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RAPPORTO SU UN ANNO DI GOVERNO |
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Il Documento formato pdf
LA SINTESI 1) Finalmente sbloccati i fondi del bando per ledilizia residenziale del 2001: 8000 posti letto in pi per gli studenti fuori sede; altri 6000 restituiti a funzionalit
2) Nuovo bando per residenze universitarie: altri 10.000 posti letto in pi per gli studenti fuori sede (totale: 18.000 posti in pi; la disponibilit nazionale aumenta di oltre il 50 per cento
3) Varata per la prima volta in Europa la Carta dei diritti studenteschi. Verr sperimentata gi nel prossimo accademico presso alcune universit
4) Protocollo d'intesa in corso con il Ministero per le Politiche giovanili e con l'ABI per i prestiti donore: tasse e contributi, programmi Erasmus e master. Accordi ulteriori con Fondazioni bancarie per finanziare lintero ciclo di studi universitari o i bienni specialistici
5) Cambia la legge sul diritto allo studio: in autunno il nuovo testo. Maggiore protezione dei pi deboli. Rivalutazione del merito. La mobilit entra nelle prestazioni essenziali
6) Dopo otto anni arrivano finalmente le norme di attuazione della riforma del '99 di Accademie e Conservatori: ordinamenti didattici, reclutamento dei docenti, piano di sviluppo
7) Sviluppo e valorizzazione del sistema dell'Alta Formazione Artistica e Musicale: creazione dei poli e distretti, internazionalizzazione, promozione della visibilit e della notoriet dei giovani talenti artistici
8) Progetto Ethicamente. Per la prima volta un progetto (coordinato dal Ministero) per promuovere negli studi universitari letica pubblica e letica delle professioni
9) Diritto allinformazione. Rinnovato il sito telematico del Ministero. Informazioni sugli sbocchi professionali e sui pi importanti risultati di ricerca sulla condizione studentesca.
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L'Erba del vicino. In principio fu il bambino |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 12 January 2026 |
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Sta andando in onda presso la premiata ditta lhorror in casa tua (ovvero Porta a Porta) la nuova puntata sulla strage di Erba. Con tanto di disegnino, mi comunica a distanza mia moglie Emilia. Dopo le crisi di rigetto provocatemi dal Cogne-serial non riesco nemmeno a concepire di mettermi davanti alla tiv. Nuovo mostro, nuovo giro. Dir una bestemmia, ma quel che mi colpisce di pi in tutta questa vicenda che delle persone adulte possano provare fastidio e poi ira omicida per i pianti di un bambino di due anni. Rispetto a questo, il coltello per scannare viene dopo, la prosecuzione, la fisica del delitto. Io quando sento un bambino piangere, anche se mi impedisce il sonno compensativo programmato per il viaggio in treno o in aereo, sorrido. Anzi, sulle prime ho uno scatto di impazienza. Poi vengo preso dalla tenerezza. Un bambino piange. Dunque c un bambino. Dunque nascono bambini. Quando al piano di sopra, la domenica mattina presto, i bimbi urlano e giocano e capisco che stanno giocando sul materasso con il loro pap, io mi ritrovo a immaginare la scena e vorrei essere al posto del pap, magari tornando a ventanni fa. E vedo che tanti, tantissimi, hanno il mio atteggiamento verso i bambini che piangono. Abbiano o no dei figli. Qui, a Erba, nel cuore dellItalia che produce e che alleva questi mostri, una coppia covava invece ira e rancore. Perch? Perch un dettaglio, il fatto che il bimbo fosse musulmano, liberava come un vento malefico lodio che altrimenti non avrebbero potuto giustificare ai loro occhi. Emilia ha ragione a dire sin dal primo giorno (e devo dargliene atto) che questo delitto infame nato in uno specifico brodo di cultura. Fatto di battute, di barzellette grevi, di rancore gi allalba, di odio per il diverso. Il bimbo bianco e cattolico non era abbastanza diverso - anche agli occhi di una coppia senza figli - per scatenare lodio. Il musulmano invece funziona. Il resto giallo, cronaca nera, romanzo, processo, quel che volete. Perch hanno ucciso in quel momento, se stata decisiva la paura del processo per molestie, eccetera. Allinizio c un bambino. E la licenza di odiarlo. Scrivi un commento (6 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 12 January 2026 )
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Ustica. Cassazione: chi campa, chi muore |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 11 January 2026 |
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Allegria, gente. Tutti assolti per Ustica. Nessuno fu colpevole di depistaggio, nessuno fu sleale verso il dovere istituzionale di cercare e di dire la verit. E ora i generali ci ammoniscono: niente pi ombre sullAeronautica. Una grande sentenza, un monumento alla giustizia. Ventisei anni dopo. Chiss perch, quando le sentenze arrivano dopo tanto tempo fanno piazza pulita di ogni domanda di giustizia. E il fattore tempo, bellezza. I giornali non ne parlano pi, roba vecchia. E quanto alle parti civili, le potete vedere in fila: parenti morti, parenti vecchi, parenti stanchi, parenti senza pi soldi. Sono queste le occasioni in cui penso e mi convinco che la Cassazione, per come , sia di per s una sciagura. Deve pensare alle questioni di legittimit, accidenti, non a chi colpevole o innocente. Lo dice la Costituzione, mica io. Perch il Csm non ci fa su una bella riflessione? Lo so, ci sono molte opposizioni. Sulla Cassazione campano in tanti. Ma davvero bisogna mantenere giudici e avvocati per far s che lingiustizia si sostituisca alla giustizia? Quante volte ho sentito gli avvocati difensori dire: vogliamo il sistema anglosassone. Benissimo, e allora un grado di giudizio e via, innocente o colpevole, sentenza orale senza motivazione, con giurati popolari. Nel vivo della realt, non in unatmosfera ovattata, rarefatta, baloccandosi -decenni dopo- con i propri cavilli sul sangue altrui. Che bello sarebbe avere una panoramica completa delle biografie dei magistrati della Cassazione. Certo, su alcuni si pu mettere la mano sul fuoco: Turone, Davigo, Colombo, ecc. Ma il giuda, per esempio, il giuda di Borsellino, di che cosa si occupa, che sentenze scrive con esiti irrevocabili? E quelli promossi in Cassazione per incompatibilit ambientale, che processi trattano? Su una cosa ho sempre dato ragione al ministro Castelli: una prova psico-attitudinale non sarebbe male. Non fatta solo allingresso nei ruoli, ma anche a un certo punto della carriera. La gente, si sa, con let non sempre migliora. Il governo ora ci mette una pezza, promettendo (giustamente) un risarcimento ai parenti delle vittime, che altrimenti non vedrebbero un euro. Ma un rimedio tutto politico a una decisione della quale (evidentemente) il governo stesso si vergogna di fronte allopinione pubblica (altro che ombre sparite, dunque!). Per vergognarsi meno in futuro converr realizzare una bella virata. Occorre una Cassazione che non possa pi entrare nel merito, rigorosamente vincolata alla sua funzione costituzionale. I nostri padri costituenti, daltronde, non erano dei deficienti. Intanto, un abbraccio e un grazie a Daria Bonfietti e a tutti i familiari per quello che hanno fatto in questi ventisei anni. Lhanno fatto anche per noi. Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 12 January 2026 )
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Sciascia-Borsellino. Il ricordo di un poliziotto |
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Scritto da Anna Maria
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Tuesday 09 January 2026 |
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Il Corriere insiste con stoica tenacia. Ancora oggi torna su Sciascia e Borsellino. Vuole proprio avere lultima parola (ma non sar da meno). Davvero, come mi ha detto quel giornalista domenica mattina, la vicenda deve sanguinargli ancora. Avete visto che cosa ha fatto oggi? Ha pescato un paio di giovanotti che negli anni ottanta facevano parte del movimento antimafia e ha registrato che ora stanno con Sciascia. Si poteva andare oltre, dico io. Padre Pintacuda e Carmine Mancuso (ai quali sono rimasto affezionato) sono addirittura passati con Forza Italia, se per questo. Ma davvero quel che pensano ora questi tre distinti signori che pu dare ragione postuma a Sciascia o al Corriere? E incredibile come un quotidiano cos prestigioso non si renda conto di rischiare il patetico. Che pensi che pubblicando la foto dellincontro tra Borsellino e Sciascia pu cancellare la drammatica accusa lanciata da Borsellino dopo quellincontro, ossia la sera del 25 giugno del 92. Io invece vi trasmetto unaltra testimonianza, che ha ben altro vigore di quelle pubblicate oggi dal Corriere. Me lha mandata un poliziotto (che si firmato per esteso). Leggetela. Leggetela e riflettete.
Non deve assolutamente pentirsi
Pentirsi di che cosa?, chiedere scusa? Ma per favore, coloro che chiedono ci sanno di cosa stanno parlando? Io sono uno di quei "poliziotti" che ha perso dei veri amici, che ha perso dei galantuomini e ricordo bene le parole contro i "professioinisti dell'antimafia". Ricordo anche le etichette che appiopparono a Falcone e Borsellino: il primo di sinistra ed il secondo di destra. Io ho avuto la fortuna di conoscere suo padre e nello stesso tempo avere avuto la disgrazia d'intervenire il via Carini e le posso assicurare, da palermitano, d'essermi vergognato. Il Nostro paese dimentica molto in fretta, per questo non chieda scusa a nessuno, lo faccia per gli uomini che hanno dato la propria vita per avere una Sicilia davvero libera da condizionamenti mafiosi. Io, rimango con la mia solitudine e col pensiero rivolto a coloro conosciuti durante la mia attivit e che non sono pi con noi, sino all'ultimo venerd in vita di Borsellino: quella stata l'ultima volta che ho stretto la mano ad un galantuomo siciliano. La saluto con affetto, Giuseppe G. Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 10 January 2026 )
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L'outing di Francesco. Ovvero la Super-Bufala del Corriere |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 07 January 2026 |
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Oh, finalmente sappiamo chi era il capo supremo del regime totalitario che attent alla libert di opinione di Sciascia e di Ostellino e di tutto il Corriere negli anni ottanta. Finalmente sappiamo chi cera alla testa della Spectre dellantimafia che compresse le libert degli italiani e che -se non ci fossero state le trincee di via Solferino- avrebbe conculcato il loro diritto di esercitare la ragione, di praticare la virt liberale del dubbio. Ha confessato su Repubblica di oggi: sono stato io, ha detto, lautore del Crimine. Sono stato io a scrivere il comunicato del coordinamento antimafia in cui Sciascia fu definito un quaquaraqua. Si chiama Francesco Petruzzella. Allora aveva ventiquattro anni ed era studente in legge. Lo avevo sempre detto a chi presentava il coordinamento antimafia come una potente concentrazione di magistrati, questori, parlamentari di opposizione, avvocati, giornalisti e intellettuali, con ramificazioni ovunque. Guardate, dicevo, che erano cittadini comuni. Senza volerli offendere, erano dei poveri disgraziati che avevano scelto di combattere la mafia senza passare per i partiti. Mi ricordo Alina, la sorella di Francesco, con me al Palasport di Bologna che tremava come una foglia prima di prendere la parola di fronte a diecimila ragazzi. Studentessa di liceo. Era questo il coordinamento. Ecco, se Dio vuole oggi stata smascherata una delle pi grandi bufale del secolo scorso. Ecco il potere titanico contro cui dovettero battersi indomiti Sciascia e il Corriere, ecco il grumo totalitario che infettava la nostra gracile democrazia: Francesco Petruzzella, sconosciuto studente in legge. Roba da pazzi. Francesco contro il primo quotidiano e il pi influente scrittore italiano, con il loro corteo di partiti e giornali di complemento. E su questo scontro epocale hanno imbastito una polemica sulla libert, sul totalitarismo, sullanticonformismo che vorrebbero perpetuare ancora adesso. Per gloriarsi di avergli resistito da soli, coraggiosissimi maestri di pensiero, quando a essere isolati erano i poveri diavoli del coordinamento, che vennero perfino schedati dal Giornale di Sicilia senza che i giornali liberali spendessero una parola. Mai bufala fu pi clamorosa. Anche se sotto la bufala c una storia semplice (per usare un titolo dellultimo Sciascia); che la bufala ha proprio la funzione di fare dimenticare. La storia semplice questa. Un giorno un giudice venne promosso a una carica superiore con la motivazione che aveva conquistato meriti importanti nella lotta alla mafia. Il rivale di quel giudice, ossia un altro giudice che aspirava alla stessa carica superiore, fece avere gli incartamenti a Leonardo Sciascia, dicendo: ohib, ma da quando in qua in Sicilia si usano questi argomenti per promuovere un magistrato? Sciascia gli diede ragione e scrisse il famoso articolo. E deprec le carriere facili anzich le vite difficili dei giudici antimafia. Fine della storia. O meglio: fine provvisoria. Poi il giudice fin la sua carriera facile saltando in aria. E questa fu la fine definitiva. Per sfortuna del Corriere. Dove la ferita deve ancora sanguinare -e molto- (come mi ha detto stamattina un noto giornalista) se vi si fanno le cose pi disperate per avere ragione a ventanni di distanza. Come lintervista di oggi a Tano Grasso. Utile solo per piazzare in prima pagina un titolo truffaldino sulle ragioni di Sciascia. E per ripetere il ritornello che Sciascia colse un problema reale. Volete sapere quale? Quale problema egli colse con tanta, rara acutezza? Quello della retorica antimafiosa. Cio un problema che i Petruzzella di allora coglievano gi per i fatti loro senza bisogno di essere intellettuali, tant che si guardavano bene dall invitare nelle scuole i tromboni con scorta e che non rischiavano ununghia. Vedete come da una storia semplice possa nascere una storia surreale. Tutto questo, bisogna riconoscerlo, molto pirandelliano. Oserei dire molto sciasciano. Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Sciascia-Borsellino. Fumogeni e realt |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 07 January 2026 |
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Quello sotto il pezzo che ho scritto per lUnit di oggi in risposta alle critiche del parlamentare diessino Umberto Ranieri sulla polemica Sciascia-Borsellino. Con loccasione ho replicato brevemente anche a Ostellino (Corriere) e Macaluso (Riformista). Quello che davvero non capisco in questa polemica perch debbano far tutti finta che tu abbia detto una cosa diversa da quella che hai detto, fino a metterti tra virgolette parole non tue. Ma il garantismo, proprio come cultura, non inizia con lattenersi alla verit dei fatti?
Mi scuso se inizio la risposta con una domanda: ma quando si usano le virgolette non si dovrebbe riportare ci che ha detto testualmente la persona con cui si polemizza? Dove mai ho scritto che i direttori dei giornali, tra cui il Chiaromonte direttore dellUnit nell87, erano avvinti in complicit aperte (evidentemente con la mafia aggiunge addirittura Ranieri)? Ho scritto altro. Che pochi, pochissimi, criticarono Sciascia per quel famoso articolo. E che Sciascia non fu affatto solo, come si pretende: abbandonato nel suo anticonformismo, maestro di pensiero fino al martirio morale. Che con lui stettero invece tutti i partiti, tutti i sindacati e tutti i direttori di giornale (Scalfari escluso). Non perch fossero complici della mafia (a che scopo seminare queste assurdit?). Ma perch a quella posizione li portarono distinte ragioni, che alla fine realizzarono un intreccio surreale che univa (eccole qui, le distinte ragioni) complicit aperte, omert di partito, bisogno di una legalit ben temperata, rispetto sacro per il maestro di pensiero, diffidenze verso i pool di magistrati nate nei processi al terrorismo. Questi furono cio gli atteggiamenti culturali o politici che si saldarono tra loro. E chi visse quellepoca in grado di riconoscere tranquillamente in ognuno di essi aree di pensiero, interessi, volti e storie, spesso conflittuali ma, appunto, intrecciate nella difesa di Sciascia. LUnit di allora fu messa in imbarazzo, ovviamente, non perch concedesse qualcosa alla mafia. Ricordo sommessamente a Ranieri, che non tenuto a ricordarlo, che io con quellUnit collaboravo, gi dai tempi di Macaluso (e ne ho riconoscenza), e che certo non lavrei fatto se lavessi ritenuto un quotidiano anche indirettamente complice. Il Pci di allora, specie quello siciliano e meridionale, aveva -questo il punto- un rispetto sacro di Sciascia, per i meriti che lo scrittore si era conquistato sul campo nei decenni. E non se la sent di criticarlo. Ricordo Emanuele Macaluso tentare una quadratura del cerchio tra lappoggio sempre dato ai giudici siciliani e il rispetto per lintellettuale. Sciascia ha fatto una polemica giusta, disse (vado a memoria, perci non uso le virgolette), ma ha sbagliato lobiettivo, ossia Borsellino. Il guaio che la polemica era nata proprio contro Borsellino, prendendo le mosse dal suo avanzamento di carriera. Che centra tutto questo con la riconosciuta bravura con cui Chiaromonte condusse la commissione Antimafia? E perch dire che non avrei usato parole di dissenso verso il comunicato stampa dei senza-potere del coordinamento Antimafia di Palermo? Non basta avere parlato di comunicato furente, improvvido e di parole assurde? Quanto al rammarico di Ranieri perch a distanza di tanti anni non si legge con pi equanimit quella vicenda, un rammarico che faccio mio, specie dopo avere letto gli interventi susseguitisi in questi giorni, a partire da quello del direttore di allora del Corriere, Piero Ostellino. Cari amici, io penso questo: dopo ventanni quella polemica non pi la stessa di allora. Perch nel frattempo accaduto qualcosa che ha sconvolto lItalia. Falcone e Borsellino sono stati uccisi. E il bersaglio di quella polemica, dopo avere visto uccidere lamico e sentendosi destinato alla stessa fine, disse nel suo ultimo intervento pubblico, venticinque giorni prima di saltare in aria, Tutto incominciato con quellarticolo sui professionisti dellantimafia. Possibile che nessuno abbia unincertezza, un rimorso, una perplessit? nemmeno tra i liberali che amano il dubbio? nemmeno tra i nemici giurati del pensiero totalizzante? Scrivi un commento (1 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 09 January 2026 )
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Il Policlinico di Roma e il pubblico impiego. Sentita filippica |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 07 January 2026 |
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Lo confesso. Seguo con grande interesse il dibattito sui dipendenti pubblici, essendo anchio, in definitiva, un dipendente pubblico. Vuoi come sottosegretario, adesso; vuoi, per mestiere, come professore universitario (titolo che, significativamente, mi stato revocato dal mio ministero allatto di fornire alla presidenza del Consiglio i miei dati personali, giusto per dare unidea). Be, mi scopro a dire con sempre pi convinzione Forza Ichino!. Ichino, per chi non lo sapesse, un gentile docente di diritto del lavoro che sul Corriere sta conducendo una battaglia per rompere corporativismi e inamovibilit che trionfano nel pubblico impiego. E che trova di fronte a s solo i tradizionali non se ne parla nemmeno sindacali, rotti appena laltro ieri da unapertura del segretario della Cgil Guglielmo Epifani sulla mobilit degli statali. Intendiamoci. Avevo ventiquattro anni quando andai a lavorare in una merchant bank londinese; e mi bast guardarmi intorno, specie nel pomeriggio, per stabilire che anche nel privato e nella esemplare Inghilterra non si ammazzavano certo di lavoro. Viceversa agli insegnanti di una scuola media (pubblica) dei Quartieri Spagnoli di Napoli ho dedicato un libro. Per pura ammirazione. Dunque non mi si facciano discorsi ideologici. N di nord e di sud, n di pubblico e privato. Il fatto che chi lavora va premiato. E chi non fa nulla va punito. Soprattutto (ripeto: soprattutto) se di mezzo ci sono i soldi pubblici. La vicenda del Policlinico Umberto I di Roma (leggere lEspresso, ancora una volta bravo Gatti!) grida vendetta al cielo. Io sono stufo di sentire lalibi degli organici e dei fondi di fronte a situazioni cos scandalose. Davvero nessuno vedeva o controllava? Nessuno si preoccupava? Nessuno chiamava le autorit competenti o ci portava le televisioni? Quali denunce vere sono state fatte? E i malati, dico io, chi li difende i malati, che sono poi lunica ragione di esistenza degli ospedali? E la scuola, come la mettiamo con la scuola? Perch alcuni insegnanti devono portarsi addosso per anni il peso di un istituto e altri tirano a campare, tutti pagati uguale? Dice: ma poi chi decide come differenziarli, quali discrezionalit potrebbero scatenarsi? Che un discorso identico, nella sostanza, a quello di chi sosteneva che i magistrati dovessero fare carriera solo per anzianit, se no sai gli arbtri Idem per le universit, dove manca, specie sui baroni (ma vale anche per un po di ricercatori), qualsiasi controllo di presenza alle lezioni, agli esami e al ricevimento studenti. Quanto ai ministeri e alle burocrazieDir solo che mi sembrano assurde le pretese di fare quello che si crede visto lo stipendio. Fuori ci sono, da anni, giovani che farebbero i salti di gioia per avere quello stipendio. Che basso o alto solo in relazione a quello che si fa. La Befana passata. E stata carina. La famiglia si raccolta per festeggiare, parlare, guardarsi negli occhi ancora una volta. Ma poi leggi i giornali, magari ti stai facendo le tue esperienze sul campo in questi giorni, e allora senti che bisogna fare qualcosa, ognuno per quello che pu. Anche se ti dicono che non cambier mai. A partire dagli ospedali. E senza solfeggiare che il problema un altro o pi complesso. Il problema quello che . E la causa prima che nessuno paga. O meglio, a volte paga proprio chi fa il suo dovere per intero Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Apocalypto e gli sconsigli per gli acquisti |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Saturday 06 January 2026 |
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Questo l'articolo che oggi esce su "Europa". Non ho voluto sostituirlo, nella colonna a destra, all'articolo su Sciascia e Borsellino, troppo importante -per me- in un paese senza memoria. Tanto pi dopo le risposte arrivate da Ostellino e Macaluso. A loro risponder sull'Unit di domenica. Una cosa certa, purtroppo. Apocalypto sar un successone. Turbe di coatti e di aspiranti adulti armati di noccioline riempiranno i cinema alla ricerca di sensazioni forti. E altrettanto faranno gli abbonati alle mode; giusto per parlarne, come si fa a non averlo visto? Ma forse Apocalypto sar anche loccasione per affermare nuovi princpi sul delicatissimo terreno delle pubbliche responsabilit nei processi di formazione del senso comune. Bisogna ridire che la censura un meccanismo odioso per una democrazia? Che larte libera, come lo qualsiasi manifestazione di pensiero? Ridiciamolo. Di pi. Ribadiamo pure la nostra consapevolezza che esiste la tecnologia. Cappio, stupro, botte al disabile: tutto in rete, ad azzerare qualsiasi possibile divieto. Eppure ogni potere pubblico che prenda sul serio la propria funzione di servizio verso certi valori condivisi (quelli dello Stato costituzionale, non dello Stato etico) ha il dovere di non rimanere in passiva contemplazione di fronte alle molte forme degenerative dello spirito pubblico e della cultura di massa che la storia gli squaderna davanti. Non per nulla la nostra Costituzione usa ripetutamente un verbo: promuovere. Ossia elevare, migliorare, fare progredire. Cultura, interessi, visioni, diritti, qualit sociale. Perch nessun governo degno di questo nome se legittima derive culturali capaci di sovvertire, gradino dopo gradino, nel proprio popolo, il senso di ci che buono e di ci che cattivo. Lo ha fatto il governo Berlusconi sul terreno cruciale della giustizia, lasciando macerie che peseranno per anni e anni. Ma meno direttamente molti, troppi governi, magari occhiuti censori sul piano dei costumi sessuali e delle opinioni politiche, hanno legittimato analoga deriva su altri piani civili, restando muti per ignavia di fronte a quantit industriali di volgarit, di incultura, di sadismo. Attentissimi a ci che toccava il potere e le sue relazioni interne, ma distratti (in nome della libert) verso ci che toccava la qualit della vita collettiva. Verso ci che incubava rancore sociale, prepotenza, disprezzo per i pi deboli, violenza. Ecco, la violenza come gioco, come dimensione neutra dellesistenza. Questo un governo democratico non pu incoraggiare. Nelle sue scuole, prima di tutto. E poi nella televisione servizio pubblico, altro che audience. Ma anche in ci che non di propriet pubblica, perch un governo porta comunque nelle sue mani il destino di un paese. Ecco perch, allarrivo di Apocalypto nelle sale, Francesco Rutelli ha fatto bene, benissimo, a sconsigliare in una direzione e consigliare nellaltra. Si assunto una responsabilit che gli compete. Il terreno delicato? Certo. E infatti una democrazia ha i suoi contrappesi proprio per questo. Dopodich, a proposito della commissione che ha ritenuto il film di Gibson buono per tutte le et, forse un primo rimedio c: chi sta in queste commissioni e non ci partecipa si accomodi fuori dalla porta. Le commissioni sono un servizio, non una poltrona. Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Saturday 06 January 2026 )
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(L'Unit, 7 agosto 2007) - Ferve a Milano il dibattito sulla Grande Brera. E una vasta
schiera di politici e opinionisti vi partecipa per accusare il governo (e in
particolare il ministero per l'Universit) di volere boicottare un progetto
importante, importantissimo per la citt. Il simbolo di un passaggio d'epoca. Una
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Pinacoteca assai pi ampia e moderna dell' attuale, in grado di ospitare pi
funzionalmente un maggior numero di opere; e di moltiplicare i numeri (oggi un
po' modesti) dei visitatori, allineandoli alle ambizioni di una grande capitale
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annettendo alla Pinacoteca ampi spazi dell'Accademia di Brera, che convive
nello stesso storico edificio di via Brera, e spostando la gran parte di
quest'ultima in un'altra area della citt. |
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