Il tempo. Che gioca a sfavore delle donne, che perdono la loro bellezza; e a favore degli uomini, che conquistano denaro e potere. Se si vuole sta semmai qui, non in porci con le ali, il vero, drammatico tema che attraversa i romanzi di Lidia. Il fascino e il rimpianto della giovinezza, che poi il fascino della bellezza, che non si pu conquistare n comprare. E anche un libro sulla memoria, che in Lidia soprattutto memoria di dolori pi che memoria di gioie. E forse in questo siamo diversi. Ma se dovessi mai tenere una lezione di sociologia partendo da questo libro, la centrerei sui ruoli; sui ruoli fissi e invece cos labili che la societ ci disegna addosso. Ruolo: linsieme delle aspettative sociali che convergono su un individuo, recita il Dizionario di sociologia. Ma poi c linterpretazione del ruolo. Poi c la negoziazione del ruolo. Poi c la devianza dal ruolo che cambia il ruolo stesso. Ruoli in amore, nella professione, nella comunit. Ruolo davanti al proprio io, il pi difficile da vincere. Sono i ruoli che ci impediscono di misurarci (se non per competenza di ruolo) con quella che Lidia chiama la schiuma nera della societ, il male che fuoriesce dalla normalit, il delitto di chi non ha attitudini criminali. Ruoli che vengono rotti dallamore. Questo c, per me, nel libro. Che fa pensare molto e altrettanto risucchia nella sua trama. Nella quale, lo credereste?, campeggia la bellezza estasiante di Stromboli, lisola del mio cuore. Porci con le ali?Ma rob de matt Nando dalla Chiesa Maria Fida Moro scrive a Beppe Grillo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=490 Sul Blog di Beppe Grillo c una bella lettera di Maria Fida Moro, la figlia del leader democristiano ucciso dalle Brigate Rosse. Maria Fida Moro chiede a Grillo di aiutarla a bloccare la fiction in programma per Canale 5 su suo padre. Lamenta che a fare da consulenti siano stati chiamati, fra gli altri, Anna Laura Braghetti, una dei brigatisti che tennero prigioniero suo padre, e Francesco Cossiga, allora ministro degli Interni, primo responsabile delle indagini. Lamenta ancora che la famiglia del leader non sia stata coinvolta, rivendicando una conoscenza senzaltro maggiore della personalit della vittima.Dico subito che do a Maria Fida molte ragioni. Ognuno libero di fare i film e le fiction che crede, pu anche non sentire le persone direttamente coinvolte sul piano emotivo, specie se esiste sufficiente materiale documentale di accreditato valore storico. La Braghetti che tenne Moro prigioniero ha, per esempio, visto e sentito cose che nessuno di noi, compresi i familiari della vittima, ha visto e sentito. Su questo non ci sono dubbi. E il profilo morale del testimone, la profondit o la superficialit del suo pentimento, in questo caso possono non essere particolarmente rilevanti. Ma il comportamento della vittima, le sue lettere, il suo tormento, le sue confessioni durante il sequestro, quelli s non possono essere capiti senza laiuto di chi conosca anche nelle pieghe pi riposte la sua personalit. Il che richiede -di nuovo senza dubbio- di sentire la famiglia e gli amici pi stretti o qualcuno di loro. Quanto alla consulenza di Cossiga, oddio, andrebbe incrociata e verificata con molte altre. Per quello che ho imparato nella mia esperienza, il personaggio ha una memoria che a volte ballerina, altre volte sa di doppiofondo. Sentirlo; ma, avrebbe detto don Chisciotte, con juicio. Tutto sommato le fiction rifanno la storia per milioni di persone. Nando dalla Chiesa Il Vangelo dei furbi e le primarie di Palermo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=489 Sentite, non fate quella faccia voi che leggete. Lo so, lo so: c lo stesso post due volte di fila. Evabbe, vorr dire che diventer come il Gronchi rosa (francobollo depoca) di questo pregiato Blog. Fra laltro stato scritto ieri e ieri il computer non me lo ha preso. Oggi ci finito dentro due volte nonostante i miei titanici sforzi per evitare linfamata. Daltronde che cosa volete da una stupida macchina che ogni volta ti corregge Perugia in Perugina o Mondadori in Mondatori?Sono tornato a Milano e sono tornati in edicola i giornali. La spia Gargamella detta Scaramella stata arrestata (in punto di morte, presumo, viste le notizie date a suo tempo da Guzzanti). Saddam stato condannato a morte; e questo, come ho gi scritto, non mi piace, ma non sarei mai disposto a fare uno sciopero della fame o della sete per lui. E uscito sul Corriere un gran pezzo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sui corsi di laurea con un solo studente. Credo che agli autori sia scappata qualche inesattezza, ma il problema pesa come un macigno sulla credibilit del nostro sistema universitario, e a mio avviso se ne parlato troppo poco durante il dibattito (estenuante) sulla Finanziaria.In ogni caso riprendo -per chiudere- da Palermo. Proprio ieri sera, dopo avere scritto di Leoluca Orlando candidato a sindaco, ho saputo da Alessandra Siragusa che intende presentarsi anche lei alle primarie. Alessandra una donna di grande bravura. Proprio con Orlando stata uno dei migliori assessori allistruzione in assoluto di tutta Italia (lo scrivemmo nella relazione della commissione parlamentare che lavor sullabbandono scolastico nella XIII legislatura). Viene dai giovanissimi cattolici dellantimafia degli anni ottanta. Ora la grande animatrice palermitana dellassociazione femminile Emily. Non so che dire. Io credo che i due dovrebbero integrarsi, ma ho la sensazione che non ce ne siano le condizioni. E mi dispiace. Chi pu, dia una mano.Bellissimo laperitivo con panelle e crocchette e zucchine fritte con i miei compagni di scuola Enzo e Pietro. Tutti e due con lo stesso sguardo luminoso di allora, bricconi come allora, oserei dire. Insisto: la giovinezza continua leggera con i compagni di scuola, i compagni del pensionato Bocconi e i non troppi idealisti trovati come pepite preziose nellimpegno civile e politico.A proposito di idealismo. Mi venuta voglia ieri sera di andare a visitare il presepe della chiesa di Regina Pacis, vicino a via Libert. I presepi mi piacciono da morire (si sar capito). Questo era decisamente suggestivo, e non solo per le statue alte quasi come un bambino. Ne ho approfittato per ascoltare la predica della messa serale. Il prete ha raccontato della notte del tradimento di Giuda e ha spiegato perch Ges anticip lidentit del traditore a Giovanni e Pietro. Perch erano pi vicini a lui; e soprattutto Pietro fu furbo a far fare la domanda da Giovanni, sapendolo il prediletto. Su quest ultimo punto non sono molto preparato, ma lelogio sperticato della furbizia (e della vicinanza al potere) fatto per illustrare il passo pi drammatico del vangelo mi sembrato micidiale. Povero padre Puglisi Stamattina sono partito sotto un cielo cobalto con Emilia. Mentre aspettavo limbarco nella saletta Alitalia entrato Cuffaro. Mi sono tuffato nel giornale voltandomi di spalle per non farmi vedere. Cos, giusto per evitare effusioni. Tutti e due alla fine diciamo che la mafia fa schifo, e allora che problema c? Nando dalla Chiesa Quelle di "mezzocielo". Il bello, il brutto e i miei amici http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=488 La casa in cui sono ospite nel centro storico di Palermo, verso piazza Marina. E il centro storico oggi unentit strana, che sembra l l per trasformarsi, vicoli che potrebbero diventare preziosi in mezzo a barocchi abbandonati ma magnifici. Non c bisogno di sventrare, tranne alcuni edifici (i pi nuovi) che fanno veramente schifo. La ristrutturazione ormai diventata unarte e il dedalo di viuzze che ruota dietro il Foro Italico potenzialmente una meraviglia urbana, diversamente dai dedali napoletani che portano impressi il segno delle loro funzioni originarie e possono essere solo addolciti e civilizzati (nel senso delle pratiche e dei servizi civili). Ma per fare le meraviglie bisogna avere il senso di ci che bello e ci che orribile. Bella, bellissima, per esempio, lintuizione di fare del Foro Italico un grande,lungo terrazzo sul mare per i cittadini. E di mettere prato e palme dove prima cerano i rifiuti con le giostre e i campi nomadi e centinaia di baracche per il commercio ambulante. Era assurdo che Palermo, citt di mare, non avesse una sua passeggiata sul mare e che la gente, per farla, dovesse andarsene a Mondello. Ma, appunto, qui viene il brutto, losceno. Ossia i birilli colorati che delimitano il prato verso la strada e soprattutto le panchine su cui sedersi per contemplare il mare. Bisogna sapere, infatti, che le panchine sono concepite come materassini da spiaggia, con finto cuscino verso il mare e colori a quadretti da bambini in colonia distribuiti sul finto materassino. Una cosa sconvolgente solo a pensare che c qualcuno che ha disegnato quegli orrori e qualcuno che li ha scelti (si presume tra altre proposte) e qualcuno che li ha approvati e qualcuno che li ha inaugurati senza darsi alla fuga alla sola vista. Sar anche per questo che a Palermo circola con molto seguito la tesi che solo Leoluca Orlando pu riportare la citt sulla strada della qualit urbana, gi intrapresa a piene dosi durante i suoi mandati da sindaco. Anche quelli di destra ormai vedono la sporcizia o il traffico e dicono ci vuole Orlando proprio mentre in ogni angolo spicca lautopromozione della citt fatta dallattuale (e mondanissimo) sindaco Cammarata.Il declino rispetto alla passata amministrativa, e la rapidit del declino, vengono denunciate su una bella rivista bimestrale di politica, cultura e ambiente pensata e realizzata da donne. Si chiama -e questo non forse troppo originale- mezzocielo. Foto di Letizia Battaglia e di sua figlia Shobha, artiste con pochi pari nel loro genere. In redazione Simona Mafai, Beatrice Monroy, Leontine Regine e altre donne di varie generazioni, a testimonianza della ricchezza della presenza femminile in questa citt. Una presenza che suona radicale diversit culturale nelleditoriale dellultimo numero. in cui trovate uno splendido spruzzo di sarcasmo verso chi vorrebbe battere i pugni sul tavolo nei confronti del governo Prodi per lassenza di ministri siciliani nellEsecutivo. Commenta mezzocielo che nessuno in Sicilia ha pianto per questo. Donne di varie generazioni, dicevo. Gi, tra loro anche Stefania Savoia (nessuna parentela, per carit; repubblicana dichiarata), che mi ha regalato una copia della rivista. Stefania lho conosciuta quando nata e ora me la ritrovo inchiocciata tra le donne pi note della sinistra palermitana, valente studiosa di letteratura latinoamericana. Cos . Ogni tanto giusto riprendere le misure al tempo che avanza (non sempre col nuovo). Mi ha fatto piacere, sempre a proposito di generazioni, constatare che lunica firma maschile di mezzocielo -almeno sullultimo numero- quella di Enzo Guarrasi, grande studioso di tradizioni popolari e antropologia urbana e altro ancora. Enzo un mio carissimo amico dai tempi della terza liceo. Testimonianza vivente di quello che mi predicava mio nonno materno: i veri amici sono quelli dei banchi di scuola (e del pensionato Bocconi, aggiungo io; pi qualcun altro ancora). Vedr Enzo tra qualche ora, insieme a un altro compagno di quella classe, Pietro Palumbo, che oggi insegna filosofia a Verona. Quel che mi colpisce come ci si possa riincontrare anche dopo molti anni con la massima tranquillit, sapendo che laltro non cambiato, o che casomai ha condiviso i tuoi stessi cambiamenti. E che gli puoi raccontare tutto, ma proprio tutto, sapendo che ti capir e non ti tradir. Non un pensiero molto originale, ma gran cosa lamicizia. Nando dalla Chiesa Quelle di "mezzocielo". Il bello, il brutto e i miei amici http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=487 La casa in cui sono ospite nel centro storico di Palermo, verso piazza Marina. E il centro storico oggi unentit strana, che sembra l l per trasformarsi, vicoli che potrebbero diventare preziosi in mezzo a barocchi abbandonati ma magnifici. Non c bisogno di sventrare, tranne alcuni edifici (i pi nuovi) che fanno veramente schifo. La ristrutturazione ormai diventata unarte e il dedalo di viuzze che ruota dietro il Foro Italico potenzialmente una meraviglia urbana, diversamente dai dedali napoletani che portano impressi il segno delle loro funzioni originarie e possono essere solo addolciti e civilizzati (nel senso delle pratiche e dei servizi civili). Ma per fare le meraviglie bisogna avere il senso di ci che bello e ci che orribile. Bella, bellissima, per esempio, lintuizione di fare del Foro Italico un grande,lungo terrazzo sul mare per i cittadini. E di mettere prato e palme dove prima cerano i rifiuti con le giostre e i campi nomadi e centinaia di baracche per il commercio ambulante. Era assurdo che Palermo, citt di mare, non avesse una sua passeggiata sul mare e che la gente, per farla, dovesse andarsene a Mondello. Ma, appunto, qui viene il brutto, losceno. Ossia i birilli colorati che delimitano il prato verso la strada e soprattutto le panchine su cui sedersi per contemplare il mare. Bisogna sapere, infatti, che le panchine sono concepite come materassini da spiaggia, con finto cuscino verso il mare e colori a quadretti da bambini in colonia distribuiti sul finto materassino. Una cosa sconvolgente solo a pensare che c qualcuno che ha disegnato quegli orrori e qualcuno che li ha scelti (si presume tra altre proposte) e qualcuno che li ha approvati e qualcuno che li ha inaugurati senza darsi alla fuga alla sola vista. Sar anche per questo che a Palermo circola con molto seguito la tesi che solo Leoluca Orlando pu riportare la citt sulla strada della qualit urbana, gi intrapresa a piene dosi durante i suoi mandati da sindaco. Anche quelli di destra ormai vedono la sporcizia o il traffico e dicono ci vuole Orlando proprio mentre in ogni angolo spicca lautopromozione della citt fatta dallattuale (e mondanissimo) sindaco Cammarata.Il declino rispetto alla passata amministrativa, e la rapidit del declino, vengono denunciate su una bella rivista bimestrale di politica, cultura e ambiente pensata e realizzata da donne. Si chiama -e questo non forse troppo originale- mezzocielo. Foto di Letizia Battaglia e di sua figlia Shobha, artiste con pochi pari nel loro genere. In redazione Simona Mafai, Beatrice Monroy, Leontine Regine e altre donne di varie generazioni, a testimonianza della ricchezza della presenza femminile in questa citt. Una presenza che suona radicale diversit culturale nelleditoriale dellultimo numero. in cui trovate uno splendido spruzzo di sarcasmo verso chi vorrebbe battere i pugni sul tavolo nei confronti del governo Prodi per lassenza di ministri siciliani nellEsecutivo. Commenta mezzocielo che nessuno in Sicilia ha pianto per questo. Donne di varie generazioni, dicevo. Gi, tra loro anche Stefania Savoia (nessuna parentela, per carit; repubblicana dichiarata), che mi ha regalato una copia della rivista. Stefania lho conosciuta quando nata e ora me la ritrovo inchiocciata tra le donne pi note della sinistra palermitana, valente studiosa di letteratura latinoamericana. Cos . Ogni tanto giusto riprendere le misure al tempo che avanza (non sempre col nuovo). Mi ha fatto piacere, sempre a proposito di generazioni, constatare che lunica firma maschile di mezzocielo -almeno sullultimo numero- quella di Enzo Guarrasi, grande studioso di tradizioni popolari e antropologia urbana e altro ancora. Enzo un mio carissimo amico dai tempi della terza liceo. Testimonianza vivente di quello che mi predicava mio nonno materno: i veri amici sono quelli dei banchi di scuola (e del pensionato Bocconi, aggiungo io; pi qualcun altro ancora). Vedr Enzo tra qualche ora, insieme a un altro compagno di quella classe, Pietro Palumbo, che oggi insegna filosofia a Verona. Quel che mi colpisce come ci si possa riincontrare anche dopo molti anni con la massima tranquillit, sapendo che laltro non cambiato, o che casomai ha condiviso i tuoi stessi cambiamenti. E che gli puoi raccontare tutto, ma proprio tutto, sapendo che ti capir e non ti tradir. Non un pensiero molto originale, ma gran cosa lamicizia. Nando dalla Chiesa Favole di Natale http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=486 I Carmi di Catullo. Saranno loro a farmi compagnia stanotte, rinnovando una tradizione che coltivo da quando avevo diciassette anni. Allora decisi che la notte di Natale dovevo costruirmi uno spazio speciale, concedermi un rapporto con me stesso, uscire dal clima dei regali e delle feste. E leggere un libro secondo ispirazione. A volte ho scelto un libro regalato in quello stesso Natale da una persona cara. Altre volte ho tirato fuori dalla libreria un volumetto intonso o letto e sottolineato decenni prima; in fondo fa lo stesso, tanto il livello di lettura cambia sempre. Questanno ho tirato fuori dalla libreria di mio cognato Luigi un Catullo prezioso, rilegato, curato da Ettore Romagnoli ed edito nel 1927, o anno sesto dellera fascista, come sta scritto sul frontespizio. Ho passato la giornata con amici e parenti del ramo palermitano. Certo, si pranzato come si fa qui e altrove per Natale. Notevoli, notevolissimi, i carciofi fritti. Ma si parlato a lungo e bene, come si fa solo quando ci si incontra avendo a disposizione tanto tempo. E si studiano meglio le parole degli altri. E si scrutano pi in profondit i loro gesti. E i cambiamenti che le parole e i gesti rivelano. I cambiamenti dei figli, ad esempio,che in libreria (ieri sera 24) scopri capaci o addirittura avidi di letture che non avresti immaginato. Compri loro una raccolta di poesie pensando che svelerai loro le storie e i segreti di quella raccolta, anche le storie che ti riguardano, e scopri che sanno gi tutto, anche il modo in cui una certa poesia entrata nella tua vita. Lavranno visto, letto, sentito dire una volta e gli rimasto impresso. E tutto hanno rielaborato, nella loro freschezza sorgiva. Oppure scopri che vogliono per loro i libri che in casa ci sono gi e che in casa non hanno mai aperto. O scopri ancora la zia, la sorella di mia madre (rimasta qui quando mio nonno materno, ufficiale dei carabinieri pure lui, chiuse il suo servizio proprio a Palermo), che quasi non ci vede pi. E cerca di indovinare con amore le fattezze di tua figlia e allora ti incarichi tu di raccontarle chi e come fatta, parlandole in un orecchio, mentre lei la cerca e le parla a sua volta. Gli scambi tra le generazioni sono davvero una delle cose pi meravigliose che esistano. Purch siano scambi: n prediche n compiacimenti corrivi.E a proposito di generazioni. Mi rendo conto che sono rimasto uno dei pochi che si diverte a fare Ges Bambino per i piccoli nellora in cui arrivano i regali. A me questa storia dei corsi per fare Babbo Natale sembra francamente una roba demenziale. Babbo Natale lo si vede, gli vedi le scarpe, cos poi quando si rimette in borghese ed entra nella stanza dei regali il bambino (che non fesso) tende lindice e rivela: lui Babbo Natale. Ma che bel mistero: svelato da un bambino... Il fatto che Ges Bambino non bisogna vederlo. Lui deve bussare alla finestra, meglio dal balcone (occorre un complice; quando i miei figli erano piccoli, me lo faceva Gianni Barbacetto). E quando bussa, i bimbi devono stare in corridoio, fuori dalla stanza. E allora uno entra nella stanza del presepe e dellalbero, e parla ad alta voce con Ges Bambino. E lo chiama freneticamente, e gli dice ma quante cose hai portato, poi lo corregge, e gli dice che per Giovannino troppo, perch non stato molto buono, allora Giovannino sente e piange ma la mamma dice dal corridoio che non vero, che Giovannino stato buono, e insieme cantano tu scendi dalle stelle, e poi si esce in corridoio a dire che Ges Bambino ha freddo e vorrebbe del vino per scaldarsi (ci sono le varianti: il brodo, il cioccolatino...), e continua cos per venti minuti. Finch si apre la porta sul corridoio e si dice ecco i regali e mentre il complice approfitta del trambusto (o del balcone) per eclissarsi i bimbi si gettano felici sui regali e magari prima cercano Ges Bambino in cielo e tu gli dici eccolo l, lo vedi quel puntino luminoso? Lo so, raccontata da un adulto sembra unidiozia. Ma per il bimbo una favola stupenda, altro che i travestimenti con le barbe posticce, magari con i master per diplomarsi... Bisognava vedere ieri il mio (pro)nipotino di cinque anni: il desiderio, la gioia spamodica che aveva negli occhi quando corso sul balcone per vedere Ges Bambino. Che volete farci. Me lo ha insegnato mio padre, ho poi affinato la sceneggiata per i miei figli, attendo -se ne sar richiesto- di farlo quando sar nonno. Lho fatto ieri da prozio. Con due bimbi osservati da dieci adulti stretti in corridoio, con un po di foto scattate sulla loro aria di sogno. E questo non riesco a capire se sia giusto. I sogni non si fotografano, non ci mai riuscito nessuno. Anche se gli adulti vorrebbero custodirne una traccia per continuare a sognare, pure loro, tra qualche anno. Ancora Buon Natale. Leggete un libro anche voi; bastano le prime due pagine, ed unaltra cosa. Nando dalla Chiesa L'eroica lotta della Feltrinelli di Palermo contro me medesimo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=485 Natale in Sicilia, dopo un quarto di secolo. Per festeggiare le radici e agli affetti fraterni di Emilia. Ogni venticinque anni si pu. Siamo arrivati a Palermo in fila indiana. Lei gioved, i ragazzi venerd, io sabato sera. Con Carlo e Dora mi sono perfino incontrato a Fiumicino mentre loro ci passavano per andare a Palermo e io mi sorbivo lennesimo ritardo in attesa di tornare a Milano. Altro che gli incontri che si vedono al cinema... Delizia purissima, suggellata naturalmente da unofferta di colazione ai due gioielli. A casa, vista la novit del trasloco di massa per alcuni giorni, non cerano n albero n presepe. Ne ho rimediato uno - non male, non male - sistemando accanto a una tipica capanna del Natale peruviano un paio di puffi, una minibambolina, un carabiniere piegato in avanti, un modellino di Assuracenturix con la cetra, un lama che mi portato Carlo dalle Ande, un vecchio cavallino nero di plastica, due torpedoni in miniatura colombiani, minipersonaggi da ripiano di libreria. Per sfondo ho messo tre quadretti del cielo-mare di Stromboli in sequenza e un cielo dipinto alle elementari da Doretta. Un paio di sassi, anche loro con qualche significato affettivo. E alla fine ho sentito intorno meno vuoto. Lo sbarco in Sicilia mi ha lasciato qualche inquietudine dentro. Positiva inquietudine. Bisogna sapere infatti che per andare da Punta Raisi a Palermo c uno dei servizi pi efficienti su cui la storia della Sicilia abbia mai potuto contare. Roba da competere alla pari, e di pi, con lefficienza della mafia. Si tratta di un pullman che parte ogni mezzora, che costa cinque euro e che praticamente lascia i clienti dove vogliono loro lungo il percorso. Durata del viaggio: la stessa di unauto. Ebbene, nonostante questo sul pullman eravamo in quattro. Tutti gli altri passeggeri avevano trovato a riceverli gruppi di parenti e amici rumorosi e festanti (alcuni in lacrime), a cui evidentemente era sembrato brutto fare tornare i propri cari in Sicilia senza associare subito a un volto amico, a un abbraccio, il rientro nella propria terra. C qualcosa di magico, di carnale, in questo rapporto con il ritorno. Qualcosa che ha a che fare con lidea dellisola, una dimensione che evidentemente non pu essere cancellata nemmeno dalla civilt degli aerei. Che sopravvive alle stesse pi celebri usanze, via via cadute con il tempo: il triplo segno della croce al decollo, lapplauso liberatorio e riconoscente allatterraggio.Qualcosa che (negativamente stavolta) resiste nella cultura isolana si ritrova anche nella eroica guerra privata che la Feltrinelli di Palermo conduce contro il sottoscritto. Quando in citt venne aperta la prima libreria Feltrinelli, pensai che ne avrebbe guadagnato la vita culturale e civile di un territorio abbrutito dalla cosche e dalla corruzione. E cos credo che per tanti versi sia stato. Dopodich ho scoperto che un paio danni fa la premiata libreria si rifiut allinizio di ordinare pi di una copia della mia Fantastica storia di Silvio Berlusconi, che pure fece tre edizioni. Ora vengo di nuovo a sapere che la Feltrinelli della centralissima via Maqueda si rifiutata di ricevere Le Ribelli (stiamo parlando di Palermo!!), con il pretesto che era passato il primo dicembre, basta, c Natale, non c pi posto per nessuno. Non hanno ragionato cos altre librerie meno grandi e capienti di Feltrinelli. Io vedo in questo comportamento (apparentemente pazzesco) i precisi segni -appunto- di una vecchia cultura, che non ha mai fatto molto bene alla Sicilia. La cultura di chi quando controlla un posto, un posto qualsiasi, dalla Regione al catasto ai telegrafi, pensa di avere la massima discrezionalit perch di qua devono passare.Be, se tra gli affezionati blogghisti natalizi c qualche palermitano, spieghi alla Feltrinelli che almeno su mafia, cattiva politica e corruzione, ho gli stessi diritti degli altri autori. Anche se non mi presento per chiedere il favore.Intanto buon Natale a tutti. E che a tutti giungano almeno dieci sms personalizzati. Cos, giusto per avere lidea che qualcuno ti pensa per davvero. Buon Natale a chi a casa, buon Natale a chi in viaggio. E a risentirci in giornata. Nando dalla Chiesa Auguri al ciclostile http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=484 Devo confessarvi un segreto. Mica importante. Ma sfizioso forse s. Lultimo giorno di lavoro lho passato a firmare circa mille cartoncini di auguri istituzionali. Ho allestito una specie di catena di montaggio in ufficio e io ero il penultimo passaggio prima dellimbustamento. Con la mia penna a biro da battaglia, trofeo di qualche recente convegno presso una fondazione bancaria. Li firma tutti lei? S, li firmo tutti io. Facile a dirsi, abbiamo fatto notte fonda con Paoletta. Ma ce lho fatta, firmando pacchi di cartoncini anche in auto, mentre andavo nella periferia romana a una (bellissima) presentazione delle Ribelli. Non solo. Dove lamicizia o la deferenza per gli anziani richiedevano qualcosa in pi, una parola, una frase, ce lho messa.A questo punto si sar capito che non sopporto gli auguri al ciclostile, quelli che imperversano da anni e di cui non riesco a capire le ragioni. Sms uguali per centinaia di persone, senza un aggiustamento, un nome, un riferimento al fatto che il giorno prima ti sia nato un figlio o morta la mamma o tu sia stato operato durgenza o ti sia laureato. Tutti uguali, magari da chi condanna in ogni discorso il consumismo o questa societ che ci riduce a numeri. Appunto, numeri di telefono. Ai quali inviare le stesse identiche parole. Con una villania sfrontata (perch inconsapevole) in quello che vorrebbe essere un atto di gentilezza per antonomasia. Che cosa di pi gentile, in fondo, del fare gli auguri per la festa pi spirituale dellanno? Bene, siamo riusciti a fare diventare un atto di villania anche quello. Io sono sempre combattuto se cancellare il messaggio, fare sdegnosamente finta di non averlo visto, o rispondere con una frase personalizzata, illudendomi che chi dallaltra parte capisca. Mia moglie Emilia dice che non riesco a togliermi di dosso la veste del professore e pu darsi che abbia ragione. Ma a me laugurio ciclostilato mi indispone. Arrivano biglietti dauguri che costano a tutti (o come contribuenti o come consumatori) di aziende pubbliche e private senza neanche un nome, o solo con un biglietto da visita. Che utilit hanno? Che relazione stabiliscono? Magari il biglietto da visita quello di un amico. Ma scusa, non lo guardi lelenco dei destinatari? Non ci metti un asterisco sui nomi con cui hai qualche rapporto umano, per dire questi no, questi li firmo io? Oppure arrivano firme che sono sgorbi (fatti da chiss chi) e tu resti l come uno scemo perch vorresti ringraziare, e invece non capisci proprio chi possa averti scritto (si fa per dire). Il bello che i signori in questione qualche senso di colpa devono pure averlo sviluppato. Perch ora si usano dei sistemi raffinati per fare sembrare autografa la firma ciclostilata. Ad esempio avendo cura che la firma sia di colore diverso da quello degli auguri. Naturalmente si nota subito. Ma dico io: che ti costa optare tra le seguenti soluzioni? 1) Non mandare gli auguri a nessuno, spiegando che il Natale diventato una festa troppo materiale e che tu non vuoi concorrere al suo snaturamento; 2) mandare pochi auguri, solo alle persone pi care, e rispondere agli auguri che ricevi, giusto per educazione; 3) mandare gli auguri a tante persone, perch pensi che per Natale sia giusto rinsaldare i rapporti di amicizia, in definitiva c anche laugurio per lanno nuovo, e allora mettere in bilancio una apposita giornata di lavoro. Ma, appunto, lamicizia presuppone unattenzione, anche piccola, verso laltro; lamicizia non neutralit affettiva.Per questo quando mi ha telefonato sul cellulare la segretaria di un deputato amico per chiedermi il mio indirizzo e-mail, le ho risposto che se era per gli auguri poteva non disturbarsi. Gradivo gi il pensiero, sia pure arrivato attraverso la segretaria. Perch sciuparlo poi con una mail uguale per tutti mandata a centinaia di persone? (P.S. certo curioso, e a suo modo simbolico: usare quanto di pi personale ci sia, cio il cellulare riservato con cui raggiungi un essere umano mentre corre per prendere il treno o mentre mangia o mentre fa la pip, per potergli mandare la cosa pi impersonale che epoca, ragazzi). Nando dalla Chiesa Giornalista in esilio http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=483 Ore 1,25 della notte tra venerd e sabato. Torno ora da una festa dove era davvero difficile capire se fosse pi forte la malinconia o lorgoglio. Fatta allOsteria del Treno di Milano, zona stazione centrale. Laveva organizzata Fabio Zanchi, giornalista di Repubblica. Anzi, ex giornalista di Repubblica, dove sbarcato dallUnit pi di ventanni fa. S, Fabio, firma storica della Repubblica di Milano, lascia il suo giornale. E va a lavorare per la Provincia, con Penati e con lassessore alla cultura Daniela Benelli. Si occuper dei cosiddetti grandi eventi.Soldi? No, la sua stata una scelta dolorosa, e stasera lo si capito ancora di pi. Quante cose avrebbe voluto dire nei pochi minuti che ha avuto il microfono in manoMesso allangolo nella sua redazione, umiliato in mansioni di secondo piano senza troppe preoccupazioni di offenderne lintelligenza. Perch nei giornali (come in politica, come ovunque) pu accadere anche questo: che chi ha dato loro struttura e forza e credibilit venga messo in soffitta, pur dicendogli che avr pi responsabilit di prima. Per un ghiribizzo della mente, per unalzata dingegno. Cerano intorno a Fabio tanti amici e un nugolo dei redattori che hanno fatto la forza della Repubblica di Milano; una quindicina, mi pare. In ciascuno, per quanto fosse intinta nel mondano, si notava la tristezza, la malinconia profonda del momento. Uno di loro, in fondo, era costretto a cambiare mestiere, emarginato dopo il lungo e onorato servizio che in genere d diritto (almeno in Italia) a un cavalierato del lavoro. Mi sono messo in un angolo da solo, con un bicchiere di bianco leggero. E ho cercato di dare un senso a quanto mi stava accadendo intorno. Ho pensato che tutto questo succedeva mentre era in corso il pi duro sciopero dei giornalisti che io ricordi. E che perci labbandono del vecchio capocronista aveva in s qualcosa di simbolico. Reso ancor pi inquietante dalla notizia che nessuno della Direzione di Repubblica gli avesse fatto una telefonata per chiedergli di ripensarci. O per fargli i migliori auguri per questo futuro che inizia a cinquantatre anni. Niente. Niente di niente.Io so di Fabio che stato ed tra gli organizzatori (il pi indispensabile) del Mantova musica festival. So che della sua famiglia comunista mantovana, dei suoi genitori gentili e tutti dun pezzo, porta innato il senso dellessere di sinistra, che coltiva in ognuna delle varianti riformiste. Che perci rimasto amico dei vecchi compagni finiti in Cl come ai bordi di Forza Italia, ma soprattutto rimasto legato a chi nei Ds rappresenta la voglia di riformismo, che lui intende in modo pragmatico e originale. So anche che quando gli ambienti del riformismo meneghino (in odor di Tangentopoli) lo mandarono -attraverso il suo giornale- a fare un pezzo contro di me (sui giovani redattori di Societ civile che reclamavano da me un comitato di redazione), mi stette a sentire con gli occhi azzurri fissi sulle mie parole. Poi si convinse che quel pezzo sarebbe stata una porcata e, senza dirmi nulla, decise di non farlo. Insomma, uno con la spina dorsale. Che venuta fuori anche stasera. Tra parole tristi e orgogliose, un po di musica, gli applausi degli amici che hanno voluto esserci. Che Natale, ragazzi. Con un giornalismo ridotto in edicola a Giornale e Libero e che per qualche fisima incomprensibile si priva dei suoi pezzi pregiati sugli altri quotidiani. Dai, Fabio. Si mormora che tu abbia un cattivo carattere (e sottoscrivo). Ma a volte il cattivo carattere serve proprio per non acquietarsi davanti alle ingiustizie. Per ribellarsi. Per ricominciare una nuova vita a cinquanta anni e passa. Auguri, Cotechino! Nando dalla Chiesa W la Direttrice! Anche se condannata http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=482 Tornato in sede. Domani lantivigilia di Natale. E dopodomani la vigilia (quando si dice cartesiani). La settimana stata intensa. Oserei dire frenetica. E rimasta una coda di lavoro, che cercher di evadere con un blitz al ministero ai primi di gennaio. Una cosa mi preme per sottolineare: se vi diranno che sono andato a legittimare pubblicamente a Trapani una direttrice di conservatorio condannata per violenza privata sappiate che lho fatto in scienza e coscienza. Insomma: che lho fatto apposta; dopo averci ben pensato, ma proprio ben pensato. La direttrice stata lanima di un conservatorio di recente generazione (linguaggio da computer). Lha tirato su con passione, facendone unavanguardia della societ civile trapanese, che le sue vischiosit e le sue ambiguit ce le ha mica da ridere. Ha creato con i suoi docenti una scuola vera e propria (luned sera a Catania la sezione della musica dinsieme del festival dei conservatori lhanno vinta appunto quattro ragazzi di Trapani). Ha respinto ogni tentativo di fare di quel conservatorio prestigioso la foglia di fico per aprire le classiche succursali o gli istituti convenzionati caldeggiati da chiacchierati politici locali. Alla fine scattata la denuncia contro di lei: per violenza privata, per avere posto a un paio di studenti il problema della incompatibilit (salva autorizzazione) tra lessere parte dellorchestra dellistituto e lessere parte di altre orchestre. Lei fra laltro sostiene -e le credo- di non avere neanche posto la questione in questi (legittimi) termini e di avere solo chiesto ai due se fosse vero che intendevano suonare in altre orchestre, perch di questo le era giunta voce. Non la faccio lunga. E stata denunciata da un grappolo di non-allievi e condannata a venti giorni (senza menzione ecc.). Da qui la richiesta di cacciarla giunta da parte di qualche ambiente sindacale e politico. No. Io sono di quelli che pensano che le condanne giudiziarie debbano essere considerate -eccome- quando si valutano i curriculum. Ma penso anche che se sono proprio i buoni curriculum (Arbore direbbe i curricula) a scatenare le iniziative giudiziarie a mo di ritorsione per non essere stati al gioco, bisogna saperlo intuire e capire. Dico la verit: che se avessi visto tutto questo in un film avrei pensato a un complotto. Lo so, lo so. Qualcuno invocher la coerenza estrema, le sentenze non si discutono ecc. Ma io ho il dovere, pi che della coerenza formale, di difendere le persone per bene. Dunque non ho voluto aggiungere ingiustizia a ingiustizia (gi, sto qui criticando la sentenza, anche se la rispetto). E ho fatto bene. La notte di marted al concerto in cattedrale -il requiem di Mozart, eseguito benissimo!- cera il pienone. Una scena inedita, il segno di una citt meno indifferente. Un sacco di giovani, molte autorit cittadine, che hanno ben capito che cosa accaduto. Gli insegnanti e gli studenti, tutti solidali con la direttrice. E ho incontrato anche un docente raro, uno che venne a suonare al battistero di Mantova alla prima edizione eroica del Mantova musica festival. Che insegna anche a Ginevra e che del conservatorio di Trapani mi ha parlato benissimo. E che, senza saperlo, mi ha definitivamente convinto di essermi preso una giusta responsabilit. Nando dalla Chiesa Viaggi prenatalizi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=480 18 dicembre. Sono felice due volte. Perch arriva il Natale, con il suo regalo pi grande: quello di potere stare un paio di giorni (e magari perfino uno in pi) con i propri figli. Parlando con loro, naturalmente evitando di essere io a tirare in ballo i temi seri. Bisogna partire sempre leggeri, tanto poi ci pensano loro. E stupendo guardarli, anche senza che se ne accorgano, e rielaborare nella mente le loro fattezze, i loro atteggiamenti: come sono evoluti, come si sono impressi nella mia memoria in epoche differenti. Ridendo, perch sono simpaticissimi tutti e due. Sono momenti rari, i punti di partenza ideali per ridare sempre un senso a quel che si fatto (se e quando ce lha), per cercare, ma s crepi il dialetto, qualche chiave nascosta dellesistenza. E poi sono felice perch fra tre giorni c, come si dice, il giorno pi corto dellanno, quello con meno luce. Poi le giornate iniziano ad allungare. Un po di luce in pi (bella come a Roma, livida come a Milano) ogni giorno, e parte la morbida tirata verso la primavera. Verso il 25 gennaio ce lo diremo tutti: guarda, le giornate si stanno allungando.Intanto vado a godermi il sole di Sicilia girando velocemente per un po di conservatori (la o larga, mi raccomando) da sostenere. Oddio, ieri a Catania pioveva e hanno pure sospeso la partita al Cibali, ora ribattezzato Massimino in omaggio allex presidente della squadra, quello che quando lallenatore gli disse che per vincere mancava lamalgama chiese perch non glielavesse messo nella lista dei giocatori da comprare. Vado a Catania, dicevo, perch stasera c la nuova puntata del festival dei conservatori, che si terr al teatro Massimo per la sezione della musica dinsieme. Ma soprattutto ci vado per lanciare il progetto di Catania ponte artistico-musicale verso il Mediterraneo orientale, a cui abbiamo iniziato a lavorare. Speriamo di non metterci troppo a vedere le prime realizzazioni.Prima per c il convegno in regione Lombardia sul diritto allo studio. Solo per questo lascio il post un po frettolosamente. Credo che per due giorni mi sar difficile metter mano al Blog. Buoni preparativi a tutti. E ricordate: per Natale non regalate n seni nuovi n gorgonzola lubriconi (vedi post precedenti, non sono impazzito). A mercoled.P.S. Mi ha appena fatto gli auguri quel galantuomo di Elvio Fassone. Fosse ancora in commissione Giustizia...Ma perch non gli fanno fare da implacabile e ferratissimo consulente giuridico in qualche ministero? Nando dalla Chiesa Gorgonzola erotico. Ovvero: ci mancava il gorgonzola http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=479 Oggesummaria!, avrebbero esclamato le donne del rosario di una volta. Anche il gorgonzola ci si messo. Pure lottimo, sublime, delizioso gorgonzola ha deciso di dare il suo contributo alla causa. Non la causa (felice) della gastronomia italiana, che in questo caso si potrebbe perfino dire padana. Ma la causa (stucchevole) del cattivo gusto pubblicitario. Una bella donna giovane -ci avreste mai creduto?- con le poppe di fuori. E che porta aderente alle poppe una plastica forma di gorgonzola. Per lanciare il messaggio subliminale: Quant buono il gorgonzola con le pere!. Ah, che genialit. Ah, che originalit. In caserma, dove sono nato, non sarebbero riusciti a pensare e dire niente di meglio; specie nelle stalle degli anni cinquanta, nelle quali mi aggiravo bambino tra carabinieri intenti a scambiarsi i calendari profumati delle donnine nude venduti di soppiatto dal barbiere. Diciamoci una cosa, cari amici blogghisti: questi qui viaggiano a livelli rasoterra e li chiamano pure creativi! Non solo, ma si ciucciano un sacco di soldi, che poi vengono scaricati sul povero consumatore. Creativi che -senza alcuna fantasia e immaginazione- pigliano a piene mani dalla volgarit che scorre per le strade e ne tirano fuori un messaggio pubblicitario. Chi, come me, pensa che in fondo la pubblicit sia qualcosa di assai simile a unarte moderna, deve purtroppo ricredersi. E concludere che in ogni caso unarte di bocca assai buona. Lubricona ma anche tontolona. Gi, perch poi arriva la fase 2 del nostro ragionamento. Scusate, ma quale donna per ammaliare un uomo gli mostrerebbe le sue nudit cospargendole dellodore del gorgonzola? Ma vi rendete conto della terrificante demenza che scorre nelle vene di questo mondo prenatalizio? Vi immaginate lei che va dallo psicologo e gli dice dottore, mio marito non fa pi lamore con me, avr qualcosa che non va? e lo psicologo che le d il consiglio fatale: si metta addosso un po di gorgonzola, possibilmente sopra il seno?Fessi che non siete altro. Tenetevi le pere. E soprattutto il gorgonzola. Che tutto unaltra cosa. Lui e la seduzione. Nando dalla Chiesa Quando Liggio si present alla festa dell'Unit http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=478 Cooperativa familiare Lavoro e Libert. Dal nome sembrerebbe roba daltri tempi. E in parte lo . Ma solo in parte. Perch anche luogo di grande modernit civile. Un bel pianoterra con allegre tavolate e ottimo cibo, per dare sollievo e intrattenimento a chi di soldi non ne ha molti. E un enorme soppalco per fare dibattiti e cineforum. Dove si mescolano i giovani e gli anziani. Tutto questo a Trezzano sul Naviglio, appena fuori Milano. Ci sono stato ieri sera e ho scoperto qualcosa che periodicamente si dimentica che possa esistere. La socialit conviviale e curiosa e appassionata dei problemi del mondo: con un suo luogo, delle sue mura, delle sue relazioni sociali stabili ma aperte al nuovo. Loccasione stata promossa dalla Sinistra giovanile. Che per me (forse ingiustamente) ha preso soprattutto due visi. Quello di Fabio, animatore effervescente della serata e giovane studioso dei fenomeni della criminalit. E quello di Laura, giovanissima, la pi delicata e indifesa protagonista dei movimenti antimafia che abbia mai conosciuto, a dimostrazione che non il carattere a dare la spinta per battersi ma i valori in cui si crede.Quella di ieri era la serata conclusiva di un ciclo di cinque incontri. Mi ha colpito che fossero presenti (non succede quasi mai) il sindaco di Trezzano (donna) e il suo predecessore; e poi anche il sindaco di Buccinasco e poi pure lex sindaco di Rozzano (donna pure lei) e altri assessori. Insomma che la comunit fosse ben rappresentata, e con forti motivazioni. Mi ha colpito la mescolanza delle generazioni, il bisogno di nettezza, la dedizione degli organizzatori, la competenza di alcuni adulti (Corrado, Patrizia, ricordo) messi in fondo in silenzio ma visibilmente protagonisti nel dare suggerimenti ai pi giovani. Poi mi ha colpito la testimonianza di un anziano ex assessore. Ha raccontato di quando, negli anni settanta, arrivarono al confino grappoli di mafiosi. E loro, i militanti del Pci, non sapevano come affrontarli, perch la presenza dei boss, con le loro ville bunker e le loro riunioni nei bar e i sequestri di persona, impressero un cambiamento da brivido alla vita cittadina. Noi avevamo la quinta elementare, ha detto, mica cerano tra noi gli avvocati e gli architetti come adesso. Si ritrovarono Liggio e i suoi alla festa dellUnit, che consumavano e non volevano pagare, per imporre la superiorit del loro potere. Intervennero a mediare dei compagni siciliani. Alcuni dei quali fecero poi sapere che i clan erano disposti ad aiutare il Pci al governo del paese nella sua campagna elettorale per le amministrative. Quando questa proposta venne portata in sezione ci furono dei militanti, uno soprattutto (peccato, non ricordo il nome), che insorsero e posero il veto pi assoluto a fare anche solo finta di ricevere quellappoggio. Il giorno dopo il paese era tappezzato di manifesti della Dc. Anche questa storia. Come pure quella del primo arresto di un assessore compagno: era rimasto invischiato nelle vicende di corruzione nate sulla scia di quella presenza impastata di droga e di sequestri. Poi Trezzano ha reagito. Non sempre con lo stesso vigore, dipeso dalle amministrazioni. Quella di oggi meritava una presenza. Nando dalla Chiesa Mantova Musica Festival 2007 http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=240 E' on line il bando Anna Maria Il seno di Natale. E piazza Fontana... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=477 Leggete e stupite. Questa lho vista sulla metropolitana di Milano. Messaggio pubblicitario: Per Natale regalati un seno Aggiunta tranquillizzante: Senza silicone. Poi lesclusiva Solo con Erdic. E la rassicurazione suprema: Soddisfatte o rimborsate. A fianco limmagine natalizia: un bel seno prosperoso, che deborda da un reggiseno striminzito, color rosso, non si sa se in omaggio a Babbo Natale o ai colori intimi del Capodanno. Francamente questidea che per Natale ci si possa regalare un seno suggestiva assai. Che ti regalano i tuoi? Che cosa ti aspetti da tuo marito? O dal tuo ragazzo? Macch cd o libri. E macch un anellino. O un golf, o quel giaccone che gli faccio la corte da due mesi. E nemmeno un viaggio. Un seno ci vuole. Un bel seno nuovo. Amore lo vuoi un seno per Natale? Ma perch, faccio cos schifo? No, dicevo cos per dire. Pensiamoci. E tutto un mondo nuovo che si affaccia alla nostra mente. O meglio: tutto un mondo nuovo che si gi affacciato alla nostra mente. Perch a Natale in fondo si d il massimo: della bont (certo, nelle intenzioni), della memoria, della spiritualit, della profezia, della fantasia, della generosit; ma anche della inutilit, della vuota frenesia, del consumismo imitativo, della banalit. Cos, dato il nostro ordine di valori e di ambizioni, il Natale diventa molto naturalmente lamplificatore, il trionfo della societ delle veline e dei briatores. Per questo sono dieci volte contento di essere andato ieri sera a Santa Maria Maggiore a sentire il concerto di Natale suonato dallorchestra del conservatorio di Santa Cecilia. E stato un tuffo in qualcosa di completamente altro. Tra musicisti e coro erano in cinquecento. Cinquecento per un concerto di Natale! Bellissimo. In quelle stesse ore - e lidea mi sembrata stupenda - mio figlio finiva di prendere appunti sul suo taccuino. Perch era pur sempre il 12 dicembre. E, lui che nel 69 non cera, ma la strage se l studiata sui libri, ha voluto fare una prova: andare in piazza Fontana quando era ancora scuro e annotare tutto. Dal primo tram, alle prime corone, ai parenti, ai curiosi, alle cerimonie, alla manifestazione, allo svuotamento. Per vedere com oggi il 12 dicembre a Milano. In piazza Fontana. Nando dalla Chiesa Giudici di Cassazione. Il futuro dietro l'angolo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=475 Dopo il risveglio andr a Como e poi a Lecco. Visite alle sedi universitarie. Ascolto attento (ci provo) di universit e imprese. Dibattito serale sul partito democratico, a cui bisogna somministrare dosi consistenti di vitamine. Quindi vagone letto per Roma, se no con laereo di marted rischio di arrivare tardi. Intanto mi rigira come un ossessione nella mente questo nome: Arturo Cortese. S, Arturo Cortese. Non lultimo acquisto dellInter, e neanche un filosofo della complessit. E invece il relatore della sentenza Previti-Sme in Cassazione e fa bene Giuseppe DAvanzo a ricordarcelo su Repubblica di oggi. Arturo Cortese. Cerco di fissarmelo in mente perch ha gi deciso in modo assai originale a favore di B. a proposito di una imputazione di corruzione della Guardia di Finanza. Due volte ha schierato la giustizia da quella parte in modo un po strambo (opinione personale, certo, ma condivisa da molti). Ho maturato nel tempo un certo fiuto. E vorrei ricordare questo nome quando ci saranno forniti gli organigrammi futuri della Corte o quando tra un po di anni avremo notizie sui destini realizzati degli attuali giudici della Corte. Per riconoscere il nome con fare giulivo e puntare lindice su una riga di un foglio di carta dicendo con gioia: eccolo, lui, proprio lui, guarda chi si rivede! Ah, come girano le sorti del mondoIntanto ho parlato con un altro giudice di Cassazione, Giuliano Turone. Un magistrato a cui dobbiamo tanto. Linchiesta sulla P2 con Gherardo Colombo, anzitutto. E la teoria del terzo livello dei delitti mafiosi, scritta con Falcone. Mi sembra di avere capito che Turone se ne andr dalla magistratura, che ha scelto di dedicarsi allinsegnamento universitario. In Cassazione in un anno ha scritto seicento sentenze quando nei paesi civili un giudice della Corte Suprema ne scrive al massimo quaranta. Seicento sentenze su piccole cose, perch da noi tutto arriva in Cassazione. Una piccola causa, un ricorso di un detenuto. Perch c un esercito di avvocati che tiene in ostaggio i tempi della giustizia e non vuole abbreviarli se no il lavoro si ridurrebbe e i mediocri finirebbero fuori mercato. Ho provato un certo senso di malinconica sconfitta perch un Giuliano Turone fuori dalla magistratura non riesco a immaginarlo (e spero che ci ripensi, cos come spero di avere sbagliato a capire). Ma ho specialmente provato rabbia per questo conflitto dinteressi che non viene quasi mai denunciato. Perch poi nelle commissioni Giustizia a fare le leggi ci sono soprattutto loro, gli avvocati. E il lavoro non se lo tolgono davvero. Anche se la giustizia va a remengo. Amici miei, la verit che il signor B. non per nulla solo. Nando dalla Chiesa Tassisti romani. Precedenti penali http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=474 Ecco che cosa la sicurezza. A parte il terrorismo politico e religioso. A parte la mafia e la camorra. E un autonoleggiatore che viene spedito in coma da un tassista con un pugno che gli fracassa le ossa della faccia, e il rumore delle ossa lo sentono anche quelli che capitano nei paraggi. Successo a Roma. Ora i tassisti potranno avere tutte le ragioni contro gli autonoleggiatori, specie contro quelli che gli tolgono il lavoro andando a cercare i clienti l dove li cercano anche loro. Ma in questo caso proprio lautonoleggiatore era stato chiamato dallalbergo dove piombato come un energumeno il tassista in questione, avido di imbarcare clienti contro la loro volont. E in ogni caso nellepisodio ci sono due particolari che lasciano praticamente sgomenti. Il primo che il tassista dal pugno omicida era gi stato denunciato dodici volte negli ultimi undici anni per violenze e pestaggi. Ripeto: dodici volte. Domanda: ma che ci vuole in Italia per mandare uno in carcere, o almeno ai lavori socialmente utili (ma lavori veri, mica a non far niente)? Vien voglia di segnarsi su un taccuino tutti questi casi di cronaca pazzeschi; e poi chiedere che cosa si stia facendo nel governo della giustizia per evitarne la ripetizione, per dare al diritto un barlume di razionalit e di credibilit, oltre che di utilit. Spero che lautonoleggiatore si salvi. Ma fossi suo parente chiederei il conto anche a chi ha lasciato laggressore bello impunito e titolare di pubblica licenza con tutti questi precedenti. Ecco, i precedenti. E appunto questo il secondo particolare. Si viene infatti a sapere che su poco pi di seimila tassisti romani ce ne sono oltre cinquecento con precedenti penali. Roba da non credere. Ma in quale categoria c una simile percentuale? E questi hanno pubbliche licenze? E magari sono stati loro a tenere in iscacco Roma ai tempi della Bersani, loro i protetti di Alemanno e soci, loro quelli della lotta dura contro le nuove licenze? Ma altro che bloccare le nuove licenze! Io mi preoccuperei semmai di toglierle ai violenti. Le licenze pubbliche non sono un diritto. Semmai c il diritto dei cittadini di sapere che salendo su un taxi non finiscono in balia di caporioni pronti a menare le mani con il primo che passa (e il tassametro che gira). Forza Veltroni! Nando dalla Chiesa Fuori gli artisti! http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=473 Ultimi due giorni per ImmaginaArte, la fiera mercato dellarte promossa a Reggio Emilia. Ci sono andato ieri pomeriggio per un convegno sulle Accademie di belle arti (in mattinata dibattito a Guastalla, chiuso da luccio e polenta su barcone del Po). A parte la strepitosa bellezza della rassegna, consiglio a chi pu andarci di passare a dare unocchiata ai padiglioni delle tre accademie ospiti: quella di Bologna, quella di Roma e quella di Carrara. Be, l che si pu misurare la creativit, lispirazione, direi la genialit di tanti allievi. In ogni creazione c una biografia, una fantasia infantile o adolescenziale che si sublima, un ambiente di origine con le sue tinte; e insieme la scoperta del nuovo, la nuova citt, il nuovo maestro (vicino o lontano). Satira travolgente, irriverente, e volti drammatici (due dipinti stupendi di una studentessa rumena), invenzioni purissime in ambiti gi sperimentati e avventure espressive vere e proprie. Mi vado convincendo che ogni accademia debba allestire al suo interno (o in qualche luogo cittadino) un suo spazio permanente, una esposizione del meglio dei suoi allievi. Sia per comunicare a tutti lesistenza di una comunit artistica, farla uscire dai suoi muri; sia per favorire le prospettive di lavoro degli studenti, visto che spesso le loro idee sfonderebbero nella pubblicit, nellarredamento, nella grafica, nella satira, nel cinema, nellorganizzazione di eventi culturali. La buona notizia che laccademia di Bologna (dove c per esempio una rassegna italo-francese di vignette satiriche che pochi conoscono) si sta attrezzando proprio per realizzare uno spazio del genere, in grado di ospitare linfinita produzione dei suoi allievi.A proposito: se andate ai padiglioni, ricordate che ad allestirli sono stati i ragazzi, giocando e consultandosi tra loro, senza troppi aiuti istituzionali. In ogni caso, fatta eccezione per Bologna, nel giorno di festa cerano solo loro. Nando dalla Chiesa Donne che pensano alle donne http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=472 Ieri abbiamo fatto la presentazione delle Ribelli al ministero della (Pubblica) Istruzione. Devo dire che, senza sottovalutare altri particolari importanti, la cosa che pi mi ha impressionato stato il colpo docchio sul pubblico. Circa i quattro quinti era composto da donne, la parte alla mia sinistra interamente da donne (tranne Willer Bordon). Si dir che normale. In fondo il libro parla di donne e il ministero della scuola quasi per definizione femminile, vista la composizione del corpo insegnante. Eppure io ho colto qualcosa di pi, di pi profondo, in quel pubblico cos inusuale. Posso sbagliarmi, ma ho percepito il senso di una consapevolezza storica, quasi una voglia di provare a riflettersi nella vicenda collettiva (ma quanto individuale!) di chi ha dovuto lottare di pi e nei contesti pi duri e ostili per affermare i propri diritti pi sacri. Quasi una voglia di rivedere attraverso i segni di quella vicenda il proprio percorso di liberazione. Di ristudiarsi in una prospettiva pi grande, pi tragica, anche per misurare la strada percorsa, per dire a se stesse che il cammino stato tanto, che non stato inutile; anche se ogni tanto vien da pensarlo, vedendo -nellepoca della parit- quella ritualit di tette e sederi traboccanti in tiv come promessa subliminale (e a volte concreta) di merce per maschi.Ho colto questo desiderio carsico anche nelle parole di Barbara Pollastrini, di Chiara Acciarini e di Mariangela Bastico, la viceministro dellIstruzione, che man mano si interrogavano su quelle storie che non conoscevano o di cui avevano ricevuto solo echi lontani, e che cercavano visibilmente di riportare davanti a loro, di avvicinare meglio. Ovviamente si parlato molto della funzione civile della scuola, in cui molte delle protagoniste delle Ribelli hanno cercato di dare un senso pi compiuto alla propria domanda di giustizia, incontrando senza sosta le nuovissime generazioni. Ma su questo e sui meriti degli insegnanti ho gi detto tante volte su questo Blog. Cambierei solo le parole o addirittura la loro combinazione. Per questa volta evito. Nando dalla Chiesa Operaie. Analfabeti. E vai avanti tu... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=471 Ed eccomi qui ancora una volta a scusarmi per il lungo silenzio. Dice: ma come fai a tenere sempre aggiornato il tuo Blog? Appunto, non ce la faccio. Bastano due giornate filate di quelle giuste e mi ritrovo nella veste del lumacone. Cose notevoli di questi giorni? Procediamo.Cosa notevole numero 1. Serata di luned 4 a Telelombardia. Non notevole per il dibattito (dallaltra parte Cicchitto, Buttiglione e Santanch). Anzi ho scoperto che a questi dibattiti si va a farsi vedere, mica per dire delle cose. Tra pubblicit, servizi filmati e sondaggi e interruzioni lalgoritmo televisivo ti d cinque minuti di parola su due ore e passa di trasmissione. Ma c linquadratura. E la gente ti vede l. In televisione. Dunque ci sei, dunque esisti. Puoi pensare ad altro, non fare alcuna fatica mentale: il risultato lo stesso. Il giorno dopo per strada chi ha fatto lo zapping e non ha sentito nulla ti dice: Lho vista in televisione. Sono soddisfazioni. Ma luned sera stato diverso. David Parenzo, il conduttore, ha lottima abitudine di invitare in trasmissione i dipendenti delle aziende in crisi per farli parlare, per fargli illustrare le loro ragioni. E stavolta cerano le operaie della Itman, gruppo tessile dichiarato fallito dal giudice dopo essere stato spremuto da una finanza senza troppi scrupoli. Vedere quelle operaie mi ha schiacciato contro i doveri primi della politica: la vita vera dei pi deboli. Settecentocinquanta euro al mese, prendevano, quelle operaie. E di quei settecentocinquanta euro avevano una nostalgia dannata. Vedete un po, molti pensavano (e io tra quelli) che il salario iniziale dei tranvieri, i fatidici ottocento euro, fosse il minimo delle retribuzioni regolari. No, se sei nel tessile e sei donna prendi anche di meno. Non la faccio lunga. Non dir di altre riflessioni n di quello che si pu fare per loro, ora che il fallimento stato dichiarato (si pu agire sulla cassa integrazione, al massimo; vedremo). Volevo solo comunicare che a Milano i famosi operai corporativi sono costretti a campare anche con queste cifre. Cosa notevole numero 2. Mezzogiorno di luned. Dopo un seminario sul diritto allo studio nelluniversit di Bologna, stato firmato un accordo di cooperazione tra quelluniversit e Libera, per un impegno comune contro le mafie. Bravo il rettore ma gran parte del merito stata di Stefania Pellegrini, docente di sociologia del diritto, di cui ho gi parlato su questo Blog. Della serie: si pu guadagnare uguale ma lavorare il doppio se ci si crede, quando si ha in mano, anche per un millesimo, il destino di una pubblica funzione. Don Ciotti (voto 30 e lode) ha ripetuto il suo invito a essere analfabeti, per dire che non bisogna mai credere di sapere tutto o che altri sappiano tutto, specie sulla mafia. Condivido. Anche se temo assai che di questi tempi linvito a essere analfabeti possa produrre qualche effetto indesiderato.Cosa notevole numero 3. Si scaldato il dibattito sulle tessere false della Margherita. Dopo essere stato invitato a difendere lintegrit morale del partito milanese, vedo che sempre di moda dire vai avanti tu che mi vien da ridere. Vabbe, quando si hanno delle responsabilit giusto comunque prendersele fino in fondo. Per, per Sono stato rimproverato per quel termine, laida, giocato in alternativa a laica. Daccordo, ma a furia di sentirsi dire che larea laica, che larea laica e che larea laica, alla fine la battuta viene. Essere laici (o cattolici, beninteso) non un salvacondotto per nessuno. Nando dalla Chiesa Tessere. L'area laida della Margherita http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=470 Che bella cosa che la Margherita! A me sempre piaciuta lidea della contaminazione tra culture diverse. Qui larea cattolica, qui larea laica. Purtroppo c anche larea laida. Piccola ma efficace. Che a volte si traveste da area cattolica, altre volte da area laica. Non fa gran differenza. Limportante per lei fare politica nellunico modo in cui capace di farla. Manovre da basso impero e, soprattutto, tessere false. Con i nomi tirati gi da qualche bellelenco (magari quello delle primarie); e con tanti inconsapevoli che vengono arruolati loro malgrado, compresi (ecco i famosi coperchi che il diavolo non sa fare) un po di dirigenti di Rifondazione. Per questo, daccordo con un po di amici di partito, ho deciso di fare una cosa che non mai stata fatta e che sento il dovere di anticipare ai miei blogghisti: portare in tribunale i responsabili delle tessere false della Margherita di Milano. Non tanto per laspetto penale, anche se credo giusto che coloro a cui stata falsificata una dichiarazione o a cui addirittura sono stati sottratti con raggiro i documenti didentit abbiano il diritto di fare tutte le denunce del caso. Mi rivolger al tribunale soprattutto per laspetto civile. Nel senso che i responsabili, una volta identificati, dovranno risarcire il partito per il danno che hanno inflitto alla sua immagine. Trovo intollerabile che delle persone per bene, di cui si possono o no condividere le idee, ma persone per bene, si vedano risucchiate collettivamente in una vicenda indecorosa e maleodorante. Come coordinatore del partito sento il dovere di tutelare la loro onorabilit.Giustizialismo? No. I danni civili sono danni civili, e vanno oltre quelli politici (lo sappiamo, no?, che alcuni signori pi sono malfamati e pi voti prendono). A Milano abbiamo messo tutti gli argini politici al malcostume. E gli argini sono stati aggirati. Dopodich (per la famosa serie delle facce come) chi li ha aggirati usa pure la stampa per accusare le persone per bene delle cose che ha fatto lui. Dov pi il confronto politico? Appuri la magistratura. E intervenga. E dica chi stato, se necessario facendo fare anche le perizie calligrafiche. La politica, per me, sta su un altro pianeta. E certo non mi rassegner mai allidea che avesse ragione Rino Formica, ministro socialista dellera craxiana, quando us un immagine passata alla storia (la politica sangue e merda). O sono troppo ottimista? Nando dalla Chiesa Chi risponde a Bassolino? http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=469 A proposito della Commissione Antimafia. Mi sono dimenticato di trasmettervi una riflessione che mi ha fatto Antonio Bassolino (il celebre uomo del kgb legato alla camorra) quando ci siamo visti a Napoli marted scorso per lapertura dellanno accademico, a cui Mussi e io siamo andati per testimoniare la vicinanza alla citt in questo momento. Ma come si fa, mi ha chiesto sgomento Bassolino (che questo maledetto computer continua a correggermi in Sassolino), come si fa a promettere impegni speciali per Napoli contro la camorra, a dire che bisogna progettare grandi piani di rinascita civile, che bisogna educare sin da piccoli nei quartieri al rispetto per la legalit, che occorre che le istituzioni sappiano dare lesempio, e poi nel bel mezzo di queste promesse e di questi messaggi far vedere platealmente ai napoletani che nella commissione che dovrebbe recidere ogni rapporto tra politica e illegalit vengono messi a sedere due pregiudicati che hanno fatto la storia di Napoli? Come si fa a essere cos schizofrenici? Come si fa a marcare una distanza tanto abissale tra le parole e i fatti? Gi. Come si fa? Giro la domanda a chi continua a sostenere che non si potesse fare altrimenti. Nando dalla Chiesa Simone Veil. Il bello del francese http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=468 Accidenti, devo imparare il francese. Alle medie mi mandarono nella sezione di spagnolo, perch era la sezione pi severa del Parini di Milano. Fu unesperienza bellissima. Lo spagnolo dolce e musicale e si accompagna a una letteratura semplicemente immensa, specie quella latino-americana. Al ginnasio poi a fare spagnolo eravamo in quattro o cinque e ci aiut a saldare, in quellaula speciale, una pi intensa frequentazione adolescenziale tra i rari allievi oltre che a fare sbocciare il tradizionale primo amore verso una compagna di classe. Alluniversit ho fatto spagnolo e inglese. Nel frattempo il francese perdeva di importanza, per cui non ho mai avuto grandi stimoli a impararlo. Ma oggi (lo so, ce ne ho messo) capisco che non posso andare pi avanti cos. Me lero gi detto durante lultimo viaggio a Parigi per il trattato sullenergia.Oggi me lo dico dieci volte di pi. Che successo? E successo che stamattina sono andato alluniversit di Cassino per intervenire alla cerimonia di conferimento della laurea ad honorem a Simone Veil. Una scelta che fa onore a tutto il nostro sistema universitario; e che contrasta con la tendenza (a cui vogliamo mettere un freno) di rilasciare lauree ad honorem come noccioline, elargendole a personaggi che hanno o il merito della notoriet (che per un giorno viene trasferita anche sul rettore di turno) o quello di avere finanziato luniversit medesima. Simone Veil una delle pi grandi donne dellEuropa del dopoguerra. Testimone pacata e profondissima degli orrori di Auschwitz. Giurista e magistrato. Espressione della grande costruzione europea, presidente del primo parlamento europeo eletto a suffragio popolare. Esponente del movimento di liberazione della donna, autrice della legge francese sullinterruzione volontaria della gravidanza. E tante altre cose. Ammiro questa donna da anni. Be, ho chiuso la cerimonia spiegando perch. E credo di averlo saputo fare. Ma poi, di fronte al suo viso radioso e che le assegna assai meno dei suoi quasi ottantanni, sono rimasto come un baccal. Avrei voluto parlare con lei, ascoltare qualche sua riflessione (non dico le memorie), e invece ho detto qualche piccola frase, passata per la traduzione di un garbato signore che le stava accanto. E basta. Sicch, dopo che ci siamo concessi reciproci sorrisi, ho preferito allontanarmi malinconicamente. Ma si pu buttar via unoccasione del genere? Assurdo, semplicemente assurdo. Le lingue, le lingue. Riflessioni a gogo e scontate (ma vere!) sulle trecento parole di don Milani, sugli stranieri in Italia, e il fiero proposito che ora si cambia. Chi ha da consigliare metodi o manuali felicemente sperimentati (visto che non posso andarmene un mese a Parigi per la classica immersione full time), sia gentile, consigli. Nando dalla Chiesa Moderna storiella di giudici (tanti) e imputato (uno) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=467 Moderna storiella sulla giustizia uguale per tutti. Cera una volta un signore (un idraulico?, un pompiere?, un impiegato del catasto?, un avvocato?) che aveva spesso a che fare con la legge. Aveva infatti una certa naturale propensione a commettere dei reati. E a volte le combinava grosse assai. Tangenti da capogiro, intimidazioni, provvigioni pantagrueliche ottenute in modo un po avventuroso e truffaldino. Sicch incominci a esservi chi si rivolgeva alla giustizia per fermarne la ribalderia, ritenendo che in uno Stato di diritto fosse giusto che simili esuberanti cittadini dovessero essere ricondotti al principio di legalit. Egli per non se ne diede per inteso. E quando faticosamente la giustizia, attraverso tutte le sue complicate procedure, fece il proprio corso, egli pens di coronare la sua intraprendente attivit pagando il giudice perch emettesse la sentenza per lui pi favorevole. Insomma: si trovarono faccia a faccia una grande fatica giudiziaria e il fruscio di una folta mazzetta. Vinse la mazzetta. Ed egli ottenne quanto voleva. Solo che un giudice pi onesto si accorse dopo qualche anno che la sentenza era stata comperata. Allora avvi, con incomprensibile moralismo, un processo perch davvero la legge fosse uguale per tutti. E nessuno potesse mettersi al di sopra di essa grazie alla forza dei propri soldi. E in effetti: che c di pi grave, si chiedeva quel giudice, del corrompere un giudice per avere le sentenze per s pi gradite? Anchegli fece dunque il processo. Ma il signore che veniva processato perch aveva pagato un giudice si salv da questo processo pagando nuovamente il giudice. Allora vi fu un nuovo giudice che indag sul secondo pagamento. Anche lui moralisticamente convinto che eccetera eccetera. Anche lui port quel signore a un passo dalla condanna. Accusandolo di avere pagato il giudice che doveva decidere sul fatto che avesse pagato un altro giudice. Ma il signore non si scompose. Tir fuori unaltra mazzetta e pag pure il nuovo giudice. E ancora una volta ottenne la sentenza che voleva. Allora un altro giudice pi onesto pens che egli dovesse essere processato per avere pagato il giudice che doveva emettere sentenza sul fatto che egli avesse pagato un giudice per evitare la condanna per avere pagato un giudice. Cos and avanti fino a che 1) il signore esuberante ebbe esaurito il suo patrimonio; oppure 2) il signore esuberante pass a miglior vita; oppure ancora 3) nessun giudice fu pi corruttibile. Indicare la risposta pi probabile. Nando dalla Chiesa L'Insegnante Ignoto. E Saveria http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=466 Per la serie cose belle dal mondo, ossia dallItalia che non solo pedofili e ammazzamenti e corruzione. Oggi ne ho viste due. La prima lho osservata e assaporata con ammirazione a Torino, intervenendo alla settima edizione di Sottodiciotto. Si tratta di un filmfestival in programma dal 24 novembre a domani (oggi, insomma). Promosso da tutti gli enti locali, dalla Fiera internazionale del libro e da Aiace, lAssociazione italiana degli amici del cinema dessai, nata a Torino nel 1962. A Sottodiciotto partecipano studenti di tutta Italia con i loro video. Giurano gli organizzatori che gli studenti meridionali siano da anni pi vivaci, pi battaglieri, pi creativi e anche -diciamo cos- pi carichi di rabbia positiva rispetto ai loro coetanei settentrionali. Contesti di vita pi urgenti e stimolanti (leggi drammatici)? Meno soldi a disposizione, meno saziet? Pi voglia di lottare? La forza carismatica degli insegnanti di trincea? Ognuno dia la sua risposta. Fatto sta che siciliani, campani e pugliesi lasciano da anni il loro segno in questa manifestazione. Organizzata con grande sapienza, mescolando libri e film (specie i film tratti da libri), offrendo ai ragazzi generi espressivi diversi (percussionisti, danzatrici, testimonianze orali) per contenere al massimo le cadute di attenzione. Una manifestazione nella quale ancora una volta ho colto la mano amorevole e intelligente dei professori. Mi venuto cos di chiedermi (e non retoricamente) se ci sar mai qualcuno che far un monumento allInsegnante Ignoto, per ringraziarlo di quel che con milleduecento euro al mese ha dato al paese, vincendo strutture scalcinate e colleghi tiraacampare. E mi venuto anche (sempre con ammirazione) di chiedermi chi abbia pensato di organizzare, dentro questo festival, una mattinata che poneva agli studenti la domanda cruciale per ogni esistenza dotata di senso: quando e come si accende in ciascuno di noi la scintilla della passione civile.La seconda cosa bella lho vista a Milano nel pomeriggio. Stavolta, pi che con ammirazione, con felicit. Nella scuola di via Melzi dEril stata inaugurata la sede della nuova associazione Saveria Antiochia. Una saletta che far da centro di documentazione sulla mafia e sulla legalit. Vi si uniranno Libera e Omicron, lOsservatorio milanese sulla criminalit organizzata al nord, alla cui fondazione ho contribuito nove anni fa. Tanta gente, compresi don Ciotti, Giovanni Impastato (il fratello di Peppino) e Alessandro, il figlio di Saveria. La quale, per chi non lo sapesse, stata un po la nonna del movimento e di Libera dopo che Cosa Nostra le uccise il figlio Roberto, agente di scorta volontario del commissario Ninni Cassar. Era lagosto dell85. A lei, che ho amato moltissimo, ho dedicato una scena de Le Ribelli. Diciamo grazie a Jole Garuti, sua amica, che ne ha voluto ricordare il nome e che le dedicher, da qui in avanti, il suo preziosissimo lavoro. Chi avesse libri o materiale darchivio per questo nuovo centro di documentazione, sia generoso. Li metter in buonissime mani. Nando dalla Chiesa Edda, Deaglio e il voto di aprile http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=464 Edda Boletti. Chi non lha mai sentita nominare sappia che una delle pi tenaci, modeste e lucide protagoniste di cui disponga da tempo la societ civile italiana. Protagoniste vero, intendo. Ossia che fa e sta in prima fila nella realt pi che nelle dichiarazioni sui media. E stata tra le principali animatrici del Palavobis e di decine di altre occasioni di pubblica mobilitazione. Bene, Edda luned scorso ha riunito a Milano un po di persone a parlare della palude che rischia di risucchiare la politica di governo del centrosinistra; e di quel che bisogna fare perch il buon vento soffi nelle vele governative. Furio Colombo, Piero Ricca, Giancarlo Caselli, Marco Travaglio, me medesimo e un bravissimo rappresentante dei ragazzi di Locri. Edda, senza un rigo di appoggio dei giornali, ha fatto quel che nessun altro in questi tempi grigi e fiacchi e delusi ha saputo fare. Riempire la Camera del Lavoro di Milano, con tanta gente in piedi. Considerato che non si trattava di un partito o di un sindacato ma delle Girandole, stato un vero, grande successo.Per parte mia non mi aspettavo un consenso cos assennato allenunciazione di un principio non facile: che siccome esiste in democrazia (purtroppo e soprattutto per fortuna) la divisione dei poteri, io come rappresentante del governo ho il dovere di non parlare in assoluta libert come potrei da parlamentare: delle leggi, di scelte che riguardano lattivit di altri ministeri, di vicende giudiziarie. Ho il dovere di tacere in pubblico su pi cose che pure mi stanno a cuore: sia per non violare quella divisione dei poteri (violata alla grande da B., per capirsi) sia per non dare unimmagine brancaleonesca del governo. Ho piuttosto il dovere di fare bene ci che mi viene chiesto di fare. E tutti dovremmo comportarci cos per mettere alla fine il governo in grado di sommare alcune decine di buoni risultati ottenuti nei campi pi svariati in coerenza con un progetto generale.Pi problematico (capisco limpazienza) stato invece far capire unaltra cosa: che la questione degli eventuali brogli del voto di aprile va risolta attraverso procedure sulle quali non sono in grado di intervenire. Su quella vicenda ho comunque espresso la mia opinione, poi finita sul Blog di Beppe Grillo. Ora qualche blogghista mi chiede di dire la verit che so, e perch io non sia ancora andato dalla magistratura. Rispondo cos. Tutta la verit che so lho detta alla camera del Lavoro e ancora prima su questo Blog, subito (vedi il post del 14 novembre). Parola donore che di pi non so. E la mia proposta, che dovrebbe essere fatta propria o dalla Giunta per le elezioni del Parlamento (di cui non faccio parte) o dalla magistratura, chiara, lho lanciata quel luned sera e poi la sera dopo direttamente al tg di La7: si prendano gli scatoloni di alcune sezioni campione, si tirino fuori le schede, si verifichi se davvero le schede bianche sono tra l1,5 e il 2 per cento e se la percentuale assolutamente omogenea in tutte le regioni. Se questa tesi di Deaglio dovesse uscirne confermata, si ponga il problema (grande problema), politico e giudiziario. Se no, vorr dire che si trattato di un abbaglio. Mi sembra lunico modo per non sposare in modo ideologico una tesi o laltra (il dubbio appare anche nel post). Dopodich confermo che secondo me il fatto che Prodi e Fassino abbiano dichiarato la vittoria sulla base delle informazioni dirette che giungevano loro dalle ultime sezioni mancanti ci ha salvato da tentativi di colpi di mano.Perch non sono andato dalla magistratura, infine? Perch dalla magistratura si va a raccontare fatti. Importanti per avviare indagini o secondari per dare pi elementi per indagini gi in corso. Io lunico fatto che posso raccontare che la sera del voto i parlamentari del centrosinistra a una certa ora furono sollecitati ad andare nelle prefetture perch cera unaria non convincente che gravava sui risultati del voto. Ma questo fatto gi finito sui giornali pi volte. Il resto sono opinioni libere che credo di essermi formato con realismo, intuito e lasciando un varco aperto al dubbio. Ma i magistrati chiedono i fatti, e insistono perch a quelli ci si attenga. E solo sullinterpretazione dei fatti possono chiedere opinioni che aiutino a capire. Vi immaginate se su ogni delitto (in questo caso un delitto supposto) dovessimo presentarci ai palazzi di Giustizia per esprimere le nostre opinioni? In ogni caso io son qui. Se sar chiamato, dir quello che penso. E ribadir lunico fatto (gi pubblico) di cui sono stato testimone. Nando dalla Chiesa Rumeni sul filobus http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=463 Li ho visti salire ieri mattina (ora sono quasi le due di notte) sul filobus, linea 91, mentre andavo a discutere dellItalia Fabbrica di arte alla Nuova accademia di Belle arti di Milano. Sono saliti allaltezza del Boccone del povero, vicino alla Bocconi (lo so, la contiguit fisica dei due istituti con quei nomi uguali e contrari evoca mille pensieri). Sembravano rumeni, e lo erano. Uno dei due si accomodato su un sedile dopo essersi guardato in giro. Hanno iniziato a parlare nella loro lingua. Alla fermata successiva salita con fatica una signora anziana. Cercava di tirar su una borsa della spesa grande come la met di lei, e, come non bastasse, pure un carrello pieno di acquisti. Non ce la faceva, alcuni tram a Milano sono fatti per respingere anche chi ha il minimo handicap. Incredibilmente nessuno dei passeggeri vicini alla salita muoveva un dito. La porta si stava richiudendo sulla signora e allora uno dei due ha fatto uno scatto e ha tirato su la signora con i suoi borsoni ripieni. Poi ha lanciato uno sguardo allamico facendo il gesto con il mento di: alzati, falla sedere, vedi che anziana?. Laltro non se l fatto ripetere, anzi si stava gi alzando per i fatti suoi, e la signora s accomodata senza diffondersi troppo in ringraziamenti.Li ho guardati incantato. Chiss se erano clandestini. Se non avevano pagato il biglietto, come spesso accade. Avrebbe dovuto filmarli qualcuno e poi mostrarli a una festa leghista. Si sono accorti che li fissavo. Secondo me non hanno nemmeno immaginato perch. Mi hanno squadrato dalla testa ai piedi. Ero lunico con la cravatta su tutto il filobus. Devono aver pensato che potessi essere un poliziotto. Si sono allontanati. Sono scesi. Nando dalla Chiesa Cose buone dal mondo 2/ Angelo Del Boca e altro http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=461 Ieri sono stato a Omegna, citt del Cusio sul lago dOrta. Citt famosa per le macchinette da caff. Citt con forti radici resistenziali, e fior di leggende sulla sua classe operaia. Veniva assegnato un premio letterario: della Resistenza, appunto, vinto in passato anche da Sartre, da Fanon o da Panagulis. Io in realt ci sono andato per ricordare Marziano Guglielminetti, grande storico della letteratura italiana scomparso neanche tre mesi fa e che ha donato a Omegna la sua biblioteca. Che centro io con la letteratura italiana? Praticamente niente. Ma a chiedermi di andare a fare la commemorazione era stata Chiara Acciarini, moglie di Guglielminetti e oggi sottosegretaria alla Famiglia. E Chiara mia amica. Seria, sincera, amante della scuola, combattiva nella scorsa legislatura come poche, in quel Senato per la prima volta pi irriducibile della Camera. Celebre la sua imitazione della Moratti, lantologia dal vero che ne aveva realizzato per il nostro teatro civile.Mi sembrato giusto onorare una coppia di persone impegnate per decenni nella Torino della grande immigrazione e poi del terrorismo rosso (Guglielminetti fu anche assessore della giunta Novelli).Con loccasione ho visto per altre cose belle. Primo: ho conosciuto Angelo Del Boca, vincitore del premio con il suo Italiani, brava gente? edito da Laterza. Del Boca una persona solare. Ex partigiano, giornalista e poi studioso del nostro colonialismo, ha smentito nel suo libro il luogo comune di un popolo (il nostro) per temperamento buono anche con gli oppressi e i conquistati. Ha raccontato soavemente le atrocit commesse in Africa nel teatro pieno di studenti delle medie superiori, mentre una signora se lo guardava come uninnamorata dalla seconda fila (sua moglie, ho scoperto). Poi a tu per tu mi ha detto di avere subito lesproprio della rivista piacentina che aveva fondato sulla Resistenza, perch c sempre qualcuno che dice che si potrebbe fare meglio (infatti la rivista ha chiuso). E mi ha confessato il suo debole: di misurare le persone a partire dal loro rapporto con il denaro. Mi ha demolito qualche mito letterario raccontandomi senza rancori dellavidit di soldi che serpeggia anche l dove si coltivano le vette dellarte (non vi faccio nomi, non so se mi autorizzerebbe). Consiglio: invitate questo signore di 82 anni che gira ancora con generosit per lItalia.Seconda altra cosa bella. Il modo con cui gli studenti ascoltavano a teatro. Solo cinque o sei dormivano visibilmente, una decina chiacchieravano, tutti gli altri stavano attenti. Conosco le scuole e so quanto sia difficile allevare i ragazzi al piacere dellascolto. Quando poi mi hanno detto che cerano molti ragazzi dellistituto professionale mi sono addirittura stupito. Lo so che quando si entra in quelle scuole bisogna trasformarsi in domatori. L c la dispersione pi alta, il 40 per cento circa lascia entro il secondo anno. Grandi insegnanti dietro, non c dubbio. E forse la cultura della provincia piemontese. Quando poi ho saputo che il professionale in questione era il Carlo Alberto dalla Chiesa, che ci volete fare, un po mi sono commosso. E lho visitato. Meccanici, elettricisti, moda. Scuola allegra e piena di progetti, con disegni e bozzetti di moda ovunque. E una prof di Taranto che si dava da fare a mostrare il lavoro di ragazzi e ragazze, i suoi gioielli. Viva lItalia, lItalia tutta intera. Nando dalla Chiesa Cose buone dal mondo 1/ Societ Civile http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=460 Gioved sera abbiamo festeggiato il ventennale di Societ Civile, di un mensile che da dieci anni non c pi (c per il sito, gloriosamente aggiornato da Gianni Barbacetto). Abbiamo festeggiato come festeggiamo noi, che siamo fatti un po cos. Con pubblico dibattito (tanta gente), memorie, analisi delloggi rispetto a ieri. E un bicchiere di vino alla fine. Clima meraviglioso, che ha contagiato chi quellesperienza non lha vissuta o lha osservata dai margini. Sentire i giovani redattori di allora ricordare quel che hanno fatto, le inchieste difficili, proibitive (e alcune, abbiamo convenuto, perfino assurde), la fatica di apprendere, lamicizia formatasi in uno dei pi straordinari gruppi umani che abbia conosciuto, mi ha ridato ossigeno di fronte alle notizie in arrivo dallesterno (Bertinotti e Marini alla presentazione del libro di Vespa e loro invito a piantarla con questa storia di Pomicino e dellAntimafia, tutto regolare).Lamarcord una cosa, il sentirsi tutti vivi con gli stessi valori dentro unaltra. I redattori da allora si sono seduti spontaneamente tutti insieme, uno vicino allaltro, e da l hanno detto di allora e di quel che fanno oggi, cimentandosi con un giornalismo che finalmente paga e rende professionisti conosciuti ma d meno libert e gioia di scrivere. Mi desse qualcuno dei soldi, rifarei Societ Civile quotidiano, me li riassumerei tutti (oddio, in verit nessuno li o ci ha mai assunti), prenderei una decina di ventenni e giuro che daremmo scacco matto a tutta linformazione italiana. Piccolo particolare: nessuno d soldi perch si realizzi un progetto cos. Rimedio: il solito, non perdiamoci di vista. Da Focus junior alle riviste femminili, dal Giornale allUnit, da Radiopop alla Gazzetta, dal Mondo al Diario, dalla Rai alla Bbc. Intanto alcuni di loro gi hanno iniziato a collaborare con Melampo, la casa editrice che ho fondato con Lillo e Jimmy (pur essi Societ Civile). Chiss mai, da cosa nasce cosa. Nel male ma anche nel bene. Nando dalla Chiesa Venerd sera. Tutti dal Targetti! (al Michelangelo) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=459 Dopo la serata a Isernia su Informazione e legalit (tema affidatomi: che cosa pu fare luniversit?) stamattina sono passato da Genova per il convegno sulla ricerca allestito alla Fiera. Il convegno si svolto dentro Orientamenti, la manifestazione promossa dalla Regione Liguria sulle scelte scolastiche e formative. Pieno di ragazzi e ragazzini, ospiti in vario grado disciplinati, ma tutti attenti a stand e immagini. Alcuni impegnati nella redazione di giornalini o nella realizzazione di programmi radio. Dibattito insolitamente pieno di spunti. Dove si dimostra che di gente in giro capace di pensare e di progettare ce n eccome, anche in politica (interessantissimo lassessore allinnovazione della Regione Piemonte, Andrea Bairati). Bravo a Massimiliano Costa, vicepresidente della Liguria, per avere organizzato una manifestazione oggettivamente di alto livello. Con lui ho avuto qualche rude attrito nel passato recente, ma le cose concrete bisogna saperle vedere e riconoscere.Non ho mai avuto screzi, invece, con Ferdinando Targetti, che stato giovanissimo e gentile assistente di politica economica quando ero studente alla Bocconi. Lo ricordo fare gli esami con il gambone ingessato. Poi ci siamo frequentati in universit e in parlamento. Lavrei visto benissimo sottosegretario di Padoa Schioppa, oggi. Glielavevano anche promesso, ma non hanno mantenuto. In un governo che viene accusato di avere problemi di comunicazione, lui ne avrebbe sicuramente risolto qualcuno. E ordinato quando spiega, efficace ed acuto. E ha la giusta tensione morale, come si dice. Chi legge i suoi fondi di economia sullUnit se ne sar reso conto. E di quelli che credono nel merito ma non si arruolano tra i Chicago boys. Domani sera, 24 novembre, alle 21, lho invitato a tenere una relazione sulla Finanziaria allhotel Michelangelo. Ci sar anchio (sulluniversit e ricerca, le cose che non si dicono) e ci sar Carlo Bellavite Pellegrini, economista della Cattolica, sulla liberalizzazione dei servizi. Ma la vera attesa per Ferdinando, che promette grafici e lucidi finalmente intelligibili. Con lui si capir (e ne hanno tutti il diritto e in certo senso il dovere, visto che ne parlano da mesi) che cosa sia questa Finanziaria. Non parole e polemiche, ma dati certi. Entit della manovra, disuguaglianze sociali, sviluppo. Non lo direi con tanta enfasi se non sapessi che qualche giorno fa ha ricevuto un applauso oceanico da centinaia di studenti di Scienze Politiche, davanti ai quali aveva svolto la sua relazione sullargomento. Se volete concedervi una serata intelligente, venite a sentirlo.Di sfuggita: al convegno di Genova ho imparato, tra laltro, che al programma europeo per lo sviluppo sostenibile delle aree urbane hanno dato il nome di Jessica. Devo ammetterlo, non si finisce mai di stupirsi. Proprio cos: Jessica e lo sviluppo sostenibile... Ma si pu? Nando dalla Chiesa Cronaca da Parigi: energia per i diritti umani http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=457 Tornato ieri sera da Parigi. Ho capito la grandeur della Francia andando allEliseo. Non prendetemi per provinciale, ma non cero mai stato. L c davvero nellaria qualcosa che richiama antiche e grandiose dinastie, destini di gloria e di potenza nazionali: monarchici e repubblicani, indifferentemente. In Italia questaria si respira solo nel centro della Roma antica, e quindi pi lontana, come affievolita, svaporata. Chirac presiedeva stanco, ma con il largo sorriso permanente a tagliargli il viso in orizzontale, da perfetto padrone di casa. Barroso sorrideva con il naso luccicante sotto i riflettori. E poi le bandiere. Passandole in rassegna, ho realizzato per la prima volta, esteticamente e intellettualmente, che cosa sia lUnione europea. Non cera nessuna bandiera nazionale europea, n Inghilterra, n Spagna, n Italia, ecc. tranne quella della Francia ospite. Sar sempre di pi cos. Senti come un vuoto della storia. Senti di perdere qualcosa e di camminare su una strada nuova che un po intimorisce, anche se lhai voluta e tuttora la vuoi percorrere. I vessilli, dunque: Europa, Stati Uniti (dAmerica, a questo punto), Corea del Sud, Cina, India, Russia, Giappone. Prevalenza di bandiere asiatiche per il (mi dicono) pi importante accordo scientifico degli ultimi decenni, la costruzione di un reattore per la fusione termonucleare. Fermato qualche anno per lattrito Francia-Usa sulla questione irakena. Gli Usa hanno voluto la Corea (fedele alleata) per essere pi forti nellaccordo. Durante le varie allocuzioni, guardavo fisso il membro del governo russo. Occhi azzurri, apparentemente gelidi. Mi domandavo, chiss perch, che rapporto potesse avere con Putin; in base a quali criteri fosse stato scelto per il governo del suo paese. In effetti difficile partecipare a questi incontri senza porsi il problema dei rapporti tra diplomazia, cooperazione internazionale e diritti umani e civili. Dopo avere assassinato la Politkovskaya, hanno pure cercato di uccidere con il topicida lamico che indagava sulla sua morte. E i giornali disegnano di nuovo lombra di Putin, che intanto si fa fotografare sorridente con Bush, tutti e due con addosso una tunica orientale da fate turchine. Una volta potevamo parlare dei diritti umani nei paesi non occidentali (e spesso glieli schiacciavamo, da bravi occidentali che fanno sempre il bene del mondo). Ora, oltre a poterli schiacciare sempre meno, stiamo per anche perdendo la voce per difenderli sul serio, politicamente intendo. Chi ha le fonti di energia, chi ha le materie prime e ha forza economica, fa in casa sua quello che vuole. Forza dunque con le fonti di energia alternativa. Non si tratta solo di avere il pianeta pi pulito e respirabile. E nemmeno di proteggere i livelli dei consumi. Si tratta di potere difendere i diritti umani ovunque senza subire ricatti materiali, senza la paura di dovere poi gettare i tuoi concittadini nel panico e nella penuria. Con questa consapevolezza nata da pochi, semplici segni, o stimoli visivi, sono tornato da Parigi. Dalla fusione termonucleare alla Politkovskaya. A tutti quelli come lei. O ai libanesi che vogliono essere liberi dalla Siria. A tutti noi, insomma. Nando dalla Chiesa Salerno e Genova. Dove valgono i talenti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=453 E veniamo (vedi il post precedente) al secondo interesse principale di questi giorni: i Conservatori, sempre con la o larga. Mi chiede (in un commento) Siani perch parli tanto di musica e non di nanotecnologie. Domanda non peregrina, alla quale rispondo cos: perch sui Conservatori ho la delega, sulla ricerca no. Sin dallinizio Mussi mi ha dato il mandato di valorizzare tutta lalta formazione artistica e musicale, di tirarla fuori dallo stato di precariet in cui versa, di farne unaltra cosa rispetto a ci che abbiamo trovato. E io ci sto provando con passione, senza tralasciare gli altri momenti e compiti istituzionali (domani vado a Parigi per un trattato che riguarda la fusione termonucleare). Il festival dei Conservatori nasce anche da questa ambizione. E ora relaziono sui suoi inizi. A Salerno stato un trionfo. Il bellissimo teatro Verdi strapieno. Il conservatorio locale si espresso al massimo, la citt ha vissuto la decisione di far partire il festival da Salerno come una forma di promozione sociale da parte del governo e ha risposto di conseguenza. Si discusso anche della possibile funzione civile della musica, specie nel sud. Si ripreso lesempio venezuelano. E per (grande) risposta il sindaco De Luca si impegnato a fornire al conservatorio un nuovo spazio per la specializzazione nel jazz. Ununiversit del jazz, ha detto. E a ragione, perch a Salerno la qualit del jazz veramente alta. Tutto questo conferma che lattenzione del governo non mai (quasi mai, come dir) inutile. Perch appena si capisce di avere in citt qualcosa di importante, lo si sostiene di pi. Per questo ho deciso di andare, al di fuori del festival, in citt come Caltanissetta e Trapani. Per questo e per il sud, dove il festival fermer a Catania (ah, distratto Russologu). In ogni caso gioved sera si sono avute esibizioni stupende (violino, piano, danza). Esibizioni stupende anche ieri sera a Genova, dove la sezione di violino e violoncello del festival stata vinta da un giovane di Como, ma dove stato arduo capire chi fosse pi bravo, e ha letteralmente incantato una bambina di dodici anni, una ragazzina russa che suona il violino come una dea. Genova, ahim. A Genova la gente era poca, neanche i ragazzi o i professori del Conservatorio..E s che la citt ha un ottima scuola con ottima direttrice (averne..) ed stata prescelta dal ministero per realizzare uno dei famosi ponti sul Mediterraneo (tra i quali non rientra quello di Messina). Solo che qui limportanza della scelta del governo non ha prodotto proprio alcun effetto moltiplicatore. AnziOh, ci saranno stati problemi di comunicazione o logistici, ma il guaio che a Genova ti dicono sempre che non se ne sapeva niente. Dovendomi esprimere in libert, Genova mi sembra una citt inutilmente di sinistra. Dove al voto partecipativo e di progresso in politica non corrispondono atteggiamenti paralleli nellarte e nella musica, nella letteratura e nel confronto civile. Lo dico con gratitudine, perch questo stato per cinque anni il mio collegio elettorale. Ma un fatto che le cose politiche riescono, il teatro dabitudine pure, il resto si salvi chi pu. Non sar che questa cultura partecipativa e di progresso cresciuta prevalentemente a ridosso dellindustria di Stato, insomma in modo un po protetto, assistito e ancora senza ricambio? Una citt marinara dovrebbe essere curiosa, no? Boh, ubbie da sociologo in crisi di astinenza per i figli assenti. Passo e chiudo. Nando dalla Chiesa Il mondo di don Ciotti. Prove di societ http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=452 Piccole note di fine settimana. Antimafia e Conservatori. Per un po di combinazioni negli ultimi giorni sono stati questi i miei interessi principali. Parto dal primo. Venerd pomeriggio sono stato (purtroppo meno di quanto avrei voluto) agli Stati generali dellAntimafia, organizzati a Roma da Libera. Luigi Ciotti ha costruito in questi anni intorno a s un mondo bellissimo. Ha intrecciato persone e cose e ambienti che si erano auto-organizzati, ma che grazie a lui si mettono in relazione in tutta Italia. O almeno pi in relazione di quanto farebbero per i fatti loro. Gli andrebbe fatto un monumento per questo sforzo generoso. Ho rivisto un mare di persone care, alcune conosciute quando erano ragazzi e ragazze. E che ora incontri da docenti universitari, da magistrate, prossime mamme (auguri, Francesca!), perfino parlamentari. Pi un mondo meraviglioso di insegnanti che hanno messo nella scuola tutta la propria vita. Poi c sempre il tocco caricaturale di queste situazioni: qualcuno che ci appena arrivato, nellantimafia, ma che gi riveste ruoli di rappresentanza (succede, succede) e pensa che tu sia un politico calabrese perch ti vede intrattenerti con Agazio Loiero. Impagabile. Ho pure dato alle stampe Le ribelli, il libro sulle donne che hanno sfidato la mafia per amore. Dalle prime ribelli (sole, disperate) agli Stati generali dellantimafia: un bel percorso. Una strada tutta in salita. Che per stata fatta, non dimentichiamolo mai. Venerd stato toccante il modo in cui Piero Marrazzo ha ricordato suo padre Jo (o Gi), giornalista che faceva splendidi servizi su mafia e camorra. Ci sono stati fischi per Prodi e la Jervolino. Ingiusti, secondo me; Prodi non responsabile del fatto che in parlamento ci siano tanti condannati. Non ha fatto lui le liste elettorali e non guida alcun partito. E non pu interferire, essendo il capo del governo, con la cosiddetta autonomia del parlamento. Per capisco la gente che ribolle, perch davvero lalbum delle sfrontatezze gonfio oltre misura. E perch lenergia morale di questo pezzo di societ potrebbe cambiare il paese se solo trovasse sponde certe e continue nelle istituzioni politiche. (a proposito: ho finito gioved il progetto per letica professionale da promuovere nelle universit; si chiama Ethicamente, si occupa di legalit pure quello, appunto per fare un po di sponda).Alla sera, tornando a Milano, ho incontrato in aereo Angelo, ex compagno di pensionato Bocconi, ora manager Enel. Racconto dei figli e della famiglia (il suo purtroppo meno felice), la rievocazione degli scherzi giovanili (lui metteva sotto i letti degli amici un nastro registrato che partiva dopo molto tempo, imitando una voce dellaldil, roba da prendersi un fottone), poi il saluto alle undici di sera. Dopo venticinque anni che non ci vedevamo. Vai a letto? No, devo scrivere un articolo. Anchio devo leggere un bilancio. Ottimo, Angelo. Forse sognavamo questo, o forse non proprio. Speriamo di incontrarci una volta ancora. Nando dalla Chiesa Societ Civile, la festa che fa memoria http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=451 Buon compleanno! Buoni ventanni a Societ Civile, il mensile che non c pi. Che nacque ventanni fa e che per sette raccont la Milano da bere e delle tangenti a gogo, la ricchezza diffusa e la volgarit altrettanto diffusa, la nuova immigrazione che si stipava nelle baracche e la mafia che occupava un paio di quartieri di periferia e un pezzo di hinterland. Auguri a unidea che attrasse la meglio et media delle professioni ma anche la meglio giovent degli aspiranti giornalisti. Festeggeremo gioved sera alle 21 allo spazio Krizia (la quale fu tra i sostenitori del giornale), in via Manin. Si parler di allora. E dellItalia e della Milano di oggi. Se valsa la pena e che cosa cambiato. Con Armando Spataro, Gianni Barbacetto, Piercamillo Davigo, Giorgio Galli, Marco Vitale, il sottoscritto. E con i tanti ragazzi di allora diventati giornalisti, sparsi dal Giornale allUnit, dalla Rai alla Bbc. E che non per nulla avranno un riconoscimento dalla storica giornalista di Le Monde Danielle Rouard.E stata una delle esperienze pi belle e appassionanti delle mia vita. Una fatica boia, tenere su un giornale sempre senza soldi, una redazione dove ogni volta spuntavano visi nuovi spinti dal passaparola delle scuole e delle universit, mettersi l ogni santa domenica (anche capodanno!) con i ragazzi a far fare e rifare gli articoli due o tre volte, insegnargli un po di etica dellinformazione, mandarli a fare servizi in luoghi impervi (dai sotterranei della stazione centrale di notte ai bar di Bruzzano, con i boss che gli chiedevano il perch delle foto e loro che rispondevano che stavano facendo ricerche per Architettura). Quel mensile fu con la sua sola esistenza il pi forte atto di denuncia nei confronti del giornalismo milanese, che non poi tanto cambiato. Domanda: come pot un mensile fatto da dilettanti di ventanni (a volte nemmeno) raccontare a Milano quello che anni dopo le avrebbero raccontato i giudici di Tangentopoli? Come pot sapere quel che i giudici seppero dopo in virt dei loro poteri giudiziari? Libert. Libert di vedere e di parlare. Per avere dato sfogo a quella libert, per averla incoraggiata e valorizzata, ancora pago qualcosa, ventanni dopo, nei miei rapporti con llite e soprattutto con il giornalismo cittadino (e il mio amico e correo Gianni Barbacetto pure). E a proposito di magistrati: fu straordinario che tra i fondatori del circolo che diede nome al mensile ci fossero, ascoltate un po che nidiata: Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Franco Di Maggio, Livia Pomodoro, Armando Spataro, Giuliano Turone.Perch festeggiare i ventanni di una cosa che non c pi e che Gianni fa vivere in un sito che segue personalmente nel suo (poco) tempo libero? Per ricordare la forza che pu avere un gruppo umano anche in una citt dove non si muoveva foglia che i partiti (e Craxi soprattutto) non volessero. Per ricordare che se ci organizza per parlare nessuna verit pu essere taciuta. Per dire che linformazione merce che ci disponibile. E che oggi dovremmo riprenderci in mano. Per dire che anche allora si diceva che i giovani non credevano pi in nulla e che non era pi come nel Sessantotto. Venite gioved sera a Milano!! Via Manin, spazio Krizia. Auguri per i tuoi ventanni, piccolo e indimenticabile popolo di Societ Civile! E vai con Cirino Pomicino! Modesta proposta http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=450 Cirino Pomicino in Commissione Antimafia. Stupendo! Fantastico! Nel vero senso della parola, ossia che una cosa da fantasia, anzi la supera. Che i pregiudicati per reati contro la pubblica amministrazione siano chiamati a rappresentare la pubblica amministrazione nella lotta contro lillegalit, questo un capolavoro che solo nel paese di Pirandello poteva compiersi. Nel paese di Pirandello, ma anche del Machiavelli maldigerito, diciamolo. Perch c qualcosa che non quadra in tutta questa vicenda parlamentare. Ricordate quando venne respinta la proposta dei deputati Orazio Licandro (comunista) e Angela Napoli (An), che chiedevano di non mettere in commissione gente sospetta di collusioni con la malavita o comunque non inquisita o condannata? I benpensanti dicevano di no perch ci mancherebbe altro!. Eccolo, il ci mancherebbe altro. Be, io non credo affatto casuale che solo un pugno di parlamentari abbia appoggiato quella proposta, che a un normale cittadino sembra davvero il minimo del buon senso. C qualcosa che viaggia sottoterra, e che gi esploso con lindulto. Dir di pi: se davvero la politica e non le regole a dovere garantire la pulizia istituzionale (principio sul quale posso anche essere daccordo), non capisco perch i presidenti delle Camere (ossia il massimo del controllo politico) non abbiano sollevato obiezioni, visto che -diversamente dalle commissioni permanenti- sono loro a fare queste nomine, e non automaticamente i gruppi parlamentari. In assoluto trovo la questione grave, molto grave. Chiss, forse sul piano morale Cirino Pomicino non nemmeno il peggio in quella commissione, se ho capito qualcosa facendone parte nella scorsa legislatura. Ma certo quello che per i suoi trascorsi con la legge diventa simbolicamente pi dirompente. Sicch la sensazione che anche in questo caso ci sia stato in piccolo un nuovo scambio politico tra destra e sinistra diventa consistente (e ho anche in mente quale ma non lo posso dire, perdonatemi). Finita la Comissione stragi grazie alluso che ne fece Pellegrino, andiamo ora dunque anche verso la fine della Commissione Antimafia? Diciamo che un giudice o un investigatore chiamato l a dire le cose pi segrete e, anche, per lui rischiose, ha tutto il diritto di pensare che i partiti non stiano facendo di tutto per garantirgli la massima, ma proprio la massima affidabilit. E che quindi si senta legittimato a non dire tutto quello che sa. Io, in verit, proprio nel superiore interesse delle istituzioni, non mi sentirei di criticarlo. Ma allora che senso avrebbe pi questa commissione dinchiesta, se non in grado di acquisire le informazioni necessarie? Piuttosto (questa la mia proposta) la facciano i cittadini dallesterno. Un po di studiosi, di giornalisti, di esponenti di associazioni. E con il materiale esistente, verr fuori qualcosa di buono sicuramente. Senza correre il rischio di informare di fatti segretissimi chi, per superficialit, per scarso senso dello Stato, potrebbe non farne luso migliore, mettiamola cos. E una valutazione esagerata? Nando dalla Chiesa Deaglio e Pisanu. Il golpe di aprile http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=447 A proposito di Deaglio e del suo nuovo film. Bravo Enrico! Personalmente lo dico da aprile: la notte delle elezioni Pisanu ci ha salvato da un golpe elettorale. Era giunta voce fino a noi di un suo rifiuto di truccare i risultati finali. Ed era strano, proprio strano che fosse stato convocato a Palazzo Grazioli da Berlusconi nel pieno della conta dei voti. Quando mai un ministro dellInterno si allontana dal Viminale nei momenti cruciali della democrazia? Molti dei dubbi, indizi e (per alcuni aspetti) certezze di Deaglio li avevamo vissuti in diretta. Come mai gli exit-poll erano stati smentiti cos clamorosamente dai risultati sul campo, dalle proiezioni, prima di tutto? S, vero, cera stata una volta in cui un exit poll era stato rovesciato totalmente. Ricordate? Era stato alle elezioni a sindaco di Agrigento nel 93. La notte si festeggi Arnone sindaco, il mattino cera quello della destra. Ma sul piano nazionale non era mai accaduto in quelle proporzioni. Domenica e luned era stato un continuo: decine di sms per dire (segretamente!) siamo avanti di quattro o cinque punti; e lo dicevano tre o quattro istituti, mica uno solo. Poi la sorpresa con le proiezioni. Limbarazzo. I risultati rovesciati. Si cap che qualcosa non quadrava. E vero. Fummo sollecitati a vigilare con urgenza. A Milano andammo in una decina di parlamentari dal prefetto verso le undici di sera. Per fare capire - garbatamente - che eravamo sul piede di guerra. Poi parlando con il prefetto e con la funzionaria che seguiva il servizio di trasmissione dati ci convincemmo che di loro ci potevamo fidare, che stavano facendo bene il loro lavoro. Non era dagli spogli locali che veniva il pericolo del broglio. Ora labbiamo saputo da dove veniva. Esiste un programma informatico in grado di convertire automaticamente una quota (considerevole) delle schede bianche in voti a favore di uno schieramento, man mano che i dati vengono trasmessi. E infatti le schede bianche sono andate incredibilmente al di sotto della loro soglia fisiologica. Si sono attestate sull1-2 per cento. E dire che, tra la pessima prova al governo di B. e la disastrosa campagna elettorale del centrosinistra, ci sarebbe stata ragione per avere una marea di schede bianche.Sapete chi ha mandato in fumo il piano, oltre a Pisanu? I comunisti! Ma s, gli ex comunisti che quando hanno visto il vantaggio assottigliarsi ogni minuto, invece di attendere i dati del Viminale, hanno iniziato a farseli dare al telefono dai loro rappresentanti di lista dalle sezioni che mancavano. E sulla base di questi dati avuti in diretta hanno annunciato la vittoria in televisione. Santa organizzazione comunista! Io sono convinto che se quella notte non fosse stata proclamata autonomamente la vittoria (il che infatti fece letteralmente impazzire di rabbia B.) sarebbe finita come con Bush e Gore. Con la riconta e il broglio guidato. Ed per questo, sulla base di quel voto, che ora la democrazia italiana costretta a navigare precariamente tra Camera e Senato. Bravo Pisanu che non c stato. E bravi Fassino e Prodi che in quei momenti drammatici hanno avuto lintuito di violare il galateo elettorale.P.S. Siccome questo Blog non ha voglia di sposare cause per partito preso, aggiungo che mia moglie che fu scrutatrice a Milano (zona Bocconi), giura che nella sua sezione di schede bianche ce ne furono effettivamente poche. Ci non risolve il problema degli exit poll e di Pisanu convocato durgenza a Palazzo Grazioli. Per sarebbe interessante sapere i ricordi dal vivo dagli scrutatori di altre citt. Nando dalla Chiesa ..e nacque un bel dibattito.. (in vista di Prodi) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=446 Grande il disordine sotto il cielo. Ma la situazione non eccellente. Solo discreta. Intanto si segnala il bel dibattito nato sul post del 2 novembre rivolto agli amici blogghisti. Ho atteso un po a tornarci, per dare il tempo ai volonterosi ritardatari di intervenire. Le parole di Prodi sul paese impazzito mi offrono ora il destro per spiegare meglio il senso del post. Che nato per rispondere ad alcuni commenti. Che cosa mi colpiva di quei commenti? Che avevano lo stesso suono di tanti interventi che sento in giro nel paese. Il mettere regolarmente in alternativa interessi legittimi, il porre in contraddizione tra loro scelte entrambe utili e buone per il paese. Per dire che i propri interessi legittimi sono i pi legittimi e urgenti di tutti. E che chi non lo capisce non molto intelligente, deve darsi una mossa, lavorare di pi, ecc.ecc. Allora. C un problema di modi, lo ammetto. Questo uno strano paese. Dove si discute dottamente se sia educato dire buon appetito prima del pranzo o salute a chi starnutisce. E dove, al tempo stesso, si ha una facilit sconcertante a svillaneggiare e insultare invece di criticare. Ecco, questo blog stato pensato come strumento di informazione e comunicazione un po speciale. Per le cose che vi si dicono, per come lo si dice. Perch la nostra cultura in sofferenza sia sul che cosa sia sul come. E fa affidamento, il blog, sul reciproco autocontrollo, tanto che nessuno filtra gli interventi. La formula non deve dispiacere a chi lo visita, se abbiamo raggiunto (lo sapevate? un bel successo!) lo stesso numero di lettori del Riformista, del Foglio o di Europa (eh, non fate gli schizzinosi, lo so che non sono miliardi di copie). Dunque nessun fan club, ma condivisione di un metodo. Quando ha senso, ci sta anche linvettiva. Benigni non mai volgare anche se usa tutto il turpiloquio di questo mondo.Poi c la questione (di sostanza) posta da Prodi. Dice: un capo del governo non lo pu dire. Punti di vista. Il fatto che quello che Prodi ha detto lo avevano gi detto altri. Per esempio Scalfari su Repubblica o il rettore della Cattolica allinaugurazione dellanno accademico. Si fa fatica a integrarsi in una visione dinsieme. La tassa sul Suv un delitto. 5 euro di tassa di soggiorno sono un altro delitto. Non alzare il tetto della spesa sulla base dellinflazione una rapina. Portare laliquota al 45 per cento per i grandi redditi aggressione ai ceti medi. E via, e via Secondo me noi non ci rendiamo conto del lascito culturale e morale del berlusconismo. Avevamo detto che sarebbe stato faticosissimo sanare questo tipo particolare di disavanzo. Solo che alla profezia (giusta) non sta seguendo la pratica. Siamo tutti un po pi egoisti e volgari di cinque anni fa. E ci siamo assuefatti allidea della bacchetta magica. Dopo cinque anni di cura stiamo vedendo il prezzo da pagare. Vogliamo che aumenti ancora? Nando dalla Chiesa Ma non c' solo Pio Pompa. Per fortuna http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=445 Due buoni esempi di fronte allItalia dei Pio Pompa (voto: 0,5, solo per il buon umore che mette il nome) e dei manager che mandano in rovina le grandi aziende pubbliche e vogliono pure liquidazioni miliardarie in premio (voto: 0). Due buoni esempi di fronte al cinismo dei giornalisti, politici o magistrati che si prenotano, mentre sono potenti, buoni futuri incarichi pubblici. Fuori dunque i nomi (buoni): Roberto Morrione e Valerio Onida. Il primo era direttore del tigg di Rai News, al quale ha dato prestigio e credibilit, dopo una lunga e onorata carriera nei telegiornali maggiori. E appena andato in pensione e non ha chiesto niente. Si messo a fare, se cos si pu dire, il responsabile delle relazioni con la stampa per don Luigi Ciotti. Gratis. Insomma ha posto la sua pensione al servizio di Libera, per dare pi visibilit alle sue attivit e manifestazioni. Per dare una mano ai giovani italiani che si battono nei luoghi pi sconosciuti e non hanno la fortuna (si fa per dire, naturalmente) di avere i riflettori addosso come i ragazzi di Locri o come, molti anni fa, i ragazzi di Palermo.Il secondo, Valerio Onida, era invece fino a poco tempo fa una delle pi alte cariche dello Stato, con posto in prima fila riservato al Quirinale. Era il presidente della Corte Costituzionale, per intendersi. Scaduto il mandato, non andato da nessuna parte. N Authority, n Onu n altri organi internazionali. E tornato al suo studio, ai suoi studi; e si buttato a capofitto nelle attivit pi meritorie. E stato in prima fila non pi al Quirinale ma nella battaglia referendaria in difesa della Costituzione. Soprattutto per potete vederlo uscire spesso da San Vittore, dove -senza che nessuno lo sappia- va a fare assistenza ai detenuti, perch gli sembra che questo dia un senso alla sua dottrina e alla sua cultura (cattolica; bravo il cardinale Tettamanzi: diffidate di chi dice ogni giorno di essere cattolico e riconoscetelo piuttosto dai suoi comportamenti). Dieci e lode collettivo ai due buoni esempi, in questi casi vietato fare distinzioni.E visto che siamo partiti da Pio Pompa, straordinario caso di onomatopeismo, bravi ai magistrati che hanno fatto luce su questa vicenda, tirando diritto in nome della legge. Dieci e lode anche a loro. Nando dalla Chiesa Studenti camerieri http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=444 Lo sapevate che la Cgil ha condotto una ricerca sugli studenti lavoratori, e che la ricerca ci dice alcune cose di grande interesse? Labbiamo presentata ieri (laltro ieri, essendo ormai passata la mezzanotte) nella sede sindacale di Corso Italia a Roma. Si parla di studenti universitari. Intervistati con questionario, senza pretese di perfetta rappresentativit del campione (sovrarappresentate, in effetti, le facolt scientifiche, quasi assente il polo lombardo).Colpiscono alcuni dati. Il primo, fra tutti: degli studenti-lavoratori solo il 29 per cento ha un contratto di qualsiasi tipo. E solo il 7 per cento ha un contratto a tempo indeterminato. Insomma, il 71 per cento non ha proprio alcun tipo di contratto, neanche di tipo flessibile o precario. Il che tanto pi notevole se si pensa che quasi la met (il 60,5 nel sud) lavora tutto lanno. E un terzo pi di otto ore al giorno. Insomma, il nero non dipende, come si potrebbe pensare a prima vista, da una larga prevalenza di lavori saltuari, di poche ore al giorno o stagionali. Oltre la met (il 53) lavora inoltre da un periodo compreso tra 1 e 5 anni. E quasi il 33 per cento da un periodo superiore. In che settori lavorano questi studenti? Circa la met nel settore della ristorazione, che sembra essere diventato il grande serbatoio del lavoro nero giovanile. Colpisce poi, a dispetto della irregolarit del rapporto di lavoro, che la grande maggioranza degli studenti dia un parere positivo sul proprio datore di lavoro. A parte la confidenza o la simpatia che pu eventualmente crearsi sul luogo di lavoro, la conclusione pi ovvia che ormai lo studente si sia assuefatto allidea di lavorare in nero, che la consideri una necessit sua e del datore di lavoro.Dal punto di vista di chi -come me- si occupa di universit, poi, la principale indicazione che se ne trae che il salario serve in buona misura a sostenere le spese per il materiale di studio e per pagare vitto e alloggio. C dunque una discreta correlazione tra il fatto di lavorare e lesigenza di mantenersi agli studi, fra laltro svolgendo attivit che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno nulla a che fare con il corso di studi seguito. E anche qui: seguito per modo di dire, visto che circa il 40 per cento degli studenti-lavoratori non riesce, a causa della sua condizione, a frequentare le lezioni come vorrebbe. In ogni caso (altro dato importante) pi del 53 per cento lavora perch in stato di necessit propria o della famiglia di appartenenza. A voi, a me, ogni spunto utile per agire in meglio (fate sapere). Alla Cgil complimenti per liniziativa e per la sensibilit che ha portato a realizzarla. Nando dalla Chiesa Indulto. Cuc il processo non c' pi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=443 Finalmente se ne stanno accorgendo dellindulto. Poco tempo fa era stato Fassino a mettere un po autocriticamente sul conto dellUnione e della sua immagine quel provvedimento assurdo, pazzesco e anche sfrontato. Che in estate, chiss perch, veniva presentato come una necessit di Stato, unurgenza assoluta. In realt serviva solo a salvare un po di gaglioffi con casacche politiche. A contrabbandare per graziose damigelle gli scheletri negli armadi di tutti i partiti. Ora il Consiglio superiore della magistratura, spalleggiato da Di Pietro, ci spiega con lautorevolezza dellistituzione e con i conti di chi maneggia statistiche dallinterno del sistema che il novanta per cento dei processi sono a rischio. Di pi. Qualche magistrato, ma anche qualche poliziotto, ma anche il sindaco Russo Jervolino, ci spiega che a Napoli il vaso diventato pieno da traboccare pure grazie allindulto, ai settemila detenuti ributtati di colpo sulla citt. Magari il vaso traboccava lo stesso o era gi traboccato. Certo che lindulto ci ha messo del suo.Ora si parla di intervenire sulla legge. Non c da illudersi. Perch i buoi ormai sono scappati, che era quello che interessava ai partiti, da Forza Italia a Rifondazione. Ma io continuo a coltivare il sogno che ci si metta una pezza, giusto per ridare un senso in sedicesimo allidea di giustizia. Per dimostrare ai trombettieri di quel provvedimento che i loro non possiamo fare altrimenti erano ipocriti assai, si poteva fare eccome. Sogno, guarda un po lo sfizio, che aggiustando questa finta legge umanitaria (che ha decretato lindulto, non dimentichiamolo, anche per i reati non scoperti, mica solo per i poveri diavoli in carcere!), si dia finalmente la vera misura morale e giuridica e politica di quei cinque o sei che, dal governo o meno, se la sono confezionata di nascosto, ognuno con in testa la lista dei gaglioffi da salvare, e poi lhanno imposta al parlamento a rotta di collo. Non si pu far pagare a un paese le proprie amicizie pericolose, accidenti. Nando dalla Chiesa Piccoli giornali crescono (a Catania) http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=442 Oggi ho fatto un viaggio nel passato. Oggi ho fatto un viaggio nel futuro. Ossia sono stato a Catania. Seconda giornata del convegno sulla libert dinformazione organizzato da tre nuove (e frizzanti) realt del panorama informativo siciliano: Casablanca, Isola possibile e Telejato (ottimo telegiornale, a Partinico). Il regista di tutta loperazione stato Riccardo Orioles, in assoluto uno dei pi bravi giornalisti italiani, uno dei pupilli di Pippo Fava ai Siciliani, che vive in dignitosissima povert. Oggi lo ha ammesso pubblicamente: ho capito finalmente che questo mestiere lo devo fare gratis. Intanto, per aiutarsi, dorme nella redazione di Casablanca, la nuova creatura della fantasia sua e di Graziella Proto, altra siciliana di Fava. Allaeroporto venuto a prendermi Lillo Venezia, anche lui redattore di quella testata di libert e di impertinenza. Mi aspettavo il Lillo di venticinque anni fa o quasi. E arrivato un Lillo imbiancato, vestito come allora, con unauto di quelle di allora. Nellattesa ci siamo seduti nella piazza del Duomo, resa ancora pi bella (devo dirlo) dallattuale sindaco Scapagnini. Catania una citt stupenda, con un barocco meraviglioso, specie di sera. Noi eravamo nel primo pomeriggio. Per pranzo un cannolo e una malvasia (oh, yes). Guardavo Lillo e provavo per lui un sentimento diverso, molto diverso, da quello che provo in genere per i reduci sfiatati. Provavo ammirazione sconfinata. Politica, jazz, antimafia. Come difficile restare se stessi in una citt dove si perde, continuando a sfidarla con il chiodo fisso della libert dinformazione. Otto giornalisti siciliani uccisi, praticamente come nella Russia di Putin. Laltra campana, Pizzino, MarsalaC (quotidiano, 2500 copie vendute!), iCordai, Sbavaglio e altro ancora: queste le testate che cercano nuove strade o nuove solidariet in sintonia con le tre che hanno promosso il convegno nel bellissimo monastero dei benedettini dove ha sede la facolt di lingue e letterature straniere.Ho promesso che avrei parlato del convegno sul mio Blog (che serve anche a questo, se no non lavreste mai saputo che in Sicilia c questo salutare fermento), poi ho lanciato la proposta di fare tesoro noi del fenomeno che oggi denuncia Furio Colombo sullUnit: la tendenza dei poteri forti di fare a meno dei giornalisti per trovare dei tagliaecuci di agenzie. E di buttarci noi sulla rete nel modo pi organizzato possibile se vero che finita o sta finendo la professione del giornalista. Scenari avveniristici, mai del tutto possibili, lo so. Ma Riccardo stato daccordo. Certo, la carta stampata; certo, un unico progetto di settimanale per la Sicilia. Ma con la rete si possono fare miracoli. Riccardo ora cammina con il bastone. Ha sempre il suo farfallino. Rievoca il passato ma si buttato nel futuro. Immaginava, sorridendo al microfono, quando tra ventanni si parler di quel giornale che ruppe il monopolio dellinformazione a Catania facendo un prodotto completamente nuovo. Un po, ha aggiunto, come noi quando parliamo delle radio libere degli anni settanta. Sognava, Riccardo, e sembrava pi giovane di una volta, dando ragione alla celebre teoria di Picasso (ci vuole molto tempo per diventare giovani). Vediamo il prossimo passo.P.S. Mentre parlavamo di giornalismo, di qualit e di etica professionale dei giornalisti, venuto un giovane cronista (22-25 anni) di una tiv locale a intervistarmi. Mi ha chiesto: scusi, pu ricordarmi il suo nome? Gli ho detto: Nando. Ah, bene. Allora onorevole Nando Mi scusi ma il cognome dalla Chiesa. Ah, ecco. Gli ho detto: abbia pazienza, ma perch mi intervista se non sa chi sono? E lui: mi han detto di sentire il sottosegretario (naturalmente per un attimo ho creduto che subito dopo mi avrebbe invitato a darci del tu). Ammettiamolo: un paese dove un giornalista chiede unintervista a una persona senza sapere chi ha qualcosa di fantastico. Nando dalla Chiesa A morte Saddam? Noi e la vita del tiranno http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=441 Io la condanna a morte per Saddam non la voglio. Saddam un criminale, un essere immondo. Si pu ragionare per realpolitik se fosse meglio lIraq di ieri rispetto a quello di oggi. Ma lui senza ombra di dubbio uno dei peggiori delinquenti della storia (almeno nel gi nutrito elenco capi di Stato). Lo sterminio dei kurdi, le atrocit commesse contro gli oppositori sono ci che porta ogni persona sensata a usare con parsimonia la parola dittatura o lespressione potere criminale quando si vive dentro una democrazia precaria o autoritaria. Eppure ho dentro uninquietudine a pensare che in nome dellumanit violata possa essere irrogata una condanna a morte. Si dice che per i tiranni la condanna sia sacrosanta, e che abbia anche un valore catartico, in ogni caso esemplare, di monito a futura memoria. Pu darsi che mi influenzi il fatto di non avere, per mia infinita fortuna, conosciuto dal vivo una dittatura. Ma credo che una volta che il tiranno prigioniero la vita, non in quanto vita sua ma in quanto valore assoluto, gli debba essere risparmiata. Attenzione, non mi tocca il ragionamento tipico di questi casi: per non trasformarlo in vittima. No, leliminazione fisica non mi piace perch aiuta comunque a pensare che la condanna a morte di chi non ha pi la libert personale sia possibile, anzi giusta. Buon rito di giustizia. Che diventa esemplare e fa cultura anche al di l del caso singolo.Credo che una volta che il tiranno prigioniero, il problema sia di avere una civilt politica cos forte da saperlo tenere prigioniero senza ritorni di fiamma. E la storia lo strumento della giustizia. Che i crimini siano crimini per sempre. Ma esattamente questa la sfida con noi stessi. Che, come umanit, sappiamo che si pu sempre rivedere la storia fino a negarla, che ci sono le ondate di irrazionalit fetida sempre in agguato nelle nostre civilt, figurarsi nellIraq di oggi. La condanna a morte rischia di sancire solo la nostra paura di essere deboli. Non di fronte alla storia del passato. Ma di fronte alla storia del futuro. Quando il tiranno criminale potrebbe essere salutato come il salvatore. Perch i tiranni hanno sempre molti complici tra gli innocenti. Nando dalla Chiesa Le madri. E le nostre epoche http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=440 Giornata di visita alla Libera Universit di Castellanza, provincia di Varese. Obiettivo immediato: continuare lesplorazione del polo lombardo per vedere come rimodellare i rapporti tra universit, ricerca e impresa. Obiettivo sullo sfondo: pi soldi alle universit, pi impegno (e coinvolgimento) della piccola e media impresa nella ricerca, pi opportunit per nuovi ricercatori. Per universit pubbliche e per universit private. Luniversit di Castellanza di dimensioni contenute. Ma mi ha fatto unottima impressione. E un vecchio, immenso cotonificio Cantoni ristrutturato, proprio sulle rive dellOlona. Ci sono 400 posti per ospitare gli studenti che vengono da fuori. Mi sembra una struttura agile, capace di cambiamenti anche veloci. Di innovare con decisione. Il rettore Gianfranco Rebora, economista dazienda con il quale ci eravamo conosciuti negli anni settanta quando cercavamo di offrire una sponda universitaria agli operai dellInnocenti mandati a casa. In un anno finiva la storia di una delle pi grandi fabbriche di automobili. Sembra di parlare di archeologia. Cinquemila operai alla Cantoni. Quattromila alla Innocenti.Mi sembra a volte di parlare di archeologia anche mentre scrivo e rifinisco i capitoli del mio prossimo libro. Si chiamer Le ribelli. Racconta la storia delle donne che hanno sfidato la mafia per amore (materno e fraterno, soprattutto). Quando riprendo in mano la storia della madre di Salvatore Carnevale, il sindacalista socialista ucciso nel 55, mi imbatto in una societ che sembra lontana anni luce. E anche quando mi faccio scivolare nella mente il film immaginario della vita della madre di Peppino Impastato, vedo cose antiche, antropologie scomparse. Poi per ritrovo unattualit stupefacente in tutto. Respiro la continuit. In fondo Giovanni Leone e Sandro Pertini, che si schierarono sulle parti opposte della barricata, difendendo il primo gli assassini di Carnevale e il secondo la madre di Carnevale, sono storia recente. E poi, tutto sommato, la prima madre, Francesca, mor nel 92, la seconda, Felicia, nel 2004. Le storie delle stesse persone si snodano dentro epoche diverse e noi perdiamo il senso di questa verit. Anche la mia piccola, di storia, si snoda per epoche diverse. A ogni compleanno mi sorprendo, da un po di anni, a non pensare a me, al punto della vita a cui sono arrivato, ai progetti che vorrei assolutamente realizzare, a dove andr a stare quando e se smetter di lavorare in qualsiasi modo (in realt mi rivedo vecchio a insegnare a un gruppo di ragazzi a fare un giornale, un Societ civile pi bello, chiss come si faranno allora i giornali). Penso sempre, invece, a mia madre, alla ragazza che mi mise al mondo. A come poteva essere quel giorno. Aveva 25 anni. E io ero il secondo figlio. Penso che era sola, mio padre era a Corleone a cercare gli assassini di Placido Rizzotto. Archeologia, ci han fatto un film (un bel film, di Pasquale Scimeca). Penso che ha speso la sua giovinezza per allevarmi e farmi crescere in condizioni che non erano facili affatto, segnando su un quaderno ogni lira che veniva spesa in casa. Certo, come miliardi di madri. Ma proprio questo il punto. Che questo miracolo, questo amore, lo viviamo veramente solo dopo. Epoche dopo. Come se le epoche ce lo disvelassero. Torno indietro e a ogni mio compleanno la vedo pi giovane. Mia figlia ha quasi la sua et e mi sembra una ragazzina. E si chiama come lei. Le sovrappongo nella tenerezza. Ma sono epoche diverse della mia vita. C dentro un abisso che vivo (viviamo) con troppa incoscienza. Nando dalla Chiesa Amici blogghisti, ora capiamoci http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=439 Ora, cari amici blogghisti, facciamo a capirsi. Io comprendo, e lo so, che lItalia zeppa di bisogni, di domande sociali che restano lettera morta. Per vorrei caldamente invitare tutti a una riflessione. Piantiamola di pensare che il vero problema, il problema pi importante, quello da cui dipende il giudizio che diamo sulluniverso mondo, sia il nostro. Per essere chiari. Io mi offendo quando lavoro per Brera o per i posti letto degli studenti fuori sede, lo racconto su questo Blog e spunta quello che sentenzia: sono chiacchiere, sveglia imbecilli, fate la riforma delluniversit, che poi si capisce che -in testa sua- coincide esattamente con lo sblocco dei concorsi, che quello che gli interessa. No, amico caro, quello il tuo problema. Hai le tue ragioni, ma non hai, proprio non hai alcun diritto di pensare che sia pi importante di quelli degli altri. O addirittura che quelli degli altri sono chiacchiere. Se no glielo vai a dire tu a quelli che pagano 600 euro al mese (magari in due in una stanza) per frequentare luniversit che le loro sono chiacchiere. Glielo dici in faccia, non su questo blog. E vediamo la reazione. Ancora. Racconto di un progetto per il centro storico di Napoli e mi arriva laccusa di pensare alle classi sociali alte perch dentro il progetto si fa un cenno ai caff letterari (che ci sono gi, fra laltro, non li faccio io). E di nuovo: vergogna, tagliatevi gli stipendi voi parlamentari (non sono parlamentare), che cosa state a fare l, ci sono i ricercatori. Ora io non capisco per quale diavolo di motivo se si fa una cosa buona per Napoli la si debba mettere in alternativa ai ricercatori. Ma davvero a questo punto ci stiamo riducendo? E di quali classi alte vaneggiamo? Li avete visti gli studenti dei conservatori e delle accademie di Napoli? E il centro storico di Napoli che cosa pensate che sia, via Montenapoleone o via della Spiga? Ma sono io che vi dico sveglia!!!. Ma lo vedete che cosa sta accadendo a Napoli o no, accidenti? E scommetto che siete pure i primi a dire che i poliziotti non bastano. E che cosa occorre fare oltre, allora, se non bonificare quartieri e creare alternative di vita sociale? Ma possibile che debba essere rimproverato pure per questo?A me sembra in realt che ci stiamo corporativizzando mica male (anche nei livelli bassi di reddito, dove una volta fioriva la solidariet). E che questo sia uno degli effetti della cultura respirata in questi anni. Qualunquismo antipolitico pi il mio problema viene prima del tuo e chi se ne fotte del resto.Inoltre, per informazione. Io lavoro sulle cose su cui ho le deleghe, come si fa in un governo ordinato. O non siamo l tutti a lamentarci che questo governo fa casino, che parlano tutti, che ognuno invade il campo dellaltro? E allora un po di coerenza. E ancora. Non tutto passa per la finanziaria, la legge pi importante dinsieme, ma un settore del paese cambia anche per altre strade, e non cambia comunque certo in tre o quattro o cinque mesi in tutti i sensi e in tutta la misura auspicabili. Dice: vi ho votati. Daccordo. Ma davvero si pensava che in una finanziaria che aveva lo scopo di evitare linsolvenza dello Stato (si capisce il concetto?) si potessero risolvere tutti i maggiori problemi sociali e sanare tutte le ingiustizie? E in ogni caso sulluniversit alla fine faremo un bilancioInfine. Il Blog un diario. Non un documento ufficiale (per quello stiamo rivoluzionando il sito del Ministero). Dunque dentro c di tutto, come normale che sia per ogni persona che ha interessi diversi, lavora, prova emozioni, affetti, si mette qualche annotazione in testa. Non c lordine delle priorit del paese. Ci sono frammenti di vita. Nando dalla Chiesa Woody Allen a Napoli http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=438 Ancora Napoli. Calderoli lha sparata grossa davvero. Napoli una fogna, ha detto. Io credo che un politico non si possa consentire mai questi giudizi. Ma vedrete che ci saranno lo stesso centinaia di migliaia di napoletani pronti a votare gli amici di Calderoli per realizzare finalmente il riscatto di Napoli. Questa per piccola cronaca politica. Andando allimpegno che ci dobbiamo mettere tutti (ma proprio tutti), io credo che la questione napoletana si risolver quando per ogni poliziotto in pi ci sar un operatore sociale in pi. Ogni volta che si aggiunge in numeri, devono esserci luno e laltro. Credo di conoscere abbastanza la citt. Ho dedicato un libro a una scuola media dei Quartieri spagnoli. Ho dedicato a Napoli e allaggressione della camorra ogni attenzione nella commissione antimafia della scorsa legislatura. Gliene sto dedicando anche ora, come ho raccontato su questo blog laltro giorno. Ci vogliono i poliziotti perch ormai leducatore non basta pi. E nemmeno il bravo ed efficiente amministratore basta pi. Bisogna che nessuno respiri limpunit. E non difficile ottenerlo. Ma i poliziotti che ci vanno, nei quartieri, nelle strade, devono starci anni. E devono essere ben guidati. E devono ruotare nelle funzioni. E guai a chi parla di poliziotto di quartiere. Perch non c storia: o se lo fanno a fettine o lo corrompono. E il coordinamento del controllo del territorio devessere perfino feroce. Gentile nei modi: primo, perch giusto cos; secondo, per non alienarsi simpatie; ma devessere costante, tenace, inflessibile. Il che non succede praticamente mai. Ma poi i poliziotti bravi e ben guidati non bastano. Occorrono grandi atti di coraggio urbanistico. Impegno politico strenuo per spiegare ogni giorno le ragioni dei cambiamenti scomodi. E difficile, non voglio fornire ricette; credo che la cosa pi difficile sia governare una citt come Napoli. Ma siccome la citt non una fogna, bisogna mobilitarne la parte migliore. Gli insegnanti, i preti, i volontari, gli imprenditori veri, i lavoratori con un po di senso civico (non sono tutti). Questo uno dei classici casi in cui non bisognerebbe offrire varchi. E invece vedrete che ci sar chi prover ad aprirli - basta un mese, forse due mesi - per interesse politico. Perch i soldi e i voti della camorra non odorano.Soprattutto per pongo una domanda. Ma siamo sicuri, di fronte a quel che accade a Napoli e specialmente tra i giovani e giovanissimi napoletani, che la tiv non centri niente? Che nella societ dellinformazione il messaggio che giunge a questi giovani dai media (tutte le case nei quartieri hanno la tiv accesa, fanno impressione) non centri proprio niente? Non ha nulla su cui riflettere la Rai? E Mediaset? Io ho sempre in mente ci che mi disse una professoressa mentre scrivevo il libro sui Quartieri spagnoli: Io lavoro tutta la mattina. Quando loro tornano a casa, tutto quello che ho fatto io viene disfatto dalla tiv, tutti i giorni. E una lotta impari. Citazione obbligatoria di Woody Allen: Il cinema prende dalla vita. La vita prende dalla tiv. E proprio cos. Petruccioli pensaci. Nando dalla Chiesa 2 novembre. Pi festa di prima http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=437 Non so chi abbia deciso di sopprimere la festa del 2 novembre. Chi abbia scelto di trasformare questa data in un giorno feriale come gli altri. Chiunque sia, ha fatto un torto a noi e a qualcosa che sta dentro di noi. Una giornata che ci fa tornare alle nostre radici affettive, che ci porta a porci in modo finalmente serio le grandi domande esistenziali (chi siamo, da dove veniamo, che cosa abbiamo combinato nella vita), a colloquiare idealmente con i nostri cari o a ripensare ad amici sparsi nel tempo, dovrebbe essere giorno di festa. Di riflessione. Malinconica, dolce; perfino allegra, dipende. Ma riflessione. Perch questa data ha - anche sul piano religioso - un valore maggiore della festa di tutti i santi, che non ci arricchisce di una virgola. Costringerci a celebrare il 2 novembre in un altro giorno stata, in fondo, una piccola violenza. In ho usato l1. Sono andato al cimitero di Parma. Chiss perch temevo di finire in unatmosfera pagana, ossia in una ressa priva di spiritualit. Invece ho scoperto, sar stato il sole con la brezza, non so, che era in corso una festa bellissima. Sono abituato a trovare per lo pi persone anziane e vecchie, a vedere superfici nude e grigie. Oggi cera una marea di giovani, cerano bambini, a grappoli entravano persone con fiori di ogni colore. Si respirava unatmosfera gioiosa e raccolta. La gente non prende pi i crisantemi, mi diceva la fioraia. E si vede. Era tutto un moltiplicarsi di colori, vivaci, contrastanti, come se una comunit andasse a trovarne unaltra. Sono segni, questi; piccoli segni incoraggianti. Sappiamo ricordare, sappiamo abituare i pi piccoli al ricordo. Vuol dire che ce labbiamo questa capacit, non ci stata ancora tolta. A Parma poi hanno deciso che tutti i bambini che non ci sono pi dovessero avere un fiore dal Comune e mi sembrato un gesto tenero, di grande civilt.Mi sono ritrovato sullautobus per il cimitero con mia sorella Simona, lei che arrivava da Roma, io da Milano (s, ho unaltra sorella che si chiama Simona, bravissima, che pochi conoscono solo perch ha il torto di non andare in tiv e di avere la residenza a Catanzaro, anche se stata deputata per due legislature nei Ds). Mentre io saldavo il conto dal fioraio, lei era dentro. E ha sentito un gruppetto di giovani signore con dei ragazzini al seguito chiedere dove fosse la tomba del generale dalla Chiesa. Si fermata, glielo ha spiegato, le ha ringraziate e ha chiesto come mai la cercassero. Le giovani signore hanno risposto che i loro figli stanno seguendo a scuola un progetto di educazione alla legalit e che quindi oggi (che il primo novembre, domani c scuola) hanno trovato giusto portare i fiori al generale. Ma proviamo a pensarci. Benedetti questi insegnanti (sono decine di migliaia), che producono questa sensibilit civile, umana, e che non saranno mai ringraziati abbastanza. E vadano a quel paese gli insegnanti fannulloni che rovinano la credibilit di una categoria benemerita. In ultimo: mentre Simona usciva dal cimitero ha sentito un fiatone correre dietro di s. Era uno dei ragazzini. Le ha chiesto: signora, ci d il suo numero di telefono, cos lo diamo alla professoressa? Nando dalla Chiesa L'altra faccia di Napoli http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=433 A Napoli si uccide ancora. Ho appena visto Primopiano con le sue immagini e le proposte di tanti protagonisti della vita civile e politica. Preoccupati, c da essere preoccupati. Ma ho anche negli occhi il viaggio che ho fatto a Napoli laltroieri nella mia qualit di sottosegretario alluniversit. Un viaggio che mi ha messo molto entusiasmo addosso, vedi un po come cambiano i punti di vista. Sono andato con Bruno Civello, il direttore generale dellalta formazione musicale e artistica, a porre le basi di un grande progetto: la nascita di un distretto dellarte e della cultura nel centro storico della citt. Gi lassessore regionale Teresa Armato (le sia reso il merito) ha avviato il progetto di un politecnico della arti che integri le attivit dellAccademia di belle arti e del Conservatorio di San Pietro a Majella. Labbiamo appoggiato subito pensando che potrebbe essere loccasione per dare vita spontaneamente, sulla base di quello che c gi adesso, a una porzione di citt aperta a tanti giovani, e non solo ai giovani ovviamente, anche di sera. Il percorso va dal Museo archeologico, passa per la galleria Principe Umberto (oggi abbandonata, ci si potrebbe fare lesposizione permanente delle opere migliori degli allievi dellAccademia), passa appunto per lAccademia, ricca di una pinacoteca bellissima; scende per via Costantinopoli, tra botteghe artigiane antiche, due belle chiese (entrambe da riaprire, per musica sacra), poi piazza Bellini con i suoi caff letterari e qualche usanza di cabaret e di musica nei locali; poi va al Conservatorio, ricco di due auditorium e di una biblioteca musicale straordinaria (400.000 libri!) e diretta da un frate altrettanto straordinario (per cultura ma in tutti i sensi, visto che anche il custode delle reliquie di San Gennaro), con luniversit Orientale subito alle spalle (e un indirizzo di laurea storico-artistico), e poi tutta la strada gi per PortAlba e piazza Dante con una densit di librerie storiche (tra cui la Guida) che, parola mia, non ho mai visto in nessuna citt dItalia. Insomma un intero quartiere trasformato in unarea dove ci si incontra, si organizza cultura, si suona (superba sabato linterpretazione di un sassofonista insegnante al Conservatorio di Salerno).Daccordo per lesercito, dunque; non mi spaventa, pu servire a liberare un po di forze dellordine per i loro veri compiti, limportante che poi li svolgano con efficienza e dedizione. Ma ci vorrebbero anche dei piani mirati di rinascita di pezzi di citt, da integrare tra loro. Sicch abbiamo deciso di investire sul teatro interno allAccademia, oggi diviso in vani e inutilizzato dal pubblico. Faremo un bel teatro che funzioni anche la sera e aperto al pubblico; piazzato in un quartiere cos diventa un moltiplicatore formidabile, luogo per compagnie di dilettanti, di teatro civile e di comici. Ecco, faremo questo e il recupero della galleria, oltre a potenziare Accademia e Conservatorio. Insieme con la Regione e gli altri enti locali. Piccola riflessione: queste cose non vanno in finanziaria, per si fanno; e cambiano la realt sociale. So lobiezione: ma non le dite. E infatti le sto raccontando. A Napoli la stampa e le tiv lhanno detto. Perch per loro una buona notizia. Ma noi preferiamo le cattive. Nando dalla Chiesa Un Pellegrino per Previti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=432 Giuro che se mi avessero detto che un giorno un avvocato dei Ds sarebbe diventato il difensore di Cesare Previti nella sua causa contro il parlamento della Repubblica, non ci avrei creduto. E se mi avessero detto di pensarci bene perch uno che lavrebbe potuto fare cera, allora s, un nome solo mi sarebbe venuto in mente: Giovanni Pellegrino. E infatti cos andata a finire. Lavvocato ex senatore ha detto di s a Cesarone Previti. Gli dar lui una mano per ottenere ragione contro lidea balzana che una condanna definitiva possa sbalzarlo fuori dal parlamento, per via di quella fastidiosa interdizione dai pubblici uffici. Grande Pellegrino! Lui dir (volete scommetterci?) che lo fa per garantismo, perch il pi garantista di tutti, perch anche il peggior soggetto del mondo ha diritto a un avvocato. Vero. Solo che non mi pare che Previti abbia bisogno proprio di lui come avvocato, visto che ne ha quanti ne vuole. Il suo problema non restare senza. Il suo problema avere una copertura politica, che altra cosa. E Pellegrino ha deciso di dargliela, mettendo nella stessa marmellata di identit e di ragioni il simbolo della pi indecente legislatura della storia repubblicana (nel senso che era lui a dettare al parlamento, in base ai suoi tempi giudiziari, le leggi ad personam) e il proprio partito, che anche il maggiore partito del centrosinistra.Ora si capisce meglio lidea di politica e di morale politica che ha guidato per anni lazione istituzionale dellex presidente della commissione stragi. Un presidente che personalmente ho sempre criticato per una gestione inaudita: fatta di colpi di teatro, di rivelazioni che si sgonfiavano in un attimo, e di tante insinuazioni gratuite (non sarei onesto se non ammettessi che questo stato allorigine della mia critica) contro il generale dalla Chiesa. Ricordo lultima legislatura. Zero (dico zero!) ore di commissione sulla strage di Bologna, ossia la pi grave e misteriosa di tutte. Quasi nulla su Brescia. Ore e ore contro il generale. E un interrogatorio al limite dellinsolenza contro Ferdinando Pomarici e Armando Spataro, i due magistrati che, con un senso del dovere che non abbonda da queste parti, invece di abbandonare al suo destino il generale morto, si erano presentati davanti alla commissione per fugare, sulla base delle loro memorie dirette, le insinuazioni sparse a piene mani (leggete i verbali stenografici, sono un documento agghiacciante).Dovetti portare pi di cento firme di deputati di tutte le idee da Ciampi per fermare quella vergogna. E, visti i brillanti risultati, la Commissione Stragi stata chiusa. Esattamente come ha rischiato di essere chiusa la Commissione antimafia dopo lesperienza dellultima legislatura. Be, che dire davanti alle ultime notizie? Tutto si tiene. Nando dalla Chiesa Ricordatevi di Penelope http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=431 Non ne sapevo nemmeno lesistenza. E mi sembrato grave. E per questo ve ne parlo, perch il massimo numero possibile di persone sappia che esiste. Si chiama Penelope. Ed lassociazione che riunisce da qualche anno i familiari delle persone scomparse (da qui il nome: a indicare lattesa di chi non torna, ma si spera che possa tornare). Sapete quante sono le persone che scompaiono ogni anno in Italia? Pi di 4.500. Una cifra pazzesca, che secondo me sfugge anche ai lettori pi attenti dei giornali. Di queste 4.500, circa tremila sono minori. Ho incontrato i membri di Penelope in un convegno organizzato da Elisa Pozza Tasca a Roma, a sostegno di una proposta di legge che ha tra i suoi promotori Rosa Calipari. Raramente ho visto visi cos segnati, cos irreversibilmente dolenti, messi tutti in fila. Oserei dire che neanche i familiari di vittime del terrorismo o della mafia portano nelle loro espressioni unesperienza tanto lacerante.Hanno raccontato una cosa che deve fare riflettere: che al momento della denuncia non vengono creduti o aiutati, che spesso nei comandi delle forze dellordine a cui si rivolgono li guardano infastiditi. Esattamente come un medico pu guardare quelli che vanno al pronto soccorso per un raffreddore. Che proprio quelli che dovrebbero darsi subito da fare pensano che dietro la scomparsa ci sia, in realt, la solita ragazzata o il colpo di testa. Da qui linerzia di qualche giorno, in attesa che si possa davvero parlare di scomparsa. Mentre invece il primo giorno quello decisivo per le indagini. Ho ascoltato il racconto di due genitori che invano hanno chiesto di scandagliare il lago di Como e che dopo molto tempo hanno ottenuto che lo facessero finalmente dei volontari, per ritrovare la loro figlia in fondo al lago a poca distanza da casa.Ci sono evidentemente problemi che vogliamo rimuovere, che non bucano linformazione, che identifichiamo - al pi - con qualche puntata di Chi lha visto?. Ma 4.500 persone allanno che scompaiono, anche a farci lo sconto di qualche vera fuga consapevole, sono unenormit. A me una richiesta: che gli agenti di polizia che vengono impiegati in questi casi si formino con appositi corsi di psicologia presso ununiversit. Tutti i familiari presenti hanno fatto cenno di s con la testa, per fare capire che ce n bisogno davvero. Nando dalla Chiesa Se l'animalista fa del male http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=430 Non me laspettavo. Intendo: una riflessione (amarissima) che ho ascoltato ieri sera da un docente di colore delluniversit Pontificia. Sono intervenuto al convegno organizzato dallUcsei, lufficio centrale degli studenti esteri in Italia, legato a una lunga attivit svolta in questo campo dalla Chiesa cattolica, in particolare da don Remigio Musaragno, di cui si festeggiavano ieri gli 80 anni. Sono stati offerti dati interessanti, anche se gi presenti a spanne nel nostro senso comune. Gli studenti stranieri incidono sulla nostra popolazione universitaria per una percentuale risibile, il 2 per cento (di cui, fra laltro, il 40 per cento composto solo da albanesi e greci). Un terzo della media europea. Frutto della Bossi-Fini. Che ha dietro di s lidea che gli stranieri debbano venire da noi solo a lavorare, giammai a studiare. Ma forse anche frutto della scarsa attrattivit del nostro sistema universitario, visto che le percentuali si impennano nelle accademie e nei conservatori. In ogni caso stato molto gradito dagli studenti presenti (quasi tutti africani) lannuncio della presenza, nella carta dei diritti dello studente a cui stiamo lavorando, di una specifica sezione destinata ai diritti dello studente straniero (non la Grande Riforma delluniversit, lo so, ma intanto cambia qualcosa). Per, dicevo, una frase mi ha colpito, mi ha preso in contropiede. Ha detto il giovane docente: per noi un insulto sentire parlare, anche in televisione, di concittadini a quattro zampe ed essere chiamati noi extracomunitari. Siamo dunque meno di un cane?, ha chiesto. Non fa una grinza. Vedi, come sono diverse le sensibilit Io quando sento parlare in quel modo un animalista sono indotto a dargli ragione, anche gli animali hanno dei diritti. Non avrei mai pensato che quella frase potesse suscitare rabbia e umiliazione, esasperazione anzi, in altri nuovi cittadini. Tanto pi che chi la usa ha anche, normalmente, rispetto per ogni essere umano. EppureEppure qualcuno che ha esperienze di vita diverse dalle nostre ne viene ferito. Ecco la vera complessit sociale. Teniamone conto. Nando dalla Chiesa Universit. Lo specchio giusto http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=429 Se non lavete ancora fatto, precipitatevi a leggere il fondo scritto da Mario Pirani su Repubblica di oggi. E un ritratto drammatico delle condizioni del nostro sistema universitario. Drammatico ma veritiero. E quello che abbiamo trovato noi. Quello contro il quale abbiamo iniziato a lavorare subito con il cosiddetto progetto seriet. La moltiplicazione delle sedi, labbassamento irresponsabile e strafottente della qualit, gli incarichi dati a chi non ha alle spalle alcuna fatica di studio e di ricerca, lo scandalo delle universit telematiche, le convenzioni che regalano lauree a gogo ai dipendenti di alcune pubbliche amministrazioni. Tutto questo oggetto di interventi in Finanziaria e in altra sede. Ecco, leggete e capirete che cosa, legittimamente, un comune cittadino pensa che si debba fare prioritariamente per la nostra universit. Altro che accusare di non sapere e volere fare le riforme perch, in questo stato di cose, non si sono ancora sbloccati i concorsi. Il guaio che ci siamo abituati a vedere luniversit e i suoi problemi con i soli occhi dei professori e dei sindacalisti. E neanche dei pi illuminati di loro, visto che di queste cose parlano raramente e su queste materie non si infiammano quasi mai. E invece ci farebbero la rivoluzione se solo capissero che questa situazione, se non viene ripresa in tempo, porta diritti filati allabolizione del valore legale del titolo di studio.Parlare, parlare. Senza valutare; e a volte perfino senza sapere. Laltro giorno mi capitato di fare un dibattito alla radio con un professore (pi illuminato) che sosteneva che invece di chiedere soldi il ministro Mussi dovrebbe fare questo e quellaltro, pi fondi per la ricerca alle universit migliori e chiuderla con la proliferazione delle universit in ogni comune. Ossia che Mussi dovrebbe fareesattamente ci che stato messo in Finanziaria. Leggete Pirani, gente, leggetelo. Non lunico punto di vista possibile. Ma guai a chi lo dimentica. Nando dalla Chiesa Sergio Zavoli e i suoi aspiranti nipoti in cronaca http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=428 Sempre a proposito di giornalisti, questa ve le devo raccontare. Fatto numero 1, ovvero termine di confronto per il fatto numero 2 che arriver dopo. Qualche giorno fa parlo con il giovane cronista di un grande quotidiano milanese. Ha appena scritto (correttamente) qualche mia dichiarazione in un servizio che comunque un torto macroscopico alla verit dei fatti. A nome del suo capocronista mi sta comunicando che non ho il diritto di replica. A un certo punto mi dice: diamoci del tu, ho ventotto anni e mi sento un po imbarazzato a sentirmi dare del lei. Ora, io pure ricordo che avevo qualche imbarazzo a sentirmi dare del lei dallassistente che mi seguiva durante la tesi di laurea. E ricordo che gli chiesi di darmi per favore del tu. Non gli dissi perdiamoci del tu, n mi sarebbe mai passato per la testa. E aveva sei-sette anni pi di me. Non aveva il doppio dei miei anni (come nel mio caso con il cronista). Ma qui ormai, specie sotto lesemplare cultura di qualche capocronista, cresciuta una covata di giornalisti che si sente in diritto di darsi del tu con tutti. Anche se ti ha parlato una volta nella vita, anche se non ti ha mai visto in faccia, anche se sei membro del governo che gli parla in quanto membro del governo. Un senso di intimit, di superiorit, in fondo, che nasce da una loro convinzione autoreferenziale. Che bene (nellinteresse di tutti) non incoraggiare.E ora il fatto numero 2. Come molti sapranno, Sergio Zavoli, il grande giornalista televisivo, senatore. Bene, ieri lho riincontrato in commissione Istruzione al Senato, dovero andato a rappresentare il governo per discutere un provvedimento di legge. A un certo punto Zavoli si alzato e mi ha portato un foglietto con la richiesta di presenziare domenica a Rimini a un importante convegno scientifico (notare: mi ha scritto un biglietto; non venuto a dirmelo a un orecchio; e questo per lo scrupolo di non distrarmi mentre altri parlavano). Dopo cinque minuti mi sono alzato e sono andato verso il suo banco per dargli una risposta. Quando gli sono stato vicino, con mio imbarazzo, si alzato in piedi. Poi ho capito perch: perch ai suoi occhi (ci conosciamo da tempo) rappresentavo il governo. Be, sar sincero: non ho potuto non pensare al diamoci del tu di qualche giorno prima. Sergio Zavoli (dico: Sergio Zavoli) in piedi e la pretesa di intimit (probabilmente in buona fede) dellaltro. Ecco la differenza tra il grande giornalista e il giornalista in erba. Davvero i grandi personaggi si riconoscono anche dal rispetto e dalleducazione istituzionale. Ossia: agiscono cos non nonostante siano grandi, ma proprio perch sono grandi. Ma questo nelle scuole di giornalismo (e nelle altre) non si insegna. Nando dalla Chiesa Bruno Lauzi. Amarcord http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=427 Anchio saluto il piccolo, grande Bruno Lauzi. Lo avevamo capito in maggio, al festival di Mantova, quanto fosse malato. Quando, alla serata inaugurale dedicata a Umberto Bindi, lo vedemmo arrivare sul palco irriconoscibile. Leffetto chemio gli aveva rubato la riccia capigliatura bianca. Avanzava appoggiato a un bastone. Tutti ci chiedemmo chi fosse. Fu la sua voce a dircelo. E tutti capimmo distante di trovarci di fronte a un momento che aveva una sua grandiosit, specie quando prese a cantare (stupendamente) la sua romanza agitando il bastone verso lalto (non per nulla gli dedicai un post a fine maggio, rivedetelo). Ora non c pi. Un poeta in meno. Poeta non solo per le canzoni, belle, intelligenti e malinconiche. Ma anche per i suoi due libretti di poesie, arguti, sognatori e cinici al tempo stesso, che si era pubblicato praticamente in proprio. Se ne port materialmente dietro alcune decine di copie per farle conoscere al primo festival mantovano, quello nato in opposizione al Sanremo di Tony Renis. Fu un grande gesto, il suo, quella volta. Il festival era stato ovviamente bollato come di sinistra, politicizzato, quando era pura rivolta civile contro il degrado della musica. Bruno, che era di idee vagamente di destra, venne lo stesso. Per amicizia verso Velia Mantegazza, la nostra regista. Ma anche perch pensava di avere delle cose da dire. E le disse con una capacit di coinvolgimento meravigliosa. Memorabile fu il modo in cui sulla scena prese in giro il suo morbo di Parkinson. Cantando e parlando, accompagnato da un chitarrista perch lui la chitarra, la sua chitarra, non poteva pi usarla. Lo conobbi nel 64 che aveva 27 anni per uno di quei casi che solo la vita normale sa creare. Faceva il militare e io ero figlio di militare, allora di stanza a Torino. Destate andammo a far vacanza quindici giorni in un centro di Bressanone, riservato alle famiglie degli ufficiali. E lui, da buon soldato semplice, era stato adibito ad allietare le nostre serate. Cantava accompagnato da alcuni musicisti anche loro di leva, tra cui spiccava un trombettista (Sas, si chiamava) che per noi ragazzini divenne subito pi celebre di lui per la tresca che aveva allacciato con una signora. Mi accorsi qualche anno dopo quanto avessi perso a non dedicargli pi tempo, per parlare con lui delle sue idee sulla vita e sulla musica. Finch a Mantova, quarantanni dopo (!), ho cercato di rimediare cenando a notte tarda accanto a lui o andandolo a sentire nei suoi colloqui mattutini con il pubblico. Non dir il solito ti sia lieve eccetera. Hai fermato il Parkinson, Bruno. E in qualche modo ritornerai. Anna Maria Ponzio Pilato alla Banca d'Italia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=421 Io credo che abbia ragione Marco Travaglio. Che abbia cento volte ragione nella sua polemica con la Banca dItalia. La quale non intende assistere il dottor Francesco Giuffrida nella causa intentatagli dalla Fininvest. Chi Francesco Giuffrida? E il vicedirettore della sede di Palermo della Banca dItalia. Ma soprattutto il funzionario integerrimo (e competente) che dalla stessa Banca dItalia stato incaricato di affiancare tecnicamente la Procura di Palermo nella ricostruzione del processo di accumulazione originaria di Silvio Berlusconi. E giusto dirlo: gran parte di quello che sappiamo sui movimenti di denaro che hanno dato luogo alle prime grandi fortune di B. ce lo ha raccontato questo oscuro funzionario. Che si applicato con senso del dovere e indipendenza di giudizio allanalisi di montagne di documenti. Rovistando nelle holding e nelle scatole cinesi allestite per rendere impenetrabili i segreti di quellaccumulazione, passata per un carosello di prestanomi incredibili, dalle anziane signore alle finanziarie svizzere. E che ogni tanto, nonostante la sua tenacia, si dovuto arrendere di fronte ai buchi neri del sistema finanziario cresciuto insieme all'ascesa di B.Alcune delle sue conclusioni tecniche non hanno fatto piacere alla Fininvest e forse ne hanno appannato, diciamo cos, limmagine davanti allopinione pubblica con la forza dei fatti ricostruiti, bench linchiesta per riciclaggio a carico di B. e di DellUtri sia stata archiviata. Cos la Fininvest ha citato in giudizio in sede civile (la pi onerosa) il funzionario. Che ovviamente, essendo integerrimo, e non avendo dunque labitudine di intascare i fuori-busta, non ha i mezzi per difendersi efficacemente in proprio.Dice: e la Banca dItalia? Appunto. E quello che chiede Travaglio: che fa la Banca dItalia? Assiste in giudizio il proprio funzionario, se non altro per avere tenuto alto il prestigio dellistituzione negli anni in cui il suo governatore lo affondava? No, la Banca dItalia, come duso - fa sapere -, rifonder il dottor Giuffrida delle spese sostenute solo se egli uscir vincente dal processo. Ma fino allora si arrangi. Risposta burocratica e anche ponziopilatesca, se permesso. Perch ognuno capisce la portata etica, deontologica della questione. Quale funzionario far pi il suo lavoro di analista, di tecnico, in modo indipendente (e dunque al servizio delle istituzioni) se il primo potente potr trascinarlo in tribunale e metterlo davanti alla minaccia della sanzione giudiziaria o, in alternativa, del dissanguamento economico per difendersi? No, cari dirigenti della Banca dItalia. Nascondersi dietro le prassi burocratiche non vale. Giuffrida non accusato di malversazione o di rivelazione di segreti dufficio. E nemmeno di aggiotaggio o di concussione. Non assisterlo nel processo significa una cosa sola, chiara e papale: lasciarlo solo, abbandonarlo al suo destino. E, in pratica, consentire che si colpisca uno per educarne cento. Bella istituzione di garanzia. Nando dalla Chiesa I falsi del Corriere. Lezioni di giornalismo http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=419 Se Atene piange, Sparta non ride. Ovvero: la politica far schifo ma anche il giornalismo non scherza. Ora vi racconto che cosa successo a me tra laltro ieri e ieri nella mia qualit di sottosegretario allUniversit. Interlocutore: il Corriere della Sera (e dai, non fate gi i commenti). Che ieri ha dedicato una pagina intera a Brera e al problema del trasferimento di una parte (consistente) dellAccademia alla Bovisa, dentro il nuovo polo universitario milanese. Come molti sapranno gi, la Moratti e Urbani avevano firmato un accordo che prevedeva questo trasferimento; per ottenere un ampliamento, a Brera, degli spazi riservati alla pinacoteca. Trasferimento che per presenta qualche problema. Luned scorso ne ho spiegato il perch al professor Zecchi e al dottor Brion, rispettivamente presidente e vicepresidente dellAccademia. Laccordo prevede infatti che lAccademia versi ogni anno un canone di due milioni di euro circa alla propriet dellimmobile. Anzi, che inizi a versarlo prima ancora che limmobile sia pronto (accadr fra qualche anno). Ora, come ci ha anche detto lAvvocatura dello Stato, quale cittadino pagherebbe laffitto prima di avere la casa? Di pi: con quel canone di affitto annuo noi (Ministero, intendo) stiamo comprando la nuova sede dellAccademia di Firenze, sia pure pi piccola e con laiuto degli enti locali. Mi chiedo: un cittadino non avrebbe il diritto di chiederci come spendiamo i suoi soldi? Piuttosto che pagare ogni anno quel canone (che da libero mercato immobiliare), stiamo perci pensando se non valga la pena di andare a una trattativa per comprare, con un mutuo, la sede della Bovisa, il cui valore stato fissato in 26 milioni. Perch in effetti, come ho detto a Zecchi e Brion, spostare le discipline dellAccademia pi legate alle nuove tecnologie nella stessa area delle facolt di architettura e design, risponde in pieno alla strategia che stiamo seguendo, ossia di ridisegnare lItalia per poli artistici e culturali. Che fa il Corriere, pur in possesso di queste notizie? Titolo a tutta pagina: Il governo: niente fondi. Salta la Grande Brera. Ma salta dove, se stiamo pensando di comprare? Ed era pure pronto il commento: che d per scontato il fallimento del progetto, ovviamente a causa del governo Prodi (e infatti si evoca anche la questione Malpensa). Nellarticolo le mie affermazioni ci sono. Compresa la frase per noi quellaccordo non carta straccia. Ma il titolo urla il contrario (e nell'occhiello la somma da tirar fuori viene ridotta a due milioni in tutto!). E d il via alloffensiva contro il governo in consiglio comunale.A questo punto vi aggiungo la seguente chicca. La Moratti firma laccordo nel 2004, caricando un impegno mica male sul sistema delle Accademie; ma lanno dopo taglia del 37 per cento i fondi delle Accademie! In Finanziaria quei soldi tagliati sono tornati, e sono anche stati aumentati (lo direte questo in giro, vero?). E solo per questo, dopo che avremo affrontato le urgenze (nellAccademia di Carrara piove dentro), potremo trattare su Brera. Ma non assurdo? Non assurdo che mi abbiano negato (in quanto governo) il diritto di replica, con la consueta scusa che non c la notizia? Insomma la notizia cattiva falsa ha spazio, quella buona vera no.E infatti non stata una notizia -sempre per il Corriere- quella (sempre buona e vera) che io ieri abbia portato a Milano limpegno del governo di aumentare i posti letto per gli studenti universitari milanesi del 25 per cento entro la legislatura. Con bando per i progetti entro la fine dellanno. Notizia rifiutata. Loro mica fanno politica, orrore, non nello stile delle cronache milanesi del Corriere. Loro, amici miei, parlano dei problemi quotidiani della gente.Ah, mi pareva... Nando dalla Chiesa Edizione straordinaria. Il bello della politica http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=420 La politica ti sorprende sempre. Questa una verit che dovremmo tenere a mente. Me ne sono convinto una volta di pi ieri sera. Piacevolmente. Sono andato a un convegno della Margherita di Parabiago, terra di cielo grigio e di scarpe buone dove c uno spaccio Rossetti che consiglio gratis a tutti (sconti ottimi davvero!). Materia, il partito democratico. Occasione un po particolare: si ricordava anche Claudio Cavaleri, esponente del partito, amatissimo nel legnanese e andatosene in silenzio lestate scorsa ancora molto giovane (con il mio metro, naturalmente, e soprattutto quello dei suoi cari). Be, devo dire che allinizio mi aveva preso lo sconforto. Persone per lo pi sopra i cinquanta, sette-otto donne in tutto e due giovani sotto i trenta (di cui uno in rappresentanza dei Ds locali). Insomma, ce nera quanto bastava, con la montagna di tessere false a far da sfondo al dibattito, per andare in depressione. Per chiedersi, come mi sono chiesto, perch mai non si riesca a coinvolgere nel nostro lavoro un campione rappresentativo, anche per genere e per generazioni, del grande popolo dei cittadini che votano.Poi, man mano che passavano i minuti, man mano che scrutavo le facce e che ascoltavo gli interventi (tanti), o che studiavo le reazioni del pubblico ai passaggi di ciascun oratore, mi sono andato facendo unaltra idea. Opposta. Davanti a me sentivo il privilegio, il privilegio vero, di avere uno spicchio di quella societ che ogni giorno fa politica gratuitamente. Che sa come vanno le cose della politica, e quindi non coltiva nessuna, ma proprio nessuna illusione gratuita; eppure continua a conservare dentro di s una quota di speranza, di capacit di indignarsi (contro lindulto, per esempio), di provare commozione (per lamico che non cera, per gli uomini delle istituzioni a rischio). Una capacit di dare con entusiasmo. Di stare l ieri sera sotto un simbolo di partito; ma poi di partire sotto unaltra sigla per la marcia di Assisi, e poi di andare sotto unaltra sigla ancora a fare volontariato negli ospedali e infine di mettersi, sotto lennesima sigla, a fare la pulizia gratuita dei boschi. Io per questa gente umile e forte provo ammirazione. E per quanto sia diffidente verso tante regole e persone del mondo politico, credo che a molti diffidenti farebbe bene vedere e parlare con queste persone. Per capire che cosa pu essere la politica ogni giorno. A me ha fatto bene di sicuro. Perci grazie a Pino, lavvocato che ha voluto questo incontro con tutte le sue forze. Nando dalla Chiesa Sempre sugli spioni. Errori di Giovent http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=418 Ah, gli spioni Lavevo detto, lavevo immaginato che qualche stoccata mi sarebbe arrivata dopo il Blog sulla splendida amicizia tra Giuliano Tavaroli (il capo della Sicurezza di Telecom) e Stefano Brusadelli (il capo della redazione politica di Panorama). Intanto arrivata la prima puntata. Articolo su Italia Oggi di ieri. Titolo:La versione double face del sottosegretario Dalla Chiesa. Appena ho visto il titolo ho pensato che parlassero frivolamente del mio impermeabile. Invece parlavano proprio di Tavaroli e Brusadelli. Autore, tale Emilio Giovent, di cui sinceramente (certo per mia colpa) nulla so se non che ha scritto questarticolo. Con il quale vorrebbe prendermi in castagna. Perch double face? Be, ve lo spiego. Perch prima ho detto che non bisogna dare retta alla mole del lavoro sporco fatto da Tavaroli e soci e che era giusto distruggere il contenuto delle intercettazioni (per carit, non torno sul dibattito che ha mobilitato molti amici lettori). Poi ho deplorato che il capo della redazione politica di Panorama andasse in gita con gli spioni e che sua moglie ne prendesse compensi stratosferici. E dov la contraddizione? Coerentissimo, signor Giovent. Le intercettazioni illegali a scopo ricattatorio mi fanno schifo e dunque mi sembra pazzesco che il capo della redazione politica di Panorama fosse amico di questi spioni, ci andasse in gita, e accettasse che sua moglie ne intascasse (anche in contanti!) quei compensi favolosi. Oh, mica lo abbiamo saputo dalle intercettazioni tutto questo, no? E allora che centra? Insomma, dai, un po di logica cartesiana ai giornalisti si potrebbe chiedere, specie se ambiscono a fare le pulci agli altri. Per, che tenerezza questi errori di Giovent Nando dalla Chiesa Il partito democratico. Piccola premessa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=417 Ed eccomi di nuovo a cospargermi il capo di cenere. S, sono stato assente proprio mentre il Blog registrava (che bello per!) picchi record di lettori. Purtroppo sono giorni duri per il lavoro di governo. La Finanziaria entrata nel vivo, ieri ho dovuto difenderla alla commissione Cultura della Camera e sinceramente non mi sembra che sia andata male. Vuol dire che nella maggioranza c pi coesione di quanto appaia dai titoli dei giornali; e che le nostre ragioni sono, in fondo, meno fragili e truffaldine di quanto venga urlato ogni giorno dalla stampa del centrodestra (e non solo da quella). Avrei voglia di diffondermi sul partito democratico, che mi sembra correre il rischio di diventare una creatura senza sangue. Laltra sera a Milano, al teatro Carcano, ho ascoltato Fassino e Franceschini. Bravi, convincenti, forse Franceschini ancora pi diretto e immediato di Fassino. Per, francamente, io sono gi passato per un partito che diceva di non volere essere un nuovo partito ma un partito nuovo. E lo ripetevano tutti. Oh, il partito federale, oh, i circoli, oh, il metodo totalmente nuovo, e i vecchi volponi annuivano contenti. E finita che siamo finiti su Striscia la notizia per le tessere fantasma E allora (ma pensa te che cosa devo dire) meno utopie e pi concretezza. Secondo me il partito democratico sar legittimato a nascere il giorno che i suoi aspiranti fondatori avranno fatto una nuova legge elettorale. Quello dovr essere il suo certificato di battesimo davanti ai cittadini. La premessa, la premessa minima necessaria.. Poi si parli pure del resto. Se no che senso ha fantasticare di limiti ai mandati elettorali, di forum on-line, e di tutte le altre piacevolezze democratiche, se il parlamento lo pensano e lo decidono in dieci? Nando dalla Chiesa Le tessere della Margherita http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=416 E cos esploso lo scandalo delle tessere della Margherita. C voluta Striscia la notizia per raccontare di cittadini che si vedono recapitare a casa una tessera che non hanno mai chiesto. Riflettiamoci. Il segno delladesione pi convinta a un partito politico che viene spedita a chi non ne sa niente; e in molti casi neanche vota per quel partito. Ignobile. Chi ha scelto di mandare quelle tessere a casa degli iscritti (non so chi abbia avuto lidea primigenia) ha fatto comunque bene, benissimo. Perch ha fatto scoppiare il bubbone, e probabilmente proprio questo voleva. Nel mio piccolo, vedendo lanomalia delle tessere milanesi mandate direttamente a Roma (ci si pu infatti iscrivere nella propria citt o direttamente alla sede nazionale), ho fatto un po la stessa cosa. Una bella lettera di benvenuto a tutti i nuovi iscritti. E puntualmente sono fioccate le smentite. Chi rispondeva: ma io non mi sono mai iscritto, ma perch hanno messo come indirizzo quello del mio ufficio?, e altre piacevolezze che obbligano a chiedere scusa per comportamenti altrui. Sapete a che servono queste false tessere? Per i congressi. Che sono in arrivo. Primo caso: per portare a votare nei congressi allultimo momento, verso le sei di sera, dopo che i fessi hanno discusso di politica, le celebri truppe cammellate (perch, su cento falsi, si trovano venti o trenta a cui chiedere il piacere di passare a votare) che cos decidono il destino di chi nel partito ci milita onestamente e magari ci spende tutto il suo tempo libero. Secondo caso: per fare vantaggiosi accordi di potere, vantando di avere un certo numero di tessere. E una tattica preventiva: tu non sai quante tessere siano false ma temi sempre che chi se ne attribuisce diecimila faccia valere la sua volont nel congresso. E ti difendi come puoi dallemarginazione. Magari laltro bluffa e ha solo copiato le generalit degli iscritti da qualche elenco referendario o, perch no?, da un tabulato delle primarie. E i soldi? Gi, si dir: ma le tessere non costano? Certo che costano: trenta euro. E questa la vera questione. Perch chi fa le false tessere, ottenendo fraudolentemente i dati personali, le paga tutte lui. Ci investe patrimoni; se sei ricco, tiri fuori i soldi e cos, opl, comandi in un partito. Gli dai la scalata a botte di migliaia di euro, alla faccia delle capacit e dei meriti politiciDai numeri si potrebbe perfino pensare che qualcuno abbia in giro dei fondi specialiInsomma, diventa come scalare una societ comprando le sue azioni. Ma non siamo noi a dire che rifiutiamo lidea berlusconiana del partito-azienda? Tutto questo indegno. Per vedendo Striscia la notizia ho provato il senso sottile della rivincita. S, perch la Margherita di Milano era diventata lo zimbello nelle riunioni nazionali di partito. Sempre indicata a dito per il basso numero delle tessere. Ma come si fa?, dicevano ridendo. Be, avevamo messo dei controlli rigorosi (per questo poi le hanno mandate direttamente a Roma). Erano e sono tessere pulite. Aumentabili, certo. Ma voi di questi tempi ci riuscireste, in una citt dove la politica ha sempre contato poco, a convincere diecimila cittadini a iscriversi a un partito? Ora bisogna trarre tutte le conseguenze dello scandalo. Io i congressi con i falsari non li faccio. Nando dalla Chiesa Gli spioni e il giornalista amico. Che Panorama... http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=415 Questa notizia da qualche parte deve pur venire fuori con la chiarezza che merita. Perci ve la do. In una delle foto che riprendono il celebre Giuliano Tavaroli, capo-sicurezza di Telecom, pilastro del sistema di intercettazioni che spiava illegalmente migliaia di cittadini italiani, c un dettaglio di qualche importanza. Parlo delle foto pubblicate dallEspresso, che riprendono le truppe dassalto Telecom in una gita in Sardegna che sa tanto di trekking in divisa. Oltre a Tavaroli, oltre a Bove, in una di quelle foto c Stefano Brusadelli, capo della redazione politica di Panorama. Che ci fa un influentissimo giornalista politico in quella intima compagnia con gli spioni? Perch si ritrovano insieme l, vestiti in quel modo da allegra brigata (e che brigata!)? L, dico, mica a un pranzo professionale, che ancora ancora si capirebbe? Ora lui, il Brusadelli, dice allEspresso che c andato come amico (ma quando e come sono diventati amici, erano forse compagni di banco a scuola?), che furono giornate molto belle (non ne dubitiamo affatto) e che, giusta la lezione di Giuliano Ferrara, non se n pentito per nulla. Abbiamo capito, ne orgoglioso. Daltronde certe amicizie, una volta che ce le si fatte, bisogna rivendicarle. Ma c di pi. La moglie di Brusadelli, Margherita Fancello, lavorava per quella struttura di Telecom. Volete sapere che faceva? Lei dice ai magistrati: facevo la rammendatrice. Testuale. E ai magistrati che chiedono spiegazioni, racconta che il lavoro di rammendatrice consisteva nel tessere rapporti, organizzare appuntamenti diplomatici, realizzare incontri complicati. Che, aggiungo io, dovevano essere complicati sul serio, anzi, addirittura complicatissimi. Perch per questi rammendi pro-Telecom la moglie del capo della redazione politica di Panorama ha preso da quella struttura di Telecom pi di un milione di euro in tre anni. Pi altri soldi in contanti da Cipriani (altro agente della brigata) da parte di Tavaroli. Ora, io non so se questo rapporto si inscriva in una cornice di illegalit (le intercettazioni sicuramente lo erano). So che ognuno di noi, se esercita responsabilit sociali, ha il dovere di non fare affari e di non prendere soldi da ambienti che possano offuscare con la loro vicinanza la credibilit di quel che facciamo. E che lo stesso principio va esteso a mogli e figli, perch alla fine poi la famiglia una . Per capirsi: la moglie di un giornalista non pu, ma proprio non pu, fare la lobbista (lEspresso dice che era pure una nota lobbista di Cossiga e Cirino Pomicino), specie se poi (dice sempre lEspresso) indagata per fatture per operazioni inesistenti, e specie se il lobbismo a favore di una associazione a delinquere, sulla cui natura ci si pu sbagliare per qualche settimana, non per anni.So anche che di questa vicenda esplosiva i giornali, tranne lEspresso, hanno preferito non parlare, e ci mi preoccupa (non pi il tempo delle inchieste..). Perch questa grande macchia di omert si aggiunge alle altre, gi numerose, che dobbiamo subire. E infine so che incominciano a essere davvero troppi i giornalisti che, direttamente o indirettamente, beccano soldi dalla Cia, dal Sismi e dai servizi spionistici di varia natura. Ma che razza di informazione abbiamo? Giunger su questo Blog la vendetta degli spioni e dei loro amici? BohPer, amici giornalisti che siete sempre in pista, due parole sul caso che vi costano? Nando dalla Chiesa Gite e tangenti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=413 Me lha scritto una professoressa bolognese dopo avere letto il mio articolo per lUnit sulle gite scolastiche, gi messo in pillole su questo Blog (oh, ragazzi, qui si rielabora). Lei non sa che cosa c dietro queste gite, mi ha detto. Per qualcuno sono diventate la prima preoccupazione dellanno. E una classe pu anche farne due. E lo sa perch? Perch ci sono degli insegnanti che si mettono daccordo con i tour operator; e in cambio delle due classi piazzate su una gita a Londra o a Praga si ciucciano una settimana premio (per loro) a Sharm. Ecco perch si fanno gite che costano un quarto del salario di un operaio. Ecco perch la prima preoccupazione non sono le casse familiari degli alunni. Confesso di esserci rimasto di sasso. Davvero non lavevo mai pensato (e poi mi accusano di coltivare la famigerata cultura del sospetto). Dico solo che in politica queste cose si chiamano tangenti. E in effetti lo stesso meccanismo infernale che accompagna ladozione dei libri di testo e che, applicato su vasta scala specie in certe aree del sud, ha mandato in malora tante case editrici sane e senza protezioni. Ora capisco, ingenuamente capisco: le gite in citt lontane (sa, ai ragazzi piacciono tanto!), i viaggi gi a settembre, le democratiche riunioni dei genitori che vogliono partecipare alla gita in Argentina.Meno male che in contemporanea con la lettera da Bologna mi arrivato il depliant con il programma (quasi geniale) delle iniziative antimafia che un gruppo di insegnanti sta organizzando nella scuola dellobbligo in provincia di Catania. Li trascina con il suo entusiasmo Maria Pia Fiumara, che da ventanni si ingegna e si spreme con tanti suoi colleghi del catanese. E continua a farlo anche ora che la nuova legge regionale (Cuffaro, ma la mafia non fa schifo?) ha ristretto drasticamente i cordoni della borsa per questo genere di attivit. Forza Maria Pia! Tanto lo so che voi siete di quelli che i soldi ce li mettono in proprio, altro che tangenti Nando dalla Chiesa Professionisti. Alla piazza della "qualit" http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=414 C una cosa che non sopporto in queste manifestazioni dei professionisti contro il decreto Bersani o contro la Finanziaria. Ed il ritornello che i manifestanti hanno innestato, e che riascolteremo verosimilmente per settimane nelle loro dichiarazioni stampa e televisive. Sempre lo stesso. Instancabile, monotono. Vogliamo tutelare la qualit del nostro servizio, dicono, difendendo gli ordini a cui appartengono. Per un verso li capisco. Vogliono crearsi un consenso di base nella pubblica opinione. Qualcuno di loro in giovent ha anche fatto politica a sinistra e sa quanto siano importanti le alleanze. Per un altro verso trovo questo riferimento ossessivo alla qualit ridicolo e perfino insultante per lesperienza di vita vissuta da milioni di persone. Ora la scoprono la qualit Ma che cosha mai fatto lordine degli avvocati per difendere la qualit mentre per decenni a Catanzaro frotte di aspiranti procuratori si prendevano labilitazione per la futura professione a calci nel sedere (con tanto di false certificazioni di collaborazione da parte degli studi locali e con la fioritura di un vero e proprio turismo concorsuale)? Che cos ha fatto per difendere la qualit di fronte a eserciti di poveri diavoli, vittime nelle loro cause dei compromessi infedeli fatti sulla loro pelle a favore del cliente pi ricco? E della qualit del servizio medico in tanti ospedali o zone del paese, ne vogliamo parlare? Dei morti sotto i ferri senza che nessuno subisse mai una sanzione? E, gi che ci siamo, perch non ricordare che tra gli architetti milanesi lunica persona a essere sanzionata dallordine per le vicende di Tangentopoli stata quella che aveva denunciato la corruzione imperante in certi ambienti della categoria? Sento in televisione la parola qualit accoppiata allo stato di cose esistente e mi corre un brivido per la schiena.Non dubito che questi professionisti possano avere qualche ragione, su aspetti specifici dei provvedimenti presi. E per quello vanno ascoltati con pazienza e rispetto. Ma, per favore, non ci parlino dei pregiudizi sullevasione fiscale, perch molti singoli -daccordo- non evaderanno; ma i dati medi delle categorie sono uno schiaffo alla civilt del paese. E non ci parlino della qualit che vogliono preservare, ma tanto generosamente preservare, per il bene del cittadino. Nonostante tutto, un po di senso dellumorismo ci rimasto. Nando dalla Chiesa Ragazzi in divisa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=277 2 giugno festa della Repubblica. E celebre sfilata militare ai Fori Imperiali. Dir subito che io ci sono andato e che volevo andarci. Sono nato in caserma e ci mancava pure che non ci andassi. Ho pensato a chi sarebbe stato orgoglioso di vedermi come membro del governo su quel palco e mi sono fermato apposta a Roma. E questa la premessa. Poi per ci sono altre riflessioni. So in partenza che non saranno tutte condivise, ma desidero farle. Offrirle, soprattutto.Daccordo che la festa della Repubblica non pu trasformarsi nella festa delle Forze Armate (c gi il 4 novembre). Ma questa colpa delle altre istituzioni, che non hanno arricchito il senso della data, forse per paura di spiegare ogni volta e fino in fondo che cosa vuol dire Repubblica, volont del popolo, Costituzione. Quel che certo, per, che la gente, il popolo profondo, ha un saldo rapporto con le forze armate, specie con alcune loro espressioni, dai carabinieri ai bersaglieri agli alpini. Mi ha fatto male vedere che la folla assiepata sulle tribune o per la strada acclamava soprattutto B. Mi dava unidea sudamericana del potere. Ma vuol dire che il popolo sente che lui, gi lui che dileggia la Guardia di Finanza, lui che non ha fatto il militare, lui che ha avuto paura ad andare pi di una volta in Irak, apprezza le forze armate pi degli altri. E purtroppo, simbolicamente, se ne avuta conferma. Battimani scarsi, mi dicono, in certi settori. Oppure: sto qui con il corpo ma con il cuore sono altrove. Perch la bandiera della pace devessere sventolata contro le forze armate, che hanno -appunto- il compito della difesa? LIraq una colpa politica.Secondo me fra laltro Parisi aveva concepito la sfilata di oggi in un modo assolutamente nuovo. Molte scuole di formazione militare e di polizia, la protezione civile, i ragazzi del servizio civile, lantiterrorismo, i vigili del fuoco, associazioni partigiane ecc. Tutto nella logica di indicare il rapporto tra popolo e forze armate. Senza cannoni, missili e carri armati. Non so quanti lo abbiano capito. Certo lo ha capito Gustavo Selva, che con una giornalista che lo intervistava si lamentato: sembra che abbiamo le crocerossine e non abbiamo i carri armati.Ultima considerazione. Questi militari sono proprio ragazzi, a volte ragazzini. Facce acerbe, corpi a volte goffi (si marcia meno bene che ai miei tempi), molte ragazze (volti pi intensi, andatura decisamente pi elegante). Bisognerebbe investire molto sulla loro formazione. Sono un pezzo decisivo dello Stato. Ma secondo me non sono tanti quelli che hanno questa preoccupazione. E non va bene. Nando dalla Chiesa In difesa di Prodi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=121 L'Unit - L'aveva voluto, fortissimamente voluto, proprio in vista del semestre europeo. Lo ricordate? Il lodo Schifani, quel mostro giuridico che lo mandava assolto da ogni reato compiuto in vita, Silvio Berlusconi l'aveva preteso (e lo aveva ottenuto con il consenso del Quirinale) per potere tenere alto il nome dell'Italia davanti all'Europa. Per senso di responsabilit. Perch con il prestigio internazionale non si pu scherzare. Come avrebbe potuto rappresentare, lui italiano, l'Unione Europea intera, come avrebbe potuto parlare, ricevere, viaggiare, scendere le scalette degli aerei, passare in rivista, stringere mani in nome e per conto dell'Europa, se avesse dovuto rispondere dei suoi comportamenti davanti a un tribunale della Repubblica? Come avrebbe potuto, per attendere alla propria difesa, sottrarre tempo prezioso agli impegni ciclopici che si accingeva ad assumere? Come avrebbe potuto lasciare anche solo un'ombra sull'autorevolezza della carica imminente a causa di qualche sostituto procuratore prevenuto? Chiara In difesa del Grillo Parlante http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=404 Evvai, Salvatore! Da intendersi come Salvatore Grillo, storico direttore del pensionato Bocconi e dellIstituto per il diritto allo studio della pi famosa universit italiana di economia e commercio. E successo un putiferio. Perch il Grillo ha fatto unintervista alla Stampa un po provocatoria, con il suo linguaggio spassionato e anticonformista che lo ha reso caro ai bocconiani pi svegli. Questi studenti doggi non hanno i numeri per essere classe dirigente del paese, ha detto. Perch non si occupano di ci che succede intorno a loro, perch sono tutti dediti allo studio delle materie economiche, dimenticano la poesia e la politica. E la nuova concezione delluniversit - la laurea in tre anni, un esamino dietro laltro - non li aiuta a pensare, ad avere ampi orizzonti. Non sazio di questo, Grillo se l presa anche con i figli degli evasori che si ciucciano le borse di studio che dovrebbero andare ai bisognosi e meritevoli e poi si lamentano pure.Come mai questintervista sbattuta in prima pagina? In effetti non si sa. Il libro da cui prende le mosse, Via Bocconi 12, Melampo editore, uscito diversi mesi fa. Fatto sta che ora quel che gi andato in libreria e ha gi fatto venire nostalgia della Bocconi e del suo pensionato a qualche migliaio di ex studenti, sembra diventare un casus belli. Io resto della scuola di chi pensa che Grillo abbia il merito incomparabile di dare alluniversit dei futuri manager quel po di umanit senza la quale ogni istituzione destinata a finire decrepita nello sgabuzzino. Che il suo linguaggio crudo e pittoresco compensi con la sua sincerit leccesso di rampantismo mentale che ogni tanto si respira tra aule e corridoi e istituti, o ascoltando e vedendo le matricole che arrivano da Monza, Novara, Varese e da qualche strada della Milano ubriaca di ideologie danarose. La Bocconi non sa che questo signore anomalo quello che la tiene al riparo dal tragicomico clich delle mutande bocconiane di cui abbiamo parlato su questo Blog la scorsa estate. Che , come avrebbero detto le Bierre allepoca, il riformista (la foglia di fico) che rende credibile il sistema. Certo lintervista, dal titolo un po choccante (Bocconiani addio. Sono dei cadaveri egoisti e viziati), ha creato subbuglio. Era inevitabile. Ma io credo che, se ho lorgoglio di essere bocconiano, lo devo un po anche a Salvatore Grillo. Che ha mandato a quel paese i suoi contestatori e ci si affezionato, che ha portato la musica in universit, che si sbatte per aumentare i posti letto, che va in carcere a trovare ladri, assassini e terroristi, che regala a tutti la sua opera precedente a Via Bocconi 12: Anche i figli di puttana sono figli di Dio. Per elogiare il successo, uno come lui non serve. Ce ne sono gi abbastanza che lo fanno tutto il giorno. Nando dalla Chiesa Petrolio & Politica. C'era una volta http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=405 Archeologia della politica. Modernit della politica. Chi avesse nostalgia della cosiddetta Prima Repubblica, di quando cerano i partiti veri, di quando cera almeno il senso delle istituzioni si prenda subito in mano un libro pubblicato dagli Editori Riuniti. Si chiama Petrolio e politica. Lha scritto un giudice, Mario Almerighi, che negli anni settanta fu un esponente di punta dei pretori dassalto. Cos, per chi non lo ricorda, vennero chiamati i giovani pretori che fissarono il principio che anche i potenti delleconomia potevano essere indagati e che lambiente era un bene da tutelare anche attraverso lesercizio della giustizia penale. I pretori dassalto nacquero a Genova, dove venne scoperta una rete daffari che portava diritta al parlamento. I partiti politici (Psiup compreso, Pci escluso) vendevano le leggi a favore dei petrolieri in cambio di soldi. I segretari amministrativi dei partiti trattavano direttamente con lUnione petrolifera e incassavano tangenti a gogo. Favori fiscali, localizzazioni dimpianti (a Milazzo una raffineria da sola pompava tanta acqua quanta nella Sicilia assetata dallora sarebbe bastata per una citt di 50.000 abitanti), prezzi: tutto si otteneva con i soldi. Anche il silenzio su uno stoccaggio-super di petrolio nei depositi mentre la gente andava a piedi e abbassava il riscaldamento, persuasa che di petrolio non ce ne fosse per la guerra del Kippur. Coinvolto -ma va- Andreotti; e poi Ferrari Aggradi, Tanassi, Preti, perfino Moro. Quei magistrati, tra cui cera anche Adriano Sansa, fecero le indagini affiancati da alcuni ufficiali della Guardia di Finanza. Subirono ogni genere di contrattacco. Sulla stampa. In parlamento, con leggi volte a espropriarli del diritto di indagare. Nei palazzi di giustizia, con avocazioni e larvate minacce. Erano anche gli anni delle indagini su Piazza Fontana e il potere sperimentava in forma scientifica le vie dellimpunit. Nemmeno trentanni dopo la Resistenza le basi morali delle nostra democrazia si dimostravano insomma gi fragili, anche se tutti i partiti (tranne il Msi, che i soldi li prendeva) si riconoscevano nellatto di nascita della Costituzione. Il processo alle fine venne insabbiato, aggiungendo vergogna a vergogna. Ma serv a dare un tocco grottesco e comico alla vicenda attraverso le deposizioni degli imputati. Che giurarono di avere fatto questo per difendere la democrazia dal comunismo. O per difendere il mercato ela certezza del diritto!Grottesco e comico non sono finiti. Il petroliere Garrone di allora lo stesso che si candid nel 92 con i repubblicani per moralizzare la politica e che oggi, da presidente della Sampdoria, ha proposto la moralizzazione del calcio. Meglio tardi che maiNe abbiamo parlato venerd sera a Genova, la citt epicentro di quella vicenda, con Almerighi, Gherardo Colombo (che si sarebbe avvalso di uno di quei bravi ufficiali della Guardia di Finanza, il colonnello Bianchi, per linchiesta sulla P2) e Marco Travaglio. Ospite, meritoriamente, il consiglio provinciale. E vero che cera lo sciopero dei giornali. Ma se si arrivava a ottanta presenti era tanto. Non chiedetemi se cerano politici. Buona memoria a tutti. Nando dalla Chiesa Testimoniare a Visone. Sindaci per amore http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=406 A proposito di memoria (vedi post precedente). Conoscete Visone? Be, io non ne avevo mai sentito parlare e ieri pomeriggio l ho conosciuta. Si tratta di un paesino di poco pi di mille abitanti vicino ad Acqui. Il sindaco si chiama Marco Cazzuli ed un giovane dalle idee progressiste (quando mi invitano in un posto non chiedo mai -per principio- di che partito il sindaco). Mi ha solo fatto capire che gli piacerebbe il partito democratico. La ragione per cui ve ne parlo, per, ovviamente unaltra. A Visone stato organizzato un programma di incontri intitolato suggestivamente Testimoni dei testimoni. Vi vengono invitate le persone che sono in grado di raccontare da vicino i personaggi positivi del nostro Novecento. Il generale dalla Chiesa stato inserito in una lista comprendente don Milani, Giorgio La Pira, Giovanni Falcone, Guido Rossa e altri. E mi stato chiesto di parlarne, di ricordare. Per quanto ancora oggi in certi passaggi il racconto mi pesi un po, mi presto ogni volta che me lo chiedono e che posso. Cerano una cinquantina di persone, in percentuale il 5 per cento dell intera comunit, che non male per un sabato pomeriggio alle tre. Mi ha impressionato latmosfera di estrema attenzione, la voglia di sapere, forse stimolata dalla recente fiction su Falcone. Mi ha colpito la precisione appassionata con cui due assessori (ai quali erano state affidate delle brevi introduzioni) si erano preparati sul tema.Alla fine il sindaco mi ha chiesto come mai un paese di mille persone possa ottenere subito ladesione al proprio progetto di tutti i testimoni invitati. Io gli ho risposto che ci sono andato non nonostante fosse un comune cos piccolo, ma proprio perch era un comune cos piccolo. Ma scusate. Immaginate un sindaco al quale i suoi concittadini chiedono solo di pensare al giardinetto, al cimitero, alle licenze edilizie e che si mette in testa, senza avere soldi, di fare anche memoria storica, di fare cultura civile. E non volete aiutarlo? Io trovo stupendo che le istituzioni possano darsi una mano cos, in totale gratuit (oddio, il sindaco mi ha offerto un indimenticabile cinghiale con polenta e barbera in una trattoria in collina, e poi pure una scatola di amaretti locali). A nessuno sembri esagerato se dico che questi comuni e i loro amministratori -migliaia, migliaia- sono la vera spina dorsale dellItalia che non si piegata in questi anni bui. Nando dalla Chiesa Onore ad Anna Politkovskaya http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=407 Sia reso onore ad Anna Politkovskaya! E bastardo chi lha fatta uccidere. Che una giornalista dica la verit, eserciti con orgoglio professionale la sua libert, e per questo venga fatta uccidere, una di quelle cose che riescono a qualificare, come pochissime altre, la natura di un regime politico. Anna Politkovskaya ha denunciato quella che era per lei, sulla base di ci che vedeva e della sua coscienza, lanima vera di Putin e la sua idea di Russia. Ha raccontato la tragedia senza fine della Cecenia. Temeva di essere uccisa e laveva detto. E quelli, come nel pi classico dei delitti annunciati, lhanno fatto. Spudoratamente. Chiss perch mi tornato alla mente Pippo Fava, cui fu la mafia a chiudere la bocca con un colpo di pistola. Perch i giornalisti li uccidono le dittature o la mafia, o entrambe se si mettono insieme. Spero che Vespa, giornalista libero e dalla forte coscienza professionale, ora che ha fatto capitolare il consiglio damministrazione della Rai ai suoi piedi e ha ottenuto le sue quattro serate settimanali, ne voglia dedicare una a questa giornalista cos lontana da lui, almeno per lo spazio in cui ha dovuto operare. Purtroppo ognuno di noi ha un destino. E se nasci in Russia devi fare il giornalismo l, non nella nostra Rai.Quanto a quel che penso di Putin, facendo parte del governo e non volendo dare spunto a incidenti diplomatici, me lo tengo gelosamente per me. Non sono io che ho titolo a parlarne. Nando dalla Chiesa Onorevoli stupefacenti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=409 E cos le Iene non vanno in onda con le immagini proibite. Quelle degli onorevoli con tracce di droga (leggera e non) sulla pelle, prelevate con linganno di un tampone antisudore durante le interviste sulla Finanziaria. Confesso che davanti a Montecitorio ero stato scelto tra quelli da sottoporre a prelievo, ma avevo prontamente spiegato di non essere pi parlamentare. Peccato. Avrei abbassato la percentuale dello scandalo (un terzo circa), visto che non mi sono mai fatto una canna (e piantatela di dire chiunque abbia fatto il sessantotto, io no), visto che mi d fastidio il fumo e che da piccolo non mi piacevano nemmeno i sigari di cioccolata. Ci premesso, a me il metodo delle Iene non piaciuto. Sono notizie che non si acquisiscono con la frode, seppur simpatica e gaudente. Per mi piacerebbe che i parlamentari compissero un gesto di sfida creativa e invitassero le Iene a ripassare, in un giorno scelto a caso, per rifare i controlli. Alla luce del sole, senza espedienti. Giusto per dire al paese che qui non ci si droga, per usare il termine che la nota legge usa per indicare il consumo di tutte le sostanze stupefacenti. Qua facciamo le leggi per gli altri; certo un po severe, ma noi diamo lesempio. Oppure per dire, al contrario: s, io mi faccio, e allora? E poi mi piacerebbe che le discussioni sulla validit di questi test avvenissero non quando li fanno ai parlamentari; ma quando sono i giovani qualunque che li subiscono, chess, alla guida di unauto durante un controllo di polizia. Mica per qualunquismo - non ne posso davvero pi della retorica antiparlamentare -, ma perch se quei test fanno fede per un ragazzo in jeans devono far fede per tutti. E se non funzionano, non funzionano per nessuno. Gira e rigira, sempre l torniamo: al garantismo a senso unico. Giusto? Nando dalla Chiesa Mecciare. San Calvino salvaci tu http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=410 Confessione di un cittadino al di sotto di ogni sospetto: ho fatto unesperienza sconvolgente. Ho sentito dire dallautorevole esponente di una grande azienda avanzata il termine mecciare. In sede ufficiale. Due volte, mica una sola. In cinque minuti, roba da infarto. Gli altri attorno, anchessi uomini e donne di cultura (o con titolo di studio elevato, mettiamola cos), annuivano. Non si torcevano le budella, non rabbrividivano, non davano segni, neanche impercettibili, di sconcerto. Mecciare. Per dire combinare, combaciare, giustapporsi, incontrare. Dallinglese match. Cos il colonialismo culturale e linguistico galoppa nelle nostre stanze proprio mentre discutiamo di come difendere lidentit dei nostri prodotti e la competitivit del paese, o mentre deploriamo labbassamento culturale delle nuove generazioni. Mentre esaltiamo la necessit che i giovani parlino linglese. Meglio: sappiano linglese. Il guaio che per sapere e capire davvero unaltra lingua bisogna prima di tutto conoscere la propria (per leggere i classici bisogna avere letto prima molto bene un classico). Sentirla con naturalezza. Sapere istintivamente che stepbaistep non pi cosmpopolita di gradualmente. Insomma: non ci si pu predisporre allo scambio culturale dei decenni futuri in questo modo. Faremmo il bis dei nostri emigrati di cento anni fa a Brooklyn. Che inventarono certo unaltra lingua. Solo che quella lingua non aveva n sangue n senso e perci era destinata a morire. Calvino parl della peste del linguaggio, termine questo s- efficacissimo per indicare laspetto perverso della contaminazione culturale e della cultura di massa. Moretti diceva invece che chi parla male pensa male. Mi schiero diplomaticamente con tutti e due. In fondo si possono mecciare. Nando dalla Chiesa La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=69 La storia di un campione. La storia di un uomo. La storia di una generazione. Una grande storia d'amore. Gigi Meroni stato nel calcio il maggiore e forse l'unico interprete della domanda di libert che ha investito l'universo giovanile negli anni sessanta.Calciatore estroso e imprevedibile, capace di gol e invenzioni impossibili, noto in tutto il mondo per il gioco particolarissimo, per la capigliatura e per le stravaganze estetiche, fu oggetto di amore e di dileggio. Amore da parte delle curve, quella genoana e quella torinista in particolare, ma anche da parte dell'avvocato Agnelli, che per lui offr la cifra pi alta mai offerta fino allora per un giocatore. Dileggio da parte dell'ala benpensante dell'opinione pubblica e del giornalismo sportivo, che ne decret l'ostracismo in nazionale.Personaggio inquieto e geniale: pittore e creatore del proprio inimitabile abbigliamento. Personaggio complesso: mite e ribelle, credente e protagonista di un amore difficile e invincibile con una donna sposata, la bella tra le belel del mondo del Luna Park. Fino alla morte banale (un incidente d'auto) avvenuta quando aveva ventiquattro anni. Gigi Meroni il personaggio intorno al quale viene fatto ruotare, attraverso il mondo del calcio di quegli anni, lo scenario in movimento di un'intera generazione, con i suoi idoli e le sue culture, anche musicali.E' il punto di osservazione che consente di abbracciare la generazione che diventa adulta tra il 1962 e il 1967, tra il mito di Marylin Monroe e Che Guevara.Nando dalla Chiesa, La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista, Limina 1995(6^ edizione, vincitore XXX Premio Coni, finalista al Premio Bancarella Sport 1996) Paola La politica della doppiezza. Da Andreotti a Berlusconi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=67 La doppiezza come grammatica della cultura politica in Italia. Un male che ha coinvolto tutti i partiti italiani, dalla Dc al Pci, ai socialisti di Craxi, e che continua a caratterizzare le nuove formazioni del dopo-Tangentopoli.Quale partito direbbe mai, in un programma elettorale, che vuole pi inquinamento, che reclama un'amministrazione inefficiente, che promette di raddoppiare le tasse o favorevole alla lottizzazione dell'informazione radiotelevisiva? Nessuno. Ma, nella realt, partiti che presentano programmi tra loro molto diversi fanno poi cose simili e, viceversa, partiti che chiedono o promettono cose simili esprimono nella prassi comportamenti molto diversi. Ci dipende dal fatto che la principale differenza tra le varie posizioni non data n dai programmi n dalle ideologie, bens da quella che nel libro si definisce la cultura politica', cio l'insieme degli atteggiamenti verso la cosa pubblica, dei principii e delle regole etiche che li governano.La strutturale doppiezza della cultura politica nel nostro Paese risale a contraddizioni storiche mai risolte. E' questo il male oscuro che colpisce la democrazia italiana attraversando, in misura variabile, l'intero arco dei partiti.Nando dalla Chiesa, La politica della doppiezza. Da Andreotti a Berlusconi, Einaudi 1996 Paola Milano - Palermo: la Nuova Resistenza http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=65 Dalla prefazione di Pietro Calderoni: Non solo la biografia politica di un politico anomalo, ma anche un piccolo dossier di cronaca e attualit. Pi semplicemente, la storia di una persona perbene, che crede in un nuovo modo di fare politica, e di certo non fa parte di quella nomenklatura' che ha portato questo Paese alla bancarotta economica e morale. Dalla Chiesa fa parte dell'altra Italia': quella dei movimenti antimafia, dei circoli giovanili, , di quel reticolo' di movimenti della societ civile' che, in questo Paese infestato dai partitocrati, invocano una Nuova Resistenza. E' credibile Nando dalla Chiesa? Ha le carte in regola per professarsi come uno dei paladini di questa rivolta morale e civile che percorre il Paese? Il lettore potr farsi una sua opinione leggendo il libro. Nando dalla Chiesa pu piacere o no, il suo modo di fare politica pu essere condiviso o no, ma una cosa certa: uno che negli ultimi dieci anni della sua vita ha combattuto una battaglia pubblica contro la mafia fuori e dentro le istituzioni, contro il potere dei partiti infiltratosi fin dentro gli organi d'informazione, senza chiedere aiuto a nessuno che non fossero i suoi stessi compagni di viaggio. Andando anche in tribunale, quando doveva difendersi dalle accuse dei suoi avversari. Insomma, uno che si assunto le sue responsabilit. E in un Paese di furbi, di ladri, di tangentomani, di mafiosi che colludono con la politica e di politici che invocano l'impunit, non cosa da poco. Nando dalla Chiesa, Milano - Palermo: la Nuova Resistenza (a cura di Pietro Calderoni), Baldini Castoldi 1993 Paola La legge sono io. Cronaca di vita repubblicana nell'Italia di Berlusconi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=72 Questo libro raccoglie una selezione di articoli pubblicati sul tema della giustizia, pensati e scritti in tempo reale, per raccontare le vicende parlamentari che hanno segnato un intenso anno di dibattiti e di confronto a volte molto duro e decisivo per la tenuta del nostro tessuto democratico. Il falso in bilancio e le rogatorie, Previti e Dell'Utri, Cirami e Berlusconi, le riforme della giustizia e le condizioni delle carceri, la convivenza con la mafia e i pianisti del Senato. Ma anche piazza Navona e il Palavobis, piazza san Giovanni e le donne dei girotondi, Nanni Moretti, i nuovi slogan e gli antichi simboli della lotta alla mafia, evocati con la forza dal rimbalzo degli anniversari. Scorrono in queste pagine le sorprese, l'indignazione, la voglia di reagire e di organizzare, le umiliazioni e le speranze di una stagione, che scopre lo sgomento di una nuova era, aperta dall'11 settembre, e che, con stupore e raccapriccio, vede emergere sempre pi l'idea e la pratica della democrazia come tirannia della maggioranza . Una stagione difficile da dimenticare e che questo libro aiuta a rivivere. Nando dalla Chiesa, La legge sono io. Cronaca di vita repubblicana nell'Italia di Berlusconi. L'anno dei girotondi, Filema edizioni 2002 Paola La partita del secolo. Storia di Italia-Germania 4-3 http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=71 Nella rievocazione di una memorabile partita e dei suoi protagonisti, uno spaccato dell'Italia com'era.Il 17 giugno 1970, allo stadio Azteca di Citt del Messico, si disput quella che stat giudicata la pi bella partita della storia del calcio, una partita che si stampata nella memoria di tutti gli italiani che l'hanno vista e che un mito anche per chinel 1970 non era ancora nato. Nando dalla Chiesa, grande appassionato di calcio e attento studioso della societ italiana, racconta in questo libro le emozioni di una partita folle e meravigliosa, e attraverso di essa e le figure dei protagonisti - da Boninsegna a Burgnich, da Riva a Rivera - descrive l'Italia del dopoguerra, del boom, del Sessantotto, da cui nascer l'Italia di oggi. Il calcio non solo immagine e metafora della vita; sovente pi vero e insieme pi romanzesco della vita. Mai questo si dimostrato con maggior chiarezza che in quel rocambolesco e irripetibile 4 a 3. E i lettori della Partita del secolo avranno l'occasione di rivivere quelle emozioni e di comprendere qualcosa di essenziale sul calcio, sull'Italia - e su se stessi. Nando dalla Chiesa, La partita del secolo. Storia di Italia-Germania 4-3. La storia di una generazione che and all'attacco e vinse (quella volta), Rizzoli 2001 Paola Diario di fine secolo. Della politica, della giustizia e di altre piccolezze http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=70 E' il diario di un testimone che viaggia per l'italia, che arricchisce la sua esperienza istituzionale - la Giunta per le autorizzazioni a procedere negli anni caldi di Previti e Dell'Utri, la guida di una Commissione parlamentare di indagine sulla dispersione scolastica -, che crea corsi di formazione e alfabetizzazione nella societ civile, che fonda fogli e riviste a Milano e a Roma; un testimone insoddisfatto che cerca una strada e un senso all'impegno in mezzo al rischio del disfacimento dell'Ulivo, nella crisi della politica, tra la voglia di impunit della destra e i clientelismi della sinistra; tra le risate grasse della mafia che si fa beffe della giustizia e il processo di mafia che riguarda la propria famiglia che apre diciassette anni dopo nell'oblio generale. Un testimone che lavora con i giovani e che non ha perso la speranza. E che ogni tanto si concede il piacere di scrivere di calcio, di cinema e di gastronomia.E' un libro che si rivolge agli amici e a chi ha condiviso percorsi e valori; ma anche achi, oltrepassando i veli e i silenzi del nuovo conformismo, vuole capire meglio quali sono le voci oggi in campo. Un libro che costringe anche il suo autore a un bilancio della propria esperienza complessiva, a interrogarsi con pi inquietudine e pi curiosit di prima sul rapporto tra azione umana e spinte profonde della storia , sul senso dell'agire politico e della battaglia intellettuale; ma anche a risistemare nella sua mappa morale e politica una quantit enorme e talora caotica di fatti, parole e volti di persone.Nando dalla Chiesa, Diario di fine secolo. Della politica, della giustizia e di altre piccolezze, Edizioni peQuod 1999 Paola La condanna di Previti. Quel che di Cesare http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=236 (lUnit, 6 maggio 2006) - Tanto rumore per nulla. Certo, si potrebbe anche commentare cos, con una beffarda scrollata di spalle, la condanna definitiva di Cesare Previti a sei anni di carcere per la vicenda Imi-Sir, per quello che stato definito il pi gigantesco caso di corruzione giudiziaria nella storia della Repubblica. Anna Maria Cuffaro-Ajello. Toto' la talpa http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=21 L'Unit - Dopo il presidente imprenditore, dopo il presidente operaio, dopo il presidente allenatore, ecco il presidente talpa. Ad arricchire l'iconografia del potere ci ha pensato, quando si dice la fantasia, l'ineffabile Toto' Cuffaro, governatore della Sicilia in carica. Era lui, ha detto il giudice dell'udienza preliminare Bruno Fasciana, a fare la talpa - la talpa super - per l'imprenditore Michele Aiello, re della sanita' siciliana, "stabilmente inserito" in Cosa Nostra. Era lui, come gia' aveva sostenuto la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo. Lui ad avvertirlo premurosamente che la sua rete di spie, quella del livello inferiore, fatta di marescialli infedeli, era stata scoperta e messa sotto inchiesta dalla magistratura. Davvero quando si parla di mafia non si immagina mai abbastanza. E in effetti lo scenario che arriva da questa ennesima vicenda giudiziaria sta a meta' tra il Padrino e James Bond. Perche' se il signore della sanita' "stabilmente inserito" in Cosa Nostra aveva le sue talpe, i suoi graduati e sottufficiali, il grande amico e protettore, il presidente della Regione, aveva a sua volta le talpe di ordine superiore che vigilavano sul sistema di copertura e protezione sottostante. Una piramide di complicit e di filtri, di compartimenti stagni e di lealta' personali, che si sviluppava per livelli istituzionali. Dal maresciallo dei Ros o della Dda palermitani su su fino ai signori che a Roma, un bel giorno, avvertirono Cuffaro che la prima rete di spionaggio era stata smascherata. Proprio come in guerra. A dimostrazione che quella contro Cosa Nostra e le mafie e' una guerra vera e propria. Una guerra contro noi stessi, prima di tutto. Noi che tendiamo ogni tanto ad addormentarci, a rilassarci, a guardare dall'altra parte. Perch a volte di parlar di mafia non se ne puo' piu'; e perche' il paese, purtroppo, e' una miniera di emergenze e di anomalie da sfinir chiunque. E facciamo male. Proviamo infatti a isolare gli elementi di questa vicenda e a rifletterci solo pochi secondi. Punto uno. La sanita' siciliana, quella palermitana in particolare, e' in buona misura nelle mani di Aiello e della ragnatela di potere in cui questi potuto crescere. Da settimane gira per l'Italia un dvd dal titolo "La mafia bianca", che d dello stato della sanita' siciliana un'immagine sconvolgente. Ebbene, e' questo il contesto al quale devono rivolgersi i malati, gli anziani dell'isola, in cui devono nascere bambini, essere curate malattie gravissime, essere fugate ombre e paure, alleviate sofferenze? E' in questo contesto che devono operare medici e infermieri onesti e capaci? Dentro questo intreccio di reti di favori e di spionaggio (e controspionaggio) c'e' insomma il malato, c'e' la persona in carne e ossa, pretesto per mungere soldi pubblici e portare soldi alla mafia che spara. Se ha senso, e ce l'ha, chiedere che l'Italia non abbia venti sistemi sanitari separati, certo che qui una separatezza, non imposta dalla Lega, ma frutto di complicita' criminali, si e' gia' formata. Vedere il dvd. Basta e avanza. Punto due. Il presidente della Regione Sicilia dovrebbe essere il primo a preoccuparsi della salute dei suoi concittadini, delluso non si dice virtuoso ma decente dei loro denari. Per questo pi di ventanni fa un presidente della Regione di nome Piersanti Mattarella lasci la vita sotto casa, cercando di bonificare le istituzioni siciliane. Anche lui ebbe a che fare con le talpe. Ma nel senso che quel che egli disse in un consiglio dei ministri venne a conoscenza dei boss nel giro di mezz'ora. Dopo decenni di commemorazioni, e fino ai manifesti "la mafia fa schifo" voluti grottescamente dallo stesso Cuffaro, siamo ancora li'. E questo, qualcosa con le nostre amnesie e i nostri silenzi e il nostro amor di quieto vivere deve pure avere a che fare. Pensiamoci. Da Mattarella a Cuffaro: dalle talpe che ti fanno ammazzare alle talpe che ti mettono in salvo dai magistrati. Difficile chiamarlo progresso. Punto tre. Cuffaro diede l'aurea informazione all'amico Aiello il 31 ottobre del 2003 (nel retrobottega di un negozio di biancheria a Bagheria, a conferma che davvero la nostra fantasia non e' mai all'altezza; forse i due amiconi, per non dare nell'occhio, confabulavano provando mutande o calze o canottiere?). E gliela diede arrivando diritto da Roma. Ecco, Roma. La capitale delle Talpe con la "t" maiuscola, la citta' dei misteri e dei ministeri. Fu forse "in" o "grazie a" qualche ministero che il governatore siciliano venne messo sull'avviso affinche' proteggesse il prima possibile quel signore "inquadrato stabilmente" in Cosa Nostra, e salvasse quel gigantesco giro d'affari tra mafia, politica e burocrazia? E Cuffaro, lui, ci ando' d'intuito in quel ministero, cercando la Talpa delle talpe come un rabdomante, o qualcuno da l lo chiamo' e lo informo' con solerzia, stringendo in una complicit micidiale Roma e Palermo contro i magistrati, contro quelli che tanti considerano - nei fatti e spesso a parole - "l'Antistato"? O non e' invece "Antistato" avvisare un mafioso che i giudici, quelli delle leggi e della Costituzione, stanno indagando sui suoi complici? E puo' un presidente di Regione trasformarsi in "Antistato"? Punto quattro. E' normale tutto questo? E' normale, si vuol dire, anche in un paese lacerato e civilmente smandrappato come il nostro? Sapersi indignare e reagire istituzionalmente di fronte a queste situazioni e' virtu' che non si puo' certo mettere in un programma elettorale. Ma con altrettanta certezza il far vedere che se ne e' capaci rende molto pi credibili e concreti i punti che si mettono nel programma: la lotta senza quartiere alla criminalita', l'efficienza della spesa pubblica, la valorizzazione di meriti e talenti, la trasparenza delle istituzioni, il nuovo welfare, l'unita' del paese e il rifiuto della devolution, gli standard minimi del sistema sanitario. A volte basta poco per rendere chiaro che cosa si vuol fare. Soprattutto che cosa si e' capaci di fare. Anna Maria Mago Merlino dell'impunit http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=112 L'Unit - Il semestre europeo, il prestigio internazionale del Paese. Risuona ovunque la nuova formula magica del mago Merlino dell'impunit, l'abracadabra che dovrebbe fare materializzare dopodomani la pi insolente delle leggi ad personam licenziate in questa legislatura. Ma che cos' il prestigio? Davanti alla nuova corsa (non troppo a ostacoli) della maggioranza per fare approvare l'editto Berlusconi in Parlamento. Anna Maria Ministro senza grazia e senza giustizia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=115 L'Unit - E cos accanto al Parlamento, anzi, sopra il Parlamento, abbiamo una nuova, nuovissima categoria di legislatore: il consulente pro-veritate. Nelle (sacrosante) polemiche che si sono concentrate sul ministro della Giustizia Roberto Castelli per la sua decisione di rispedire alla procura di Milano la richiesta di rogatorie su affari e (sospette) frodi fiscali di Mediaset, un punto rischia di rimanere erroneamente ai margini. Ed la creazione dal nulla di un nuovo legislatore, non previsto da alcun articolo e da alcun comma della Costituzione. Anzi, verrebbe da dire che in linea di principio sia proprio questa sbalorditiva invenzione la prima, grande ragione che legittima una mozione di sfiducia contro il ministro. Chiara Ciampi e i demolitori della Costituzione http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=127 L'Unit - Achtung. Il fuoco cova sotto la cenere. E mica poco. Mentre l'attenzione vola giustamente verso altre e ben pi disgraziate aree del pianeta, il messaggio di Ciampi alle Camere si appresta a diventare una clamorosa occasione di scontro per rimodellare i rapporti tra Parlamento e Presidenza della Repubblica. Ossia per modificare abusivamente la Costituzione e le relazioni tra gli organi dello Stato. Per allargare, volendo usare una espressione che piace da matti al ministro Castelli, il fossato tra Costituzione vigente e Costituzione vivente . E sar bene se l'opposizione arriver a questo appuntamento avendone compreso in pieno, e in anticipo, il significato e la portata; senza credere troppo ai fine d'anno alla melassa dipinti dalle cronache dell'ennesimo rimpasto governativo. Chiara Salva-Previti - Distruggi-Italia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=128 L'Unit - Ora vorrei le scuse. Dalla presidenza del Senato. Ma anche da quelli che nel centrosinistra la definirono una goliardata. A che cosa alludo? Alla proposta di legge che illustrai pi di due anni fa su queste colonne: che dieci persone scelte a insindacabile giudizio del capo del governo venissero sottratte all'azione penale sul territorio della Repubblica. Il titolo era, significativamente, Disposizioni per il contrasto della criminalit organizzata. Una provocazione che nasceva dall'osservazione di ci che stava accadendo in parlamento e dalla previsione di ci che sarebbe poi accaduto senza sosta. Una legge di favore dopo l'altra, la maggioranza stava smantellando l'ordinamento del Paese, sacrificando non solo il principio che la legge sia uguale per tutti ma anche l'interesse generale all'interesse particolare. Per salvare un pugno di imputati (o possibili tali) giunti democraticamente ai vertici dello Stato, tutto, ogni valore, anche il pi intangibile, veniva piegato, travolto e calpestato. I numeri parlamentari, le discipline e dipendenze di partito, il controllo operato sui media, consentivano di concepire e realizzare una legislazione devastante. Chiara Milano, come stai cambiando http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=306 (Europa, 28 giugno 2006) - A Milano ha vinto il no. Come in altre citt del nord. Ma in controtendenza rispetto alla Lombardia, che con il Veneto forma il pi ricco e dinamico bacino dutenza della (sempre meno) premiata ditta Bossi-Berlusconi. Nella Lombardia europea, teatro di piccole imprese ma anche primo polo universitario e biomedico del paese, ha vinto il s. Uniche due eccezioni: la piccola Mantova che spende il suo dieci per cento di bilancio in cultura; la grande Milano che cerca faticosamente di uscire dalla sua lunga crisi di identit: moderna e provinciale, tanto volontariato e tanto padroni in casa nostra. Anna Maria Centrosinistra. Chi si fa del male http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=136 lUnit (20 febbraio 2006) - Venghino, venghino, signori. Si accomodino alla grande fiera delle vanit. No, non quella delle balordaggini padane capaci di incendiare mezzo mondo contro l'Italia. Non quella dell'osteria di lotta e di governo che - per fortuna - autorizza comunque l'Unione a garantire pi seriet agli italiani. Venghino piuttosto alla fiera concorrente. Guardino e stupiscano davanti alla variet equatoriale delle specie e soprattutto delle pi preziose, quelle in estinzione. Si lustrino gli occhi alla vista dei numeri strepitosi del mangiafuoco e del fachiro. Paola Orgoglio di padre http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=81 Cari amici,vi invito a visitare il diario di viaggio (http://www.diariosdecarlito.blogspot.com/) di mio figlio Carlo. Paola Palestina, vincono i radicali di Hamas. Ora serve un di pi di diplomazia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=80 Le stime del voto per il parlamento palestinese parlano di una vittoria eclatante di Hamas: 77 seggi su un totale di 132. Dunque in libere elezioni, in Palestina come in Iran, vincono le ali radicali della politica. E' la dimostrazione di come la politica dell'Occidente attuata in Medioriente e la cosiddetta guerra preventiva abbiano reso pi deboli i protagonisti del dialogo e della moderazione.Dicevamo di voler aiutare la costruzione di democrazie laiche e invece abbiamo seminato diffidenza, ostilit e radicalismo. Sono questi gli effetti veri con i quali fare i conti, guai a misurare i risultati soltanto attraverso la forza del terrorismo. Paola L'ultima beffa al tricolore http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=79 Opl, sulla bandiera italiana abbiamo scherzato: ieri a tempo record la maggioranza ha varato la legge salvaleghista . D'ora in poi chi vilipende il tricolore punito solo con una multa.l'Unit (26 gennaio 2006) - Ma gliel'hanno detto a Ciampi? Voglio dire: stato informato, il Presidente, della legge che gli hanno votato ieri a mo' di sfregio finale? A ben vedere, non potevano riservargli affronto peggiore. Perch il Capo dello Stato in questa legislatura ne ha davvero viste di tutti i colori, costretto come stato ad arginare e rincivilire ogni giorno il presidente del Consiglio. Ma per ora su una cosa aveva vinto con punteggio tennistico: l'impegno a fare del suo settennato il momento di un rinnovato prestigio della bandiera; l'impegno a costruire attorno al tricolore, anche grazie alla propria figura, un patriottismo popolare e democratico, dando nuovo slancio all'opera avviata a suo tempo da Sandro Pertini. Paola La Legge Pecorella era incostituzionale! Lo conferma Ciampi http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=77 La legge Pecorella la prima legge ad personam che il Presidente della Repubblica rinvia alle Camere. Su questo occorre riflettere se si vuole capire l'importanza e la natura della decisione di Ciampi. Una decisione obbligatoria perch nessun'altra legge ad personam, per quanto lesiva di principi costituzionali, violava cos palesemente l'ordinamento della nostra Costituzione.Ora gli esponenti di Forza Italia fanno le anime belle e fingono di non capire. Ma noi dell'opposizione lo abbiamo detto e spiegato loro in tutti i modi nel dibattito parlamentare, senza mai essere ascoltati. Da qui, voglio ricordarlo, nacque la mia scelta di chiudere l'intervento nell'aula del Senato con una filastrocca che, usando l'ironia, denunciasse lo scandalo di quel provvedimento e la sordit della maggioranza a ogni ragione di dottrina o di principio. Filastrocca che qualche effetto lo ha prodotto. Il primo e unico firmatario della legge, l'onorevole Pecorella, avvocato del capo del governo, dopo cinque anni di critiche anche dure mosse a lui nelle commissioni e nelle due aule parlamentari ha infatti chiesto un giur d'onore per smentire la natura ad personam della legge. Ora il Capo dello Stato, sempre assai prudente in questa materia, dichiara che con quella norma si superato il segno. Resta la domanda: perch lo si superato? Paola "Vota Slviolo!" Grande appuntamento il 6 febbraio a Milano http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=57 Cari amici, vi aspetto luned 6 febbraio alle 21.00 al Teatro Ciak di Milano (via Sangallo, 33) per lo spettacolo Vota Slviolo! (../../../../index.php?option=com_content&task=view&id=16&Itemid=42)Protagonisti: Silvio Berlusconi, Letizia Moratti (che presenter il suo programma per Milano), il Mister X del centrosinistra e altri ancora... Insieme a me sul palco: Chiara Acciarini, Willy Bianchi e Giusy Talarico.  La regia di Velia Mantegazza.Ingresso libero - Per informazioni: tel. 02.23002412 Clicca qui per visualizzare la locandina. (../../../../images/locandina_ciak.pdf) Paola Ci vorrebbe un nuovo Pasolini http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=45 Avvenimenti (dicembre 2005) - Ci vorrebbe un nuovo Pasolini. Un nuovo Pasolini capace di dire le cose che nessuno piu' sa dire. Capace di parlare di umanita' e di antropologia, di civilta' e di politica, ma anche di sport e di pallone. E capace di usare su ogni fronte la parola che intriga, il pensiero che urtica. Di mettere in difficolta' le autorita' costituite ma anche i loro oppositori. Scomodo per tutti finche' e' vivo, idolo per tutti dopo che e' morto. Serve qualcuno per condannare un mondo che si accinge a vivere ancora una volta il Natale in arrivo con lo spirito pagano di chi nulla sa e nulla vuole sapere: della Nativit, della grotta, del Figlio dell'Uomo. Ma che vuole consumi e ancora consumi, il pensiero e l'animo piatti, la gaiezza piu' piena nel vuoto dello spirito. Serve qualcuno, anche, per condannare senza inchini una religione che pretende di farsi potere temporale, di sopprimere la dimensione spirituale e di ridurla a un catalogo di proibizioni, compresa quello del preservativo nei paesi dove l'Aids ne uccide a milioni. Non mosche, ma esseri umani. Serve qualcuno per ricordare che il trentaseiesimo anniversario di piazza Fontana consacra l'ingiustizia fatta legge e codici e sentenze. Mentre il vecchio Luigi Passera, con la sua barba bianca che parla delle vittime di allora, ricorda che i familiari sono stati beffati, pagamento delle spese processuali e nessun colpevole. Anzi no, nessun condannato; perche' i colpevoli alla fine sono comunque venuti fuori: Freda e Ventura senz'altro, con il loro mondo dell'estrema destra veneta guidato dai servizi romani, altro che deviati , ben protetti dai governi di allora. Tutto questo scritto in sentenza. Adesso, per; adesso che i due neofascisti, gi assolti in via definitiva diciotto anni fa, non corrono pi alcun rischio di carcere. Serve un Pasolini per dire di nuovo: Io so. Io so i nomi. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969 . Uno che non si faccia scrupoli di passare per giustizialista o antigarantista se fa funzionare i vincoli e le connessioni della storia oltre le dichiarazioni dei tribunali, se sa andare oltre le loro pavidit e i loro opportunismi, oltre il quieto vivere dei magistrati scrupolosamente attenti agli umori del potere. Serve un nuovo Pasolini per potere tornare a parlare del calcio come se fosse materia di poeti, come se la sfumatura alta di Rivera e la bella faccia di Alberto Orlando, l'attaccante della Roma che esord negli anni cinquanta al posto di Nordhal, fossero ingredienti di un meraviglioso romanzo collettivo. Dobbiamo tornare alla franchezza della provocazione e alla immaginazione che solca cielo e mare per ridare un senso a tutto. Per non dovere scoprire a bocca aperta, magari con il manganello in mano, che la Val di Susa non un'astrazione sulla cartina geografica ma un insieme estremamente concreto di territorio e di comunit, di storia e di popolazioni. Per non dovere scoprire che dietro la pelata di Galliani c' un concentrato di potere vero, politico, economico, mediatico, mica solo calcistico, che pu far male allo sport che pi amiamo. Che pu portare il pallone a rotolare nell'area di rigore senza geometria ma anche senza fantasia. A rotolare solo assecondando i capricci, ne' geometrici ne' fantastici, di chi sa comandare piu' e meglio. I capricci di chi adora Pasolini. Purche' rompa il quieto vivere altrui. Altrimenti e' solo un impiccione. Meglio, un intellettualoide che rimorchia i ragazzini. Giusto? Anna Maria Partito democratico http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=44 Bravo Romanino! Sarebbe una gran cosa avere da subito il partito democratico a disposizione. Certo non lo si pu fare con la bacchetta magica. Ma ci sono tutte le condizioni per farlo. Una cultura politica diffusa nel centrosinistra con un denominatore comune ormai consistente. Molto materiale sfuso nella storia, dagli anni sessanta a oggi, per dargli un'identit vera e non farne una creatura posticcia. La necessit di sganciarsi dalle secche Unipol e dalla tentazione di ciascuno di giocare nel bunker o affacciati al balcone. Un felice balzo in avanti: ecco quello che ci vuole per dare coraggio e slancio a tutti. Se no mi sembra che continueremo a vivere (politicamente) al di sotto delle nostre possibilit. Nando dalla Chiesa La provocazione di Rifonda: primarie finte a Milano? http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=43 Questa non l'ho capita. Oggi Augusto Rocchi, il segretario milanese di R.C., ha chiesto pubblicamente se Margherita e Ds sosterrebbero Dario Fo nel caso di una sua vittoria alle primarie del 29 gennaio. Ma che senso ha? E' una ovviet assoluta, qui nessuno gioca con le carte truccate. Chi fa le primarie ne accetta l'esito sin dall'inizio. E allora? Perch far pensare agli elettori che le primarie potrebbero essere una finzione? Non mi pare una bella idea quella di mettere un pizzico di veleno su una campagna elettorale che ha bisogno della massima fiducia reciproca. Anna Maria La beffa di Natale http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=35 Era prevedibile. Lamnistia, in politica, una brutta bestia. C chi ci crede davvero, come valore in s, rituale di una giustizia mite. C chi la usa per rifare il lifting alla propria immagine di garantista, raggrinzita da servizievoli pratiche verso il potere ingiusto. C chi la usa per lucidare in chiave pi umana il proprio verbo di cattolico ortodosso. C chi la usa perch il garantismo ha comunque un mercato politico. E ci sono ancora tanti chi. Fatto sta che se cos stanno le cose - e cos stanno - non c affatto da stupirsi nel vedere giungere alla Camera meno della met dei deputati che hanno firmato solo alcuni giorni fa la richiesta di una seduta straordinaria da dedicare a questo tema da sempre controverso. Colpa di Casini e del calendario scelto? Forse anche. Ma arduo sostenere che sarebbe andata meglio la vigilia di Natale o sotto Capodanno o nei primissimi giorni di gennaio. Lamnistia fu al centro del dibattito gi dopo la visita di Giovanni Paolo II in Parlamento. Chi aveva sensibilit doveva usarla l, di fronte a quel richiamo che trascendeva le ragioni della politica e della coscienza che sconfinava nelle pieghe dellanima; doveva farsi penetrare dal quel messaggio allora e poi assumersi la responsabilit di trasformarlo in scelta politica. Anna Maria Voti di mafia http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=34 L'Unit - Uno spasso. Un autentico spasso. Ma s, credeteci. La relazione di maggioranza della Commissione antimafia non solo una vergogna, come avevamo detto un po' precipitosamente dopo averne consultato l'impianto e afferrato il senso generale. Non solo il certificato di innocenza politica di Andreotti, non solo una coltellata alle spalle della procura di Palermo o la beatificazione di Tot Cuffaro, questo vispo erede di Maria Teresa d'Austria e Leopoldo di Toscana. Ma anche una spumeggiante, comica sintesi di tic professionali, di amene teorie "scientifiche", di argomentazioni che vorrebbero essere euclidee e sono al tatto friabili come meringhe. Basta avere la pazienza di navigare tra le cinquecento pagine dedicate ai rapporti tra mafia e politica (ossia, in definitiva, al processo Andreotti) per imbattersi in perle strepitose. Perle che illuminano -partendo dai dettagli- cultura e intenti, psiche e manie dell'estensore. Il quale pu essere uno o bino o trino. Anna Maria Prima che la vittoria canti http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=33 L'Unit - Non facciamoci del male. A volte bonario e ironico, a volte sarcastico e angosciato, lesorcismo morettiano naviga per definizione nel discorso politico della sinistra. Nasce da ricordi incancellabili, evoca scenari da mani nei capelli. Nessuno stupore, perci, se allindomani di una vittoria clamorosa come quella delle elezioni regionali le reciproche, straripanti felicitazioni erano condite regolarmente da quella formula scaramantica. Non facciamoci del male. E negli occhi gioiosi e astuti di ciascuno brillava la convinzione che, finalmente vaccinati dalla storia, nessuno avrebbe pi portato il proprio granello alla pratica suicida. E invece... E invece bisogna prendere atto che la spinta propulsiva a farsi del male tuttaltro che esaurita. Unocchiata, per dire, alla Laguna e vedi in lotta un bravo ex magistrato e un bravo ex sindaco gi trasferitosi a Milano. Tutti e due di centrosinistra. Luno candidatosi pubblicamente solo per contrastare laltro, a sua volta poco felicemente scelto nei ranghi dei locali pubblici ministeri. Oppure dai unocchiata a Milano, finalmente teatro di uno scontro alla pari tra centrodestra e centrosinistra. E vedi un pullulare dissennato di candidature a sindaco per lanno che verr, con due pi delle altre gonfiate: lattuale presidente della provincia, vincitore da nemmeno un anno di unaltra importante partita istituzionale; e il prefetto, ottima e capacissima persona, ma che dovrebbe rappresentare la neutralit delle istituzioni. Come dire che nella capitale economica del Paese la sinistra non sa che pesci pigliare e quando piglia piglia male. O ancora vedi liste presentarsi agli elettori unitariamente per poi, subito dopo il voto, procedere a spaccarsi in pi gruppi. Senza talvolta preoccuparsi nemmeno di offrire allesterno limmagine di un convinto spirito unitario. Oppure vedi ancora frotte di parlamentari firmare, subito, appena vinto, senza troppi problemi, una proposta di amnistia che (ma su questo torner) non salver i dannati della terra e dar un colpo alla credibilit di chi vorrebbe essere forza di governo. Ma il vero rischio in agguato, quello maggiormente in grado di facciamoci del male oggi il trionfalismo. lidea che abbiamo vinto, che il vento cambiato irreversibilmente. Come se non avessimo gi una volta visto Berlusconi ridotto a leader detronizzato, come se non lavessimo gi dato per finito una volta per poi vederlo risuscitare e andare allassalto dello Stato con furia e forza iconoclasta. Fa male il trionfalismo che corrode il tessuto sano dellUnione. Che fa sentire i vincitori, e soprattutto i loro amici e compagni di cordata, come dei moderni Mos che hanno traghettato il popolo italiano verso la terra promessa. Che induce frenesie di potere, che porta a risolvere con la forza o con il disinteresse pi sovrano i dissensi interni. Perch quando si vince largo nessuno - cos si pensa - pi indispensabile, meno che mai gli spiriti critici. Quando si al governo non c tempo da perdere (il che, correttamente interpretato, sarebbe santo principio), e dunque lecito infischiarsi di desideri, legittime ambizioni e competenze disseminati a s dintorno. Il trionfalismo in politica fa fare la fine delle squadre scudettate e sussiegose che le pigliano di santa ragione dalla provinciale che corre e sputa lanima sul campo. Porta a non combattere. Porta a mostrare il volto peggiore, quello tracotante verso gli avversari che - si suppone - sono battuti da qui alleternit. Trasforma anche i nostri (e qualche esempio lo abbiamo purtroppo gi visto in tiv) in repliche acculturate dei terribili Schifani subti in questi anni umilianti: quelli che, anzich discutere, ricordavano agli oppositori - tra gli applausi dei propri amici - che gli italiani li avevano sconfitti, finch gli italiani hanno sconfitto loro, presunti vincitori a vita. E c di pi, se si pu dire tutta la verit. La certezza di avere vinto devia le energie combattive dalla dimensione collettiva a quella individuale. In questo preciso momento ci sono in Italia, nel centrosinistra e dintorni, centinaia di persone che si sentono ministri o sottosegretari in pectore. E c da giurare che se non passer rapidamente la sbornia da trionfo ne avremo altrettante che, in questanno decisivo, si dedicheranno anima e corpo, pi che a fare vincere la coalizione, a ritagliare un ruolo protagonista per se stesse. A volte con effetti benefici anche per il gioco di squadra, altre volte per producendo entropie micidiali nel corpo politico che esse dovrebbero guidare. Ma il rappresentarsi come vincitori pu indurre ad altri tipi di errori ancora. Al nemico che fugge, ponti doro. Cos si dice, giustamente, in guerra. E il principio bene che valga anche in politica. Specie oggi. Poich ha senso invitare chi si ricrede sulla qualit del progetto berlusconiano a lasciare gli ormeggi e a transitare da questa parte, anche se il suo precedente abbaglio non depone molto a favore delle sue capacit di analisi politica. E tuttavia converr sempre non dimenticare la grande lezione che abbiamo ricevuto in questi ultimi anni, e con una certa continuit. La differenza - in Italia e con questo sistema politico - non la fanno i moderati. La differenza vera la fanno i cittadini qualunque, quelli che non hanno consiglieri comunali da spostare di qua e di l, e che non tengono rubriche sui quotidiani pi prestigiosi; la fanno i normali cittadini che credono in un progetto o lo rifiutano, distinto o alla prova dei fatti, capaci anche di passare da un estremo allaltro, dal vecchio Pci alla Lega o a Forza Italia. Sono loro che cambiano il colore a un collegio elettorale o a una regione, e poi magari gli restituiscono quello precedente. E c unaltra differenza che conta, quando il primo partito quello di chi non va a votare: la composizione degli astensionisti. Ci sentiamo trionfatori, pi che vincitori, perch abbiamo conquistato la Puglia, il Lazio, il Piemonte. Ma in ciascuna di queste regioni la conquista avvenuta grazie ad alcune migliaia di voti. Di gente che ha scelto di andare (o non andare) a votare per questa o per quell'altra parte. Ecco dunque il problema che discrimina - nei fatti - chi sa da chi non sa vincere: il modo in cui si tratta lavversario che ha perso. Se nuoce leccesso di arroganza nuoce anche leccesso di generosit, quello che fa spalancare le porte a chi portatore di culture e biografie incompatibili con la maggioranza degli elettori del proprio schieramento. Leccesso che ingenera nei sostenitori senso di inutilit del proprio impegno, sfiducia nel cambiamento, lidea di un eterno ritorno; talvolta, in certe zone, perfino imbarazzo e vergogna circa le scelte che si chiamati a condividere. Tutto questo bisogna sapere, in una politica che richiede combinazioni variabili di duttilit e di intransigenza. Ma che non pu permettersi di sbagliare le dosi delluna e dellaltra, pena il rischio di passare dalla felice contemplazione delle proprie fortune alla pi disperata constatazione di quanto siano bari gli umani destini. Sono ancora fresche le frasi e le immagini delle auto blu del 96 e di quel che venne dopo perch si possa cadere ancora in quellerrore. La fede dei giusti, a partire dai Vangeli, lo considera peccato capitale, per Dante il pi grave di tutti. E gli ha dato il nome di superbia. Anna Maria Cambio di stagione da Coin. Benservito alle commesse http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=24 L'Unit - Le mondine, ricordate le mondine? Ricordate il "sior paron dalle belle braghe bianche"? Silvana Mangano, le immagini in bianco e nero dei documentari storici, la letteratura e la cinematografia. Un'epopea finita, sepolta sotto la mole di mezzo secolo di modernit straripante.Tutto passato. Eppure qualcosa di allora torna, senza neppure il fascino o la nostalgia dei tempi che furono, quando si incrocia una delle vertenze sindacali che stanno segnando la vita di Milano. Epicentro un luogo che il contrario esatto delle risaie contadine. Un grande magazzino tutto vetrine e luci, il Coin di piazzale Loreto, cinque piani di abbigliamento, arredi, profumi e altre merci assortite. Le commesse che ci lavorano hanno ricevuto in estate l'annuncio del licenziamento. Ma sul piede di guerra sono le donne (e i pochi uomini) di tutti i negozi milanesi della catena: corso Vercelli, piazza Cantore e piazza Cinque Giornate. Per solidariet con le loro colleghe pi sfortunate. Ma anche perch hanno rifatto a tutte d'imperio gli orari di lavoro, sconvolgendone in molti casi la vita quotidiana, gi grama di suo per chi prende mille euro al mese. Perci hanno aperto un gazebo davanti a Cinque Giornate, chiedono ospitalit alle tiv locali, sono andate a fare un presidio davanti a Palazzo Marino senza il bene di essere ricevute da un qualsiasi assessore. E finalmente hanno fatto scattare anche le prime interrogazioni parlamentari su questa vicenda che sta diventando doppiamente simbolica: della crisi di consumi della "quarta settimana" nella capitale del governo; e della estrema fragilit delle conquiste femminili di questi decenni. Raffaella, Gianni e Giovanna sono tre delegati gentili e battaglieri. E raccontano la storia, le storie umane di questa vertenza. Inizia tutto in primavera. I fratelli Coin hanno fatto investimenti sbagliati in Germania e vanno perci alla ricerca di nuovi partner. E ne pescano uno in Francia, la Pai, un fondo investimenti pensioni. Che acquista la maggioranza della societ e ci tiene subito a mettere in chiaro chi comanda. Soprattutto a metterlo in chiaro ai dipendenti. In luglio arriva l'annuncio che lo storico negozio di piazzale Loreto verr chiuso. Un annuncio freddo, perfino ridicolo nella sua freddezza. Il latinorum dei potenti di una volta sostituito dall'inglesorum dell'aziendalismo raffazzonato d'oggi. Bisogna trasformare, si dice, l'attuale "format commerciale" in un "nuovo concept" per ottenere "significative modifiche nei category" e per contrastare la negativit delle "performances economico/organizzative". Ridicolo ma la sostanza sono 37 licenziamenti. E a fine luglio un apposito ordine di servizio annuncia pure che negli altri negozi entrer in vigore un nuovo orario. In ogni caso l'azienda fa capire che se i dipendenti di tutti i negozi accetteranno il lavoro domenicale obbligatorio (con riposo in altro giorno della settimana), per i licenziamenti di piazzale Loreto si potr sempre vedere. Insomma, si annusa aria di pressione un po' ricattatoria, dicono i sindacalisti. Sono necessari o no i licenziamenti? Si vuole agitare lo spettro della disoccupazione degli uni per ottenere dagli altri quel che non concesso n previsto dal contratto? Fatto sta che le dipendenti di tutti i negozi rifiutano l'imposizione del nuovo orario. Sono sessantatre i lavoratori e le lavoratrici in corso Vercelli, pi di cento in Cinque Giornate, quasi cinquanta in piazza Cantore, e trentasette, appunto, in piazza Loreto. E il 29 agosto, alla ripresa dopo le ferie, si presentano ai loro soliti turni. E qui accade quello che non si pensa mai che possa succedere in una citt come Milano. Le fessure per la timbratura dei cartellini sono ostruite con del robusto scotch. Ma soprattutto sono presidiate, a garantirne l'inutilizzabilit, da guardie private venute dall'esterno. Le dipendenti si trovano insomma davanti degli sconosciuti che vietano loro con la forza di registrarsi sul posto di lavoro. Chiedono agli sconosciuti chi sono. Uno risponde di essere un poliziotto. Ma alla richiesta di esibire il tesserino, risulta taroccato. Viene chiamata la polizia vera. La quale d ragione alle lavoratrici e ingiunge di rimuovere ogni impedimento. "Perch ci siamo opposti al nuovo orario? Prima di tutto perch gli orari si concordano. Noi abbiamo un contratto e non possono cambiarcelo d'autorit il 30 luglio per il 29 agosto. Noi siamo disposti a discutere, non che non ci rendiamo conto che l'azienda pu avere dei problemi. Ma anche noi li abbiamo. Li vuole sentire?". A parlare cos Raffaella, delegata di piazzale Loreto, un viso mite con occhialini sottili e capelli biondi fini. Ha una delle maggiori anzianit di servizio. "Trentaquattro anni di servizio il 4 ottobre. Sono arrivata in Coin che di anni ne avevo diciassette, nemmeno sapevo parlare". Era un'altra Milano, quella del 1971. Sull'onda lunga del Sessantotto i diritti sindacali crescevano e arrivavano dappertutto, dalla grande industria alla pubblica amministrazione al commercio. Ora Raffaella qui a fronteggiare la vecchia prepotenza di un tempo, mentre si trova una figlia ventiquattrenne laureata in legge assunta come interinale in un'assicurazione, centotrenta interinali su duecento dipendenti. "Vede, noi abbiamo sempre funzionato su quattro turni. C' chi ha il tempo pieno e chi il part-time, e anche il part-time non uguale per tutti, perch cambiano il numero totale delle ore settimanali e il modo in cui sono spalmate sulla settimana. Sono turni che abbiamo concordato, sulla base delle nostre possibilit ma anche delle necessit aziendali. E da l siamo partite per organizzare negli anni la nostra vita, per trovare il modo, spesso difficile, di conciliare lavoro e famiglia. Ora ci dicono che i turni diventano solo due. Il part-time solo quello dall'una alle quattro di ogni giorno. E il full time va su tutto il giorno comprendendo una pausa non retribuita di tre ore; gi, la pausa dell'intervallo di pranzo. Tre ore senza fare niente, cos arrivi al mattino presto e te ne vai a sera. Ma come si fa? Ci creda, difficile organizzarsi quando si prendono mille euro al mese, io con trentaquattro anni di anzianit ne prendo 1120. Non pu arrivare la direzione aziendale e dirci: quello che ti sei faticosamente costruito in tanti anni per campare io te lo butto all'aria senza neanche interpellarti. Perch noi il tentativo di metterci d'accordo lo abbiamo fatto, sa? Sono loro che nemmeno ci ascoltano". Gianni un delegato di piazza Cinque Giornate. Ha il fisico massiccio e i neri capelli spartiti da una riga in mezzo. Viene dalla Standa, dove faceva il magazziniere, mentre in Coin fa il commesso. Lui di euro ne riceve 950 facendo il tempo pieno e prende con passione le parti delle sue colleghe: "Che cosa le diciamo alla Anna? Certo lei non la conosce, ma Anna una ragazza full time che ha un bimbo piccolo. E' divorziata, vive sola, monoreddito e ha pure una malattia per la quale non si dovrebbe stressare. Mi chiede come fa adesso con il bambino? Questo non lo sappiamo. Per adesso sta solo piangendo. E la Sandra? Ha un marito con un Alzheimer progressivo e non ha ancora l'anzianit per andarsene in pensione. Deve portare il marito in istituto, tenerlo l perch se no non ce la fa, ma l'istituto alle 19 chiude e lei deve andare a prenderlo in tempo a Lambrate. Per lei impossibile questo nuovo orario. C' poi una mamma che ha un figlio piccolo, gi suo marito deve stare fuori casa tutto il giorno. E' una full time, il bimbo si fa gi prescuola, scuola e doposcuola. Ora che cosa dovr fargli fare in pi per tirare le otto di sera?". Gianni si accalora: "Hanno azzerato la vita dei full time (full time, part time, diventano in questi discorsi categorie umane a pieno tondo). Ma sa a che ora usciamo da casa e a che ora torniamo con questo orario con la pausa di tre ore in mezzo? Mica penser che viviamo tutti a Milano? S, con l'affitto che si paga qui". Giovanna un'altra delegata di Cinque Giornate. Ha i capelli ramati e il viso magro, un golf nero sulle spalle. Diciassette anni di anzianit e 850 euro al mese per un part time di trenta ore che le consente di fare alcuni lavoretti. Lei fortunata, perch abita in citt, in via Sarpi. "Ma l'ultimo anno che ho questa fortuna, se fortuna una stanza in via Sarpi. Ora ho lo sfratto e anch'io l'anno venturo dovr cercarmi una casa fuori Milano". Gianni riprende il suo cronometro: "Vivo a San Giuliano. Per essere qui alle dieci del mattino devo uscire di casa alle otto e mezzo. Se esco di qua alle otto di sera, rientro a casa alle nove e mezzo. Stanco, dovendo ancora cenare. Qui finisce la mia giornata. E io vengo e torno in auto. Ma per certe destinazioni i mezzi pubblici la sera sono una rarit". "E la Wilma? E la Wilma?". Le storie delle colleghe di lavoro in carne e ossa continuano ad affastellarsi nella mente dei miei interlocutori. Una dopo l'altra. Ognuna con un problema risolto a forza di fatica e pazienza nel corso degli anni, con strategie vincolanti scavate nei contesti familiari e urbani. "E la Wilma che ha due figli e non sa dove metterli? Aveva chiesto il part time fatto in un certo modo proprio per poterli gestire. Vede, prima c'era il part time verticale, quello che fa fare due o tre giorni di lavoro alla settimana, che uno si organizza per quei due giorni con i vicini o con i parenti. Poi recupera. Ma cos, con tre ore tutti i giorni obbligatori, poi giusto a met giornata, che non hai n la mattina n il pomeriggio liberi, come fai? E c' dell'altro: uno a volte fa il part time perch poi ha un altro lavoro, del tutto legalmente. Ma se ti cambiano la struttura del part time ti salta l'altro lavoro, e tu resti a terra, ti trovi di colpo con met reddito, e magari c'hai un mutuo da pagare, ma come si fa a non capirlo? Qui io le sento le mie colleghe. Il loro stipendio lo gireranno alle baby sitter. Sembra che venire a lavorare diventi un lusso." La famiglia, il lavoro, i figli, il marito. Torna di continuo il discorso della famiglia. Perch la grande preoccupazione di tutte, l'ansia collettiva. Il lavoro messo di punto in bianco contro la famiglia. Lo hanno scritto in un grande manifesto piazzato all'incrocio di corso di Porta Vittoria: "Coin contro la famiglia". Sembra che le conquiste di decenni siano solo nominali per queste donne che d'improvviso scoprono che basta un cambiamento d'orario per fargli saltare le pi certosine strategie per una vita dignitosa e capace di affetti. Fino alle scoperte pi radicali. "Ma come faccio ad avere un bambino con mille euro al mese?", ho sentito chiedere prima del nostro incontro "ufficiale" da una giovane delegata. Due libri in mano, l'aria e le parole istruite, l'atteggiamento spaesato nell'apprendere le ultime sulla vertenza, ha sibilato con rabbia qualcosa che dovrebbe essere una pugnalata per molti. "Dovrei prostituirmi per permettermi un bambino. No, io non ne faccio". Ecco dunque la miscela che ha fatto scattare una protesta sindacale che, nonostante i bassi salari, ha soprattutto una radice ideale. Orgoglio, coscienza dei propri diritti, voglia di non farsi piegare come cose inanimate. "Ma lo sa? 'Poca rob, s, ha detto proprio 'poca rob di noi l'amministratore delegato, questo Stefano Beraldo che sulla stampa si vanta di avere mandato via seicento persone quand'era alla De' Longhi, quella dei pinguini e dei frigoriferi. Trentasette licenziate, donne e uomini con famiglia, con decenni di servizio leale, chiamati 'poca rob. Ma che termini sono, ma che rispetto c' dietro queste parole?". Ecco perch queste mondine del Duemila hanno messo insieme, dal 30 luglio ad adesso, la bellezza di pi di cento ore di sciopero. Ecco perch a settembre non prenderanno quasi nulla di stipendio. Ricevono aiuto dai clienti e dai passanti. "Anche dai clienti anziani, anche da quelli che hanno problemi di reddito simili ai nostri, ma che ci lasciano qualcosa nella grande boccia in cui stiamo raccogliendo i contributi di solidariet. Troviamo anche pezzi da 50, 100 euro. Milano ci sta stupendo in questo. Guardi questa lettera. L'hanno scritta due clienti, marito e moglie; l'hanno mandata alla direzione della Coin di piazzale Loreto. Per difenderci e per ricordargli l'amore con cui abbiamo svolto il nostro lavoro. E di lettere come questa ne sono arrivate tante." Gi, perch una cosa c' da dire. Che queste signore che con tanta tenacia difendono i loro diritti dalle alzate d'ingegno ottocentesco della propriet, sentono per l'azienda e il proprio servizio un attaccamento perfino viscerale. Dora, la sindacalista della Cgil che con Maria Carla, anche lei della Cgil, e con Gualtiero della Cisl, sta assistendo ogni giorno le delegate, confessa di essere rimasta incredula nel sentirle parlare. "Io vengo dal settore metalmeccanico e non ci ero abituata. Ma loro dicono 'il nostro o il mio negozio', come fosse loro davvero". Raffaella conferma, a met tra l'autoironia e la malinconia. "Insomma, ma lei lo sa che quando ci siamo messi a smantellare il mio reparto in vista della chiusura di Loreto, per mandare le merci alle altre filiali, io piangevo? Piangevo nel vedere quelle merci che avevo sempre trattato e venduto che se ne andavano imbustate, per me era come dar via le tazzine della nonna. Lo so, una sindacalista non dovrebbe, ma io mi sentivo cos. Persa...". Gianni si scalda di nuovo. "Vede? Noi siamo cos. Perch diciamolo chiaro: un commesso un cappotto pu venderlo o no. E noi lo vendiamo. Dipende dal rapporto che si ha con il cliente. Ma se lo vendiamo, poi non ci possono dire che siamo delle 'spese'. Sar, ma siamo le 'spese' che gli consentono di guadagnare". A questo punto sbotta l'interrogativo. Ma perch un'azienda deve trattare con tanta arroganza dei dipendenti cos? Perch, sia pure tenendo conto dei bilanci, non cerca una via d'uscita indolore e rispettosa? "Perch qui si gioca una partita ben pi importante", spiega Gualtiero con Dora e Maria Carla, che il commercio se lo seguono su tutta Milano. "Questa la punta di un iceberg. Vogliono mano libera nel commercio, a partire dagli orari, che in questo momento sono il vero terreno di contrattazione. L'Upim ha disdettato gli accordi sugli orari. La Rinascente ci sta arrivando. Ma le pare normale che non abbiano tentato nemmeno una via alternativa al licenziamento, che -per quel che sappiamo- scatter il 23 ottobre? Che non abbiano tentato nemmeno la Cassa integrazione? Le pare normale che non abbiano cercato la via del consenso? Ci hanno detto che ce n'erano solo due disposte a trattare la messa in mobilit. E noi sindacalisti invece ne avevamo trovate una ventina". Incalzano Gianni, Giovanna e Raffaella: "Le pare normale che stiano anche per toglierci il ticket del pranzo nell'intervallo, perch hanno pure fatto i calcoli che nelle tre ore obbligatorie di pausa potremmo tornarcene a casa, magari, chiss, a Saronno, in Brianza, ad Abbiategrasso? Ma si rende conto? Ma che cosa abbiamo fatto per essere trattate cos? Cos da un padrone che non sappiamo nemmeno come fatto e che non vedremo mai in faccia, che non potremo mai guardare negli occhi." La propriet francese che fa quello che vuole. Che spiega a una delegata di Genova che ha vinto una causa in Cassazione per comportamenti antisindacali che a loro di quella sentenza gli frega poco perch continueranno a fare esattamente quello che hanno fatto, lei passi pure altri cinque anni a fare un'altra causa. Le leggi e i contratti che non valgono. Milano civile e solidale ridotta a sfavillante landa delle ferriere. I vestiti modesti e dignitosi con qualche meraviglioso cenno di femminilit e perfino di civetteria portati all'illusorio presidio davanti a Palazzo Marino, dove una commessa chiede "ci chiamano risorse umane, ma umane dove?". La fierezza di chi sa di avere lavorato e di avere al tempo stesso cresciuto una famiglia. Negli stessi giorni in cui il traffico del centro milanese va in tilt sotto i riflettori magici della settimana della moda, le donne della Coin e i loro sparuti colleghi maschi indicano il punto da cui il centrosinistra che ambisce a governare dovr ripartire. Il lavoro e il diritto ad avere una famiglia. Che nessuno dei due diventi un lusso per le donne. O per la povera gente che il mercato quota, se gli va bene, a 900-1000 euro al mese. Anna Maria Il tempo della vergogna http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=32 L'Unit - Piazza Fontana tutti a casa? Per ora sappiamo solo che laccusa ha chiesto lassoluzione. Ossia che il sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Enrico Delehaye, ha chiesto di confermare le assoluzioni del processo dappello, le quali avevano annullato a loro volta le condanne inflitte in primo grado (quelle scritte con linchiostro rosso, come aveva elegantemente chiosato lavvocato onorevole Carlo Taormina). Sappiamo anche che lavvocato dello Stato, in rappresentanza del ministero dellInterno, ha chiesto invece il contrario: ossia di annullare le assoluzioni che avevano annullato le condanne. Vi state forse gi confondendo con questo intreccio di condanne, assoluzioni e annullamenti? E allora toglietevi dalla testa di potere mai parlare di Piazza Fontana. Di poterne capire la storia. E tanto meno di poterla raccontare un giorno a vostro figlio o a vostro nipote. Perch Piazza Fontana stato il pi grandioso laboratorio di impunit giudiziaria mai concepito in democrazia. stata la sperimentazione grandiosa di un modello, di un labirinto paranoico che ha allineato decine e decine di magistrati, una infinita batteria di leggi e di cavilli, di istituti giuridici e di azzardi dottrinari, e centinaia tra politici, poliziotti, agenti segreti, provocatori. stato un carosello instancabile di ricorsi e di obiezioni, di prove eclatanti e depistaggi. Un museo degli orrori illuminato ogni tanto da qualche lampo di onest e perfino di eroismo. Il tutto architettato, si badi, non da una mente sola; ma da un concerto spontaneo di menti sintonizzate su lunghezze donda diverse ma magnificamente compatibili. E tenute insieme, nel loro nucleo storico, da una complicit pi forte del cemento armato. Perch ci sono di mezzo i morti. E con loro si pu scherzare quando si tratta di metterli in programma. Non quando si tratta di risponderne. Trentacinque anni di menti compatibili, ormai. Una volta dicevamo sbigottiti quindici anni. E poi, sempre pi scandalizzati, venti e trenta. Poich gli anni della strage crescono come quelli dei vivi, quasi aggiungendo a ogni assoluzione, a ogni avocazione, a ogni annullamento, una beffarda candelina sulla torta della memoria. Trentacinque anni che nella loro successione di svolte e di giudizi farebbero impazzire qualunque studioso e forse hanno fatto anche impazzire qualche avvocato portandolo, allinterno della stessa vicenda, a saltare il fosso. E che fosso: a difendere non pi le vittime ma gli imputati. cambiata lItalia in questi anni. Tiv in bianco e nero e tiv a colori. Grandi fabbriche in citt e terziario al silicio. Europa a sei ed Europa a venticinque, con dentro il crollo del Muro. Rumor e Berlusconi. E Piazza Fontana sempre l, che arranca inseguendo un nuovo processo dietro laltro. E generazioni di giudici che si danno ossessivamente il cambio. mutato tutto anche nella antropologia, nella fisiognomica dei tribunali. Dai colli taurini dei funzionari e magistrati allevati nel ventennio, irrimediabilmente anziani a cinquantanni, al volto adolescenziale del giudice Salvini. C unintera umanit che si affastella nel tempo intorno a Piazza Fontana, ognuno con la sua funzione. Gente che nasce e sparisce con il processo, almeno nel suo pubblico ruolo. E gente che attraversa la storia del Paese ma da Piazza Fontana per una ragione o laltra ci passa, lasciandovi il segno della propria identit. Restivo e Taviani, Andreotti e Cossiga, DAmbrosio e Alessandrini, Calabresi e Pinelli, Pecorella e Taormina, Maletti e Miceli, Rauti e Zorzi, Valpreda e Giannettini, Freda e Ventura, Rumor e Henke. Unimmensa foto di gruppo. Nomi che parlano solo al passato e nomi che parlano anche al presente. Con tante biografie di inquisiti finite in parlamento. E con richieste di autorizzazione a procedere negate dal parlamento medesimo. C forse un solo modo per raccapezzarsi in questa storia infinita e per dare un nome e un volto allimpunit. Ed di contare le stanze in cui potremmo immaginare di volta in volta di stipare gli imputati dei singoli turni. Stanza numero uno, quella con dentro gli imputati del primo processo di primo grado. Stanza numero due, appello del primo processo, fuori questi e dentro quegli altri. Stanza numero tre, stanza numero quattro, stanza numero cinque. E cos via. E ogni volta i nomi degli imputati che diventano quelli giusti. Perch i giudici o i pubblici ministeri della volta precedente in fondo non sono stati bravi. Hanno sbagliato qua e hanno sbagliato l. Non c mai unassoluzione totale, per Piazza Fontana. Cos vedremmo anche, ogni volta, chi assolve, chi non capisce bene, chi trova il cavillo per riazzerare tutto. Con il tempo che si allontana e i testimoni che non ci sono pi, muoiono anche quelli, che ci volete fare. Forse, anzi, qualcuno stato eliminato gi allepoca, qualcuno un po testimone un po imputato latitante ed stato fatto evadere. Sicch il processo si arrotola sempre di pi sulle carte dei faldoni, vi si sbrodola, e basta un po di carta assorbente dellultimo giudice per chiuderlo, per asciugare definitivamente linchiostro, rosso o nero che sia. Ma almeno una cosa lha insegnata, questo processo che pu diventare laboratorio anche per noi. Se sistema accusatorio deve esserci anche in Italia, se davvero - adottando questo sistema - abbiamo voluto adeguarci a civilt giuridiche superiori, prendiamo atto che laddove esso esiste seriamente il processo si chiude di norma al primo grado. Lungo quanto necessario; ma interamente fatto, come ha ricordato giustamente Gerardo DAmbrosio, con le persone in carne e ossa davanti ai giudici e nella freschezza della memoria; non, come avviene dopo il primo grado, solo con le ridde di carta ingiallita, con i cumuli di timbri e firme, con verbali afoni e senza la possibilit di portare locchio o lorecchio dove lintelligenza e lo scrupolo vorrebbero. Perch Piazza Fontana certo un macigno sulla classe politica che la amministr, su quella sua specialissima idea che la democrazia valga - in fondo - un po di crimine, che i mezzi non corrompano mai il fine. Ma anche un macigno sul celebre diritto della patria di Verri e Beccaria, sul suo concepirsi come una tela di Penelope che si fa e si disfa allinfinito. Come una macchina poderosa e costosissima che, tra emozioni, speranze, dolori e certezze, produce sabbia e nuova sabbia ancora. Sempre materia che serve ad asciugare. Anna Maria La vergogna della legge S. P. http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=27 L'Unit - Alla fine e' passata pure lei. Con il successo di pubblico (ossia di senatori e ministri e sottosegretari in aula) delle grandi occasioni, Palazzo Madama ha approvato ieri la legge ad personam pi esplosiva tra quelle prodotte a grappoli dalla Casa delle libert. E' passata la legge S.P.: Salva Previti, Senza Pudore, Smonta Processi, Scaccia Pensieri, del Santo Protettore. E Senza Pap, visto che l'originario primo firmatario Edmondo Cirielli ha ritirato il suo nome dopo l'intrusione della norma Previti, Bench le burocrazie parlamentari, con qualche crudelt, ancora lo additino come il colpevole di una legge di cui si e' vergognato lui per primo. Ripetiamolo: e' una legge per abbattere i tempi della prescrizione e mandare libero Cesare Previti dai suoi guai presenti con i tribunali della Repubblica. E per mandare liberi insieme con lui - parola in aula del sottosegretario Vitali, consultare il resoconto stenografico di marted 26, seduta antimeridiana - altri 180mila (180 mila!) imputati all'anno. Insomma, salvarne circa un milione in cinque anni per salvarne uno una volta sola. Come senso di responsabilit, e come cultura della sicurezza, e come certezza della pena, non c'e' male davvero. E saranno coincidenze, ma se i giorni immediatamente successivi all'11 settembre il Senato era impegnato ventre a terra nell'approvazione del falso in bilancio, nei giorni immediatamente successivi alle bombe di Londra lo abbiamo ritrovato impegnato ventre a terra nell'approvazione della Salvapreviti. Anche questi sono titoli da esibire davanti alla comunit internazionale. Due periodi da incubo globale, due leggi personali, due urgenze assolute: le leggi medesime. Ma e' questa oggi, in fondo, la cifra delle nostre istituzioni parlamentari. Ed e' bene rifletterci. Perch, fra l'altro, questo e' avvenuto il giorno dopo che Carlo Azeglio Ciampi ha firmato la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. E lo ha fatto in un contesto che ora va ripassato attentamente. Diciamo subito, dunque, che il presidente della Repubblica non poteva fare altrimenti. Ma non perch la legge di riforma fosse costituzionale. Piuttosto perch si e' trovato davanti a una inedito dilemma. Egli ha dovuto scegliere, pi precisamente, tra l'equilibrio politico-costituzionale del Paese (ossia la costituzionalit della nostra vita politica e istituzionale) e la costituzionalit di una singola legge. E responsabilmente ha scelto il primo corno del dilemma. Cio' non toglie che resti tutta intera la complessit e la gravit della partita che si e' aperta nelle ultime settimane intorno al Quirinale e che continua con la fragorosa approvazione di una nuova legge incostituzionale come quella di ieri. I giorni scorsi infatti sono stati segnati dagli stupefacenti attacchi della seconda e della terza carica dello Stato contro il Consiglio Superiore della Magistratura, organo a rilevanza costituzionale presieduto proprio dal presidente della Repubblica. Le ragioni sono note e sono state peraltro esplicitate dai protagonisti: aver messo, il Csm, all'ordine del giorno la discussione del nuovo testo della legge di riforma, attivit perfettamente rientrante nelle sue attribuzioni istitutive. Domanda: la seconda e la terza carica dello Stato ignoravano forse che la legge attribuisce al Csm il compito di redigere pareri sulle norme che riguardano il funzionamento della giustizia? E' francamente impossibile crederlo. Pi sensato pensare che entrambe abbiano agito su motivazioni e spinte di parte, temendo che il parere del Csm potesse confortare, in una qualche misura, l'ipotesi di un secondo rinvio della legge alle Camere. E che, essendo la riforma dell'ordinamento il cuore di un perverso e ferreo patto di potere interno alla maggioranza - legge Castelli contro legge Salvapreviti, appunto - , presidente del Senato e presidente della Camera non abbiano fatto altro che condurre un attacco preventivo (quasi, si starebbe per dire, sul filo della sovversione costituzionale) contro il Csm ma soprattutto contro Ciampi, che con la sua firma aveva autorizzato l'ordine del giorno contestato. Tra l'altro vi una ragione di pi per ritenere grave quanto accaduto. Ragione che invece e' sfuggita quasi del tutto agli osservatori e agli stati maggiori della politica. E' infatti successo che lo stesso legislatore abbia sciolto ogni dubbio circa la natura incostituzionale della legge. Come si sa, la scuola che riteneva possibile un secondo rinvio (capeggiata dall'ex presidente della Corte Costituzionale Leopoldo Elia) poggiava sulla considerazione che l'emendamento anti-Caselli era stato introdotto nella legge dopo il rinvio alle Camere. E che quindi la legge, almeno in quella sua parte, attingeva una natura "nuova e diversa" da quella precedentemente licenziata. Ebbene, subito dopo gli attacchi del presidente del Senato e del presidente della Camera verso la coppia Csm-Quirinale, il senatore Luigi Bobbio, relatore della legge in Senato e proponente dell'emendamento anti-Caselli, ha nitidamente fatto sapere con pubblica dichiarazione, proprio mentre erano in corso le valutazioni del capo dello Stato, quale fosse la ratio della innovazione legislativa. E ha testualmente spiegato: "(la norma) impedisce che un magistrato con propensione a coltivare trame investigative sconfessate dai tribunali vada alla Procura antimafia". Ora, a parte la considerazione che il lavoro di Caselli a Palermo stato coronato da centinaia di condanne definitive e nei casi pi infuocati (Andreotti, Dell'Utri) da nessuna "sconfessione", tali non essendo n la prescrizione n l'insufficienza di prove n la condanna in primo grado; a parte questo, dicevo, la realt si venuta configurando in questo modo. Presidenti di Senato e Camera attaccano il Csm (e con esso il presidente della Repubblica) mentre si accinge a giudicare della costituzionalit della legge, passata alla Camera con voto di fiducia. Il presidente della Repubblica non pu non porsi il problema delle conseguenze che una sua scelta (anche se pienamente legittima) pu avere, in queste condizioni, sul quadro costituzionale complessivo, tanto pi mentre si aperto un conflitto diretto con il presidente del Consiglio sulla possibile data delle nuove elezioni politiche. Mentre il capo dello Stato compie le proprie delicatissime valutazioni, il legislatore, nella persona del relatore e proponente della norma pi contestata, invece di ammorbidire il senso della propria innovazione lo espone nella forma pi schietta e squadrata, spiegando a distanza che quella una legge incostituzionale in quanto intenzionalmente "contra personam". Il presidente a sua volta non puo' non sentire la sfida, riceve la conferma che si tratta di una legge incostituzionale nella lettera e nello spirito, ma sa anche (perch gli stato fatto capire) che un suo nuovo rinvio scatenerebbe il cataclisma proprio sul piano dei pi generali equilibri dell'ordinamento costituzionale. Ecco la questione. Puo' un capo dello Stato essere messo nella condizione di dovere scegliere tra queste due alternative? Quanto si e' deteriorato il nostro ordinamento perch questo sia possibile? Quanto sono effettivamente salde e pi forti del gioco politico le nostre (plurime) garanzie costituzionali? Sta sempre pi la politica logorando le nostre istituzioni? Non sono domande oziose. E d'altra parte se per far finire un processo se ne fanno finire centoottantamila l'anno, nessuno davvero puo' stare tranquillo. Anna Maria Quote rosa in Senato. Il palazzo delle donne insultate http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=22 L'Unit - Secondo me non se ne ha idea. Non si ha la piu' pallida idea, voglio dire, del clima in cui al Senato si e' svolta la discussione sulle famose quote rosa, ossia le percentuali che dovrebbero tutelare la presenza delle donne nelle nostre istituzioni rappresentative. Dice che si tratti di un espediente umiliante, che porrebbe le donne allo stesso livello di una specie protetta. Le donne come i panda, si deplora. Il fatto che oggi le quote sono, all'opposto, proprio lo strumento per non trasformare le donne in panda. Meglio, le donne italiane. Perche' negli altri parlamenti la presenza femminile e' due, tre, quattro volte maggiore. Perche' quanto a presenza femminile siamo, con tutto il rispetto, dietro il Ruanda e il Burkina Faso. Le deputate, le senatrici, lo sanno benissimo. E sanno anche che la nuova legge elettorale togliendo all'elettore la possibilit di scegliere, prevedendo una lista gi confezionata dai partiti, con i candidati messi in un ordine prestabilito dalle segreterie e che verranno eletti in quell'ordine in base ai voti di lista, non conceder alle donne uno spillo in piu' rispetto agli spazi odierni. Anzi, capace che gliene toglie pure. Perci hanno condotto in aula una battaglia che a me parsa di altissima civilt. Per difendere oggi, nel Duemila, il diritto delle donne di stare in parlamento, di rappresentare i bisogni, i valori, le culture, le sensibilit dell'"altra meta' del cielo". E per questo sono state offese fuori e dentro le istituzioni. Del fuori si sa. Si conoscono - ad esempio - le dichiarazioni del ministro Giovanardi, il quale giura che alle donne di casa sua di entrare in politica non gliene pu importar di meno (commento: dipende sempre dalla visione della politica che si in grado di offrire). Del dentro, di ci che accaduto in aula, si sa meno. Personalmente ho cercato di ascoltare con attenzione non solo fisica, logica, le parole delle mie colleghe al Senato. Ma ho cercato anche, sicuramente senza riuscirci, di immedesimarmi nel loro stato d'animo. Di capire, per quanto potevo, il senso e la portata della loro battaglia. E sono rimasto soncertato, direi quasi sgomento, nel vedere come, di fronte a loro, si poneva la questione della parit uomo-donna oggi, nell'Europa industriale, nell'era dell'informatica, dopo decenni di lotte per i diritti civili. Le donne parlavano e dai banchi della maggioranza ricevevano sberleffi, dileggi, gesti, suoni irriverenti. Esse cercavano allora di fronteggiare la difficolt di farsi sentire alzando la voce; e la voce diventava naturalmente pi acuta, talora urlante, e le parole fluivano con minore tranquillit emotiva. Ma questa diventava un'ulteriore ragione per essere prese in giro, per ricevere inviti sfottenti a darsi una calmata, a non arrabbiarsi ch tanto le avrebbero confermate tutte nella prossima legislatura. E nel frattempo roteavano nel chiasso le battute pi volgari, con il consueto repertorio di similitudini, un campionario vasto, dalla vacca alla gallina. Invano chi cercasse tutto ci nei resoconti stenografici potrebbe trovarlo, perch questo era purtroppo non il singolo urlo, ma il "rumore di fondo" della discussione. Bisognava starci, e purtroppo la cronaca parlamentare non pu raccontare questi straordinari pezzi di vita collettiva da quando si ridotta a pura sequenza di interviste fuori dall'aula. Pero' ottime tracce nei resoconti stenografici si trovano lo stesso. Si trova la predica sulla eguaglianza che pi importante della parita'. E l'eguaglianza e' sociale, e mettere in testa il problema delle donne anzich quello dei poveri significa fare una battaglia d'lite, restare vittime di ambizioni e "frustrazioni piccolo-borghesi". Osservazione acuta e folgorante, quest'ultima, che ha meritato all'autore vivi complimenti e pacche sulle spalle da parte delle decine di senatori operai e contadini di Forza Italia scesi all'uopo in festa dai loro scranni. Si trova anche, nei resoconti, l'invito ripetuto a condurre la discussione secondo ragione anzich cedendo all'emotivit, perche' - come e' noto - le donne sono tutto cuore e sesto senso ma di ragione ne possiedono pochina. E campeggia ancora, negli stessi resoconti, l'obiezione che se si fanno le quote per le donne poi bisogner farle per tutte le altre "categorie". Non prevede forse la Costituzione eguaglianza anche per le religioni? E allora perch non stabilire quote pure per gli ebrei, i musulmani e i testimoni di Geova? E non c' poi -lo dice sempre la Costituzione, no?- anche un problema di eguaglianza tra le lingue e le razze? E allora perch non proteggere pure le minoranze greche o albanesi? Anzi, care donne, sapete che c'? Che se si dovesse seguire questa vostra fisima delle quote si tornerebbe alla Camera dei fasci e delle Corporazioni. Ovvero, la cultura della pari dignit femminile come possibile anticamera del fascismo. Stiamo parlando di esempi veri, naturalmente. Come un esempio vero il riferimento alla cultura di evasione (testuale) quale germe di queste folli, incomprensibili rivendicazioni. E d'altronde, che "sostanza" (contrapposta a evasione) pu mai esservi nella cultura delle donne visto che anche i diritti di eguaglianza sono stati loro dati da uomini, sia pure uomini grandi come Terracini, Togliatti, De Gasperi, Saragat, Ruini, e non sono stati loro certamente dati (di nuovo testuale) dal "caporalato del femminismo"? Si badi bene. Se la fretta della maggioranza di approvare la legge elettorale non avesse consigliato ai senatori governativi di parlare il meno possibile, avremmo sentito ben altro che queste perle, venute comunque da persone di studi e "moderate". E se i vari gruppi parlamentari di minoranza non avessero ogni tanto chiesto rumorosamente un minimo rispetto per le protagoniste del dibattito, ben altro si sarebbe trovato a verbale. Ma tanto e' bastato. E' bastato per farci ritrovare con angoscia, nella "Camera alta", l'Italia di mezzo secolo fa, che almeno alle donne cedeva il passo e non rivolgeva il turpiloquio. Davvero tutto frutto della (rancida) paura dei maschi della maggioranza di perdere posti in parlamento, sommando sconfitta elettorale e quote rosa? Certo, una spiegazione che ci pu stare. Ma che non sufficiente. Il fatto che il parlamento, messo davanti a una ovviet culturale, o meglio, a quella che considerata un'ovviet culturale in tutto il mondo progredito, ci ha restituito un'Italia che non conoscevamo. Retriva, volgare, maschilista. Che fa pendant con gli attacchi che alle donne giungono oggi da ogni luogo di potere. Un salto all'indietro, quasi fossimo montati su una di quelle macchine del tempo escogitate in tante vignette da Archimede Pitagorico per reimmergerci in atmosfere da goliardia presessantottina. In questo clima, in questa temperie da Italia retrodatata, hanno alzato la loro voce le parlamentari dell'opposizione (le altre, numericamente ancora pi esigue, hanno taciuto). Le osservavo mentre addosso a loro arrivavano gli insulti e le battute e, con incredulit crescente, provavo per loro l'ammirazione che si prova nei film vedendo i deboli che difendono le proprie cause. A loro va reso oggi il merito di avere saputo affrontare e subire una umiliazione personale e collettiva per difendere non solo le donne ma l'Italia civile. Anna Maria Piazza Fontana. Il tempo della vergogna http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=com_content&task=view&id=26 L'Unit - Piazza Fontana tutti a casa? Per ora sappiamo solo che l'accusa ha chiesto l'assoluzione. Ossia che il sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Enrico Delehaye, ha chiesto di confermare le assoluzioni del processo d'appello, le quali avevano annullato a loro volta le condanne inflitte in primo grado (quelle "scritte con l'inchiostro rosso", come aveva elegantemente chiosato l'avvocato onorevole Carlo Taormina). Sappiamo anche che l'avvocato dello Stato, in rappresentanza del ministero dell'Interno, ha chiesto invece il contrario: ossia di annullare le assoluzioni che avevano annullato le condanne. Vi state forse gi confondendo con questo intreccio di condanne, assoluzioni e annullamenti? E allora toglietevi dalla testa di potere mai parlare di piazza Fontana. Di poterne capire la storia. E tanto meno di poterla raccontare un giorno a vostro figlio o a vostro nipote. Perch piazza Fontana stato il pi grandioso laboratorio di impunit giudiziaria mai concepito in democrazia. E' stata la sperimentazione grandiosa di un modello, di un labirinto paranoico che ha allineato decine e decine di magistrati, una infinita batteria di leggi e di cavilli, di istituti giuridici e di azzardi dottrinari, e centinaia tra politici, poliziotti, agenti segreti, provocatori. E' stato un carosello instancabile di ricorsi e di obiezioni, di prove eclatanti e depistaggi. Un museo degli orrori illuminato ogni tanto da qualche lampo di onest e perfino di eroismo. Il tutto architettato, si badi, non da una mente sola; ma da un concerto spontaneo di menti sintonizzate su lunghezze d'onda diverse ma magnificamente compatibili. E tenute insieme, nel loro nucleo storico, da una complicit pi forte del cemento armato. Perch ci sono di mezzo i morti. E con loro si pu scherzare quando si tratta di metterli in programma. Non quando si tratta di risponderne. Trentacinque anni di menti compatibili, ormai. Una volta dicevamo sbigottiti quindici anni. E poi, sempre pi scandalizzati, venti e trenta. Poich gli anni della strage crescono come quelli dei vivi, quasi aggiungendo a ogni assoluzione, a ogni avocazione, a ogni annullamento, una beffarda candelina sulla torta della memoria. Trentacinque anni che nella loro successione di svolte e di giudizi farebbero impazzire qualunque studioso e forse hanno fatto anche impazzire qualche avvocato portandolo, all'interno della stessa vicenda, a saltare il fosso. E che fosso: a difendere non pi le vittime ma gli imputati. E' cambiata l'Italia in questi anni. Tiv in bianco e nero e tiv a colori. Grandi fabbriche in citt e terziario al silicio. Europa a sei ed Europa a venticinque, con dentro il crollo del Muro. Rumor e Berlusconi. E piazza Fontana sempre l, che arranca inseguendo un nuovo processo dietro l'altro. E generazioni di giudici che si danno ossessivamente il cambio. E' mutato tutto anche nella antropologia, nella fisiognomica dei tribunali. Dai colli taurini dei funzionari e magistrati allevati nel ventennio, irrimediabilmente anziani a cinquant'anni, al volto adolescenziale del giudice Salvini. C' un'intera umanit che si affastella nel tempo intorno a piazza Fontana, ognuno con la sua funzione. Gente che nasce e sparisce con il processo, almeno nel suo pubblico ruolo. E gente che attraversa la storia del Paese ma da piazza Fontana per una ragione o l'altra ci passa, lasciandovi il segno della propria identit. Restivo e Taviani, Andreotti e Cossiga, D'Ambrosio e Alessandrini, Calabresi e Pinelli, Pecorella e Taormina, Maletti e Miceli, Rauti e Zorzi, Valpreda e Giannettini, Freda e Ventura, Rumor e Henke. Un'immensa foto di gruppo. Nomi che parlano solo al passato e nomi che parlano anche al presente. Con tante biografie di inquisiti finite in parlamento. E con richieste di autorizzazione a procedere negate dal parlamento medesimo. C' forse un solo modo per raccapezzarsi in questa storia infinita e per dare un nome e un volto all'impunit. Ed di contare le stanze in cui potremmo immaginare di volta in volta di stipare gli imputati dei singoli turni. Stanza numero uno, quella con dentro gli imputati del primo processo di primo grado. Stanza numero due, appello del primo processo, fuori questi e dentro quegli altri. Stanza numero tre, stanza numero quattro, stanza numero cinque. E cos via. E ogni volta i nomi degli imputati che diventano "quelli giusti". Perch i giudici o i pubblici ministeri della volta precedente in fondo non sono stati bravi. Hanno sbagliato qua e hanno sbagliato l. Non c' mai un'assoluzione totale, per piazza Fontana. Cos vedremmo anche, ogni volta, chi assolve, chi non capisce bene, chi trova il cavillo per riazzerare tutto. Con il tempo che si allontana e i testimoni che non ci sono pi, muoiono anche quelli, che ci volete fare. Forse, anzi, qualcuno stato eliminato gi all'epoca, qualcuno un po' testimone un po' imputato latitante ed stato fatto evadere. Sicch il processo si arrotola sempre di pi sulle carte dei faldoni, vi si sbrodola, e basta un po' di carta assorbente dell'ultimo giudice per chiuderlo, per asciugare definitivamente l'inchiostro, rosso o nero che sia. Ma almeno una cosa l'ha insegnata, questo processo che pu diventare laboratorio anche per noi. Se sistema accusatorio deve esserci anche in Italia, se davvero - adottando questo sistema - abbiamo voluto adeguarci a civilt giuridiche superiori, prendiamo atto che laddove esso esiste seriamente il processo si chiude di norma al primo grado. Lungo quanto necessario; ma interamente fatto, come ha ricordato giustamente Gerardo D'Ambrosio, con le persone in carne e ossa davanti ai giudici e nella freschezza della memoria; non, come avviene dopo il primo grado, solo con le ridde di carta ingiallita, con i cumuli di timbri e firme, con verbali afoni e senza la possibilit di portare l'occhio o l'orecchio dove l'intelligenza e lo scrupolo vorrebbero. Perch Piazza Fontana certo un macigno sulla classe politica che la amministr, su quella sua specialissima idea che la democrazia valga - in fondo - un po' di crimine, che i mezzi non corrompano mai il fine. Ma anche un macigno sul celebre diritto della "patria di Verri e Beccarla", sul suo concepirsi come una tela di Penelope che si fa e si disfa all'infinito. Come una macchina poderosa e costosissima che, tra emozioni, speranze, dolori e certezze, produce sabbia e nuova sabbia ancora. Sempre materia che serve ad asciugare. Anna Maria